News

Bossi minaccia, ma senza le poltrone lombarde la Lega fallisce

Alessandro Da Rold

Mentre Umberto Bossi minaccia di far cadere la giunta di Roberto Formigoni in Lombardia, in via Bellerio fanno due calcoli su quanto perderebbe la Lega Nord dal crollo dell'amministrazione lombarda. Il risultato è da far impallidire lo stesso Senatùr, perché l'ultimo bilancio regionale è stato di 23 miliardi di euro e tra posti chiave come quelli Finlombarda o Cestec, il Carroccio può vantare comunque un peso nelle decisioni della regione più ricca in Italia. Ecco perché, a parte le minacce, nulla accadrà. 

Ballo elettorale tra Umberto Bossi e Roberto Formigoni

Il leader della Lega Nord Umberto Bossi minaccia di far cadere la giunta regionale lombarda di Roberto Formigoni se Silvio Berlusconi non staccherà la spina al governo Monti. Peccato che alla boutade semi elettorale di piazza del Duomo non credano nemmeno i leghisti, che in generale preferiscono astenersi dal rilanciare l’intervento del Senatùr. «Non c’è bisogno di commenti», tuona anzi l’assessore alla Salute Luciano Bresciani, medico personale dell’Umberto, a suo modo garante dei delicati meccanismi che regolano l’importante settore sanitario di regione Lombardia. D'altra parte il territorio lombardo, nonostante la crisi econimica mondiale, resta una delle area con il Pil procapite più alto d'Europa. 

Del resto, oltre allo stipendio mensile del Trota Renzo Bossi in consiglio regionale (circa 12mila euro per 20 consiglieri), dalle parti di Gemonio, quartier generale del cerchio magico, come in via Bellerio, sempre più faro dei maroniani, si calcola che in caso di crollo della giunta Formigoni le perdite sarebbero decisamente ingenti. In ballo, oltre a assessorati di peso come Urbanistica o Sanità, ci sono le posizioni nelle Aziende Sanitarie Lombarde (Asl) e le direzioni generali degli Ospedali. Ci sono le presidenze nelle partecipate strategiche come Finlombarda, Cestec, Infrastrutture Lombarde, Lombardia Informatica, ma anche Aler, Ferrovie Nord Milano e persino Lombardia Film Commission dove compare come perfino come consigliere Renzo Martinelli, il regista lumbard del film il Barbarossa. Poi ci sono appunto i posti nei relativi consigli di amministrazione con stipendi annuali a cinque zeri e relativo gettone di presenza. Infine c’è la gestione del sistema infrastrutturale lombardo, come la prossima grande torta per l’Expo 2015. 

Nel 2011 l’amministrazione regionale ha investito nel settore sanitario circa 16 miliardi e 350 mila euro. Un ospedale vale da solo all’incirca 200 milioni di euro. E la sola Asl Milano 1 aveva nel 2010 un budget di un miliardo e 700 mila euro. Che dire poi di Infrastrutture Lombarde, altra partecipata che gestisce un portafoglio di progetti di circa 5 miliardi di euro. O di Fiera Milano, «snodo centrale di moltissimi comparti produttivi», come si legge in una nota di regione Lombardia, «e motore di sviluppo per il sistema Italia».
È una questione che non guarda in faccia nessuno. Che pone le sue fondamenta sull’accordo tra la lobby di Comunione e Liberazione e quella del Sole delle Alpi di Alberto Da Giussano. Vicenda dove non c’entra poi molto la battaglia tra barbari sognanti e bossiani di ferro. Gli alfieri della lottizzazione compaiono in grande stile tra le file leghiste che continuano comunque a urlare contro Roma ladrona: ma lo spoil system è anche made in Bossi. & co.

Nel caso in cui cadesse la giunta Formigoni, infatti potrebbe per esempio essere rivista la direzione generale della Asl di Varese, dove a dicembre è stato nominato Giovanni Daverio, voce dei Distretto 51, band musicale di Bobo Maroni. Lo stipendio di un direttore generale di una Asl si aggira intorno ai 150 mila euro annui. Oppure sarebbe a rischio la presidenza di Lorenzo Demartini in Lombardia Informatica, società da 230 milioni di euro di ricavi, dove il presidente incassa annualmente 460 mila euro. Le cassaforti di regione Lombardia sono però Cestec e Finlombarda. Qui nel 2010 il Carroccio e il Pdl hanno ingaggiato un duro braccio di ferro che ha portato l’ex presidente della Finanziaria per lo Sviluppo lombardo Giampaolo Chirichelli sulla presidenza del Centro per lo sviluppo tecnologico, l'energia e la competitività delle Pmi lombarde. Nei relativi consigli di sorveglianza presieduti dal governatore Formigoni compare anche l’assessore all’Urbanistica Daniele Belotti e il vicepresidente leghista Andrea Gibelli.

Ma è sulle cadreghe nel cda che la Lega l’ha spuntata all’ultimo valzer di nomine. In Cestec Chirichelli può contare sui leghisti Lorena Trecate e Giammarco Mancini. Mentre in Finlombarda, il pidiellino Marco Nicolai si trova a confrontarsi con i padanissimi Luca Allievi e Luca Galli. In Fiera Milano Spa c’è come vicepresidente vicario il sindaco di Varese Attilio Fontana. Tra i consiglieri il padano Roberto Baitieri, di Sondrio, che ha deleghe regionali anche sulla Montagna. Carlo Malugani, che è anche consigliere comunale della Lega Nord a Lecco, è presidente di Ferrovie Nord Milano.  

Comments

Al momento non ci sono commenti per questo pezzo.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
23 January 2012 - 21:25

...regione con il PIL pro capite più alto d'Europa mi pare un tentino esagerato, benché il PIL pro capite della Lombardia sia più alto di quello MEDIO tedesco (ma non dell'Assia, della Baviera, ddi Amburgo o del Baden-Württemberg).

Ma il punto non è questo. Il punto è l'analisi che secondo me trascura alcuni aspetti.

1) alle regionali 2010 la Lega in Lombardia ha preso il 26,2%, il PdL (con ancora dentro i finiani) il 31,8%, solo 5,6 punti di differenza (basterebbe un +3 della lega e un -3 del PdL per sancire il sorpasso).

2) Considerando lo stato in cui versa il PdL, il fatto che l'intera coalizione di centrosinistra ha preso il 33.3%, l'UdC un inesistente 3,8% pur aveno presentato un pezzo da novanta come Pezzotta, non escluderei a priori che la Lega possa quantomeno giocarsi il primo posto in Lombardia, cosa del resto già accaduta sempre nel 2010 in Veneto.
Tanto più:
a) che anche il centrosinistra (in particolare il PD) non sta benissimo tra affaire Penati e sostegno al governo liberista di Monti;
b) il terzo polo non sembra avere da queste parti un grande grip, avendo segnato un misero 2,7% alle comunali milanesi
c) soprattutto, la scelta del candidato potrebbe fare la differenza se - come in Veneto con Zaia - la Lega presentasse una persona capace di pescare voti anche al di fuori dell'elettorato tipicamente leghista come p.es. Maroni.

3) Assodato che la Lega si può almeno giocare il primo posto - e più passa il tempo con i provvedimenti di Monti, più a me questo sembra probabile - è il caso di ricordare che la legge elettorale regionale assegna la maggioranza del 55% alla lista/coalizione vincente qualora non superi il 40%, non sta su Marte l'ipotesi di un monocolore Lega in Lombardia. Molto dipenderebbe, più che dal risultato della Lega, dalle strategie di coalizione degli altri partiti. E comunque non è neppure da escludersi che la Lega possa scegliere di allearsi con una parte del PdL che non condividesse la scelta di rompere la coalizione (p.es. il fronte laico antiformigoniano).

3) Certamente potrebbe esserci una "rappresaglia" del PdL in Piemonte, facendo cadere Cota e provocando quasi sicuramente un cambio di maggioranza con la vittoria del centrosinistra. Molto, ma molto più difficile è invece che il PdL faccia cadere Zaia in Veneto, dal momento che in quella regione il monocolore Lega è ancora più probabile che in Lombardia perché la Lega è di gran lunga il primo partito (35,1%), distanziando di quasi 11 punti il PdL (24,7%), mentre il Pd sta al 20,3% con l'intero centrosinistra che si attesta al 29,3%. Tra l'altro con un presidente eletto con oltre il 60% dei consensi (Galan vinse a suo tempo con il 50,5%) e che gode di un grande apprezzamento anche rispetto a suoi colleghi di altre regioni. Non c'è dubbio che lo "scambio" del Piemonte in coalizione con il Veneto in monocolore sarebbe un incredibile vantaggio per la Lega, perché metterebbe insieme - nel caso di vittoria in Lombardia - il comando delle uniche due regioni italiane in cui vinse il "Sì" alla devolution, due regioni che fanno 15 milioni di abitanti e quasi il 30% del PIL italiano... praticamente l'Olanda!

In definitiva, la politica è fatta naturalmente anche di minacce e minacce estreme come quella del "muoia Sansone...", dunque non ci sarebbe nulla di strano se Bossi minacciasse di far saltare la Lombardia anche senza alcuna possibilità di riconquistarla.
Ma, in questo caso, ha invece la possibilità - dico possibilità, non probabilità - di riuscire a riconquistarla, dunque la minaccia è molto meno capata per aria di quanto non sembri dall'articolo.

L'unico punto dubbio, al di là della scommessa elettorale, nel caso è vedere se davvero Bossi sia disponibile a candidare Maroni.

daniele,milano

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
23 January 2012 - 21:25

...regione con il PIL pro capite più alto d'Europa mi pare un tentino esagerato, benché il PIL pro capite della Lombardia sia più alto di quello MEDIO tedesco (ma non dell'Assia, della Baviera, ddi Amburgo o del Baden-Württemberg).

Ma il punto non è questo. Il punto è l'analisi che secondo me trascura alcuni aspetti.

1) alle regionali 2010 la Lega in Lombardia ha preso il 26,2%, il PdL (con ancora dentro i finiani) il 31,8%, solo 5,6 punti di differenza (basterebbe un +3 della lega e un -3 del PdL per sancire il sorpasso).

2) Considerando lo stato in cui versa il PdL, il fatto che l'intera coalizione di centrosinistra ha preso il 33.3%, l'UdC un inesistente 3,8% pur aveno presentato un pezzo da novanta come Pezzotta, non escluderei a priori che la Lega possa quantomeno giocarsi il primo posto in Lombardia, cosa del resto già accaduta sempre nel 2010 in Veneto.
Tanto più:
a) che anche il centrosinistra (in particolare il PD) non sta benissimo tra affaire Penati e sostegno al governo liberista di Monti;
b) il terzo polo non sembra avere da queste parti un grande grip, avendo segnato un misero 2,7% alle comunali milanesi
c) soprattutto, la scelta del candidato potrebbe fare la differenza se - come in Veneto con Zaia - la Lega presentasse una persona capace di pescare voti anche al di fuori dell'elettorato tipicamente leghista come p.es. Maroni.

3) Assodato che la Lega si può almeno giocare il primo posto - e più passa il tempo con i provvedimenti di Monti, più a me questo sembra probabile - è il caso di ricordare che la legge elettorale regionale assegna la maggioranza del 55% alla lista/coalizione vincente qualora non superi il 40%, non sta su Marte l'ipotesi di un monocolore Lega in Lombardia. Molto dipenderebbe, più che dal risultato della Lega, dalle strategie di coalizione degli altri partiti. E comunque non è neppure da escludersi che la Lega possa scegliere di allearsi con una parte del PdL che non condividesse la scelta di rompere la coalizione (p.es. il fronte laico antiformigoniano).

3) Certamente potrebbe esserci una "rappresaglia" del PdL in Piemonte, facendo cadere Cota e provocando quasi sicuramente un cambio di maggioranza con la vittoria del centrosinistra. Molto, ma molto più difficile è invece che il PdL faccia cadere Zaia in Veneto, dal momento che in quella regione il monocolore Lega è ancora più probabile che in Lombardia perché la Lega è di gran lunga il primo partito (35,1%), distanziando di quasi 11 punti il PdL (24,7%), mentre il Pd sta al 20,3% con l'intero centrosinistra che si attesta al 29,3%. Tra l'altro con un presidente eletto con oltre il 60% dei consensi (Galan vinse a suo tempo con il 50,5%) e che gode di un grande apprezzamento anche rispetto a suoi colleghi di altre regioni. Non c'è dubbio che lo "scambio" del Piemonte in coalizione con il Veneto in monocolore sarebbe un incredibile vantaggio per la Lega, perché metterebbe insieme - nel caso di vittoria in Lombardia - il comando delle uniche due regioni italiane in cui vinse il "Sì" alla devolution, due regioni che fanno 15 milioni di abitanti e quasi il 30% del PIL italiano... praticamente l'Olanda!

In definitiva, la politica è fatta naturalmente anche di minacce e minacce estreme come quella del "muoia Sansone...", dunque non ci sarebbe nulla di strano se Bossi minacciasse di far saltare la Lombardia anche senza alcuna possibilità di riconquistarla.
Ma, in questo caso, ha invece la possibilità - dico possibilità, non probabilità - di riuscire a riconquistarla, dunque la minaccia è molto meno capata per aria di quanto non sembri dall'articolo.

L'unico punto dubbio, al di là della scommessa elettorale, nel caso è vedere se davvero Bossi sia disponibile a candidare Maroni.

daniele,milano

Post new comment

The content of this field is kept private and will not be shown publicly.