Banda larga e wi-fi per guadagnare tre punti di Pil
La banda larga serve davvero. Il governo Monti, nel recente decreto semplificazioni, ha iniziato a pensare ad un’agenda digitale per l’Italia, basata su quattro idee cardine: cabina di regia per lo sviluppo della rete, open-data, utilizzo del cloud computing e incentivi al dialogo virtuale fra cittadini e amministrazione. Tutto è molto urgente anche perché l’Italia è lontana dagli obiettivi dell’Agenda digitale europea. Ed è un tema vitale per la crescita anche perché, una volta che si investe in banda larga, il Pil pro-capite cresce di 3-4 punti percentuali. Un’idea di sviluppo di cui chiediamo al governo, e in particolare ai ministri dell’Interno e dello Sviluppo Economico, di farsi carico.
(Flickr - saschaaa)
C’è bisogno di banda larga e di un’Agenda digitale per l’Italia perché sono fattori fondamentali per la crescita. L’Agcom, l’autorità per le garanzie delle comunicazioni, l’aveva scritto in maniera chiara e netta, in una lettera indirizzata all’esecutivo di Mario Monti. L’authority aveva reso pubblico un documento che chiedeva di inserire misure nei provvedimenti del governo.
Il governo Monti, nel decreto sulle semplificazioni, ha dedicato una parte all’agenda digitale. Nel comunicato che annuncia le misure varate (in attesa del testo ufficiale) si legge che la banda larga «è stata finora uno dei punti deboli delle politiche di governo. “Semplifica Italia” la rende obiettivo prioritario». Anche perché ci sono 3 milioni e mezzo di italiani che vivono il “digital divide” e, oltre a questo, sono oltre 3mila le località che hanno deficit infrastrutturali. Sono Quattro i focus che l’esecutivo individua per l’agenda digitale italiana:
- La costituzione di una cabina di regia per lo sviluppo della banda larga e ultra-larga.
- Apertura all’ingresso dell’open data, ossia la diffusione in rete dei dati in possesso delle amministrazioni, nell’ottica della totale trasparenza
- Utilizzo del cloud, ovvero la dematerializzazione e condivisione dei dati tra le pubbliche amministrazioni
- Incentivi alle smart communities, gli spazi virtuali in cui i cittadini possono scambiare opinioni, discutere dei problemi e, soprattutto, stimolare soluzioni condivise.
I dati dell’Agenda digitale europea testimoniano quanto l’Italia sia indietro nello sviluppo della banda larga. L’agenda è nata «allo scopo di sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per favorire l’innovazione, la crescita economica e il progresso». Basta visitare il sito dove si possono vedere i dati aggiornati anno per anno, e quelli relativi al 2011. Il riassunto è poco incoraggiante. Si legge: «La penetrazione (“take-up”) della banda larga rispetto alla popolazione è minore della media europea, solo il 59% delle abitazioni hanno una connessione internet, ma l’83% è in banda larga, un miglioramento signficativo, ma comunque sotto la media europea dell’87 per cento».
Lo sviluppo della banda larga, sempre secondo Agcom, è vitale. Perché, scrive l’authority, «nessun altro settore è in grado di accelerare in misura comparabile la crescita e lo sviluppo del Paese». E a preoccupare dovrebbero essere anche gli ultimi dati trimestrali (aggiornati al 30 settembre 2011) dove si legge che «in valore assoluto, le linee a larga banda si riducono rispetto al precedente trimestre «-0,18 mln circa» e ancora «negli ultimi dodici mesi la crescita della larga banda è stata intorno ai 0,3 milioni di accessi, superando i 13,3 milioni a fine giugno». Di diverso segno i dati del traffico mobile: «nei primi nove mesi dell’anno le sim che hanno effettuato traffico broadband dati hanno superato i 18,1 milioni (+9,8% rispetto al corrispondente valore del 2010)».
Che cosa sta facendo il governo Monti? Oltre al decreto sulle semplificazioni, lo scorso 2 gennaio era stata avviata la quarta fase del Piano Nazionale Banda Larga. Scrive il ministero guidato dall’ex-ad di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, «il bando, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 29 dicembre 2011, riguarda le regioni Sicilia, Basilicata, Campania, Molise, Lazio, Marche, Toscana, Sardegna e Veneto». Importo complessivo stanziato per i lavori è 69 milioni di euro, che fanno parte dei 95 della “quarta fase”. Si parla di 2mila chilometri di rete in 400 aree comunali e sub comunali e, scrive il ministero, «in prevalenza in zone ad alta intensità rurale e distretti produttivi, per un totale di 358mila cittadini».
L’eredità delle indecisioni sugli investimenti in banda larga del passato si è sposata anche con una legislazione troppo restrittiva, come l’ex-decreto Pisanu sul wi-fi, che in maniera molto rigida chiedeva a tutti i fornitori di connessioni wireless di chiedere una licenza al questore. Dal gennaio 2011 il decreto è andato in scadenza. E ora? Per Guido Scorza, avvocato e docente esperto di Rete, «in linea generale si può dire che negli altri Paesi europei si va da Stati nei quali, come oggi in Italia, non esiste alcuna regola specifica per l’ipotesi di condivisione di risorse connettività in un esercizio pubblico a Paesi nei quali sono prescritte forme di identificazione degli utenti attraverso, tuttavia, meccanismi decisamente meno stringenti di quelli originariamente previsti dal Decreto Pisanu». E se l’Agenda digitale europea non dice niente su questa materia, continua Scorza, «la Commissione Europea non perde occasione di ricordarci che siamo in ritardo rispetto all’attuazione dell’agenda digitale e che pertanto non possiamo permetterci il lusso di consentire che forme di burocratizzazione inutili ed anacronistiche dell’utilizzo di internet come, appunto, era ormai divenuto il Decreto Pisanu, ostacolino o rallentino il processo di diffusione della banda larga in Italia».
Del decreto che doveva tutelare le esigenze di sicurezza, Stefano Zanero, ricercatore del Politecnico di Milano che si occupa di sicurezza informatica, dice: «La legge Pisanu non ha mai avuto molto senso, in quanto imponeva una raccolta di dati capillare con l’obiettivo di rendere impossibile un “collegamento anonimo” ad Internet. Dal momento che esistono moltissimi modi per averne uno (in Italia, e all’estero), l’obiettivo era di per sé poco utile da un punto di vista investigativo e ha creato invece un enorme problema a carico di chi volesse fornire, magari gratuitamente, connettività wireless».
Insomma, si è perso tanto tempo e ad impedire la diffusione della Rete ci si è messa anche la burocrazia, oltre alla mancanza di risorse in investimenti strutturali. Per Zanero «grazie anche a quella norma, non siamo solo “indietro”, abbiamo quasi perso il treno. Esistono numerose reti wi-fi comunali o pubbliche, ma molto spesso hanno dovuto essere architettate in modo da garantire l’identificazione dell’utente. Sarebbe il caso di cominciare a considerare che quest’obiettivo è sostanzialmente inutile. Una rete municipale o pubblica wi-fi dovrebbe essere proprio questo: pubblica ed aperta, senza inutili tentativi di “autenticazione” e identificazione».
A Milano per citare un esempio fra le tanti reti municipali pubbliche e aperte che finalmente si stanno sviluppando, la promessa è quella di 1.200 hotspot nel corso del 2012, spesa prevista 6 milioni di euro. Per ora, progetti di questo tipo sono confinati a livello locale, a seconda delle disponibilità economiche delle singole amministrazioni. All’estero, la prima città americana a essere completamente coperta da wifi è stata Sunnyvale in California, mentre Swindon è stata la prima città inglese. A Londra invece si allargherà, oltre alla City dove è presente al 95%, il servizio di wi-fi a Westminster, Kensington e Chelsea, mentre a Parigi e New York una connessione wireless è presente nei parchi.
Quello che è prioritario, in una fase di bassa crescita come quella attuale per l’Italia, è un’attenzione nuova alla banda larga. Anche perché Agcom ricorda come «il livello del Pil pro capite sia superiore di circa il 3-4 punti percentuali una volta che gli investimenti nelle nuove reti a banda larga sono stati realizzati». E, giusto per ricordarci dov’è l’ltalia rispetto alla banda larga «a fine 2010 registrava una penetrazione del 22% rispetto alla media EU del 26,6 per cento». Obiettivo per il 2020? 100% di copertura della banda e almeno la metà di abbonamenti a banda super-larga.

Comments
Gentile Anonimo,
dal documento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni “Segnalazione al Governo in tema di liberalizzazioni e crescita: Un’agenda digitale per l'ltalia”. A nota 7 (pagina 2) può leggere: «Un'altra recente analisi evidenzia come il livello del Pil pro capite sia superiore di circa il 3-4 punti percentuali una volta che gli investimenti nelle nuove reti a banda larga sono stati realizzati (cfr. Czernic N., O. Falk, T. Kretschmer e L. Woessmann {2011), "Broadband lnfrastructure and Economic Growth", The Economic Journal, 121, 505-532)».
Il documento integrale è qui http://www.agcom.it/Default.aspx?DocID=7927
Nel commento dove ho concluso con pogarirari che in sardo vuol dire " per carità" non è comparso il mio nickname nonostante pensassi di averlo inserito.
Allora, prima premessa che si evidenzia sulla quasi totalità dei redattori italiani dell'informazione e della platea che legge, non si conosce l'ICT. L'ICT è ostico e non si riesce a comprendere se i soldi investiti nel settore producano benefici, comprese le modalità e le priorità di investimento e il contesto in cui si applica.
Già in chicago-blog anni scorsi era uscito un articolo sempre a favore alla banda larga e avevo spiegato la differenza tra la necessità di avere dell'acqua tiepida con continuità e ogni volta che si ha la necessità e l'acqua bollente che serve solo in determinati contesti.
Tolto per il multimedia e chi ci lavora da casa non c'è necessità di avere un'autostrada che arriva in ogni casa, ma generalmente anche per ogni ufficio delle PMI italiane.
Anche gli uffici bancari fanno poco traffico e quello che serve è la continuità di servizio e la tendenza sarà di chiudere un sacco di sportelli improduttivi.
Voi non riuscite a comprendere come funziona la PA e le imprese italiane, purtroppo non riuscite a comprendere che un ERP in una azienda e Workflow Management Systems con dematerializzazione delle pratiche sono i primi passi da fare che creano efficienza e risparmi con i quali si possono POI finanziare gli investimenti come la Larga banda in tutte le case SE NECESSARIO.
Attualmente e nel breve e medio periodo la larga banda in tutte le abitazioni serve solo A CHI VI VUOLE VENDERE MULTIMEDIA.
Tenete conto che già una volta le tecnologie hanno reso non prioritario gli investimenti in fibra, il progetto Socrate di TI era stato tralasciato quando c'è stato l'avvento sull'adsl, adesso sta arrivando il VDSL2 che in molti contesti a seconda della distanza della centrale vi porta un botto di banda.
Guardatevi tra quaderni CNIPA il libro bianco sulla dematerializzazione per capire dove bisogna investire, la necessaria banda larga in molte sedi della PA NON NECESSITANO DI CABLARE IN FIBRA TUTTA LA CITTA'.
C'è un grosso problema culturale, se Linkiesta vuole potrei collaborare con un loro redattore di ambito per spiegare meglio e diffondere una cultura ICT e le più corrette strategie.
Per quanto riguarda "perché è come dire che non si devono aprire sportelli bancari perché qualcuno potrebbe fare una rapina. Quello a cui fa riferimento lei è un pirata informatico e come tale commette un illecito!" vorrei dire che il punto non è chi fa l'illecito, quando chiuderà l'Alcoa di criminali ex-novo ne troverà a iosa, ma il livello di sicurezza dello sportello bancario, purtroppo lei non può capire che il free wi-fi erogato attraverso semplice Http auth, ovvero identificazione solo attraverso pagina web è come lasciare lo sportello bancario con le porte spalancate e senza nessuna guardia. Inoltre il traffico passa attraverso un ente comunale che non capisco come le possa dare al suo interno le garanzie di sicurezza e privacy che le può dare una telco collegandosi una semplice chiavetta che ormai costa un'inezia.
Cordialità
Caro Marco B. i 3-4 punti di Pil sono da ricercare in tutti i benefici che porterebbe lo sviluppo della banda larga, e quindi: eGovernment, ovvero il risparmio stimato dalle amministrazioni pubbliche, una gestione energetica più efficiente, ecommerce, elearning, eoturism, e tutta quella grande concentrazione che rientra nel telelavoro. Le aziende inoltre gioverebbero di un aumento di innovazione, cosa che farebbe certamente aumentare la competitività dei nostri prodotti! Forse, non sarà la ricetta per tutti i mali, come sostiene qualcuno, ma lo sviluppo della rete in fibra ci darà senz'altro una grande mano almeno per uscire dall'immobilismo attuale in cui viviamo!
gent Francesco, non mi ha risposto come calcola i 3 (tre) punti di PIL.
grazie
Ps. provengo dal settore e sono il primo (si fa per dire) a desiderare la bands larva ovunque, ma spiegate i numeri.
gent Francesco, non mi ha risposto come calcola i 3 (tre) punti di PIL.
grazie
Ps. provengo dal settore e sono il primo (si fa per dire) a desiderare la bands larva ovunque, ma spiegate i numeri.
Per favore spiegare da dove verrebbero i 3 punti di PIL in più. Se no i numeri li sappiamo dare tutti.
gent Francesco, grazie x la risposta ma queste sono ovvieta. Provengo dal settore tlc e i benefici della banda larga mi sono evidenti. Chiedevo gli economics. Come si arriva a 3 punti di PIL?
grazie, saluti
L'Agcom adesso se ne accorge che investire nella banda larga potrebbe generare profitti per il 3% del Pil? E finora dove stava sonnecchiando? Da quando s'è insediato il superministro PAssera, che gli sto implorando di rivolgere le attenzioni in questo settore visto che i suoi due ministeri sono direttamente correlati con lo sviluppo del wifi!!!! http://www.linkiesta.it/blogs/il-picchio-parlante/investimenti-verso-il-...
Noi che operiamo da qualche anno nel settore del WiFi. Con la rete Free_Luna abbiamo tenuto un approccio lineare: se si ha un principio di responsabilità nel guidare un mezzo (avendo una patente), telefonando (la SIM deve essere intestata a qualcuno) etc, lo si può avere anche nella navigazione free: nel nostro caso l'identificazione dell'utente avviene tramite SMS per chi possiede una scheda SIM italiana o tramite carta di credito per gli altri. Attualmente abbiamo più di 120.000 iscritti in crescita di 250/g (con picchi di 500). La registrazione è a nostro parere un "falso problema". Il rallentamento dello sviluppo dipende da altri motivi, non certo dall'eredità della legge Pisanu.
Grazie e .. buona navigazione a tutti
Povera Italia,sempre in ultima fila!
Povera Italia,sempre in ultima fila!
"Quello che è prioritario, in una fase di bassa crescita come quella attuale per l’Italia, è un’attenzione nuova alla banda larga."
Non vedo l'ora che si faccia e finisca una volta per tutte un'altra delle cialtronesche mitologie Italiche, dove le aziende e la PA inefficienti perchè non hanno i processi informatizzati diventino improvvisamente fonte di incremento occupazionale perchè si porta la banda larga.
Bellissimo, un popolo di disoccupati con la banda larga a casa.
L'AGCOM rappresenta la classica cialtroneria e approssimazione italiana, ovvero le analisi a pera dove si "pensa" (l'analisi è altra cosa) che l'applicare delle soluzioni di altri contesti porti allo stesso risultato.
SVEGLIAAAAA, L'ITALIA NON FUNZIONA COME LE ALTRE NAZIONI.
Per quanto riguarda il Wi-FI chiedete all' "esperto" di sicurezza informatica cosa succede se uno vicino a voi, che volete collegarvi sul wi-fi pubblico, si mette con un computer pubblicando lo stesso SSID e agendo con un proxy DNS e un server web in modalità trasparente.
FATEVI SPIEGARE UN BANALISSIMO ATTACCO DI PROSSIMITA'.
pogarirari
Le chiedo cortesemente di spiegare quello che dice, perché è come dire che non si devono aprire sportelli bancari perché qualcuno potrebbe fare una rapina. Quello a cui fa riferimento lei è un pirata informatico e come tale commette un illecito!
D'altra parte cosa ci si deve aspettare da uno che non ha nemmeno il coraggio di firmare le sue affermazioni. Si educhi e si presenti , buonasera.
Dott. Andrea Cappelletti
Le chiedo cortesemente di spiegare quello che dice, perché è come dire che non si devono aprire sportelli bancari perché qualcuno potrebbe fare una rapina. Quello a cui fa riferimento lei è un pirata informatico e come tale commette un illecito!
D'altra parte cosa ci si deve aspettare da uno che non ha nemmeno il coraggio di firmare le sue affermazioni. Si educhi e si presenti , buonasera.
Dott. Andrea Cappelletti
Gentile Federico, faccio riferimento al documento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni “Segnalazione al Governo in tema di liberalizzazioni e crescita: Un’agenda digitale per l'ltalia”. A nota 7 (pagina 2) può leggere: «Un'altra recente analisi evidenzia come il livello del Pil pro capite sia
superiore di circa il 3-4 punti percentuali una volta che gli investimenti nelle nuove reti a banda larga sono stati realizzati (cfr. Czernic N., O. Falk, T. Kretschmer e L. Woessmann {2011), "Broadband lnfrastructure and Economic Growth", The Economic Journal, 121, 505-532)».
Il documento integrale è qui
http://www.agcom.it/Default.aspx?DocID=7927
Perché "una volta che si investe in banda larga, il Pil pro-capite cresce di 3-4 punti percentuali"?
Spiegare grazie.
Buongiorno Federico, provo a darti una risposta.
Aumentanto la capacità di trasmissione dati della rete internet "la banda larga" è come se sostituisci un tubo dell'acqua "piccolo" con una conduttura "grande" che porta migliaia di metri cubi d'acqua in più.
Lo stesso principio applicalo ai dati che possono essere fruiti dal tuo telefonino, tablet, computer, pagine web interattive, video su internet etc.
Cosa succede ora ? Tutte le professioni ed imprese che usano la rete per produrre valore possono realizzare servizi innovativi che hanno bisogno di essere trasmessi su una rete di dati con una grande capacità di trasmissione (banda larga) la produzione e la trasmissione di questi contenuti digitali darà un impulso al mercato delle TLC e richiederà il lavoro di più programmatori, professionisti della comunicazione, filmmaker di contenuti digitali, professionisti che si occupano di post produzione audio/video digitale. Oltre a questo le aziende che offrono connettività aumenteranno i loro servizi, la Pubblica Amministrazione centrale e perifericà potrà erogare più servizi telematici e quindi aumentare la produttività, le aziende di ogni settore potranno essere interconnesse a reti di professionisti che potranno erogare servizi via internet senza spostarsi da casa...insomma le ricadute sono molteplici.
Saluti
Fabrizio
non è mai troppo tardi per rendersene conto... speriamo che l'illuminazione arrivi fino alla fine dell'iter parlamentare! Abbiamo risorse "tappate" per eccesso di burocrazia...
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