News

Un anno dopo la laurea, uno su cinque è disoccupato

Loredana Oliva

Nel 2009 l’occupazione tra i giovani dai 15 ai 34 anni è diminuita di 332 mila unità. Per Almalau

Una manifestazione della Cgil contro il ministro dell'Università Gelmini (Afp)

A un anno dalla tesi i disoccupati laureati toccano quota 18 per cento. Aumenta la disoccupazione dei laureati triennali, peggiora per quelli che portano a casa una laurea magistrale. Lo dice il Consorzio AlmaLaurea che ha presentato oggi a Roma alla sede della Conferenza dei Rettori, il rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati italiani, sentendo 400mila giovani. 

L’anno preso in considerazione è il 2009, e le cifre che fotografano i laureati che lavorano puntano tutte al ribasso: il lavoro, quando si è trovato, è in grandi percentuali atipico o precario, con una crescita dell’occupazione al nero che raddoppia per gli specialisti con laurea a ciclo unico; gli occupati senza contratto raggiungono l’11 per cento.

Il 2009 è l’annus horribilis, quando gli effetti della crisi diventano un macigno sulle spalle dei più giovani e le fonti ufficiali cominciano a inventare acronimi per i disoccupati di prima generazione, Neet li chiama l’Istat - not in education, employment or training - quel 21,2% dai 15 ai 29 anni che risulta fuori dal circuito formazione-lavoro: non studiano, non si formano e non lavorano. 

Nel 2009 l’occupazione tra i giovani dai 15 ai 34 anni è diminuita di 332 mila unità. Per Almalaurea, oltre il 70% di chi ha conseguito in quell’anno una laurea triennale, ha trovato occupazione, il 55,8% per i laureati del 3+2, e solo il 37% per chi ha portato a termine un unico ciclo di laurea magistrale. Informazioni da valutare con una giusta attenzione visto il rapporto del tutto privilegiato tra Almalaurea, un consorzio che riunisce 60 atenei e offre – non gratuitamente – alle imprese 1,4 milioni di curricula, e che nel 2010 aveva registrato un meno 31% delle richieste da parte delle aziende di profili specializzati da selezionare nella fornita banca dell’organizzazione.

Ma dove hanno trovato lavori i laureati 2009, nel 2010? E soprattutto con quali contratti? Aumentano rispetto agli anni passati i contratti di lavoro atipico (legge 30 e pacchetto Treu), la stabilità riguarda solo il 46% dei laureati occupati di primo livello e il 35% dei laureati magistrali (con una riduzione, in entrambi i casi, di tre punti percentuali rispetto all’indagine Almalaurea 2009).

Lavorano al Nord più che al Sud, e non è certo una novità. A cinque anni dalla laurea tra i laureati residenti al Nord il tasso di occupazione è pari all’87%, contro il 74% rilevato tra i colleghi del Sud a cinque anni dal conseguimento del titolo, con una differenza di più di dieci punti percentuali. Per Almalaurea una forbice che sarebbe partita con un divario del 23% se il dato fosse stato registrato a un anno dalla laurea. Infatti, gli stessi laureati del 2005, a un anno dalla laurea, presentavano una differenza di 23 punti percentuali, con una quota di occupati del 64% al Nord contro il 41% al Sud.

Anche gli stipendi s’impoveriscono progressivamente: le retribuzioni a un anno dalla laurea, già modeste - pari a 1.150 euro per i laureati di primo livello e di poco al di sotto di 1.100 euro per i titoli magistrali - perdono ancora potere d’acquisto rispetto agli anni precedenti. La riduzione dei salari sale al 4% tra i triennali e gli specialistici a ciclo unico, al 5% tra gli specialistici del 3+2. Mentre da Est, dagli Stati Uniti, da Paesi Europei molto vicini all’Italia si sostiene a gran voce che “studiare conviene”, e il mondo ha bisogno di specialisti, i famosi High Skilled Worker, in Italia un lavoratore con laurea specialistica o magistrale (della durata di cinque anni) guadagna poco più di mille euro, se ha una laurea triennale, arriva quasi a 1150.

L’indagine Almalaurea minimizza il confronto internazionale. Ma i dati dell’Eurobarometro di novembre 2010 sulla spendibilità della laurea nella percezione dei datori di lavoro* indicano che circa il 68% delle imprese europee ha assunto laureati nel corso dell’ultimo anno e ha in progetto di assumerne altri nei prossimi cinque. L’Italia si pone al di sotto della media, per la percentuale di aziende che hanno assunto laureati negli ultimi cinque anni e intendono farlo anche nei prossimi (58%, contro 68% di media). Per quanto riguarda le assunzioni recenti di laureati, l’Italia si piazza al quartultimo posto tra quelli considerati (tenendo dietro solo Lituania, Romania e Repubblica Ceca). Nel nostro paese, in buona compagnia con Austria, Germania e Repubblica Ceca, la maggior parte dei partecipanti all’indagine dell’Eurobarometro ha valutato la percentuale dei laureati sull’intero ammontare dei dipendenti tra l’1% e il 10%. Certo i modesti investimenti in formazione incidono parecchio, ma anche quest’ultimo rapporto Almalaurea fa dell’Italia un paese disallineato sulle iniziative da intraprendere per il futuro, e sulla necessità di giovani formati e in grado d’innovare.

Al contrario per colmare i bisogni formativi dei lavoratori da oggi al 2018, negli Stati Uniti saranno necessari 22 milioni di nuovi laureati in più, a detta di U.S. Bureau of Labor Statistics e del Center on Education and Workplace dell’università di Georgetown, che ha elaborato dati ufficiali e proiezioni delle tendenze occupazionali nel mercato del lavoro globale del futuro.

 

 

 

Comments

Laureato Imprenditore's picture
Inviato da: Laureato Imprenditore
7 March 2011 - 19:20

Salve, Ci sono passato pure io dalla trafila delle assunzioni. Conscio di avere una laurea in tasca e tanti sogni ho cercato il posto di lavoro che desideravo, mi sono subito imbattuto in quello che è il male cronico del sistema stato-impresa in Italia. Le aziende cercano personale gia formato, investire su un neolaureato ha dei costi paurosi... L'università, dobbiamo dircelo, non insegna a lavorare, i cicli produttivi reali sono completamente avulsi dai corsi di studio. Il costo per assumere un neolaureato è pari al costo di assunzione se non addirittura superiore di un diplomato con esperienza. L'assunzione di un neolaureato presuppone l'ingresso a un livello retributivo nettamente superiore rispetto a un diplomato o un licenziato. Il sistema contributivo fiscale fa il resto.... Avete scritto che lo stipendio di ingresso è di circa 1.150,00 €, altrettanti l'impresa ne deve versare tra contributi e indennità, Queste cose le ho capite quando sono andato dall'altra parte della barricata, la mia impresa non puo' sostenere questi costi di "praticantato" e come la mia i milioni di altre microimprese..... In Italia nessuno considera un'altra concausa, il numero di imprese è in calo, e il numero di laureati aumenta esponenzialmente, solo 20 anni fa quelli che arrivavavo a conseguire una laurea erano una poiccola quantità rispetto a oggi. La popolazione si sta riducendo, c'e' stato un calo di nascite pazzesco, il numero di studenti della scuola primaria è diminuito, le classi sono diminuite, di conseguenza la scuola non riesce ad assorbire i laureati che non trovano posto nelle attività produttive. Cosa Fare?
La mia ricetta è sempre la stessa, se il fisco fosse equo e premiasse veramente chi investe sulla professionalita credo che parte di quei laureati verrebbero assorbiti dal mondo del lavoro. Il fisco pesa il 58% reale sulla mia azienda, se si stesse sotto la soglia del 40% incentivando chi investe le cose cambierebbero.

Post new comment

The content of this field is kept private and will not be shown publicly.
By submitting this form, you accept the Mollom privacy policy.