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Format: 2013-06-18
Format: 2013-06-18
News

Siria fuori controllo. Nell’esercito le prime defezioni

Spari nella città ribelle del Sud: dopo le 64 vittime di ieri nelle proteste del venerdì della collera, altri 6 morti negli scontri di oggi tra la quarta divisione comandata dal fratello del presidente, Maher al-Assad, e la popolazione. Trecento militari sono passati con i ribelli mentre i primi profughi siriani hanno attraversato il confine turco e sono arrivati nella località di Yayladagi, nella provincia meridionale di Hatay.

E’ l’Europa delle banche, non dei popoli

  

 

 

C’è, di nuovo, che l'asta dei bund tedeschi è andata male, che la Germania non è riuscita a collocare il 35% dei bund.

C’è,di nuovo, che la Francia corre il rischio di perdere il rating massimo, la AAA.

C’è di nuovo, che sempre la Germania dica “niet” sia agli eurobond che alla possibilità di concedere più poteri alla Bce.

BlogPunto e a Capo
Monica Capo
Racconto

Se ne sono andati

Albert Bachmann, già capo dei servizi segreti svizzeri ossessionato dall’invasione sovietica. Michael Ward, fotografo inglese che in uno scatto mostra la forza della normalità nella Belfast in guerra. Maria Elisabetta de Orléans e Bragança, imperatrice del Brasile che mai regnò.

Racconto

26 giugno 1991, quando la guerra tornò in Europa

Tutto è cominciato quel mercoledì 26 giugno 1991. Il decennio di guerre che hanno dilaniato la ex Jugoslavia, provocando oltre centomila morti e che si sono chiuse con il conflitto di Macedonia nel 2001, ha formalmente avuto inizio quando le truppe della Jna (Armata popolare jugoslava) sono uscite dalle caserme di Fiume (Rijeka) per andarsi a schierare lungo il confine con l’Austria e l’Italia.

Anno Domini - Recensione di Maurizio Valentini

GIOCO

 

Ecco un "RISIKO MEDIEVALE" per chi preferisce i cavalieri ai carriarmatini, recensito da... Maurizio Valentini!

 

ANNO DOMINI della EG

[anno_domini]La scatola del gioco (foto Boardgamegeek).

 

BlogNeverland - Sogni, Giochi, Realtà
Beppe Roncari
Analisi

La guerra in Libia se la stanno risolvendo i libici

La guerra in Libia si è fossilizzata e finirà per risolversi da sola, con un accordo fra i ribelli e il Colonnello senza il contributo militare di una svogliata coalizione trascinata in questa faccenda interna libica dalla grandeur francese. E gli italiani stanno finalmente lavorando dietro le quinte.

Reportage

Il Patto “d’amicizia” che schiacciava il dissenso nel sangue

Era nato da poco più di un anno quando i suoi carri armati repressero la rivoluzione ungherese. Ne aveva 13 quando fecero lo stesso a Praga. Il «trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza» tra Paesi socialisti, più noto come Patto di Varsavia è stato nel Dopoguerra il braccio armato di Mosca sulla parte d’Europa finita nella sua sfera d’influenza. Fotogallery. Vai all’infografica.

qualcuno si ricorda di Praga Sixty-eignt?

Il 21 agosto dice ancora qualcosa a qualcuno? La scena dei carri armati a Praga, l’atto di potenza che segna l’inizio evidente del crollo dell’Urss (rispetto all’invasione d’Ungheria del novembre 1956 nessuno ormai più credeva alla funzione liberatrice del carro armato sovietico) chi se la ricorderà? Non so quanti oggi pensino davvero a quella data come il segno di un trapasso d’epoca.

BlogStoria Minima
David Bidussa

Sull’affaire indagò il Tribunale di Roma. Ma un decreto ministeriale archiviò il caso

Quando Andreotti fregò gli americani e aiutò Gheddafi

Per favorire l’Eni in Libia, Andreotti ingannò gli Usa e inviò al Rais un centinaio di carri armati

Inchiesta

Il disastro greco? È anche colpa delle spese militari

Decine di fregate e sottomarini, centinaia di carri armati, sistemi missilistici, caccia e veicoli. Le spese con le quali la Grecia ha ingigantito le Forze Armate hanno contribuito al suo dissesto. Ma anche alla salute delle industrie militari di quell’Europa che ora impone ad Atene il risanamento dell’economia.

Analisi

Parigi guida il fallimento dell’Europa nel Mediterraneo

Le forze di Gheddafi combattono a Bengasi e il Colonnello, che mentre l’Occidente decideva si è riconquistato il Paese, continua a minacciare gli europei. Intanto si attende l’esito del summit di oggi a Parigi tra Unione Europea, Unione Africana (che ha disertato il summit per incontrarsi a Noukachott, capitale della Mauritania, e affrontare gli aspetti diplomatici della crisi libica), Lega Araba e Stati Uniti. La Francia guida l’iniziativa, ma finora nel Nord Africa le sue politiche si sono rivelate fallimentari. L’esempio più recente è stata l’Unione per il Mediterraneo patrocinata da Parigi tre anni fa e di cui fanno parte i 27 leader della Ue, alcuni Paesi arabi e Israele. Per gli esperti è ormai un ectoplasma. Come sempre, lavorare insieme in Europa sul fronte della politica estera si è rivelata un’impresa titanica. Che Sarkozy non ha saputo gestire.  

Analisi

Cento morti in Siria. Ma l’esercito sta col tiranno

La rivolta di questi giorni in Siria, dove sono morte alcune decine, forse un centinaio, di manifestanti, non è paragonabile a quella del febbraio 1982, quando il regime mandò i carri armati nella città di Hana massacrando almeno 20.000 persone. Lo spiega a Linkiesta Rime Allaf, siriana, esperta di Medio Oriente al Royal Institute of International Affairs di Londra. Allora si trattava di un’opposizione ufficiale e organizzata, con i Fratelli Musulmani che giocavano un ruolo importante. Ora invece per le strade c’è gente comune, non legata a un’organizzazione, cittadini su cui la polizia ha oggi sparato uccidendo altre quindici persone. Ma soprattutto, a differenza che al Cairo o a Tunisi, a Damasco l’esercito sta col dittatore. Anche se lui nega di aver dato l’ordine di sparare e ha annunciato un piano di riforme, nel Paese c'è molto scetticismo. Anche nel 2005 Assad fece molte promesse che non ha poi mai mantenuto.

 

Infografica

Siria, quattro mesi di sangue e repressione

Il regime siriano all'alba di ieri ha lanciato un attacco alla città ribelle di Hama. È stato un massacro. Vi riproponiamo la nostra infografica con la timeline degli eventi dalla prima scintilla del 26 gennaio ad oggi. Mentre il mondo guarda distrattamente è dal 15 marzo che la ribellione ha iniziato ad essere un fiume in piena, che i cittadini hanno iniziato a dire "no" al sanguinario Assad. Quasi 2.000, finora, i morti (tra rivoltosi e militari), 10.000 gli arrestati, 3.000 le persone sparite nel nulla. 

News

L’Ap tarocca la foto dei manifestanti anti-Putin

La famosa agenzia di fotogiornalismo fa circolare una foto con la folla radunata nella Manezhnaya, a Mosca, con 19 gradi sotto zero. L’immagine rimbalza sui giornali e su Facebook, ma il photoeditor del magazine “The Atlantic” se ne accorge: si tratta di una foto del 1991 che in realtà fu già modificata all’epoca. Ma la storia del giornalismo è costellata di “trucchi” del genere. 

Racconto

Quando emigravamo noi ci mandavano l’esercito

Si chiama Bonegilla ed è il nome di un campo per l'accoglienza degli immigrati che doveva essere provvisorio e invece ha operato per ventiquattro anni, dal 1947 al 1971. Le condizioni di vita talvolta potevano diventare davvero drammatiche con bambini morti per denutrizione e pazienti gravemente malati. Ogni volta che sono scoppiati disordini, il governo non è andato per il sottile e ha mandato l'esercito. Il campo si trovava in Australia e molte delle 320 mila persone di oltre cinquanta nazionalità che ci sono passate erano nostri concittadini in cerca di un futuro migliore. «Grave situazione in Australia di duemila emigrati italiani», titolava La Stampa durante una delle rivolte. 

News

In Libia combattiamo al fianco di Al-Qaeda

Sufyan Bin Qumu e Abdel Hakim al Hassiri: sono questi i nomi che, più di ogni altro, preoccupano gli 007 di tutto il mondo. Sono due libici militanti di Al-Qaeda, ed entrambi sospettati di aver infiltrato - personalmente e con loro uomini - le file dei “ribelli” anti-Gheddafi. Uno dei due è passato anche da Guantanamo, e tutti e due hanno molto da insegnare alle truppe di “ribelli” armati male e addestrati anche peggio. I servizi segreti ne cercano le tracce, ma nessuno sa esattamente dove siano. Per questo, mentre il nostro ministro degli esteri Frattini apre alla possibilità di “armare i ribelli” sempre più spesso, in America, arrivano inviti alla prudenza. 

Siamo ancora in tempo: quest’anno evitiamo le parate del 2 giugno

La parata del 2 giugno si farà. Così dicono le autorità e spiegano che la festa sarà sobria e servirà a legare ancor più paese e istituzioni, in questo caso militari. Sulla Rete invece cresce la richiesta di non celebrare con una sfilata l’anniversario del 2 giugno con il buon argomento che il paese ha altro per la testa e ha bisogno di veder investiti i soldi in attività di pubblica utilità. L’annuncio della conferma della parata non è detto che sia la conclusione definitiva della querelle. Nuove gravi scosse potrebbero riproporre il tema e imporre la decisione finora evitata.

BlogMambo
Peppino Caldarola

Attacco israeliano sulla Striscia di Gaza

La Striscia di Gaza si trova ancora una volta sotto le bombe dell'aviazione israeliana. Lo stesso lembo di territorio palestinese che porta ancora le ferite della devastante operazione «Piombo Fuso» dove furono utilizzate armi chimiche: bombe al fosforo bianco

BlogTamburi Lontani
Fabrizio Verde

Muere Santiago Carrillo

Di vecchio era vecchio Santiago Carrillo. 97 anni, 38 dei quali passati in esilio, prima in Francia, poi in Unione sovietica, lontano dalla dittatura di Franco. In clandestinità.
Storico segretario del Partico comunista spagnolo, Carrillo è morto nel sonno, nella sua casa di Madrid.
Pare abbia avuto il tempo di ironizzare sulle dimissioni di Esperanza Aguirre, la lady di ferro a capo della Comunidad di Madrid e di commentare preoccupato l’arresto dei quattro giovani lo scorso 15 settembre, alla manifestazione nazionale.

BlogAquí Madrid – Tertulias y cafés
Silvia Ragusa Monsoriu

A Herat, dove gli insorti non sono tutti talebani

HERAT (Camp Arena) – Anno dell’Egira 1391. L’operazione Naweed, buona novella, sta proseguendo da mesi. Le forze Isaf-Nato hanno approfittato della stagione invernale per incrementare la campagna di reintegro degli insorti. Molti di loro scendono dalle montagne che hanno fatto da rifugio in quest’ultimo periodo, si presentano alla polizia locale e lì dichiarano di voler consegnare le armi. In un attimo viene messa in piedi una piccola cerimonia. Kalashnikov e stringhe di munizioni sono sbattuti sulla piazza. Per la popolazione è un giorno di festa. Di solito, i rivoltosi che si presentano compongono bande di venti o trenta unità. Chi decide per tutti è il capo.

BlogMultitalians
Antonio Picasso