Da Telecom al prosciutto di Parma, l’Argentina che nazionalizza fa paura
Lillo Montalto Monella
Prima il petrolio. Adesso anche il prosciutto. La politica protezionista di Cristina Kirchner colpis
Prosciutti di Parma lasciati a stagionare
BUENOS AIRES - Non bastava il petrolio. Dopo la nazionalizzazione della compagnia petrolifera YPF ai danni della spagnola Repsol, l’Argentina alza la posta e dichiara l’embargo contro il pregiatissimo jamon serrano. La Spagna, il primo consumatore al mondo di prosciutti (4-5 kg all’anno a testa, in media), non può tollerare questo ulteriore schiaffo all’orgoglio nazionale, vede rosso e parte alla carica, accusando l’Argentina di cecità commerciale – ovvero, di avere le fette di prosciutto sugli occhi.
Non è il copione del peggior dei b-movie, ma l’ennesima zuffa diplomatica tra due paesi “cugini” (l’Argentina, in fondo, è un paese popolato da discendenti di immigrati spagnoli e italiani). Si tratta, ancora una volta, di “misure protezionistiche” adottate dalle autorità argentine per equilibrare bilancia commerciale e conti pubblici, ha dichiarato – visibilmente irritato – il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale, José Manuel García-Margallo: «[Tutto questo] non ha ripercussioni solo per la Spagna, ma anche per altri paesi», ha detto. E ha ragione.
Anche il crudo di Parma soffrirà infatti il blocco delle importazioni ai prosciutti stabilito dalle autorità argentine, che hanno firmato un accordo con i produttori di carne di maiale del paese dopo quattro mesi di contrattazioni. Le direttive del segretario per il commercio estero, il potente Guillermo Moreno, sono chiare: incremento della produzione nazionale a stop all’importazione, a discapito dei prosciutti europei e brasiliani che d’ora in avanti troveranno sempre le porte chiuse.
Non solo prodotti finiti come i salumi, però: le tre camere industriali principali del paese si sono impegnate a importare il 20% in meno della materia prima necessaria per confezionare gli insaccati rispetto al 2011, con buona pace del Brasile che soddisfa da solo il 40% del mercato argentino. Dilma Rousseff, pure lei, minaccia rappresaglie, nonostante le promesse argentine di compensare liberalizzando l’afflusso di altri prodotti brasiliani nel paese.
L’Argentina ha ormai virato la barra verso un protezionismo sempre più spinto – al contempo cordone sanitario per arginare il contagio della crisi internazionale e corsa autistica nel campo minato della globalizzazione. «Un’assurdità – secondo il settimanale leader del neoliberismo mondiale, l’Economist – che ha fatto sì che multinazionali dell’automobile esportino vino per ottenere l’autorizzazione ad importare macchine».
Come scriveva Ginevra Visconti su queste pagine giusto qualche settimana fa, «a causa della politica di sussidi dello Stato e della penalizzazione delle compagnie petrolifere e produttrici, l’Argentina in pochi anni è stata costretta a passare da paese esportatore a importatore di energia, pur avendo tra le maggiori riserve di gas e petrolio del mondo». E proprio dal settore dell’energia, oltre a quello delle telecomunicazioni, arrivano altre preoccupazioni per l’Italia.
Dopo Repsol e dopo i prosciutti, a rischiare ora sono Telecom e Enel, aziende italiane con forti interessi nel paese sudamericano. Succede che in Argentina sia lo Stato a fissare il prezzo di produzione di molti prodotti. I sussidi aiutano a mantenere artificialmente basso il costo di un bene o di un servizio, che si tratti di energia elettrica, yerba mate, trasporto pubblico o carne. Mentre l’inflazione vola (è stata calcolata dal Fmi intorno al 9,9% per quest’anno), le bollette rimangono artificialmente ancorate al suolo.
Le aziende produttrici di energia si trovano così a fronteggiare maggiori costi di produzione a fronte di introiti congelati in attesa di un segno di misericordia da parte della Casa Rosada. Malissimo per le aziende che investono nel paese, benissimo per il popolo – dipende dai punti di vista.
Enel è presente in Argentina tramite Endesa, il principale operatore privato dell’elettricità che opera attraverso la controllata Edesur. L’amministratore delegato e direttore generale di Enel, Fulvio Conti, ha già fatto notare che la filiale argentina è in difficoltà per il blocco delle tariffe, auspicando l’aumento delle stesse da parte del governo. L’esperienza Repsol-YPF insegna a esser guardinghi, e così Conti ha assicurato che l’Argentina continua ad essere un paese strategico «nonostante il momento di difficoltà» e nonostante il paese rappresenti una parte minima del guadagno strutturale del gruppo. Il 20% dei profitti di Enel arriva dall’America Latina, cosicché Conti deve giocare cauto la sua partita con Cristina Fernández Kirchner.
C’è poi Telecom Itala, che sta ristrutturando il suo debito, ha annunciato perdite per quasi 5 miliardi di euro per il 2011 ed è partecipata in maniera importante dalla spagnola Telefonica. In Argentina, Telefonica controlla Movistar, compagnia che è appena stata multata per 42 milioni di dollari (185mila pesos) dal governo Kirchner per un’interruzione del servizio avvenuta il 2 aprile scorso. Una compensazione per gli utenti, l’ha definita il ministro della pianificazione Julio De Vido (l’uomo dietro la nazionalizzazione di YPF ai danni di Repsol). Parte dei soldi andrà in fatti agli utenti stessi, parte allo stato.
Movistar, per parte sua, si è detta sorpresa (anche perché aveva già attivato meccanismi di compensazione per gli utenti durante la settimana di Pasqua) e ha denunciato che non si è trattato di un problema tecnico, bensì di un sabotaggio. L’antecedente nel gennaio 2010, quando la Comisión Nacional de Defensa de la Competencia (Cncd) commutò una multa di 241 milioni di pesos a Telefónica e Telecom Italia con l’accusa di avere occultato informazioni sensibili relative al processo di fusione fra le due compagnie.
Come avvenne con Repsol, il governo ha inoltre esortato Telefonica-Movistar a effettuare più investimenti – esortazione che suona, visti i tempi che corrono, piuttosto come una minaccia.
Il tema è delicatissimo, e i due colossi nostrani sono impegnati in un tango diplomatico prudente e circospetto con l’energica Cristina Fernández Kirchner (ritratta come una strega malvagia dal numero dell'Economist citato poco fa) e i suoi vassalli.
Si parla di un intervento dello stesso Napolitano in visita a Buenos Aires a fine ottobre, quando non mancheranno ampie discussioni in merito fra i due presidenti. L’azienda di Bernabè e quella di Fulvio Conti sperano che la visita di Napolitano non giunga troppo tardi e, soprattutto, di non fare nel frattempo la fine del prosciutto.
: Argentina / Cristina Krichner / italia / jamon serrano / prosciutto / protezionismo / repsol / telecom

Comments
Ma, veramente lego cosa hai scritto e non ci posso credere. Tanto in Venezuela come in Argentina ci sono due governi costituzionali, eletti con grande maggioranza. Non ci sono ex agenti della Cia al potere come Saddam in Irak e i talebani in Afganistan. La missione umanitaria NATO che tu proponi sarebbe come quella in Libia?. Anche puoi proporre una missione umanitaria in Russia, è più vicina e c'e molto più petrolio. Ma ancora meglio puoi proporre una invasione al Vaticano, così non dovete condividere il bottino con i membri NATO.
Ciò che sta facendo l'Argentina, nazione di circa 40.117.096 (Censimento argentino 2010) lo devono fare i paesi dell'EUROPA OCCIDENTALE nei confronti dei prodotti CINESI, INDIANI, EUROORIENTALI, PAKISTANI, TURCHI, BENGALESI, BRASILIANI e di qualsiasi altra nazione a basso costo del lavoro, con protezioni sociali e sanitarie scarse o assenti e con leggi ambientali inesistenti. Chiusura ai loro prodotti ed introduzione di FORTI DAZI DOGANALI.
SOLO SE L'EUROPA OCCIDENTALE TORNERÀ A PRODURRE A CASA PROPRIA E RICREERÀ LA PROPRIA INDUSTRIA POTRÀ USCIRE DALLA CRISI.
L'Europa ha 615.717.654 abitanti, senza la Russia ed ovviamente senza la Turchia che non è Europa. L'Unione Europea ha 502.486.499 abitanti. Possiamo benissimo farlo anche noi. Ed a perderci non siamo noi cittadini, ma le multinazionali. Per questo non vogliono.
sono d'accordo con te a produrre in casa propria, cè gente che non arriva a capire che questa soluzione a la crisi è la soluzione a gli europei e non i profitti de le multinazionali i quali devono fare una tassa aggiuntiva agli articoli importati che se possono produrre in terra propria
La Russia non è Europa.
hai raggione al 100%, ma dove prenderete il grano, olio di soja, l'olio di palma, e tanti altri prodotti per le vostre industrie? Per la pasta avete bisogno di grano, e sai dove comprate il grano per fare la farina?
L'economia mondiale non funziona come tu pensi.
Sempre per "anonimo delle 20:51"... E' un tipico mind game dei neo-liberali quello di spacciare per oltraggioso ogni elementare precetto dell'economia classica (come per esempio l'autoproduzione e il commercio del "solo eccedente" vs. l'organizzazione dell'oikonomia d'accordo all'anomica massimizzazione del Ritorno sul Capitale). Mi correggo, è un mind game per coloro che sanno come va il mondo. Per i pappagalli come l'"anonimo delle 20:51" è solo business as usual. Fanno ciò che sanno fare: riivendono quel che è stato loro venduto. http://www.bloomberg.com/news/2012-05-11/argentina-gives-vale-xstrata-an...
L'anonimo troll/shill delle ore 20:51 sembra avere seri problemi di logica (prima ancora di entrare in quelli di storia economica e monetaria, lacune troppo vaste per essere colmate qui). Fammi capire, caro "anonimo troll delle ore 20:51", se la mia famiglia decide di consumare solo alimenti ed energia autoprodotti che succede? Viene la tua polizia orwelliana e mi riporta all'interno del sistema del "produci, consuma, crepa"? Helpfully Yours, "Anonimo delle 08:20"
Visto che le aziende italiane escono con due occhi neri piazzati dall'Argentina cosa ci vuole a bloccare i prodotti argentini in Italia??? E visto che forse non sono solo i prodotti Italiani a essere bloccati non dovrebbe neanche essere difficile all'"Europa" a bloccare i prodotti argentini nell'UE Io questo lo chiamo Equitalia.
Ma non è finita qui, mi sà che sulle Falkland tra poco ci sarà di nuovo guerra con gli Inglesi...
Poveri scemi
Sulla guerra stai dicendo cazzate, el sul blocco anche, la pasta italiana così buona con che grano la farete? L'economia ed il commercio mondiale non funzionano cosi. Se l'Europa fa un blocco e non compra, nemmeno vende. Ti sta sfugendo qualcosa. Forse il cervello
sono d'accordo con te sul blocco ai prodotti argentini, ma non sulla guerra con gli inglesi.
Ma, con che grano faremo la pasta??????
Quello che sta succedendo è di una gravità davvero estrema, e altrettanto grave è che in pochissimi abbiano notato una triste somiglianza storica: quella con gli anni '30 del secolo scorso. In quella decade, sull'onda della crisi del '29, la quasi totalità degli Stati decise di dare il via a politiche estremamente protezionistiche, che in certi casi si intersecarono a regimi nazionalisti anche molto violenti. Le conseguenze storiche di tutto ciò, ahimè, sono note a tutti.
Ora si tratta di evitare che la stessa cosa accada a noi, e potranno essere necessarie delle misure anche piuttosto drastiche.
Innanzitutto sarebbe bene che la Nato e una "coalizione di volenterosi" dessero vita, prima in Venezuela, e poi in Argentina, ad una operazione umanitaria a difesa della libertà economica e dei diritti delle minoranze ivi discriminate. La seconda cosa ormai d'obbligo è la costituzione degli Stati Uniti d'Europa, che dovrà avvenire in modo molto rapido e privo di incertezze: a tale scopo suggerirei di introdurre una sorta di reato (penale) di "euroscetticismo", valido sia al fine di rimuovere gli ostacoli al raggiungimento del risultato finale, sia per "tagliare le ali" ai peggiori populismi che minacciano di nascere o di svilupparsi di qui a poco.
Fondamentale è EVITARE che il processo di integrazione economica - Europea e anche mondiale - vada ad interrompersi: le conseguenze sarebbero catastrofiche per tutti quanti. Euroscettici inclusi.
furono gli ebrei a boicottare le esportazioni tedesche in tutta europa. la guerra è scoppiata per quello
Tu sei veramente pazzo... anche un po' nazzista, sono i popoli che devono decidere e non 4 burocrati manipolati da banchieri, siamo diventati inconsapevolmente gli schiavi moderno delle manche "federal Reserv" da un lato e BCE dall' atra con il FMI a tirare i fili, prima usciamo dall'euro primaristampiamo la nostra moneta con sovranita' nazionale prima riprenseremo le redini del nostro paese a discapito di quei banchieri succhiasangue... mi auguro che tu sia solo una persona non informata e non un banchiere travestito da cittadino.
I "regimi nazionalistici violenti" forse non ti dispiacciono molto, se proponi l'introduzione di un reato d'opinione del genere. Vedrai allora che ti troverai bene in questa nuova dittatura.
Ma ti pagano per scrivere queste aberrazioni?
Ma ci sei o ci fai? ( lo scemo)
combattere un male con una medicina piiù pericolosa del male stesso? nah...
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