Lo smog? Difficile fermarlo alla radice, è meglio aspirarlo
Edoardo Petti
Contro l’inquinamento dell’aria, una rete di aspira-smog. L’idea è di un’azienda italiana, la Is Tec
Una rete capillare di “aspira-smog” per combattere efficacemente l’inquinamento atmosferico che colpisce le metropoli. È questo il cuore della tecnologia denominata Air pollution abatement, Abbattimento delle polveri atmosferiche, concepita da un’azienda italiana, la Is Tech, Innovation in Sciences and Technology, oggi in corso di sperimentazione nel centro storico di Roma. Esattamente in Via Luigi Petroselli, a pochi passi dalla Bocca della Verità e dal Circo Massimo, dove si può notare la presenza di tre impianti di depurazione dell’aria basati su principi scientifici decisamente innovativi, che capovolgono l’approccio tradizionale utilizzato nelle politiche ambientali.
A illustrare le caratteristiche qualificanti della “macchina mangia polveri” è Giuseppe Spanto, amministratore delegato di Is Tech e fra gli ideatori della nuova struttura: «Le ricette basate sulle tasse, pedaggi, sanzioni, domeniche a piedi, non si sono rivelate sufficienti per ripulire l’atmosfera urbana dalle polveri sottili prodotte dall’uomo. Per questo motivo, anziché intervenire direttamente per diminuire le sorgenti di emissioni atmosferiche, che in una grande metropoli sono sterminate e incontrollabili, abbiamo pensato di creare centrali diffuse sul territorio, in grado di catturare i materiali inquinanti che danneggiano la nostra salute».
Avviata a settembre 2011 nel cuore della Capitale, che ogni due giorni su tre supera il livello minimo di inquinamento dell’aria, la sperimentazione dell’impianto, della durata di un anno, ha prodotto finora risultati assai significativi dal punto di vista ecologico. Il tasso di abbattimento medio delle polveri si attesta attorno all’80 per cento, con punte del 99 per le emissioni Pm10, le più frequenti e insidiose per la salute dei cittadini. In più la macchina non genera scorie né rifiuti. La causa è semplice, e risiede proprio nella sua qualità distintiva sul piano tecnologico: l’assenza di meccanismi di filtraggio, che evita l’espulsione di materiali di scarto.
Spiega il suo funzionamento Vito Paolo Quinto, presidente dell’associazione CosmoRoma, fra i gruppi promotori dell’installazione delle centraline, e in prima linea da oltre un decennio sul fronte della mobilità sostenibile, del monitoraggio avanzato delle aree ecologiche più importanti della Capitale, dell’impulso dei mezzi di trasporto elettrico. Dotati di un raggio di azione di 20-25 metri, i depuratori prelevano e aspirano l’aria 24 ore su 24 a un’altezza di 1,20 metri, quella media delle carrozzine per i bambini.
Miscelato con una soluzione salina, l’ossigeno viene trasmesso per mezzo di una pompa in un grande contenitore-boiler alimentato da 300 litri di acqua. Grazie ad esso le sostanze inquinanti sono spinte verso l’alto e intrappolate in liquidi, periodicamente smaltiti in un depuratore municipale. Volendo semplificare l’intero procedimento, osserva il giornalista di Ecoseven Valerio Giardinelli, i macchinari riproducono in scala il ciclo della pioggia, fattore atmosferico in grado di ridurre la densità delle polveri sottili. Le tre fasi essenziali sono l’aspirazione dell’aria, la fuoriuscita di acqua sporca, la reimmissione di ossigeno ripulito al 90 per cento.
Un risultato analogo è stato registrato anche nell’adozione della tecnologia Apa in ambienti industriali coperti e nelle zone petrolifere, soggette alla produzione di smalti e vapori insidiosi per l’ecosistema. Nella realtà urbana, invece, la sua applicazione è finora limitata al cuore storico della Capitale d’Italia, grazie alla sperimentazione pionieristica intrapresa dal presidente del primo Municipio capitolino, Orlando Corsetti. Ma l’obiettivo dei promotori del progetto è estendere il suo campo di azione alle aree più vulnerabili dal punto di vista ambientale, come le stazioni della metropolitana e le ferrovie urbane, o i tunnel percorsi quotidianamente da milioni di veicoli. La prospettiva, evidenzia Spanto, è la costruzione di veri “eco-quartieri” in tutte le principali metropoli del nostro paese. Gli impianti, del resto, possono essere perfettamente integrati e mimetizzati nel tessuto urbano, senza intaccare il suo disegno estetico.
Un piano organico di installazione dei prototipi è stato presentato da tempo a diverse amministrazioni comunali, al costo di 10.000 euro per ogni macchinario privo della copertura architettonica. Tuttavia le manifestazioni di interesse da parte delle istituzioni locali non hanno ancora trovato sbocco in iniziative concrete. Gli impianti Apa sono stati visitati solo da delegazioni di città cinesi, storicamente penalizzate dalla piaga dell’inquinamento. Eppure, osservano Quinto e Giardinelli, «una rete capillare e intelligentemente distribuita di 300 strutture, accompagnata da centraline avanzate per il monitoraggio atmosferico, potrebbe riportare la qualità dell’aria di Roma a livelli pre-industriali nell’arco di poche settimane».

Comments
Ma davvero si pensa di poter ripulire l'aria con un'aspirapolvere? Posso capire un ambiente confinato (ad esempio un capannone) ma in ambiente aperto come è immaginabile che delle macchine riescano a fare il lavoro che difficilmente riesce a fare il vento naturale e le correnti ascensionali? Quante macchine bisognerebbe mettere per avere un effetto sensibile a livello urbano? Cosa significa abbattimento dell'80% che all'ingresso del tubo ci sono 50 µg/m³ e all'uscita 10 µg/m³ ? ma all'allontanarsi del tubo aspiratore cosa succede? E poi quanta energia consumano 'sti cosi? Fra l'altro vengono citate collaborazioni con università ma non si trova uno straccio di pubblicazione scientifica. Boh a me sembra una bufala. Speriamo che mi sbagli e che invece sia l'invenzione del secolo. Il problema è che i sindaci sono disperati per cui non vorrei che ci sia dietro una gigantesca operazione di marketing. Conosco comuni che nel passato si sono fatti rifilare scooter e auto a celle a combustibile per seguire la moda dell'idrogeno e adesso non sanno nemmeno come rottamarle!
Non specifica però con cosa è alimentata la macchina.
80% di polveri e pm10 finiscono nel liquido che però è smaltito come?
Nessuno ha informazioni/fonti a riguardo?
non
Avevo già sentito parlare della macchina. Per quello che ricordo: 1) è in grado di assoribire anche il PM 0,1 e 2) può essere alimentata con energia solare. Anche io sarei disposto a pagare qualcosa in più di tasse per poter respirare .... ma mi associo con chi propone di mandare a casa qualche dirigente.
Le PM10 non sono le più insidiose per la salute, come erroneamente sostenuto nell'articolo. Mal che ti vada ti si irrita la gola. Le più pericolose sono le PM2.5, prodotte per il 44% da motori diesel e in altra percentuale dalla combustione di legna, che si infiltrano profondamente nel polmoni, entrando persino nel sistema cardiocircolatorio, provocando danni alla salute e costi sociali ben oltre a quelli di un'infiammazione tracheale. O crei una pompa capace di filtrare le PM2.5, o lascia perdere. Meglio insegnare alla gente ad andare in bicicletta e pedonalizzare seguendo il modello olandese. Invece che comprarvi l'auto in leasing perché non ve la potete permettere, compratevi una buona bicicletta. Vi sentirete meglio. Saluti dalla Svizzera.
Le PM10 non sono le più insidiose per la nostra salute, come erroneamente sostenuto nell'articolo. Mal che ti vada ti si irrita la gola. Le più pericolose sono le PM 2.5, prodotte per il 44% da motori diesel, che non solo si infiltrano profondamente nei polmoni, ma possono pure passare nel sistema cardiocircolatorio, provocando danni alla salute e costi sociali ben oltre a quelli di una semplice irritazione tracheale. O mi crei una pompa in grado di filtrare le PM2,5 o altrimenti lascia stare.
Le PM10 non sono le più insidiose per la nostra salute, come erroneamente sostenuto nell'articolo. Mal che ti vada ti si irrita la gola. Le più pericolose sono le PM 2.5, prodotte per il 44% da motori diesel, che non solo si infiltrano profondamente nei polmoni, ma possono pure passare nel sistema cardiocircolatorio, provocando danni alla salute e costi sociali ben oltre a quelli di una semplice irritazione tracheale. O mi crei una pompa in grado di filtrare le PM2,5 o altrimenti lascia stare.
A occhio e croce sembra interessante, ma vorrei vedere un LCA fatto bene per capire quanto emette in termini di CO2 e il "costo energetico" di queste macchine.
Io per questo pagherei anche più tasse. O licenzierei una ventina di dirigenti comunali incapaci.
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