Dopo Tolosa crescerà la voglia di rinchiudersi nel ghetto
L'assassino di Tolosa, il 23enne Mohamed Merah, è morto. Assediato dalla polizia, accusato della morte di sette persone, si sarebbe buttato dalla finestra. Alla scuola ebraica ha ucciso tre bambine e un rabbino. Ripubblichiamo l'analisi dello storico David Bidussa che riflette sul carattere profondo di questo atroce delitto che, colpendo una scuola, non attacca i simboli di una comunità “chiusa”, ma la sua aspirazione ad avere un futuro e ad aprirsi al mondo.
Un bimbo piange dopo l’attentato alla scuola ebraica di Tolosa (Afp)
Il problema da oggi a Tolosa non sarà come riaprire la scuola in cui sono stati uccisi tre bambini stamane. Non sarà nemmeno come parlare ai ragazzi. Non sarà neppure come una città si muoverà, quanto peserà questo episodio all’interno della campagna per le presidenziali. In altre parole quali saranno le risposte politiche che daranno tutti i candidati.
Il problema sarà la ridefinizione del rapporto tra una minoranza, quella ebraica, e lo spazio pubblico, cioè di tutti.
Mi spiego.
La memoria automatica fa dire che l’episodio di Tolosa va ad arricchire la galleria di una serie di luoghi simbolici del mondo ebraico francese che nel tempo sono stati “visitati” dalla violenza e dall’aggressione. Si potrebbe pensare nell’ordine alla la sinagoga di Rue Copérnique, nel 1978; e poi allo scempio sui corpi dei defunti a Carpentras nel 1988.
L’attentato alla scuola di Tolosa tuttavia ha una natura diversa. Una sinagoga e un cimitero, al di là del gesto efferato, richiamano la dimensione del raccoglimento. Si è là o si è portati là, perché si è con i membri della propria comunità. Chi attacca là, lo fa perchè intende colpire proprio per dimostrare che è padrone della tua vita e anche del tuo corpo, nel caso tu sia morto. Una scuola ha un carattere diverso, riguarda i processi formativi e coinvolge le immagini, il bagaglio culturale, i contenuti che giorno dopo giorno si definiscono e “fanno crescere”. Colpire una scuola non significa dunque colpire solo il presente o la tradizione di una comunità, ma il suo futuro.
Non è un problema limitato a quella scuola e non sarà solo a Tolosa, perché ovviamente il mondo non finisce a Tolosa. Ma la tragedia di Tolosa segnerà una nuova tappa di un processo di accresciuta diffidenza verso ciò che è il mondo esterno, verso ciò che non è ebraico. A Tolosa, di fronte a una scuola, si è infranto un contratto – o forse più realisticamente, ciò che restava di un contratto - fondato sulla fiducia di ricevere tutela, ma anche sulla curiosità di aprirsi al mondo, di conoscerlo, non per diffidarne, ma per saperne di più.
Da domani una parte importante della pedagogia, della costruzione della propria personalità culturale passerà per una didattica dell’autodifesa, del controllo degli spazi, dell’allargamento della frattura tra un mondo e il resto del mondo. In breve tra “noi” e “loro”. Non sarà solo una distanza fisica, ma sarà anche un ritrarsi. Tutelarsi vorrà dire mantenere le distanze. E’ una dimensione che in Francia – ma non solo in Francia – ha una lunga storia. Una storia che in Europa ha almeno un trentennio di vita e che non è solo la conseguenza dei processi immigratori, dei conflitti dovuti alla presenza rilevante di “stranieri”, delle integrazioni non perseguite o delle politiche securitarie.
E’ anche la conseguenza di processi profondi, di disagio che le vecchie società europee hanno iniziato a vivere al momento dell’inizio della crisi del ciclo fordista quando la crisi del petrolio ha fatto riscoprire all’Europa la sua dimensione di debolezza, di fragilità. L’attentato di stamani ha sicuramente motivazioni legate all’attualità, ma ha una lunga storia che non nasce in medio Oriente, ma che è nel malessere profondo dell’Europa da molto tempo.
*storico sociale delle idee
argomenti: Esteri

Comments
@Vilfredus Paretus
È indubbio che le comunità ebraiche dispongano di un potere notevole in Europa e nell'Occidente in generale. Personalmente, credo che se gli ebrei sono riusciti ad acquisite tali posizione di potere, buon per loro. Questo naturalmente non significa che gli ebrei controllano tutto e tutti, come dice certo estremismo. Il punto è che, chiunque stia governando l'Occidente, lo sta portando verso il disastro. Qui sta il vero problema. A me interessa relativamente che chi guida l'Occidente sia una cospirazione ebrea, tedesca, armena o siciliana. A me interessano i risultati. E i risultati sono quello che sono: andiamo verso il suicidio, tutti quanti allegramente, mentre ci compiacciamo di quanto siamo in gamba. E se andiamo a fondo, andiamo a fondo tutti insieme, ebrei inclusi. Ergo sarebbe importante che siano anche gli ebrei, dato il loro indubbio potere, e la loro facoltà di parlare anche fuori dai mille Denkverbot che ci circondano, a cambiare la traiettoria dell'Occidente. Anche perché a quanto ne so in Cina gli ebrei contano ben poco, e la rovina dell'Occidente equivale alla rovina dell'ebraismo.
In Europa c'è un forte antisemitismo latente che nei periodi peggiori della storia europea (come il momento attuale) riemerge drammaticamente. La Francia, dopo gli USA e assieme alla Gran Bretagna, è il paese occidentale con il maggior numero di cittadini appartenenti alla comunità ebraica. E' uno dei paesi maggiormente "sionisti" dell'Occidente e uno di partner storici di Israele. La comunità ebraica conta più di 600mila persone, ma se volessimo contarli nel complesso, il numero di francesi di origine ebraica è molto elevato e supera diversi milioni. I maggiori intellettuali, cineasti, artisti, imprenditori, filosofi, scienziati, intellettuali e banchieri di Francia appartiene a questa comunità. Il potere politico, culturale, economico e militare della lobby ebraica in Francia è impressionante, molto più che in Italia, ed è simile a quello che essa detiene negli USA. Io non sono antisemita, per carità, ma voglio partire da un dato di fatto. Pairigi è una delle capitali del sionismo occidentale dopo New York e Londra Sarkozy è un ebreo ungherese, l'intellettuale radical chic Bernard-Henri Lévy è di origine ebraica ed è apertamente sionista, Polanski un ebreo polacco. La tolleranza e la libertà intellettuale che si respira a Parigi non si respirerà mai a Milano. Roma, Madrid o Lisbona. Adesso, quello che si sta verificando in Francia ed in Europa è che la crisi sta facendo riaffiorare tutti gli estremismi, tutti gli scheletri nell'armadio e tutte le insofferenze di quelle persone e di quelle comunità che si sentono escluse dal benessere e dalla società: mi riferisco in questo caso ai maghrebini e agli arabi in generale residenti in Francia che detestano la comunità ebraica e mi riferisco alla destra ultranazionalista francese che di fatto ritiene che il potere sia nelle mani dei sionisti e la crisi finanziaria sia opera del sionismo internazionale. La miscela esplosiva di esclusione sociale, di estremismo e di crisi economica diventa quindi distruttiva e incontrollabile. Non è solo una violenaza verso la comunità ebraica, ma anche contro le altre minoranze che vengono ritenute essere un pericolo per l'identità nazionale e i diritti dei cittadini (cittadini francesi, tedeschi. inglesi etc etc). L'Europa sta prendendo una brutta piega e non so dove arriveremo di questo passo. E' inquietante quelle che è accaduto in Norvegia, a Liegi, a Firenze e oggi a Tolosa.
In Europa c'è un forte antisemitismo latente che nei periodi peggiori della storia europea (come il momento attuale) riemerge drammaticamente. La Francia, dopo gli USA e assieme alla Gran Bretagna, è il paese occidentale con il maggior numero di cittadini appartenenti alla comunità ebraica. E' uno dei paesi maggiormente "sionisti" dell'Occidente e uno di partner storici di Israele. La comunità ebraica conta più di 600mila persone, ma se volessimo contarli nel complesso, il numero di francesi di origine ebraica è molto elevato e supera diversi milioni. I maggiori intellettuali, cineasti, artisti, imprenditori, filosofi, scienziati, intellettuali e banchieri di Francia appartiene a questa comunità. Il potere politico, culturale, economico e militare della lobby ebraica in Francia è impressionante, molto più che in Italia, ed è simile a quello che essa detiene negli USA. Io non sono antisemita, per carità, ma voglio partire da un dato di fatto. Pairigi è una delle capitali del sionismo occidentale dopo New York e Londra Sarkozy è un ebreo ungherese, l'intellettuale radical chic Bernard-Henri Lévy è di origine ebraica ed è apertamente sionista, Polanski un ebreo polacco. La tolleranza e la libertà intellettuale che si respira a Parigi non si respirerà mai a Milano. Roma, Madrid o Lisbona. Adesso, quello che si sta verificando in Francia ed in Europa è che la crisi sta facendo riaffiorare tutti gli estremismi, tutti gli scheletri nell'armadio e tutte le insofferenze di quelle persone e di quelle comunità che si sentono escluse dal benessere e dalla società: mi riferisco in questo caso ai maghrebini e agli arabi in generale residenti in Francia che detestano la comunità ebraica e mi riferisco alla destra ultranazionalista francese che di fatto ritiene che il potere sia nelle mani dei sionisti e la crisi finanziaria sia opera del sionismo internazionale. La miscela esplosiva di esclusione sociale, di estremismo e di crisi economica diventa quindi distruttiva e incontrollabile. Non è solo una violenaza verso la comunità ebraica, ma anche contro le altre minoranze che vengono ritenute essere un pericolo per l'identità nazionale e i diritti dei cittadini (cittadini francesi, tedeschi. inglesi etc etc). L'Europa sta prendendo una brutta piega e non so dove arriveremo di questo passo. E' inquietante quelle che è accaduto in Norvegia, a Liegi, a Firenze e oggi a Tolosa.
Il commento di David è lucidissimo, e le parole di Maria Meriggi del tutto condivisibili. Ha detto assai meglio di me quello che anch'io penso. Ciò detto, anche qui tre quarti dei commenti sono intrisi di fanatismo. BASTA! Chi uccide bambini è un nazista. Chi attacca una scuola un criminale. Il resto è fuffa.
l'analisi di david è dolorosamente illuminante e anche - implicitamente-apre all'unica speranza per uscire da questo incubo. ma stasera c'è spazio soprattutto per il dolore e la condivisione.
condivido pienamente il messaggio di DF in particolare quando dice:Non è solo la comunità ebraica oggi in Francia, a sentirsi attaccata. Basterebbe per una volta non dire "voi non potete capire".
Ogni atto di antisemitismo offende e colpisce la nostra comune umanità.
Io credo che le comunità ebraiche debbano effettuare un ripensamento del loro appoggio pressoché incondizionato ad una politica che impedisce ad Israele di vivere in pace con i propri vicini e aizza un antisemitismo da parte islamica che non aveva radici storiche come quello cristiano europeo.
La pace diminuirebbe molto l' antisemitismo e il verificarsi di attentati come quello odierno, la guerra provoca lutti a tutti gli ebrei del mondo.
Io credo che le comunità ebraiche debbano effettuare un ripensamento del loro appoggio pressoché incondizionato al "multiculturalismo". Il multiculturalismo sta andando contro gli interessi vitali delle comunità ebraiche, in quanto crea società fortemente instabili, e in questa instabilità prima o poi gli ebrei vengono sempre coinvolti dalla parte delle vittime. Gli ebrei stanno diventando il bersaglio di un tiro incrociato tra componenti antisemite di segno opposto ma che si alimentano a vicenda - cosa visibilissima in Francia tra l'antisemitismo islamico e l'antisemitismo neonazista anti-immigrazione. Questo non va. Interesse delle comunità ebraiche, credo, è quello di vivere in società relativamente stabile, e il multiculturalismo, come stiamo sperimentando, mina le fondamenta stesse di tale stabilità. Urge un ripensamento e un cambiamento di atteggiamento politico delle comunità ebraiche su questo punto. Se si dovesse verificare, non rimarrebbe inascoltato dai governi europei.
Caro David,
è da Parigi che rispondo e la costernazione è immensa. Tutelarsi... è un'abitudine, nascondere un segno distintivo anche, una catenina con una assai discreta Magen David mi è costata uno sputo in pieno centro. Eppure posso bussare alla Moschea di Drancy (proprio quel Drancy) e l'Imam mi offre un tè verde dicendomi Shalom. Peccato che per questa sua apertura debba andare in giro con la scorta. In piena campagna presidenziale dici. Appunto. Da mesi la Francia dibatte su falsi temi come l’identità nazionale, l’islamizzazione, il numero chiuso per gli immigrati di qualunque paese. Nelle parole dei politici di destra come di sinistra si confondono crisi, immigrazione, nazionalismo, in una crescente spirale di intolleranza o falsa comprensione. Tutti dettagli che fanno crescere l’aggressività, riaprono antichi rancori. Proprio il Ministro degli Interni Claude Guéant si è detto “sommerso dal dolore”, lui che pochi giorni fa ha dichiarato che “non tutte le civiltà si equivalgono” senza essere richiamato all’ordine dal proprio partito, quello al governo, che si sta spostando sempre più a destra quasi a fondersi al Fronte Nazionale su alcuni concetti. E’ giunto ora un comunicato d’agenzia che dice che l’arma utilizzata stamani sarebbe la stessa che ha ucciso tre militari paracadutisti a Montauban nei giorni scorsi. Allora crimine antisemita, xenofobo, neonazista… comunque un atto di follia criminale. E tutti coloro che stanno decantando le proprie lodi dai palchi per farsi eleggere presidente dovrebbero sentirsi un po’ colpevoli…
Il mondo ebraico non deve correre il rischio di chiudersi a riccio nel ghetto spinto dall'istinto all'autodifesa,
Certo che se lo dice il direttore della biblioteca intitotata ad un terrorista, il compagno Osvaldo alias Giangiacomo Feltrinelli, legato all Brigate Rosse ed allo stragismo palestinese...
Il mondo ebraico non deve correre il rischio di chiudersi a riccio nel ghetto spinto dall'istinto all'autodifesa,
Certo che se lo dice il direttore della biblioteca intitotata ad un terrorista, il compagno Osvaldo alias Giangiacomo Feltrinelli, legato all Brigate Rosse ed allo stragismo palestinese...
Caro David e cara Linkiesta, io ho passato tutta la vita scolastica dopo l'attentato a Roma nel 1981 con i passaggi di sicurezza all'entrata e all'uscita da scuola. Soldati, guardie più o meno in uniforme, dentro e fuori la scuola. Polizia, Carabinieri, Alpini, perfino Guardia di Finanza, a farci da angeli custodi.
Non ho strumenti per valutare la tragedia umana di Tolosa in termini nazionali francesi, o in termini europei. Però posso dire con certezza che ci si può sentire in ghetto in mezzo alla New York iperebraica dell'Upper West Side, e non sentirsi affatto in ghetto anche ridefinendo gli spazi sicuri della scuola in cui si studia tutti i giorni.
Il ghetto è dentro di noi, ha sicuramente detto qualcuno prima di me. Sta ad ognuno (soprattutto sta agli insegnanti) buttare giù le mura con il coraggio della presenza civile, e della condivisione del presente con il resto della cittadinanza. Non è solo la comunità ebraica oggi in Francia, a sentirsi attaccata. Basterebbe per una volta non dire "voi non potete capire".
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