Intervista

“Bene la Tobin tax, ma non basta per disciplinare i mercati”

La Tobin Tax fu concepita negli anni '70 per mettere un po' di sabbia negli ingranaggi dei mercati m

Particolare di Tightrope walker di Slawek Gruca

Dall'incontro del movimento no global a Puerto Alegre che nel gennaio  2001 rilancò l'idea, al "tecnico" Mario Monti che oggi l'ha benedetta al Senato, la Tobin tax di strada ne ha fatta parecchia. Solo che ora, dice a Linkiesta Luigi Campiglio, professore ordinario di Politica Economica e pro-rettore presso l'Università Cattolica di Milano, nell'epoca in cui le transazioni finanziarie sono gestite da algoritmi sullo scarto di pochi centesimi di secondo, un lasso di tempo così breve da non permettere manco l'intervento dell'uomo, la Tobin tax è ancora più necessaria di prima, anche se da sola non è sufficiente a tenere la briglia tesa alle «esuberanze irrazionali» dei mercati finanziari. 

La tassa deve il suo nome a James Tobin, professore di economia a Yale e premio Nobel che la concepì negli anni '70 come meccanismo di stabilizzazione dei mercati valutari, salvo prendere le distanze dalla caratterizzazione “no global” che le è stata appiccicata dopo che l'idea fu sposata da Le Monde Diplomatique (e poi dal premier socialista Lionel Jospin) a fine anni '90. «La preveggenza di Tobin - dice Campiglio - suggeriva la necessità di mettere un po' di sabbia negli ingranaggi di un sistema finanziario la cui velocità di transazione era tale che poteva comportare un'instabilità dei mercati, al di là delle intenzioni di chi opera». La sua era quindi un' «anticipazione profetica di un fenomeno che ha raggiunto livelli mai conosciuti prima» con l'evoluzione negli ultimi anni dei modelli algoritmici e delle tecnologie che hanno raggiunto il loro apice nelle transazioni ad alta frequenza (high frequency trading), su cui le authority di Borsa hanno già cercato di intervenire negli ultimi anni.

«Da questo punto di vista può apparire un po' passata, come un cavallo sta a una Ferrari». Eppure «una sua utilità ce l'ha ugualmente perché quella sabbia di cui si parlava negli anni '70 è più che mai necessaria oggi per frenare gli eccessi di volatilità specialmente davanti agli strumenti moderni che rischiano di andare fuori controllo, come del resto è già successo» in almeno un paio di casi. Certo ora «non è più sufficiente ma questo non vuol dire che, se inserita all'interno di un pacchetto più complessivo, non serva». Il nodo centrale della crisi è che «ci stiamo muovendo su un cammino di disciplina fiscale che rischia di diventare impraticabile in assenza di una maggiore disciplina dei mercati finanziari. Senza quest'ultima si mette in pericolo quella dei bilanci pubblici».

Certo, fosse stata introdotta subito, negli anni '70, «avrebbe aiutato fin da allora a creare norme di comportamento affidate non solamente alla velocità di transazione». Tuttavia, continua Campiglio, «non è troppo tardi, anzi potrebbe essere ancora più appropriata per frenare questi arbitraggi su tempi infinitesimali. Se io metto anche pochi centesimi di imposta su questi arbitraggi infinesimali che proprio da questa rapidità di esecuzione traggono i loro guadagni, probabilmente un elemento di minor volatiità la introduco. Certo a distanza di 40 anni ben altri sono gli insiemi di provvedimenti di cui deve essere composta questa maggiore disciplina dei mercati finanziari». E certo o la si applica in sede di G20 o se resta a livello locale provoca solo uno spostamento delle transazioni su altri mercati - che è la premessa di questo discorso. 

Ma appunto da sola la Tobin tax non sarebbe più sufficiente. Ad esempio, sui mercati finanziari Usa le banche più grandi gestiscono circa l'80% delle transazioni. «Non è un mercato concorrenziale da libro di testo, anzi stiamo parlando di un sistema fortemente oligopolistico e in una situazione simile le probabilità di collusione o di accordi taciti sono alte». La Tobin tax avrebbe allora un senso se inserita in una serie di provvedimenti «che comportino per esempio una maggiore trasparenza degli operatori e che possano intervenire nei contronti dei meccanismi oligopolistici». E questo solo per indicare una delle misure che andrebbero introdotte assieme alla nuova imposta.   

Intanto, comunque, la Ue si è già mossa. Il meccanismo approvato da Bruxelles lo scorso 27 settembre prevede due aliquote leggere (fra lo 0,01% e lo 0,05%), una, per tutti gli scambi di strumenti finanziari diversi dai derivati e una seconda per questi ultimi. Una mossa per fare  pressione sul G20 nella consapevolezza appunto che, o viene approvata a livello globale, o la sua efficacia diventa nulla. 

Un approccio quello alla Tobin tax che non piace ai giornali finanzari anglosassoni. Il Financial Times ha pubblicato un documento sul possibile impatto secondo il quale, se entrasse in vigore la Tobin Tax europea, ci sarebbe un calo medio del Pil Ue dell’1,8%. La ragione sarebbe la fuga dei mercati dall’Europa anche con aliquote così basse: secondo lo studio il 10% delle transazioni nel mercato delle securities si trasferirebbe altrove o cesserebbe del tutto mentre quello dei derivati crollerebbe addirittura del 70-90%. Ma Campiglio è molto scettico («vorrei vedere come hanno fatto quello studio. Mi sembra una pura follia. Certo stiamo introducendo una tassa in più e in questo momento ce ne sono già molte») mentre ride del fatto che il Wall Street Journal abbia ricordato che la tassa sulla speculazione dell'oro applicata dal Congresso Usa nel 1863 portò il costo dell'oncia da 198 a 250 dollari nell'arco di poche settimane costringendo i legislatori ad una frettolosa marcia indietro («è comico pensare che un giornale serio debba ricorrere ad un esempio dell'800 per motivare la sua opposizione»).  

Insomma la differenza rispetto all'epoca di Jospin e della battaglia ingaggiata da Le Monde Diplomatique è che questa volta «stiamo parlando di una cosa che si può fare davvero», anche se nessuno si nasconde che raggiungere il consenso in sede G20 non sarà certo una passeggiata.  

Twitter: @jacopobarigazzi

Comments

giuseppe santagostino's picture
Inviato da: giuseppe santagostino
15 December 2011 - 14:24

Il numero di operazioni di arbitraggio è come la febbre, ovvero un sintomo e non una causa e, come la febbre, può venire controllato non facendo nulla (nei casi normali) o ricorrendo agli antipiretici, nel nostro caso ad una tassa che renda sconvenienti le infinite operazioni che i computer eseguono assecondando i movimenti ribassisti o rialzisti.
Diverso è guardare alle cause che risiedono nel mix micidiale di spesa pubblica keynesiana (che ha portato a bilanci statali fragili), mandati elettorali a scadenza e concentrazione finanziaria in poche mani, svincolate sostanzialmente dai ratios patrimoniali delle banche tradizionali e che possono giocare al ribasso all'infinito fintanto che su di una qualsiasi piazza sono consentite le vendite allo scoperto.
Il mercato fa sì pulizia dei bilanci impresentabili, come quelli della Grecia, ma riesce anche a fare strame di quelli soltanto discutibili, come il nostro, con ricadute sull'economia reale: il rimedio, tanto ovvio da sembrare banale, è mettere ordine in casa potendo contare sul sostegno finanziario di tutti i paesi, ovvero rendere razionale l'operare politico dei paesi Euro.
E vietare le vendite allo scoperto che, come ricordava Ravelli, finanziere comunista, sono l'unica fonte certa di guadagno per un qualsiasi speculatore.

Andrew Sentance's picture
Inviato da: Andrew Sentance
15 December 2011 - 10:17

E un altra cosa,
'se io metto anche pochi centesimi di imposta su questi arbitraggi infinesimali che proprio da questa rapidità di esecuzione traggono i loro guadagni, probabilmente un elemento di minor volatiità la introduco.'

Un arbitraggio è un operazione dove si compra un strumento su un mercato e vende allo stesso momento lo stesso strumento su un altro mercato perché i prezzi sono leggermente diversi. Effetto netto sul mercato è 0.

Quindi, queste operazioni servono per rendere i prezzi omogenei in tutti i mercati che, probabilemente, riduce la volatilità e è anche utile per l'investitore perché può comprare in qualsiasi mercato al prezzo 'giusto'. E arbitraggi, per definizione, non hanno un effetto sulla direzione del mercato, allora pensare che mettere un Tobin tax per frenare queste operazioni e pensare che può frenare la volatilità eccessiva dimostra un ignoranza totale.

L'altra cosa che fanno questi computers è scalping e front running che la gente ha fatto da anni a mano, adesso lo fanno i computers perché sono meglio.
E questi programmi sono probabilmente anche il motivo per il famoso 'flash crash' di cui si parla sopra. Ma il mercato ha perso il 9% al massimo per poi chiudere al meno 3%. Mentre, nel 1987 lunedì nero, il mercato ha perso 22.6% senza chiaro motivo. Quindi mi sembra che andiamo già meglio di prima.

In generale, aumentare le tasse sul trading non serve a fare altro che rendere il trading più costoso. Se vogliono avere più rigore nei mercati, magari provono a rivedere le regole del mercato. Che forse è anche necessario, ma di cui si parla poco.

massimo's picture
Inviato da: massimo
15 December 2011 - 00:14

Altro che Tobin tax. Oramai siamo senza scampo è la fine di un era economica che sul principio di archimede ha ragiunto il suo massimo livello. Adesso ci sarà un collasso che portera l'Europa a una crisi storica senza precendenti e forse tale crisi causera non pochi danni dovuti dagli scioperi delle masse di esasperati così come ha riferito il generale 5 stelle del pentagono. Prepariamoci al blocco degli stipendi e delle pensioni.

Andrew Sentance's picture
Inviato da: Andrew Sentance
14 December 2011 - 23:56

Pity that if you introduce a Tobin Tax now, people will stop trading and then the volatility is only going to increase.

The reason that there is so much volatility at the moment has little or nothing to do with high frequency trading and much more to do with the fact that most investors are scared to make a move because, whilst being plainly aware that the Western economies are facing massive problems, they are unsure whether we are going to see massive deflation or massive inflation. We are seeing large emotional swings because everyone is tense and politicians are not making the situation any easier by producing half baked plans to make plans on summits every 6 weeks which only confuse people.

And if the financial markets are controlled by an oligopoly why are prices for trading low, like 0.02% now as opposed to 0.2% 10-15 years ago, and spreads narrow? The big banks have an oligopoly because people go where the liquidity is as this generally allows them to get a better price. This is why Generali stopped trading on the Trieste stock market and ended up only trading on the Milan stock market.

And generally algorhythmic trading was an improvement for most operators and allowed for better prices for clients because computers make far fewer mistakes than humans do. Thus, if I was previously tasked with buying Telecom at as close to the volume weighted average price as possible, there was some notable slippage either above or below, now I use an algorhythm, go and do something else productive and return to find that generally the computer program has followed the order much better than I would have done. To say nothing of trying to do a long/short trade or share class trading.

Please stop interviewing economics professors about financial markets, it's like talking to nuns about sex.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
15 December 2011 - 16:06

Dear Mr. Andrew Sentance,
you should respect more the nuns, who know better human behavior than many economics professors and financial analysts. Of course arbitrage trading has virtues in normal times - as everyone knows - but these are not normal times: we are living expectional times. This was exactly the case for the Long-Term Capital Management case and the non-technical book by Roger Lowenstein is still a must reading: the title "When Genius Failed" could have been "When Arbitrage Failed". I hope you are among those that don't forget history, repeating the same mistakes in the lifespan of the same generation: your clients and the management of their AUM will benefit. Beware of conflict of interests.

With my best regards,
Luigi Campiglio

P.S. I took the liberty of answering a comment, which for me is unusual: it is a unique exception because I did't want nuns to be offended. If you want to continue this discussion send me a mail.

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