Bersani-Grillo è solo una rissa in quel che resta della sinistra
Paolo Franchi
Riproponiamo l’analisi di Paolo Franchi pubblicata oggi sul Corriere della Sera. Dalla, quella sì, g
Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani (Afp)
Una rissa a sinistra? Benvenuti a Babele. Se le categorie concettuali, così come le abbiamo ereditate dalla storia, hanno un senso, Beppe Grillo non è certo (e neppure vuol essere) «di sinistra»; così come non lo sono, né vogliono esserlo, Antonio Di Pietro o Marco Travaglio. Sul fronte opposto, però, neanche il Pd, nonostante la torsione «socialdemocratica» che gli ha impresso Pier Luigi Bersani, e il ruolo preponderante che vi hanno gli ex e i post comunisti, è, allo stato, un partito di sinistra.
Su che cosa di preciso il Pd intenda diventare da grande, dibatte, anche se un po' distrattamente, da tempo ormai immemorabile, e sull'esito del confronto, sempre che un esito alla fine ci sia, nessuno può avanzare previsioni sensate.
Ma a Babele, ci piaccia o no, viviamo: e dunque sì, questa in corso è senza dubbio, a modo suo, una rissa a sinistra o, per essere più precisi, in quel che resta della sinistra italiana. Una rissa, non una guerra. Perché la guerra civile della sinistra italiana, quella tra comunisti e socialisti, si consumò negli anni Ottanta, e si concluse, avrebbe detto il vecchio Marx, con la comune rovina delle parti in lotta. Sembrò, per qualche tempo, che le cose stessero, o potessero stare altrimenti, che a fronte della damnatio memoriae cui erano dannati i socialisti, agli eredi del Pci stesse arridendo, all'apparenza almeno fuori tempo massimo, la più strana delle vittorie. Ma si trattò di un clamoroso abbaglio.
La sinistra, tutta la sinistra, aveva smarrito, con i suoi partiti, le sue identità tradizionali, e non aveva voluto, saputo o potuto (a questo punto, fa lo stesso) elaborare il lutto. Neanche nei suoi anni migliori era stata la fortezza serrata e inespugnabile di cui si chiacchiera. Mai, però, davvero mai, era stata così incapace di esprimere un proprio autonomo punto di vista (lasciamo perdere le visioni del mondo), e quindi così esposta a ogni sorta di incursione, politica e, prima ancora, culturale. Prima tra tutte quella di un giustizialismo ora colto e, a modo suo, riformatore, ora orgogliosamente plebeo, ma sempre abbondantemente nutrito di un'avversione quasi di pelle (verrebbe da dire: di una repulsione) non solo, come sarebbe stato sacrosanto, verso il degrado della politica e dei partiti, ma verso la politica e i partiti in quanto tali: come se dal profondo della storia nazionale fossero riemersi i mostri faticosamente tenuti a bada, dal governo e dall'opposizione, nei decenni migliori della Prima Repubblica.
Adesso, anche le eterne mosche cocchiere che allora, e poi per molti anni, li adularono e li evocarono, quasi fosse possibile per una sinistra ormai nana appollaiarsi sulle spalle di simili giganti, di fronte all'avanzare impetuoso della cosiddetta «antipolitica», che non a caso prende a suo principale bersaglio il Quirinale, lanciano un grido di allarme: attenzione, per carità, questa non è una sinistra più radicale e più ostile ai compromessi, questa è una nuova, pericolosissima destra. Vero, verissimo, anche se era vero, anzi, verissimo pure ieri e l'altro ieri, quando in nome delle superiori esigenze della lotta contro Silvio Berlusconi e il berlusconismo dilagante ogni diverso parere, ogni distinguo, ogni approccio critico era messo al bando sotto l'accusa di collusione (o, come si diceva, di inciucio) con il nemico: basta frequentare un po' il web per leggere, anche senza tirare in ballo il fascismo, come fa per antico riflesso condizionato Bersani, cose che a un vecchio militante della sinistra, ma pure a un vecchio democratico, fanno rizzare i capelli in testa.
Ma il problema non è di natura, diciamo così, definitoria. Il problema è che temi, espressioni, luoghi comuni tradizionalmente di destra (e non di una destra «montanelliana», ma di una destra profonda, limacciosa, risentita) hanno preso alloggio, e non solo nelle ultime settimane, in una parte importante (tutto sta a capire quanto) di un campo, quello della sinistra, politicamente e culturalmente sguarnito, per i motivi relativamente antichi di cui sopra e anche per più recenti, clamorose sviste.
Nel dopoguerra Palmiro Togliatti poteva permettersi di fare l'occhiolino, a distanza di sicurezza, a Guglielmo Giannini e all'Uomo qualunque, alla vigilia delle elezioni del 2008 Walter Veltroni, dopo aver evocato lo spirito del Lingotto, avrebbe fatto bene a fermarsi a riflettere non una, ma cento volte prima di chiudere la porta in faccia ai socialisti per spalancarla a Di Pietro; e, se è per questo, anche Bersani ci avrebbe dovuto pensar bene su, prima di farsi immortalare nella celebre foto di Vasto. Ora il segretario del Pd, un emiliano di sostanza che con i grillismi colti o plebei non ha mai avuto molto da spartire, prova a dare la battaglia politica e ideale che si sarebbe dovuta condurre in tutti questi anni, e che invece, in primo luogo per opportunismo, non è stata data. Non può fare altrimenti, perché siamo probabilmente prossimi (e per capirlo basterebbe fermarsi a ragionare un momento anche sul senso politico degli attacchi rivolti a Giorgio Napolitano) al momento della verità. Che lo faccia bene, con gli argomenti e i toni giusti, è naturalmente un altro discorso. Che non lo faccia a tempo pressoché scaduto, purtroppo, pure. Ma questo ce lo diranno solo le prossime elezioni e forse, prima ancora, la legge con cui andremo a votare: sbaglierò, spero, ma quella di cui a giorni alterni si vocifera sembra fatta apposta per scatenare tutti i mostri.

Comments
Difensore degli evasori fiscali. Contro la cittadinanza italiana per chi nasce in Italia. Difensore della mafia (uccide solo per necessità). Lasciamo perdere tutto il resto, basta questo per non far superare a Grillo il pre-esame per definirsi di sinistra.
Grillo di sinistra??? Mah? Sarà mancino...
Ma veramente iscrivete il Sig. Grillo nella famiglia della sinistra? Non vi pare di fare una considerazione errata? Il Sig. Grillo non ha nessuna caratteristica di sinistra, quindi, partendo da tale realtà, provate a riconsiderare le vostre affermazioni. Provate.
BERSANI-GRILLO. Il primo, metaforicamente parlando:"Quel che resta del giorno" (vedi il film: "The Remains of the Day" - Vikipedia). Il secondo, sempre metaforicamente parlando:"Uno, nessuno, centomila" (pirandellianamente citando, Vikipedia). La grande assente:"La lotta di classe" che fu (il secondo mezzo secolo del '900: il mio termpo storico, ovverosia "Il Secolo breve" di Eric Hobsbawm). L'argomento del giorno:"Le alternative inesistenti" (citazione alla maniera di Italo Calvino). La "conclusione": Hanno avvelenato i pozzi della "proprietà collettiva" avendo travasato tutto il travasabile nella "proprietà privata". Questo è lo spettacolo finale: "BER.LUSCONI-BER.SANI-BE.PPE GRILLO". Un vero e proprio "AUTODAFE'" (medievale). Alias: siamo veramente alla "FINE della STORIA". Ma, precisiamo, solo quella dell' "Occidente", che, infatti, non è TUTTO l'Universo MONDO (per nostra immensa fortuna!). Amen!
grillo sinistra è un'idea che non sta nè in cielo nè in terra.
pagliacci
Bersi, cosa ne diresti di una bella briscoletta dopo aver aver fatto una amichevole merenda a base di salame e formaggio ben annaffiata con un buon bicchiere di vino?
Lascia perdere, tu non sei un politicante, non farti fagocitare dalle solite pagliacciate; il compagno Don Camillo ti sta aspettando in Trattoria!
L'unica seria costatazione è che Grillo e i Casaleggio (ricordiamo che Casaleggio per sua ammissione pubblica al Corriere della Sera, è l'organizzatore dei "vaffa day", nonchè organizzatore e fondatore del partito, Grillo ne è soltanto il "volto" pubblico) hanno mantenuto ciò che di peggio il berlusconismo ha cavalcato negli ultimi ventanni, cioè il cialtronaggio politico, gli insulti e le denigrazioni dell'avversario, l'arroganza politica, la sindrome di superiorità e l'esaltazione del leader, la demagogia e il becero populismo.
Di sicuro l'Italia avrebbe fatto certamente a meno di mantenere il peggio del berlusconismo, reciclato nel grillismo.
Ci vorrebbe una maggiore precisione e anche un rispetto per le parole. Bersani non ha mai dato del fascista a Grillo o a Di Pietro, nè tanto meno al web o ai grillini (tutte cose che nella semplificazione generale vanno per la maggiore). Ha denunciato un tipo di linguaggio che è fascista. Inoltre, perchè rissa a sinistra? Come al solito si confonde l'aggressore con l'aggredito e, come succedeva con Berlusconi, chi offende e aggredisce, poi passa a fare subito la vittima, quando l'aggredito si difende.
Cito: "una destra profonda, limacciosa, risentita) hanno preso alloggio, e non solo nelle ultime settimane, in una parte importante (tutto sta a capire quanto) di un campo, quello della sinistra...". Appunto: i campi li ha portati in politica la destra.
Ma facciamo un gioco. Ognuno provi a dimenticare per un momento tutto quello che sa sui politici italiani, su quello che dicono, e sulle loro proposte. Poi pensi una cosa che andrebbe fatta. Se siete riusciti a pensare una cosa (sensata o no) che non è equidistante tra destra e sinistra, mi taglio i testicoli.
Perché la verità è che c'è un campo solo, il problema è che se lo si dicesse chiaramente i giornalisti che vivono di notizie che non c'entrano niente con la politica (cioè quelle sul parlamento) rimarrebbero tutti disoccupati.
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