Formigoni perde Roth in Expo 2015: a farlo saltare è (anche) Pisapia

Alessandro Da Rold

Più poteri sugli appalti dell’Expo 2015 e la possibilità di scegliere in autonomia il personale. Sono state queste le richieste che Luigi Roth, fresco di dimissioni dal Padiglione Italia, avrebbe fatto al governo e al comune di Milano. Ma la risposta di palazzo Marino come di palazzo Chigi è stata un «no» grande come una casa. Anzi, c’è chi mormora siano state usate parole poco forbite contro quest’uomo di punta del sistema economico politico lombardo, da sempre molto vicino al presidente di regione Lombardia Roberto Formigoni. Di fatto, se le dimissioni dovessero essere accolte da Mario Monti, si tratterebbe dell'ennesimo scontro di potere su Expo, tra Pisapia e Formigoni, con la vittoria del primo sul secondo. In sostanza, si tratta dell'ennesimo colpo al potere formigoniano, già minato dalla raffica di indagini della procura di Milano che ha travolto la regione Lombardia. 

L’idea di Roth, infatti, era quella di avere una «doppia stazione appaltante» nello stile dell’Expo 2010 di Shangai. Tutto ruota attorno al decreto che il governo sta preparando per definire le competenze dell’ufficio del commissario. Nel testo, al momento, è stabilito che la stazione appaltante è la società Expo mentre il commissario avrebbe solo poteri «di attuazione». Roth non ha gradito un ruolo di così scarsa autonomia gestionale, soprattutto per uno come lui, che fu il primo nel 2007 a proporre l’idea di un Expo 2015 a Milano. «Ma non siamo in Cina e i soldi sono pochi», gli avrebbe risposto a muso duro un esponente della giunta di Giuliano Pisapia. 

Roth nella sua lettera di dimissioni inviata a Monti spiega: «Le condizioni date non consentono a mio avviso una performance di qualità coerente con le aspettative del governo e del Paese», scrive il presidente di Terna. L’ormai ex commissario non è appunto d’accordo con la separazione tra soggetto attuatore del padiglione (ruolo affidato a lui) e stazione appaltante dei lavori, ovvero la società Expo Spa. Una separazione che per Roth avrebbe significato essere dipendente dall'Expo Spa di Giuseppe Sala. Per questo motivo, Roth parla di una governance «inadeguata alla complessità del progetto, confusa e potenzialmente conflittuale con il rischio di generare sovrapposizioni di ruoli, ulteriori ritardi e uso inefficiente delle risorse economiche». 

Ma se da più parti si esprime viva preoccupazione per le dimissioni di Roth - Pisapia ritorna a chiedere a Monti un intervento dopo la minaccia delle sue dimissioni da commissario di due settimane fa - dall'altra c'è chi, come i Radicali, non può che mostrare soddisfazione per l'addio dell'ex numero uno di Fondazione Fiera. Quando fu nominato su consiglio di Formigoni, infatti, i radicali presentarono un'interrogazione alla Camera per denunciare questa «nomina irrituale». Per quale motivo? Secondo Elisabetta Zamparutti, firmataria di quel provvedimento, c'era da evidenziare «lo stretto legame politico-professionale con Formigoni» risalente sino agli anni '90, quando Roth era in Ferrovie Nord. In ogni caso il tempo stringe. E, forse, come si mormora pure tra i banchi dell'opposizione, uno come Roth, grazie alle sue conoscenze avrebbe potuto velocizzare i lavori. 

Comments

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
26 June 2012 - 22:28

"La tela del ragno" si sta smembrando ed è una "Fuga senza fine". Presto con la "Confessione di un assassino" avverrà il "Trionfo della bellezza".

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