Grillo, Scotti, e adesso anche Mentana. Seppur "virtualmente".

Il popolare giornalista, volto di La7, tramite la sua pagina Facebook ha lanciato il sasso. Senza però nascondere la mano.

C'è un "se" imponente quanto un palazzo. Discriminante essenziale nell'argomentazione condotta da Mentana:

Se non facessi un altro mestiere...

Forse una critica, non troppo velata, a chi si accosta (o viene accostato) alla politica provenendo da "altri mondi".

E poi il giornalista continua illustrando il suo "progetto", seppur ipotetico:

Se non facessi un altro mestiere, mi piacerebbe fondare un movimento per il lavoro ai giovani, da portare alle elezioni. Poggerebbe su un programma semplice: ribaltare tutto il nostro impianto sociale e normativo, politico e sindacale, che tutela fino in fondo chi è già inserito nel mondo del lavoro, delle professioni e della pubblica amministrazione - dai diritti sul lavoro, ai mutui, ai sussidi di disoccupazione, alle pensioni - tutto a scapito delle nuove generazioni.
Nella concorde insensibilità verso i giovani, di cui sono corresponsabili i governi, gli imprenditori e i sindacati, non si è solo perpetrata un'ingiustizia, ma si è anche essiccata la pianta del ricambio sociale e culturale di questo paese, che - con tutto il rispetto - sembra sempre più una immensa casa di riposo. Senza smantellare lo stato sociale si possono spostare i pesi di incentivi e ammortizzatori, di defiscalizzazioni e finanziamenti verso i nuovi lavoratori.

Quasi uno sfogo quello di Mentana che, continuando, spiega le ragioni dello sfogo/provocazione. Addebitandole al rimorso per una generazione lasciata allo sbando:

Quando avevo 25 anni potevo scegliere che mestiere fare, e con me tutti i miei coetanei. Provo oggi rimorso per l'ingiustizia che stiamo compiendo verso i ventenni di oggi. E sarebbe bello e giusto battersi per invertire la tendenza, con forza.

In poche ore oltre 350 commenti, praticamente concordi tra di loro. Interventi quasi unanimi a sostegno delle parole di Mentana (i "Mi piace", tra l'altro, sono quasi 2.500). Stavolta niente tormentoni su Twitter, il giornalista ha mirato per bene andando a colpire il bersaglio rappresentato da un problema fin troppo annoso nelle dinamiche di una nazione. Di questa nazione.

32 febbraio
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