Mettiamo che avete avete un portiere fenomenale due difensori bravi e due ottimi attaccanti.
Come li schierate in campo? Per caso provate a mettere il portiere come punta assistito dai due difensori, magari lasciando gli attaccanti in difesa? Direi di no.
Eppure quando vi incaponite sulla Rai o sull'istruzione o sulla sanità pubblica, sullo stato imprenditore e fornitore di servizi che potrebbe produrre anche il mercato state proponendo esattamente la formazione che ho descritto.
Lo stato è un ottimo portiere nel senso che il rispetto della legge e l'ordine pubblico può garantirli solo lui. Se vi ostinate a volere uno stato che sia anche imprenditore state mandando in attacco il vostro portiere.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti, la porta è vuota e alcune funzioni di base che uno stato civile dovrebbe svolgere vengono trascurate. Se il ruolo di un giocatore è il portiere, è chiaro quanto possa riuscire bene come attaccante: ecco i risultati dello stato imprenditore sotto la regia dei politici.
Mi rendo conto che il forte fraintendimento di fondo è che lo stato possa essere imparziale e disinteressato, mentre i privati sono di norma cinici approfittatori. Non è così. Sono uomini i funzionari di stato e i politici, come sono uomini gli imprenditori privati. Nessuno di loro è disinteressato. Dunque il punto fondamentale è avere dei meccanismi che limitino il più possibile la disonestà.
Piaccia o non piaccia il mercato è uno di questi e si prova da millenni efficace ed efficiente. Se un imprenditore bara e i mercati funzionano, i consumatori lo abbandonano e fallisce prima che qualunque organismo burocratico debba mettersi in funzione. Dunque la maggioranza degli imprenditori che operano in concorrenza evita di barare non per bontà, ma per timore della minaccia che la concorrenza lo faccia fallire.
Non sarebbe meglio mettere il portiere in porta e i difensori in difesa, avendo uno strato che si concentrasse su le funzioni di base di far rispettare la legge, punire i criminali mentre mettiamo in attacco gli attaccanti lasciando che sia il mercato a fare impresa?
Ho dimenticato lo stato sociale? No, ne ho parlato ieri e ci tornerò ancora.
Per il momento vorrei sottolineare che: quando stato e mercato giocano nei ruoli a loro più congeniali sono una squadra fortissimi.
Non vi pare?

Comments
@Lorenzo Tondi: non é sempre cosí, io vorrei per tutta l UE il sistema Singaporegno
http://econlog.econlib.org/archives/2008/01/singapores_heal.html
Certo. Alla base ci vogliono bravi amministratori, e buoni organismi di controllo. Che il mercato sia (direttamente o indirettamente) uno di questi, è vero in teoria. Nella pratica dipende dalle circostanze, può anche accadere (accade, è accaduto) che sia lo stesso mercato a fomentare l'inefficienza.
Quanto al resto, la storia italiana più e meno recente dimostra come la mano dei politici riesca sempre ad infilarsi, pubblico o privato non importa. I politici non sono schizzinosi.
Asai, ci stiamo avvicinando al punto.
Se uomini corruttibili e talvolta corrotti sono i funzionari pubblici e uomini gli imprenditori privati;
Se la longa manus dei politici si allunga verso il privato con la stessa voracità che verso il pubblico;
Se è abbastanza palese che sia più facile per i politici influenzare i funzionari pubblici che non gli imprenditori privati (il primo caso è normale ovunque, il secondo illegale quasi ovunque)
Se è pure pacifico che ci sono cose che il mercato può fare in alternativa rispetto allo stato (NON la giustizia, NON l'ordine pubblico, NON la difesa) non diciamo se meglio o peggio (io dico meglio)
Se la risposta è affermativa a tutti questi se:
non ne discende che è preferibile che lo stato NON faccia l'imprenditore?
Riprendo da qui la nostra conversazione del post precedente (non è il partito di Oscar Giannino).
Il punto è che non occorre alcun profitto in un settore come la sanità. L'importante è curare tutti con la minore spese, e il margine di profitto incide sulla spesa.
Che il profitto possa essere uno strumento che aumenta l'efficienza è vero in certi settori e contesti, plausibile in altri, discutibile in altri ancora.
Anche nell'esperienza pratica, conosco un sacco di medici che a una competizione per ottenere guadagni maggiori preferirebbero una situazione stabile dove svolgere con serietà il loro lavoro e mantenere il loro giuramento. Senza contare che gli strumenti di valutazione del rendimento sono spesso imprecisi, e sempre limitati.
Per restare alla sicilia, il problema non è l'incompetenza dei medici delle strutture pubbliche (ci sono buoni dottori e pessimi dottori, c'è gente inetta arrivata dove è arrivata grazie al padre barone e medici competenti e responsabili), ma l'obsolescenza di quelle strutture, la mancanza di macchinari fondamentali, presenti poi, nella clinica privata del mafioso di turno.
Insomma, parliamo sempre di modelli economici, non di realtà.
E in questo discorso, non abbiamo ancora mai parlato di ciò che è lo stato, al di là del suo ruolo potenziale di soggetto economico: lo stato siamo noi. Il privato è altro da noi. Non è la stessa cosa.
Poi ripeto, anche le mie sono parole. I fatti richiedono adattamenti e mente aperta.
Detto questo, il margine di profitto fa aumentare il costo di un servizio. Per i servizi essenziali (e sanità e istruzione lo sono, la seconda inoltre ha un ruolo "politico" non indifferente) possiamo farne a meno, e affidarci al servizio pubblico. Oltretutto, un sacco di grandi portieri sono stati anche ottimi rigoristi. :-)
AIsai
I soggetti privati potrebbero anche essere delle cooperative o aziende non profit
L'importante è che abbiano un bilancio chiaro e non siano centri di spesa discrezionale in mano ai politici. Per i beni meritori come sanità e istruzione non è detto che sia auspicabile o necessario qualcuno che faccia profitti. Qualcuno che confronta ricavi (o benefici prodotti per la collegtivitá) e costi invece di vuole sempre.
Il sistema sanitario è bene che rimanga pubblico perché è a forte presenza di asimmetrie informative. In questo settore un modello a gestione privata non funziona, costa di più e copre soltanto parte della popolazione.
La sanità è un caso particolare, la metafora del portiere che va in attacco è riferita a quando lo stato si occupa di imprese commerciali.Sanità e istruzione sono beni meritori che desideriamo abbiano la più ampia diffusione possibile, ma anche lì un consto sono costose cure salvavita, un altro sono interventi di chirurgia estetica velleitaria (ossia quelli che non riguardano incidenti gravi etc)
Ad ogni buon conto, non mi è chiaro per quale motivo un ospedale pubblico dovrebbe essere migliore di un ospedale privato senza scopo di lucro per esempio.
Fammi capire, quindi la sanità pubblica non dovrebbe esserci?
A me interessa che ci sia una sanità di livello adeguato e che sia messa a disposizione anche delle persone che non possono permettersi di coprirne il costo.
Se poi il fornitore è privato o pubblico cosa importa?
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