“Sappi che sono consapevole del rischio. Voglio farlo perché ne sono convinta. Le donne devono provare a fare le cose. Quando falliscono, il loro fallimento non deve essere che una sfida per gli altri.” 

L'ultima lettera di Amelia Earhart al marito

Diane Keaton l'ha interpretata, Joni Mitchell l'ha cantata. Non potevamo non ricordarla. Amelia Earhart, sogno e simbolo femminista per generazioni, è stata un'aviatrice statunitense dell'epoca leggendaria dei bimotori, quando i cieli non erano così affollati. Oggi ricorre l'anniversario della sua traversata dell'Atlantico (18 giugno 1928); un'azione che, assieme a tante altre imprese, le ha concesso nella storia dell'aviazione una fama probabilmente seconda solo a quella di Charles Lindbergh. Eppure questa donna ha combinato più cose in terra che in cielo.

Nel mondo di Amelia non c'erano azioni vietate alle donne. Sembra la storia di un romanzo, ma è vera. Da bambina sogna di voler fare l'eroina, e da adulta gioca da protagonista assoluta con i balocchi dei maschietti. Vedeva gli aerei come “veicoli per sognare, sinuosi, virili e femminili al tempo stesso” - si legge sul volume Ero Amelia Earhart di Jane Meldensohn - e maestosi “vascelli che portano il futuro”. L'aereo come un perfetto incontro di generi.

E così, ancora prima di essere l'aviatrice storica, fu la donna che distrusse, senza stampi ideologici e con un profondo candore, l'idea stessa che da qualche parte nel mondo potesse esistere una “roba da maschi”. Un comodo e retorico equivoco la vuole metaforicamente impegnata a scacciare le manacce degli uomini che vogliono trattenerla a terra. Patti Smith, ad esempio, la ricorda così:

“. . . amelia earhart. dupe. first lady of the/
skies. she had no guy holding her down./ no one could clip her wings.”

E in questo crediamo che abbia agito in maniera assolutamente noncurante di quanti l'avrebbero voluta tenere “al suo posto”, come dicono certi raffinati signori da bettola. Amelia faceva. Faceva a tal punto che decise di tentare un giro del mondo in areo, sparendo improvvisamente il 2 luglio del 1937. Il suo corpo non sarà mai trovato. E noi pensiamo che l'abbia fatto per permetterci di giocare ancora un po' con la sua leggenda, nella speranza che un giorno non ce ne sia più bisogno.

Filippo Grasso  

Asterischi
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