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di Allegra Salvadori

Se gli altri non lavorano gratis, perche' dovrebbero farlo gli scrittori?

Blog post del 25/04/2012
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Il virus 'lavoro libero' si è diffuso perché ci manca un'organizzazione collettiva. È ora di uscire allo scoperto e protestare.

 

Le persone creative, in particolare gli scrittori, sono una razza divertente. Siamo l'unica professione che conosco che lavora gratuitamente. Nessun minatore, o infermiere, operaio, commercialista, o qualsiasi altra persona con le bollette da pagare, lavorerebbe gratis. Tuttavia, questo è ciò che spesso gli scrittori sono costretti a fare. E le conseguenze per la creatività e la democrazia sono atroci.

Quando, lo scorso aprile, io e molti altri colleghi abbiamo denunciato l'Huffington Post, lo abbiamo fatto sostenendo che migliaia di blogger (che hanno fatto da "esca" per il giornale generand(gli) una vera fortuna) meritavano una quota pari a $ 315m da AOL per acquistare il sito; intanto, poco prima, il nostro consulente legale esaminava una sentenza per un precedente discusso in una corte di minor rilievo il cui caso tuttavia e' stato archiviato. Ma, argomenti giuridici a parte, il nostro caso solleva questioni fondamentali per gli autori, e per la società.

In un certo senso, non c'è nulla di nuovo. Ogni generazione apporta una nuova tecnologia o una nuova invenzione o un nuovo mercato - e ogni volta gli viene detto: "Siate grati che noi, i re del mondo dei media, ci degnamo di darvi visibilita', e non lamentatevi ne provate a chieder di più. Siate felici con la visibilta' che vi diamo".  Oggi invece ci viene detto: "Sia lodato il Signore che Dio internet è qui, e siccome chiunque sa scrivere due righe in croce, NOI riteniamo giusto che TU lavori gratis ". Ma qui non si tratta del Dio internet, ne di tecnologia. Bensi' di potere bello e buono.

Più di due secoli fa, nella Costituzione degli Stati Uniti è stato iscritto il copyright, dando al Congresso il potere di "promuovere il progresso della scienza e delle arti utili, assicurando per periodi limitati agli autori e agli inventori il diritto esclusivo sui loro rispettivi scritti e scoperte". L'idea che si celava dietro a tale affermazione, era semplice: il copyright è qualcosa che va a beneficio della società ("il progresso della scienza e delle arti utili") e degli autori.

Gli autori della Costituzione avevano capito una cosa ovvia: se gli autori non vengono pagati un salario equo, non saranno incentivati  a scrivere.

Nel mondo moderno, le aziende dei media, i nuovi re dell' informazione, hanno esercitato un potere enorme, "sequestrando" lentamente ma inesorabilmente i diritti d'autore grazie a contratti ingiusti, imponendo quindi una condizione di poverta' a coloro che vogliono produrre, creare. Capisco perché le persone si sentono costrette a scrivere gratis: i creatori esistono affinche' il loro lavoro sia visto e consumato da altri. È la paura, non la libertà, che spinge i creatori a soccombere.

Lavorare gratis, tuttavia, non è qualcosa che dovremmo accettare come una norma che le compagnie di media possono sfruttare. Se sfogliate report aziendali, noterete che, magicamente, miliardi di dollari scorrono nelle loro casse e che i top manager guadagnano milioni tra stipendio e benefits. Quando saranno i dirigenti a donare la propria opera, forse, i creatori riconsidereranno la loro posizione e faranno richiesta di risarcimento.

Effettivamente questo mi porta a riflettere su un problema ancor piu' grande che i consumatori dovrebbero tenere a mente. Capisco che sempre più persone, specialmente quelle sotto i 30 anni, ritengono che l'avvento di internet abbia inaugurato un'era di "l'informazione è libera", che chiunque può essere un "writer" e che, forse, l'idea che un creatore venga pagato appartenga al passato. Ma di sicuro, anche nell'era di internet, dove pensiamo che le cose siano libere, alcune aziende molto potenti stanno facendo, e continueranno a fare, miliardi di dollari.

In definitiva, si tratta di potere. Attori, scrittori, sceneggiatori, persino alcuni giornalisti riescono a fare una vita decente grazie ai sindacati che hanno fissato delle condizioni di base (quando queste mancano, ecco il virus) : il virus  "lavoro gratis" si è diffuso proprio perché milioni di creativi di tutto il mondo mancano di organizzazione collettiva. Questo non  c'entra con cio' che facciamo:pero' non siamo riusciti a scendere in piazza e protestare.

Quello che sta accadendo agli autori è un altro esempio di fallimento di un sistema che alcuni chiamano "libero mercato". Non e' nient'altro che uno slogan usato dall'elite per valorizzare e intimidire gli altri e lasciare a noi qualche avanzo da litigarci. In questo senso, gli autori non sono una razza diversa e noi dovremmo esser pronti a sfidare un sistema che è una minaccia per la democrazia e la creatività.

 

Jonathan Tasini

guardian.co.uk, Mon 23 Apr 2012
 

 

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Ritratto di Anonimo
Gio, 26/04/2012 - 13:01
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