Race matters, le questioni razziali contano, scriveva alcuni anni fa Cornel West. Le questioni razziali continuano a contare, nell’America apparentemente post-razziale e post-etnica del primo presidente afro-americano.
Lo dimostra quanto sta avvenendo in Virginia, uno Stato del Sud con un passato particolarmente pesante di segregazione razziale. La Virginia ha deciso di istituire una serie di borse di studio – valore dai 300 ai 10 mila dollari – per risarcire quanti , a partire dal 1954, furono danneggiati dalla Brown v. Board, la storica sentenza della Corte Suprema che ordinò la desegregazione delle scuole americane.
Molti istituti scolastici, soprattutto nel Sud, reagirono male. Prima resistendo all’ammissione degli studenti neri; poi preferendo chiudere, piuttosto che mescolare nelle proprie aule bianchi e neri.
Il curriculum scolastico, il livello di istruzione, il futuro di molti studenti, soprattutto afro-americani, risultarono irrimediabilmente segnati da quell’evento. Molti non furono in grado di proseguire negli studi. Molti riuscirono a godere di un’istruzione soltanto parziale. Proprio per risarcire di quel danno, la Virginia ha istituito alcune decine di borse di studio (pagate in gran parte con il milione di dollari donato dal magnate dei media John Kluge).
Molti degli assegnatari delle borse sono, ovviamente, persone che ora hanno più di 60 anni. E che hanno utilizzato quei soldi per finire la scuola superiore, l’università, o anche il dottorato. Una prima valutazione del programma ha però condotto a una sorpresa. Almeno il 15% degli assegnatari sono bianchi. Anche la loro vita, in effetti, fu danneggiata. La chiusura di molti istituti scolastici costrinse anche molti ragazzi bianchi a interrompere gli studi o a rallentarli.
La cosa non è piaciuta alla comunità afro-americana dello Stato, che ha sempre considerato quelle borse un modo per risarcire i neri della segregazione e dell’oppressione subita. Le polemiche che ne sono seguite hanno avuto l’effetto di riaprire antichi rancori. La Virginia è del resto lo Stato il cui governatore, Robert F. McDonnell, ha proclamato un “mese della storia confederata”, senza fare nemmeno menzione alla schiavitù. E dove per anni si sono rifiutati di celebrare il Martin Luther King Day, preferendo istituire un Lee-Jackson-King Day (Robert E. Lee e Stonewall Jackson furono due generali confederati).
Race matters, le questioni razziali continuano a contare, nell’America 2011.
 

Diario americano
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