Blog di

di Massimo Nunzi

Roberto Masotti, fotografare il Jazz dalla Scala

Blog post del 8/06/2012


Masotti


Il Jazz,  udito come  suono  e la fotografia, percepita come  vista ( o visione),
sono linguaggi morfologicamente simili.



Il brano jazz, come lo scatto, esiste solo nell'istante
in cui viene creato e non tornerà mai uguale.


Roberto Masotti ha fermato attimi importantissimi della nostra storia
recente e ama il jazz oltre ogni limite.


1 Sei l'uomo che guarda?
Murakami Aruki in “After Dark” rende protagonista in punto di vista,
in se, lo rende percepibile, né soggettivo né sguardo si può dire.
E’ un trattato sulla visione e sulla visionarietà.
Ambirei essere quel punto di vista.
Talvolta sono l’uomo che registra, talvolta vedo oltre e vado oltre.
La presunzione non ha limiti, come vedi.


Cage



2 Quale strumento ti affascina di più..
Nel 1987 ho iniziato a costruire una serie di Variazioni per Chitarra Elettrica,
prima 6, poi 9, infine 12.
Quindi queste Twelve Variations la dicono lunga sulle mie preferenze ma poi,
con Silvia Lelli, Mara Cantoni e Luigi Ceccarelli ci siamo dedicati a
Bianco Nero Piano Forte e il solido strumento ha rapito il nostro interesse per un bel po’.
Per allargare il campo, sempre con Silvia, abbiamo riunito una serie dal titolo
“Theatrum Instrumentorum in cui gli oggetti-strumenti sono tanti.
E se ora ti dicessi l’ocarina o lo shakuachi?


Milva Piazzolla

3 quale strumento ti ha dato le emozioni più forti, quando lo hai fotografato?
Forse la viola di Kim Kashkashian, un Amati o, all’opposto,
il sempre mutevole set di percussioni di Han Bennink
in tutte le sue variazioni lungo i decenni.



4 Che strumento sei Roberto?
Non sono la macchina fotografica.
Sono francamente indeciso tra violoncello e sax tenore,
senza dimenticare la chitarra elettrica.



5 Quanto devi alla "controcultura degli anni 70 per la tua formazione,
cosa c'era di differente?

La spinta energetica e quella della curiosità,
differentemente da oggi era in atto una irradiazione trasversale
di principi culturali che venivano superati nel momento.
Si è rischiato veramente l’abbattimento delle barriere tra generi.
Qualcosa, volendo, è rimasto.

6 Ravenna, la città dove sei nato,
ti ha offerto possibilità o sei stato costretto ad andare altrove?
Ho studiato a Firenze, abitato, poco, a Bologna e dal 74 sono a Milano.
Impossibile fare altrimenti.
Ho fatto di recente una lezione a Beni Culturali,
diramazione dell’università bolognese a Ravenna.
Allora non c’era nulla di tutto questo.
Il teatro era chiuso, ora è bellissimo.

Nono

7 Gli  Area, un pensiero libero ...
Un gruppo per fortuna non dimenticato.
Non ho mai smesso di ascoltarli.
Soprattutto a Demetrio penso spesso.
Un pensiero denso.

Stratos

8 Rava, una condivisione importante..
E’ uno dei primi jazzisti che ho incontrato su disco
e poi tramite Pellicciotti all’incisione di Katcharpari Rava per la Basf
sono entrato in quello strumento tromba che prima ho dimenticato.
Altro trombettista, altro amico,
che ho seguito molto è Guido Mazzon, teoricamente all’opposto.
Mi risulta che si sentano spesso, evviva.


Bollani/Petrella/Rava/Gatto/Bonaccorso


9 Arvo Part, che hai provato a fotografare un Genio?
Lo stesso che ho provato a fotografare John Cage,
è un personaggio sincero, umile diretto.
No bullshit, si direbbe!

Arvo Part

Cage

10 Il rapporto con la Scala?
Il nostro mondo giornaliero e intensamente vissuto per 17 anni, dal ’79 al ’96.
La Scala però è un mondo bloccato, senza dinamiche dirompenti.
Sicuramente mi sbaglio.
Il giorno dopo la rottura con la Scala telefonai a Franco Battiato e lui mi disse:
“riprendiamo da dove eravamo rimasti” .



11 Jarrett?
Con lui ho iniziato a fotografare il jazz, nel ’69, lui Coleman, Mingus.
Con lui sono sempre rimasto in ascolto e in amicizia.

12 Perché la tua anima risuona interiormente come la Ecm di Manfred Eicher,
cosa vi accomuna?

Un percorso imparagonabile ma perfettamente parallelo e intersecato.
Una relazione incredibilmente lunga.
Per una mostra che ci sarà a novembre a Monaco,
tutta dedicata a lui e alla sua ECM, sono obbligato
a ripercorrere attentamente il cammino.
Migliaia di fotografie e di storie.

13 Chi ti piacerebbe fotografare?
Mi sarebbe piaciuto fotografare Glenn Gould, Albert Ayler,
Jimi Hendrix, Charles Ives. Ho risposto?

Garbarek e Hilliard Ensemble

14 Dove sta andando la fotografia?
Full digital. Quella legata allo spettacolo da ben poche parti
vista la sordità e la cecità pressoché generale.

15 Dove sta andando Roberto Masotti
 A mangiare. Fine dell’intervista.
 

COMMENTI /

Ritratto di vincenzo
Ven, 08/06/2012 - 21:04
vincenzo
grande bob
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