La scomparsa ieri all'età di 80 anni di Boris Biancheri crea un vuoto nella comunità milanese. Il diplomatico e Presidente dell'Istituto di Studi di Politica Internazionale - che ha sede in uno splendido Palazzo con gli affreschi del Tiepolo - era grande animatore di dibattiti non urlati e dove si usciva arricchiti dalla sua conoscenza, esperienza, sobrietà, eleganza.

Dal 1956 nella carriera diplomatica, era stato negli anni Ottanta ambasciatore italiano a Tokyo e a Londra, e tra il 1991 e il 1995 a Washington. Fu anche, al Ministero degli Affari Esteri, direttore generale del Personale e direttore generale degli affari politici, nella cui veste è stato negoziatore italiano del Trattato sulla Cooperazione Politica Europea nell'ambito dell'Atto Unico Europeo, che costituisce il fondamento su cui poggia il Trattato di Maastricht.


Il direttore dell'ISPI, Paolo Magri, ha scritto ieri: "Quindici anni fa Boris Biancheri accettò l’invito di Leopoldo Pirelli ad assumere la Presidenza dell’ISPI. Fu una scelta coraggiosa, che alcuni non capirono visto il suo immenso prestigio personale e le condizioni difficili in cui versava in quegli anni l’Istituto. Non lo conoscevano forse a sufficienza.

Non conoscevano il suo profondo senso delle istituzioni, lo spirito di servizio, la sua generosità, i suoi slanci. Doti che tutti noi abbiamo potuto apprezzare in questi lunghi anni di lavoro comune sotto la sua guida lucida e serena.

Lavorare per lui e con lui è stato per la comunità ispina un privilegio raro; il privilegio di poter osservare da vicino un uomo che sapeva fondere visioni e senso pratico, profondità d’analisi e capacità di sintesi, curiosità intellettuale e concretezza. Sempre con una semplicità, una signorilità e una simpatia che affascinavano gli interlocutori, in ogni occasione.
Ci mancherà, caro Presidente, ci mancherà molto, anche se ci rimarranno i suoi libri, il suo esempio di correttezza e di stile, le sue parole affettuose e serene anche negli ultimi giorni
".

Io, da assiduo frequentatore dell'ISPI e lettore, colgo l'occasione per riproporre un mio post di aprile dove commentato l'ultimo libro di Biancheri.


Ho appena finito di leggere Elogio del silenzio (Feltrinelli, 2011) dell’Ambasciatore Boris Biancheri. Biancheri è Presidente dell’ISPI , Istituto per gli Studi di Politica Internazionale fondato da Alberto Pirelli, quando gli imprenditori investivano nella ricerca e nelle istituzioni. Oggi investono nelle squadre di calcio.

Non tutti sanno che Ugo Stille - Direttore del Corriere della Sera dal 1987 al 1992 – fino alla Seconda Guerra Mondiale si chiamava Mikhail Kamenetzky. Poi per sfidare i tedeschi, decise di chiamarsi Stille, silenzio, quiete, a cui i tedeschi volevano ridurlo.

Wikipedia: “...Nei primi anni '40 la famiglia Kamenetzky dovette emigrare di nuovo per sfuggire alla leggi razziali fasciste promulgate nel 1938. Il 4 settembre 1941 i Kamenetzky si imbarcarono perciò per gli Stati Uniti, grazie ad un visto ottenuto tramite l'intercessione di Giovanni Battista Montini, il futuro Papa Paolo VI, e si stabilirono a New York”.


Il protagonista di Elogio del silenzio è Felix, un brillante bambino che non parla fino a 4 anni, e poi si scopre che ha la capacità di memorizzare qualsiasi fatto e numerarlo per ricordarlo alla perfezione. “Aveva messo insieme più di cinquemila ricordi, ognuno con un numero progressivo che pronunciava sommessamente quando voleva rievocarlo”.

Felix viveva due vite allo stesso tempo. Una reale dove accadevano poche cose, regolari e ripetitive...L’altra vita di Felix era costituita dall’organizzazione della memoria, che invece lo appassionava. Allo stesso modo in cui la medesima frase, detta da una persona qualsiasi, si perde tra le mille banalità quotidiane senza che nessuno vi faccia attenzione ma si carica di significato e di mistero se è pronunciata da un attore su un palcoscenico. La mente di Felix era dedita infatti a una continua rappresentazione teatrale a ritroso”.

A lezione ho citato questo passo di Biancheri: “Più importante che ricordare le cose, infatti, è capire perchè le cose accadono o perchè sono accadute le cose che si ricordano....servono due cose: la memoria del passato e la consapevolezza del presente”.

In questi tempi urlati - come chiude Biancheri nel suo splendido libro - abbiamo bisogno di quiete, silenzio, spazio mentale per la riflessione: “La notte era chiara e Felix si sentì giunto a casa. Solo alcune domande su cui si era interrogato preparando il suo discorso – Cosa è la libertà Cosa è la verità? – gli vagavano ancora nella mente, come se attendessero risposta. Ma proprio in quel momento il vento cessò, il leggero mormorio dell’onda si tacque e su tutto scese il silenzio”.


Caro Biancheri ci mancherai. Ma le persone che ci hanno insegnato qualcosa, rimangono. Allora chiudo con il ricordo del Presidente Giorgio Napolitano: "Ho conosciuto e intensamente frequentato Boris Biancheri nel pieno del suo impegno di diplomatico d'eccellenza, che gli aveva guadagnato alto prestigio internazionale e generale rispetto in Italia. Era uomo di profonda preparazione specifica e cultura generale, di vasta esperienza e di eccezionale finezza e garbo, dal quale ho appreso molto e sono stato assistito con preziosa cura nelle mie missioni internazionali in diversi periodi della mia attività pubblica. Per le risorse intellettuali e morali che continuava a dispiegare anche dopo la conclusione del suo servizio attivo, e per l'esempio che impersonava di dedizione al Paese e alle istituzioni democratiche, la sua scomparsa al termine di un fulmineo decorso del male, rappresenta una grave perdita per l'Italia e personalmente per molti di noi".
 

COMMENTI /

Ritratto di N
Mer, 20/07/2011 - 19:47
N
Ho cominciato a leggere il vostro blog qualche tempo fa, apprezzandone subito il contenuto intellettuale, il punto di vista informato sui fatti e lo stile equilibrato, una combinazione rara nel pur vasto mondo di internet. Colgo l'occasione oggi per ringraziarvi per le belle parole con cui ricordate mio padre Boris. Distinti saluti, Niccolo Biancheri
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