Blog di

di Andrea Tavecchio

Guardare la luna non il dito. “L’eclissi della borghesia” e la verità sui nostri mali

Blog post del 12/02/2012

Mi hanno basito le polemiche di queste ultime settimane contro affermazioni come il posto fisso (un'illusione) del ministro Fornero o i "figli vogliono il lavoro accanto a mamma e papà" del ministro Cancellieri e prima ancora contro «dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale sei bravo e che essere secchioni è bello, perché vuol dire che almeno hai fatto qualcosa» del vice ministro Martone.

Sono rimasto sorpreso sia dai commenti di alcuni opinionisti che da quello di alcuni amici e colleghi che non parlavano nel merito delle questioni, ma della opportunità politica e/o della legittimità morale e /o personale di ministri, in più "tecnici" a parlare di questi temi. 

Il punto, a mio avviso, è diverso. E' la sostanza delle cose non la forma. La classe dirigente deve farsi una sola domanda, le affermazioni dei ministri "tecnici" sono vere o false? A mio avviso vere anche se con necessarie specifiche, specie all'esternazione di Martone, e sempre a mio parere non cresciamo da dieci anni  perché non ci siamo detti "la verità" su troppi argomenti in una specie di sonno collettivo che ha come vero protagonista negativo noi, la borghesia.

La copertina de “L’eclissi della borghesia” di Giuseppe De Rita e Antonio Galdo, edito da Laterza

Temi come amoralità quotidiana, evasione fiscale, debolezza delle istituzioni, esasperazione dello scontro politico, deriva familistica e corporativa, stato inefficiente e spesa pubblica assistenzialista sono tutti pezzi della nostre difficoltà come scrive benissimo il saggio di De Rita e Galdo "L'eclissi della borghesia" e un ruolo in questa crisi lo abbiamo anche noi borghesi perché "A una politica schiacciata sul presente, povera di autorevolezza e di passioni, corrispondono una società appiattita e impaurita, priva di slanci, e un'economia che non cresce e non innova”.

Il saggio deritesco ha passaggi forti e "politicamente scorretti" come quello sul debito pubblico non figlio della casta, ma di tutti noi perché "con i soldi dello Stato il ceto medio italiano in una logica assistenziale, ha visto garantiti il proprio benessere e stili di vita superiori alle proprie possibilità". Ed ancora sulla crisi dello Stato De Rita e Galdo, scrivono "I meridionali sono portatori di una cultura giuridica che prevede il primato della forma sul contenuto. Il risultato non conta. E' una cultura impastata di garanzie e di tranquillità, di non decisioni e di scarsa responsabilità, di molta burocrazia e poca efficienza, di continuità e mai di rottura. Siamo in una parola, alla negazione dei valori borghesi, al loro esatto contrario" e citano a conclusione una vecchia frase di Giuliano Amato "Il nostro peccato originale è stato quello di una borghesia che non ha considarato suo il problema dello Stato e lo ha abbandonato nelle mani dei figli dei poveri".

“L'eclissi della borghesia" è in tutte le sue pagine un pugno in pancia al pensiero "politicamente corretto" ed all’Italia di questi ultimi vent’anni. Non fa sconti a nessuno di noi. Leggendolo pensavo all'importanza che ebbe per chiudere la ferita del terrorismo e capire cosa successe la straordinaria trasmissione RAI di Sergio Zavoli "La notte della repubblica" dei primi anni 90'. Sarebbe da riprovare una sfida del genere su questi ultimi vent’anni. Il pubblico non è morto, solo dorme da vent'anni. Svegliamoci, svegliamolo.

 

 


 

 

COMMENTI /

Ritratto di Andrea Tavecchio
Lun, 13/02/2012 - 12:11
Atavecchio
<p>Caro anonimo veneziano, la sua logica &egrave; troppo difficile per uno semplice come me, ma se ho capito bene il suo punto il mio distinguo era per gli studenti lavoratori veri (tipo come fu mio pap&agrave; ad esempio) ma mi sembrava pedanteria scriverlo. A presto e compri il libro che aiuta. A presto AT</p>
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