19 April 2012
E se fosse la Fornero il prossimo Presidente del Consiglio?
Francesco Grillo
E se fosse proprio Elsa Fornero, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, il miglior candidato a continuare nel 2013 l’opera di Monti alla guida di un governo più politico ma ancora a forte contenuto tecnico?
Ci sono diversi fattori che fanno ritenere questa ipotesi da non escludere.
Intanto sono sempre maggiori le probabilità che i partiti politici scelgano di stare in panchina ancora per un altro giro o perlomeno di non scegliere la strada dello scontro totale (e sempre un po’ finto) che ha caratterizzato gli ultimi quindici anni della storia repubblicana. Troppo convalescente è ancora il Paese. Troppo impopolari sono i partiti per accettare di esporsi direttamente a opinioni pubbliche ostili. Sufficientemente alto è il consenso per il governo dei tecnici nonostante le scelte difficili.
E poi ci sono le motivazioni dei singoli schieramenti: Berlusconi preferisce ormai il compromesso; a Bersani l’ipotesi della continuazione di un’esperienza “istituzionale” eviterebbe la scelta lacerante tra Centro e Sinistra; mentre il terzo polo potrebbe rivendicare la paternità dell’idea.
Il problema irrisolto diventerebbe però a quel punto l’identità del presidente del consiglio da proporre agli Italiani, laddove Monti ha già fatto sapere di essere indisponibile.
Molti avrebbero puntato su Passera e, tuttavia, sia le caratteristiche personali del personaggio – molto più tecnico che politico – sia il suo passato da banchiere – in un momento in cui persino alcuni capi di stato di paesi occidentali sentono la convenienza politica a parlare male delle banche – creerebbe non pochi problemi. Per non parlare del fatto che l’ex amministratore delegato di Intesa è responsabile di una pratica – quella dello sviluppo economico – che costituisce, in questo momento, il tallone d’Achille del Governo Monti.
Stando così le cose (ma sei – otto mesi per la politica italiana sono un’eternità) per la Fornero la strada potrebbe diventare improvvisamente in discesa.
Sono sue le due riforme più difficili che il Governo ha (quasi) portato a casa. È suo l’approccio che il governo nel suo complesso sembrerebbe dover assumere: “o si realizza il cambiamento o ce ne possiamo tornare a casa” come ha ricordato lo scorso fine settimana. Sono sue – ed è un particolare non irrilevante – le lacrime – apparse sincere, visto che nessuno può mettere in dubbio l’onestà intellettuale della professoressa di Torino, che rendono la Ministra decisamente più comunicativa dei suoi colleghi.
Ed, infine, altro dettaglio importante, si tratta di una donna e ciò sarebbe – sul piano dei simboli - un cambiamento nel cambiamento per il Paese sclerotizzato che fino a qualche mese fa sembrava stordito da scandali sessuali e una concezione della donna che rischiava di diventarne lo specchio più avvilente.
Elsa, dunque, per il momento. Anche perché sono tanti a riconoscere che questo paese avrebbe bisogno di una Thatcher per cambiare, anche se Elsa rifiuterebbe – da laburista - l’accostamento. A meno di inventare qualcosa di totalmente diverso. Questo sarebbe una missione per i giovani: ma in questo Paese essi sembrano ridotti ad essere tutt’al più oggetto di analisi preoccupate.

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Se solo la Fornero la smettesse di voler sembrare la sorella cattiva di Crudelia DeMon, e di inanellare clamorosi autogol...
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