Blog di

di Gianfranco Teotino

Appello: fate leggere questo elenco a Mr. DiBenedetto

Blog post del 21/05/2011
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Elenco di 60 direttori tecnici e allenatori professionisti di prima categoria, ufficialmente abilitati dal Settore Tecnico della Federazione Italiana Gioco Calcio, che possono vantare un curriculum più o meno uguale o sicuramente superiore a quello di Stefano Pioli:
Aldo Agroppi, Carlo Ancelotti, Gianluca Atzori, Abel Balbo, Silvio Baldini, Davide Ballardini, Mario Beretta, Zibì Boniek, Pierluigi Casiraghi, Ilario Castagner, Stefano Colantuono, Serse Cosmi, Alessandro Costacurta, Antonello Cuccureddu, Hector Cuper, Gianni De Biasi, Luigi De Canio, Giancarlo De Sisti, Luigi Delneri, Didier Deschamps, Domenico Di Carlo, Eusebio Di Francesco, Sven Goran Eriksson, Ciro Ferrara, Massimo Ficcadenti, Giovanni Galeone, Gian Piero Gasperini, Claudio Gentile, Marco Giampaolo, Giuseppe Giannini, Francesco Guidolin, Roy Hodgson, Marcello Lippi, Mircea Lucescu, Luigi Maifredi, Alberto Malesani, Andrea Mandorlini, Pasquale Marino, Walter Mazzarri, Carlo Mazzone, Emiliano Mondonico, Carolina Morace, Walter Novellino, Corrado Orrico, Roberto Pruzzo, Francesco Rocca, Delio Rossi, Arrigo Sacchi, Nevio Scala, Luciano Spalletti, Oscar Tabarez, Marco Tardelli, Giovanni Trapattoni, Renzo Ulivieri, Gian Piero Ventura, Gianluca Vialli, Alberto Zaccheroni, Zdenek Zeman, Walter Zenga, Dino Zoff.
Questo post mi è stato caldamente richiesto da un gruppo di amici, tutti tifosissimi della Roma, nella speranza che, grazie alla potenza della rete, l’elenco possa essere in qualche modo sottoposto all’attenzione di Mr. DiBenedetto e di suoi soci neo-azionisti di maggioranza della Roma. Con la superflua precisazione, anch’essa richiestami dallo stesso gruppo di amici tutti tifosissimi della Roma, che sul mercato internazionale questo numero supererebbe le centinaia, forse addirittura il migliaio di unità.
P.S.: trovo doveroso da parte mia precisare che in questo elenco sono stati inseriti anche alcuni nominativi di tecnici che hanno un curriculum in realtà un po’ meno consistente di quello di Pioli, ma che vantano un tasso di “romanismo” decisamente superiore. Sono stati esclusi gli allenatori, come Allegri o Prandelli, indisponibili al 100%. E non sono stati presi in considerazione Claudio Ranieri, perché esonerato da troppo poco tempo, e Vincenzo Montella per carenza di requisiti (non è ancora allenatore di prima categoria).
 

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Ritratto di Anonimo
Mer, 08/06/2011 - 23:21
Egregio dottor Teotino, sono Gioacchino Roberto Di Maio, direttore responsabile della testata giornalistica Stabiachannel.it e corrispondente esterno dell'agenzia di stampa Mediapress che cura le pagine sportive dalla Lega Pro in giù del quotidiano "Roma", nonché studente laureando frequentante il corso di laurea magistrale in Comunicazione pubblica, sociale e politica presso la facoltà di Sociologia dell’Ateneo Federico II di Napoli. Le scrivo poiché mi sto occupando di una tesi avente per oggetto l’azienda calcio italiana in una prospettiva comparata con l’Inghilterra (titolo provvisorio: “Il business del football tra sogno e realtà - L’economia del calcio in una prospettiva comparata Italia-Inghilterra”) e, avendo acquistato e consultato il libro "La ripartenza", da lei scritto assieme al dottor Michele Uva, mi chiedevo se fosse possibile sottoporle un breve questionario articolato in sei quesiti di seguito proposti. Le sarei davvero grato qualora potesse rispondere o indicarmi un esperto del settore economico, così da far compiere al mio elaborato un notevole salto di qualità. Nel ringraziarla per l’attenzione gentilmente concessami le porgo i miei più cordiali saluti, Gioacchino Roberto Di Maio. 1) In Italia la maggior parte dei club opta da sempre per un processo di marketing miopia che li porta a non andare alla ricerca di nuovi bisogni e di nuovi clienti, preferendo mantenere l’offerta di un solo bene o di un solo servizio non adeguando la propria struttura organizzativa alle mutevoli situazioni di mercato. Quali sono secondo lei le prospettive future del settore marketing nella nostra nazione? 2) In Germania numerosi club, ben 10 di quelli iscritti all’edizione della Bundesliga appena conclusasi, hanno ceduto i naming rights dei propri stadi, mentre in Inghilterra sono Stoke City, Arsenal, Bolton e Wigan ad aver optato per questo tipo di politica. In Italia la Juventus, dopo il Siena che ha associato il marchio Monte dei Paschi di Siena al nome Artemio Franchi, sarà la prima società a cedere i diritti del proprio impianto. Crede che nel panorama italiano questa strategia possa essere utilizzata in larga scala in futuro, soprattutto a Napoli, magari associando la cessione dei naming rights alla costruzione di un nuovo impianto di proprietà dei club come nel caso dell’Emirates Stadium? 3) Quali sono secondo il suo pensiero le strategie che il Napoli potrebbe impiegare sotto il profilo del marketing ora che andrà a confrontarsi con le big del calcio europeo in Champions League? 4) Come le società italiane potrebbero utilizzare le potenzialità dei social media per aumentare la awereness ed il legame con i propri fans? 5) Nel futuro è possibile che i club italiani optino per un progetto “glocal” legato alla dimensione marketing sul modello del Manchester United? 6) Ritiene che l’azienda calcio italiana riuscirà a ridurre il gap che la divide dall’Inghilterra sotto il profilo degli introiti derivanti dalla gestione degli stadi e dalle iniziative di marketing e merchandising? Quali potrebbero essere le chiavi della svolta? Potrebbe il Napoli rappresentare un punto di riferimento in questo processo di crescita? Cordialmente, Gioacchino Roberto Di Maio.
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