La Cia ha rivelato che alcune spie del Mossad si sono finte per anni agenti segreti americani: sotto queste spoglie avrebbero sostenuto il gruppo terroristico Jundullah, che in cinque anni di attentati ha provocato più di 200 morti in Iran, per la maggior parte civili. Le provocazioni israeliane diventano per gli Usa una dolente spina nel fianco.

L’OPERAZIONE “FALSE FLAG”

Solo due giorni dopo l’assassinio dello scienziato iraniano Roshan, la Cia ha svelato sulle pagine di Foreign Policy particolari sulle operazioni segrete del Mossad contro l’Iran. La storia, come spesso accade, sarebbe un’ottima trama per un film, ma la fonte non è uno sceneggiatore, bensì due autentici agenti della Cia che dispongono di documenti riservati.
Nel 2007 il Mossad desiderava organizzare attentati terroristici in Iran. Per farlo aveva bisogno di entrare in contatto con il gruppo separatista Jundullah, composto da estremisti sunniti. Ma i sunniti non si sarebbero mai fatti avvicinare dal Mossad, mentre sarebbero stati disposti ad aprire trattative con la Cia. Per questo motivo i servizi segreti israeliani hanno finto di essere americani della Cia e hanno fornito il loro supporto ai separatisti, che credevano di stare trattando con Washington. Questo genere di operazioni è generalmente denominata “false flag”.

GLI ATTENTATI

Negli anni successivi Jundullah, capeggiata da Abdolmalek Rigi, ha ucciso centinaia di iraniani, perlopiù civili. Una decina di attentati hanno causato più di duecento morti dal 2007 a oggi. L'ultimo è stato organizzato nel 2010 in una moschea, dove sono morti 39 fedeli. Rigi è stato poi catturato e giustiziato dalle autorità iraniane pochi giorni dopo.

L’IRA STATUNITENSE

E’ comprensibile che gli Stati Uniti non siano più disposti ad essere usati come copertura di Israele: finché gli iraniani penseranno che Washington sia il mandante delle stragi, ogni tentativo di dialogo non potrà che essere infruttuoso. Forse dovremmo rivalutare la violenta retorica di Tehran degli ultimi anni alla luce di queste rivelazioni.
L'operazione False Flag ha fatto infuriare tutti a Washington. Le fonti di FP si sfogano: “Fare così è stupido e pericoloso, Israele dovrebbe lavorare con noi, non contro di noi. Se vogliono spargere del sangue, preferiremmo fosse il loro e non il nostro. Dovrebbero essere un appoggio per gli Stati Uniti ma, guarda un po’, adesso ci sono un sacco di persone - persone importanti - che pensano non sia più così.”

ISRAELE VUOLE ESSERE ATTACCATO?

Ieri ci chiedevamo quanto servisse uccidere uno scienziato per ritardare il programma nucleare, ma oggi abbiamo elementi sufficienti per credere che la domanda fosse sbagliata. Se Israele dal 2007 commissiona sanguinosi attentati in Iran, forse il primo obiettivo non è mai stato quello di rallentare i progetti nucleari iraniani, bensì quello di provocare una risposta armata. L’Iran non ha mai dubitato che dietro agli attentati e agli assassinii ci fossero Stati Uniti e Israele. E' quindi chiaro quanto gli Israeliani desiderino che il primo missile ad essere sparato abbia sopra la bandiera iraniana: in questo modo obbligherebbero gli Stati Uniti a supportarli in una guerra per la sopravvivenza, giocando la parte della vittima. Un gioco senza dubbio estremamente pericoloso, dal momento che entrambi i paesi in campo potrebbero a breve possedere testate nucleari.

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