La democrazia in America tra palco e realtà

Paolo Massa

La giostra delle elezioni americane è appena partita dallo Stato dell’Iowa che ha dato avvio alle primarie repubblicane. La vittoria risicata del mormone Mitt Romney, ex governatore del Massachusetts apprezzato da moderati e indipendenti, meno dai conservatori duri e puri, spiana la strada ad altri candidati, finora nell’ombra come il cattolico Rick Santorum, del sempre più diviso Grand Old Party.

In realtà la campagna elettorale a stelle e strisce è iniziata subito dopo l’elezione di Barack Obama, primo presidente nero degli Stati Uniti: dal 2009 con la nascita del movimento Tea Party e dal 2011 durante l'autunno americano di Occupy Wall Street generatosi sulla scia della primavera araba e degli indignados spagnoli di Puerta del Sol a Madrid.

Consiglio a tal proposito tre documentari. Il primo, L’assedio di Wall Street, realizzato dal corrispondente della Rai da New York Gerardo Greco: un racconto nei meandri del movimento che ha occupato per mesi Zuccotti Park a Manhattan, a due passi dal centro della finanza mondiale, con un occhio alle storie dai palazzi della Borsa. Da vedere, sempre per restare in tema, anche il lavoro di Andrea Salvadore e Matteo Minasi dal titolo Indignati Americani.

Il terzo film è (Astro)Turf Wars, diretto nel 2010 dal regista australiano Taki Oldham: un documentario per indagare su chi c’è dietro il gruppo del Tea Party che da fenomeno locale è arrivato nel 2009 fino a Washington per portare davanti alla Casa Bianca le proprie istanze pro-mercato e anti-tasse. Due movimenti popolari - Occupy Wall Street e Tea Party - con i quali Barack Obama e il futuro candidato repubblicano alla presidenza dovranno fare i conti.

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