Blog di

di Gabriele Pieroni

La superbia dell'Hamburger

Blog post del 18/07/2012

Mr.Sato e il suo Hamburger da mille fette di formaggio

Hýbris (dal greco antico ὕβρις) è un termine tecnico della tragedia greca e della letteratura greca, che compare nella Poetica di Aristotele. Significa "tracotanza", "eccesso", "superbia", “orgoglio” o "prevaricazione".

Non sappiamo se Mr.Sato abbia mai letto Aristotele, quel che è certo è che la sua nuova impresa è un perfetto esempio di hýbris postomoderna. Come altro si possono definire le sue imprese? Ad Aprile, il folle giapponese, giornalista del Japan's Rocket News 24, ordinò un hamburger  farcito con 1050 strisce di bacon per un peso di circa 3 chili e approssimativamente 14,300 calorie – abbastanza per sostenere una persona per dieci giorni. La seconda pochi giorni fa quando ha deciso di replicare l'impresa nella variante formagggioooo. Ma il sardonico sorriso con cui Mr. Sato è solito affrontare le sue Iliadi gastronomiche, si è presto mutato in sgomento e poi in disgusto di fronte alla montagna di materia giallo Simpson che ha dovuto "scalare" a mani nude.

Di solito, prima di addentare i suoi colossali hamburger Mr. Sato inizia una sorta di training autogeno, esclamando: «Questo è quello che un vero amante degli hamburger mangerebbe! 10 strisce? 100 strisce? Come se fosse abbastanza! Un vero uomo ha bisogno di almeno 1050 strisce di bacon!».

Non si vive di solo bacon. Anche il formaggio fa la sua parte e per l’esattezza, ne fa 1000. Questo è il numero di sottilette che l’intrepido reporter giapponese ha richiesto per farcire il suo hamburger, per un totale di 45.561 calorie, 261 in più rispetto al precedente record.  Dopo aver mangiato “solo” 350 fette di formaggio, però, Sato si è alzato, affermando: «È molto buono, ma se ne mangio ancora non avrò più spazio per la cena».

 

 
«Cheesus!!»

Quando il cibo diventa simbolo

«Nel cibarsi, quando egli prepara il pasto, l’uomo non cucina mai un semplice piatto, ma attraverso l'assemblaggio degli ingredienti egli definisce dei simboli e istituisce dei mondi», scrive il filosofo Silvano Petrosino[1]. Così inteso, l’innalzarsi dell’hamburger può essere letto come l’ergersi stesso di ciò che nel linguaggio biblico si chiama idolo. L’idolo nella definizione di Petrosino si caratterizza per un certo stato e una particolare dynamos (forza, energia): «Lo stato è quello della posizione eretta, del porsi verticalmente di fronte a colui che lo mira; la dynamos è quella relativa alla forza  ch’esso dimostra di avere nel saper attirare e soprattutto nel riuscire a dare soddisfazione», continua Petrosino.

Stato e dynamos codificano i super hamburger di Mr.Sato in verticalità e attrattiva. Attraente perché verticale (dunque iperfarcito). Imponente perché possa attrarre lo sguardo nel promettere un’esperienza eccedente, quindi sublime.

Se vi sembra azzardato definire mille fette di formaggio, o altrettante di bacon, compresse in un hamburger, «sublimi», dobbiamo ricordare che nel latino la parola sublìmem, composto da sub (sotto) e limes (soglia) significa alla lettera: «attaccato in alto, sotto l’architrave, sospeso». Da qui il senso di elevato, eccelso, eminente.


La prima impresa di Mr. Sato: un hamburger con 1050 fette di bacon

Per questo noi della Pancia del popolo crediamo che il porn food sia una manifestazione del sublime 2.0. L’estasi culinaria postmoderna non è il sintomo patologico di una coscienza disturbata - o almeno non solo - ma anche la rigorosa conseguenza di un processo di identificazione/idealizzazione che è sempre alla base dello sguardo idolatrico del consumatore.

Consumiamo (troppo) perché idolatriamo, o idolatriamo in quanto consumatori? Quel che è certo è che l’impresa prende il sopravvento sul suo artefice. Le centinaia di fette di formaggio impilate formano una ziggurat ipercalorica che segna il primato dell’oggetto sul soggetto. Non è possibile pensare a queste fette se non come alla progettazione e alla realizzazione di un «tutto». Il sogno faustiano viene qui riposto in un hamburger che, così investito e sovrainvestito di attese e aspettative, si trova ad esercitare quella stessa forza di attrazione proibita dell’immagine pornografica.

Il king burger è un enorme sineddoche che dall’alto delle sue 45.561 calorie esercita quella forza che fa di «qualcosa» il «tutto», cioè trasforma la realtà intera in idolo o feticcio. In questo hamburger si concentra una fortissima aspettativa (mediatica) e si coaugula un enorme investimento (pubblicitario); più precisamente possiamo affermare che l’hamburger-torre-di-Babele diventa l’oggetto idealizzato nel quale si cerca, e si è certi di trovare, la compensazione dei nostri sogni, fantasie, perversioni. Perché solo una fetta di formaggio quando se ne possono avere due, quattro, otto, sessantaquattro, mille? È qui che finisce la gastronomia e inizia l’architettura, è qui che al food si unisce il porn, che la natura della materia prima (cosa, quale?) è sublimata in cultura pop e gaudentemente junk.

In tal modo il cibo diventa simbolo, cioè qualcosa che sta per qualcos'altro.  E grazie ai nuovi mezzi di comunicazione sappiamo riprodurlo per migliaia, milioni di volte, fino a trasformarlo in canone. Tanto che la versione «King» acquistabile nei fast food non è che una miniaturizzazione della Torre di Babele costruita da Mr. Sato. Che Dio distrusse, se vogliamo credere alla Bibbia, proprio per il suo carattere superbo, eccessivo, «Super Size».


[1] S.Petrosino, Babele, Architettura filosofia e linguaggio di un delirio, p. 56

L'articolo è stato scritto in collaborazione con la scrittrice e drammaturga Claudia Porta, autrice di Sbramami

Blog: http://sbramami.tumblr.com/
Facebook: http://www.facebook.com/Sbramami
 

Altri orrori su La Pancia del Popolo

COMMENTI /

Ritratto di Miss.Credente
Mer, 18/07/2012 - 15:07
Miss.Credente
Che orrore!!! :D Già Hegel lo sottolineava, e non a caso proprio in riferimento alla costruzione della Torre di Babele: “Una siffatta costruzione è nel medesimo tempo simbolica”.
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