Il proibizionismo non funziona e non ha senso.
Primo, si basa su assunti medici incerti o errati.
I dati della tabella 1, riportati da Jan Van Ours in un suo recente articolo, mostrano che non esistono basi per sostenere che la maggior parte dei consumatori di cannabis diventa dipendente dalla sostanza.

“L’utilizzo di cannabis almeno una volta nella vita varia da valori sostanzialmente bassi come il 21% svedese a valori alti come il 42% statunitense. Anche il range nell’utilizzo recente è molto ampio, partendo da un basso 1% in Svezia e giungendo fino a un alto 14% in Italia. Infine, gli utenti correnti variano dall’1% in Svezia al 7% in Spagna e negli USA. Ciò che salta inoltre all’occhio è la grande differenza tra utilizzo almeno una volta nella vita e utilizzo recente. In Olanda, ad esempio, il 25% della popolazione tra i 15 e i 64 anni ha usato cannabis almeno una volta, ma solamente il 7% della popolazione l’ha fatto nell’ultimo anno.”
Uno studio di Renarman e altri ha mostrato, comparando l’utilizzo di cannabis ad Amsterdam e in varie città statunitensi proibizioniste a partire dagli anni '70, “che la criminalizzazione non riduce l’utilizzo di cannabis, né la sua decriminalizzazione lo fa aumentare.”
Allo stesso tempo, non esistono evidenze che colleghino in maniera sensibile l’utilizzo di questo stupefacente a comportamenti antisociali o criminali, come mostrato da Cawley e Ruhm.
Il che non significa che la cannabis faccia bene. Una meta-analisi di Degenhardt e altri (2003) ha concluso che sembra esserci una modesta ma significativa associazione tra utilizzo di grandi quantità di cannabis e depressione in stadi successivi della vita. “Evidenze recenti suggeriscono che esiste un effetto negativo sulla salute dovuto all’utilizzo della cannabis (Van Ours e Williams)”, ma rimane comunque difficile stabilire coerentemente la magnitudine di tali effetti, a causa di potenziali fattori distorsivi difficilmente osservabili.
Come sottolinea dunque Van Ours,
“Tutti i rapporti che stimano gli effetti sulla salute della legalizzazione hanno un elemento in comune: l’incertezza. Per questo motivo, l’opinione delle persone con esperienza diretta di utilizzo di cannabinoidi può risultare molto utile. Da un’analisi su dati australiani, appare che chi ha in passato utilizzato cannabis è più favorevole alla sua legalizzazione rispetto ai non utilizzatori. A quanto pare, per individui con esperienza di consumo, i benefici della legalizzazione sono più importanti dei suoi costi sulla persona (Williams e altri, 2011).”
Ovviamente, questo discorso non vale per tutte le droghe (compresi tabacco e alcool), ma rimane il fatto che esiste un vero e proprio scollamento tra la legislazione internazionale e la realtà della pericolosità di determinate sostanze. Nel 2007, in un report pubblicato da The Lancet, un team indipendente di esperti ha classificato la pericolosità delle droghe, mettendola in relazione con l’inquadramento che tali sostanze ricevono globalmente a livello legale. Mentre sostanze come cocaina ed eroina sono considerate “molto pericolose” (in verde scuro) dagli schemi legislativi – e risultano in effetti molto pericolose per gli utilizzatori –, sostanze come alcool e ketamina non subiscono alcun controllo a livello internazionale (colore bianco) ma risultano altamente pericolose per gli utilizzatori.

All’inverso, sostanze poco pericolose (come l’ecstasy o il GHB) risultano avere trattamenti molto più restrittivi di sostanze come il ritalin o i solventi, che si trovano in posizioni più alte nel raking sulla pericolosità. Se nel quadro si inserisce anche il “pericolo per gli altri”, oltre che quello per sé stessi (come facciamo nella tabella sotto - ma, si noti, i dati delle due tabelle provengono di fonti scientifiche differenti), la proibizione di alcune sostanze e la tolleranza verso altre appare ancora più incomprensibile.

Secondo, impone enormi costi sociali ed economici.
Le stime dell’ONU World Drug Report 2011 indicano che, nel 2009, “tra il 2,8% e il 4,5% della popolazione mondiale tra i 15 e i 64 anni - una quota corrispondente a un numero tra i 125 e i 203 milioni di persone -, ha utilizzato cannabis almeno una volta durante lo scorso anno”. La Global Commission on Drug Policy indica che gli utilizzatori di cannabis sono passati da 147,4 a 160 milioni, per un aumento del’8,5% in 10 anni, dal 1998 al 2008.
Il sito Count the Costs calcola sette tipi differenti di costo che il proibizionismo (comprendendo quello verso tutte le droghe, e non solamente la cannabis) ha imposto negli ultimi 50 anni:
i) effetti negativi sulla crescita e sulla sicurezza delle nazioni in via di sviluppo, a causa dei conflitti con cartelli organizzati per il controllo di intere regioni, come in Messico (30mila morti dal 2006 ad oggi) o in Guinea-Bissau (dove il valore dei flussi di cocaina che transitano verso l’Europa è pari a 1,8 miliardi di dollari)
ii) effetti negativi sulla salute pubblica: ponendo il mercato della droga fuori dalla supervisione legale si è favorita la vendita di prodotti pericolosi, perché spesso tagliati con sostanze potenzialmente mortali, e il consumo in ambienti non igienici e secondo modalità (come l’iniezione) dannose per la salute.
iii) mancato rispetto dei diritti umani: oltre 1000 persone ogni anno subiscono esecuzioni capitali per reati legati alla droga; tra il febbraio e l’aprile del 2003 ci sono state più di 2819 esecuzioni extra-giudiziali in Thailandia per la guerra alla droga; più di 500mila persone sono arbitrariamente incarcerate in Cina in campi di detenzione a causa del loro utilizzo di stupefacenti. In Italia, più del 30% delle incarcerazioni totali (oltre 23mila persone) è legata a reati di spaccio. Questa altissima quota contribuisce a peggiorare la situazione di sovraffollamento e deprivazione della dignità dei detenuti italiani, il cui tasso di suicidi è ben 9 volte più alto di quello della media europea.
iv) promozione di stigma sociali e discriminazione: nonostante tassi simili di utilizzo di stupefacenti, negli USA gli uomini afroamericani hanno una probabilità di essere incarcerati per reati legati alla droga del 1340% più alta rispetto agli uomini bianchi. Come da decenni dimostrato da studi sociologici, l'introduzione nel circuito penale e carcerario di piccoli criminali (in buona parte dei casi piccoli spacciatori, spesso al primo reato) diminuisce drasticamente la probabilità che quelle persone escano da situazioni di disagio e criminalità nel corso della loro vita. Senza contare le inutili sofferenze imposte a molti consumatori e a molti malati, che si vedono negare una fonte di cura e di riduzione del dolore, come potrebbero fare svariati prodotti medici derivati dalla cannabis e in larga parte ancora proibiti.
v) incentivazione alla criminalità, arricchimento della crimine organizzato: come ha dichiarato Antonio Maria Costa, executive director dell’UN Office on Drugs and Crime, il proibizionismo ha creato un enorme mercato nero che, secondo le Nazioni Unite, si aggirava nel 2005 sul valore di 300 miliardi di dollari l’anno. Nel 1989, Pablo Escobar era secondo Forbes il settimo uomo più ricco al mondo, con un patrimonio personale di quasi 8 miliardi di dollari. Infatti, i profitti di queste attività entrano - non tassati - nelle tasche dei grandi gruppi organizzati: come sostenuto anche dal magistrato italiano Nicola Gratteri, la ‘Ndrangheta ha ottenuto il quasi-monopolio del traffico di cocaina in Europa, per un giro di affari pari a 27 miliardi, cioè pari a due volte il PIL estone e pari a circa il PIL della Slovenia.
vi) deforestazione e inquinamento: come dichiarato da John Walters, direttore delle politiche anti-stupefacenti negli Stati Uniti: “600 milioni di litri di sostanze chimiche clandestine sono usate ogni anno in Sud America per la produzione di cocaina. Per aumentare la produzione vengono utilizzati erbicidi e pesticidi altamente velenosi. Inoltre, vengono scaricati indiscriminatamente enormi quantità di gasolio, kerosene, acido solforico, ammoniaca, bicarbonato di sodio, carbonato di potassio, acetone, etere e calce nel sottosuolo o nei corsi d’acqua nelle vicinanze”
vii) spreco di miliardi per far rispettare le leggi proibizioniste: più di 100 miliardi di dollari sono spesi ogni anno nel mondo nella lotta alla droga. L’UNAIDS ha calcolato che per ridurre effettivamente i rischi legati all’HIV nel mondo basterebbero nel 2010 3,2 miliardi di dollari. Oggi, per questo obiettivo, viene speso circa un ventesimo di quella cifra. Esiste, insomma, un evidente problema di allocazione delle risorse.
E in Italia?
Secondo Marco Rossi, dell’Università La Sapienza, l’abolizione della legislazione proibizionista porterebbe allo stato italiano
“Un beneficio fiscale annuale di quasi 10 miliardi euro. In particolare, l’erario risparmierebbe circa 2 miliardi all’anno di spese per l’applicazione della normativa proibizionista (polizia, magistratura, carceri), ed incasserebbe circa 8 miliardi all’anno dalle imposte sulle vendite (5,5 dalla sola cannabis).”

Rossi sintetizza affermando che, dal 2000 al 2005,
"Guardando alla ripartizione dei costi per sostanze, si nota che circa 2/3 del totale siano attribuibili alla proibizione della cannabis (circa 38 miliardi), mentre minori benefici fiscali sarebbero derivati dalla legalizzazione della cocaina (15 miliardi) e dell’eroina (6 miliardi). Questo studio ignora altre indirette implicazioni fiscali del proibizionismo, tra cui l’aumento della criminalità e dei rischi per la salute dei consumatori dovuti alla relegazione degli scambi di droga nel mercato nero. L’omissione di queste poste fa sì che le suddette cifre rappresentino una sottostima del costo fiscale del proibizionismo.”
In conclusione - come riportato da Van Ours - Caulkins e altri (forthcoming) citano sette ragioni per creare un mercato legale della cannabis (ragioni che potrebbero essere ampliate ad altri tipi di stupefacenti):
a) aumento delle entrate fiscali
b) eliminazione degli arresti
c) indebolimento dei mercati neri e dei rischi associati da corruzione e violenza
d) reindirizzamento delle risorse del sistema penale
e) assicurazione di prodotti di qualità
f) aumento delle possibilità di scelta dei consumatori
g) migliore controllo e conseguente possibilità di ridurre l'accesso dei giovanissimi alle droghe (e ai circuiti criminali)
Insomma, costa stiamo aspettando?
: cannabis / costi del proibizionismo / effetti della marijuana / effetti delle droghe / legalizzazione droghe / legalizzazione droghe leggere / marijuana / proibizionismo / ripresa economica

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“Un articolo, apparso nell’edizione del 3 aprile del 2009, del Corriere della Sera, riportava i risultati di uno studio condotto all’Università Complutense di Madrid dove l’equipe ha dimostrato che il principio attivo contenuto nella marijuana, il cosiddetto THC, potrebbe avere effetti antitumorali. I ricercatori hanno iniettato una dose quotidiana di THC in topi di laboratorio nei quali erano stati sviluppati tumori ed hanno constatato un processo di autodistruzione per autofagia delle cellule cancerogene. La somministrazione di THC, secondo l’equipe responsabile dello studio, guidata dal professor Guillermo Velasco, ha ridotto di oltre l’80% la crescita dei tumori derivati da vari tipi di cellula. I risultati della ricerca sono stati pubblicati nell’edizione di aprile del 2009 del Journal of Clinical Investigation. Un esperimento clinico, con iniezioni intracraniche di THC per 26 – 30 giorni, condotto dall’equipe di Velasco su due pazienti colpiti da un tumore aggressivo al cervello ha mostrato un processo di morte delle cellule. Un riscontro di tali proprietà sembrerebbe essere l’esperienza del canadese Rick Simpson, che in un video presente anche su YouTube (Run from the Cure) mostra le presunte capacità terapeutiche del suo “olio di canapa” (Hemp Oil) nel trattamento dei tumori.”
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Cannabis
“Boy, two, with brain cancer is ‘cured’ after secretly being fed medical marijuana by his father” (Daily Mail): http://www.dailymail.co.uk/health/article-1383240/Boy-brain-cancer-cured...
Studio condotto all’Università Complutense di Madrid: http://www.jci.org/articles/view/37948
Rick Simpson: http://www.phoenixtears.ca
è sicuramente vero, ma un cambiamento nella consapevolezza è il primo e fondamentale passo per qualsiasi altro cambiamento che scenda dall'alto verso il basso. e allora iniziamo a parlarne tra noi, a condividere, a fare circolare nuove persuasioni, il resto verrà di conseguenza.
bellissime parole , bellissimi progetti . ma io credo che se non cambia qualcosa a livello europeo , purtroppo non cambierà nulla .
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