Blog di

di Gaetano Farina

Freddie Mercury. La biografia definitiva ?

Blog post del 8/08/2012


Il 2011 è stato l’anno della celebrazione del mito dei Queen e, soprattutto, dell’ormai leggendaria figura di Freddie Mercury. Il record dei 40 anni di carriera dei Queen, infatti, è coinciso proprio con il ventesimo anniversario della scomparsa del loro indimenticabile vocalist, tanto che si sono consumati numerosi omaggi discografici, ma anche editoriali, oltre al “Global Icon Award” di cui sono stati insigniti Brian May e Roger Taylor durante gli ultimi Mtv Music Awards 2011, svoltisi a Belfast.

Un po’ in ritardo esce, quindi, quest’ultima biografia di Mercury, tradotta in Italia da Sperling&Kupker, intitolata “I Will Rock You”. Queste 365 pagine, firmate dalla giornalista Lesley-Ann Jones, ambiscono a diventare “definitive”, nel senso di rappresentare al meglio e nella maniera più veritiera l’intera vita professionale e, soprattutto, privata del genio originario di Zanzibar. Ci dovremmo fidare abbastanza dato che la Jones ha seguito in presa diretta, sin dagli anni ’80, l’ascesa di Mercury e dei suoi Queen, a stretto contatto anche col loro entourage, e si è sempre dimostrata interessata a sfrondare chiacchiere e pettegolezzi per portare alla luce la personalità di un individuo timido e affascinante, deciso a sperimentare ogni eccesso pur di esprimersi completamente come si è rivelato l’afro-indiano Farrokh Bulsara, in arte Freddie Mercury. Essendo proprio un’accanita fan di Freddie e degli altri Queen, la Jones si è distinta dagli altri giornalisti per sincerità ed onestà, mettendo da parte l’ossessiva ricerca del pettegolezzo e del “marcio”. Freddie non si fidava dei giornalisti e si dimostrò sempre restio a rilasciare dichiarazioni, specie dopo una serie di “fraintendimenti” e distorsioni per cui si sentì tradito ed ingannato. Cominciò quindi a giocare con i media e a rivelare di sé sempre il meno possibile; tuttavia, come traspare da queste pagine, pareva fidarsi di Lesley-Ann davanti alla quale, con tutta probabilità, si manifestò sinceramente in quasi tutte le occasioni. Specialmente nell’ammettere che non aveva senso lamentarsi del “deficit di privacy” tipico della condizione di rockstar: tutto quello che aveva, soldi, fama, ricchezza, stravizi, adorazione, l’aveva sognato sin da bambino e aveva combattuto con ogni forza per ottenerlo (tutte le biografie hanno ripreso, infatti, la famosa frase del “sognare, sin da piccolo, di diventare una leggenda, non solo un star”).

L’autrice ammette di essersi subito innamorata del personaggio perché dietro al palco, sopra il quale si esibiva come un macho-man, una superstar indistruttibile, rivelava, al contrario, un’insospettabile fragilità che sembrava quasi invocare assistenza e sostegno in ogni tipo di situazione. Da queste 365 pagine emerge, quindi, il ritratto di un uomo che vorrebbe essere trattato da chi gli sta più vicino come persona e non come rockstar, ma che, allo stesso tempo, è visceralmente attaccato alla propria immagine pubblica e al divismo assoluto tanto da adottare comportamenti e costumi, anche nella vita privata, lontani anni luce dalla “normalità”.
Attratto da opposti estremismi: da un parte la ricerca per la raffinatezza, l’eleganza, la pomposità che si esprime al meglio nella sua produzione artistica, dall’altra, l’insaziabile ingordigia per il piacere più fisico, per la soddisfazione degli istinti più bassi come testimoniato dalla promiscuità selvaggia, dallo shopping sfrenato, dallo sfrontato edonismo. Uno che, come altri artisti, amava mescolare snobismo a popolanità, tanto da svuotare le sue valigie di soldi nei localacci (gay) delle città più trendy, in primis New York e Monaco di Baviera, dove si stabiliva anche per alcuni periodi dell’anno. Da considerare anche il “contesto storico” delle attività di Freddie, gli edonistici e yuppistici anni Ottanta che incoraggiavano ed esaltavano questi comportamenti e stili di vita: riguardo ai costumi sessuali, solo con la diffusione dell’AIDS, a fine anni ’80, ci si darà una “regolata” e molti dei locali che frequentava lo stesso Freddie saranno destinati a chiudere. Anche Freddie proverà a imporre dei rigidi limiti alla propria promiscuità, ma, purtroppo, non servirà per vivere più a lungo: il suo destino era già segnato…Del resto, come testimoniato da alcune sue splendide canzoni e come ha dichiarato pubblicamente più volte, non gli interessava vivere a lungo, ma godersi la vita il più possibile e lasciare un’impronta indelebile nel circuito dell’arte e dello spettacolo.

Naturalmente, il nuovo libro della Jones ripercorre tutta la magica parabola dei Queen, seppur centrando l’obiettivo su Freddie, raccontandone aneddotti e storielle molto spesse inedite come le fotografie presentate nella sezione centrale. Una delle storie di cui vanno più fieri tutti i Queen è la partecipazione al live Aid dell’85 che servì per rilanciarsi sul panorama internazionale, scacciando le numerosi ed insistenti voci di separazione, e pubblicare agli tre memorabili album (A Kind of Magic, The Works e Innuendo), oltre al “postumo” “Made in Heaven”. Nel capitolo dedicato all’evento sono raccolte testimonianze anche di altre partecipanti che confermano come la band di Freddie, quel giorno, “stracciò”, per presenza scenica e coinvolgimento del pubblico, tutte le altre celebratissime stelle del pop-rock che vi presero parte.

Certo, i grandi fan dei Queen e di Freddie rileggeranno cose che già conoscono molto bene; tuttavia, non trattandosi di una biografia ufficiale, sono portati alla luce e documentati anche molti aspetti della vita privata che non proprio tutti conoscono. Mercury, seppur convito di avere “una faccia da cameriere italiano”, si adattò perfettamente al costume da rockstar e a tutte le licenziosità che il ruolo consente e prevede: droga, sesso and rock ‘n roll sino allo sfinimento fisico, faticando a ritrovare una condizione per cantare a buon livelli! Usava qualsiasi espediente, soprattutto alcoolico, per accumulare quella carica energetica adatta a rompere qualsiasi argine alla propria dissolutezza (che alcuni chiamerebbero depravazione), quasi come reazione estrema ad un’educazione familiare che sarebbe stata abbastanza rigida, in tema di morale, sessualità e religione.

Quel che conta, e rimane in eredità a tutti noi, è che questa straordinaria voglia di bere la vita sino all’ultima goccia abbia ispirato una delle migliori produzioni artistiche di tutti i tempi, almeno nel campo della musica!


di Gaetano Farina
 

COMMENTI /

Ritratto di Giuseppe
Gio, 09/08/2012 - 22:17
Giuseppe
Freddie Mercury , rimarra' per sempre il piu' grande cantante di tutti i tempi, innovatore,perfezionista, grandi capacita' vocali fuori dal normale...purtroppo sono gia' passati 20 anni dalla sua prematura scomparsa morto per una bronchite causata dal virus letale AIDS, il suo mito, la sua musica rimane intramontabile per sempre!. LEGGENDA!
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