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La Cgil non ha un’idea di futuro, per questo promette lo sciopero

Peppino Caldarola

Carla Cantoni, uno delle dirigenti più simpatiche e brave della Cgil, ha annunciato che quasi certamente il suo sindacato proclamerà uno sciopero sulla modifica dell’articolo 18 che il governo proporrà al parlamento. Dal momento che la Cgil è contraria a questa modifica è del tutto normale che faccia sciopero. Su questa scia c’è da tempo la Fiom e quindi l’intero movimento sindacale tradizionalmente di sinistra sarà mobilitato. Viene però spontanea una domanda: e il giorno dopo? E’ del tutto evidente che i sindacati contrario alla messa in discussione dell’articolo 18 si aspettano che il Pd in Parlamento si faccia interprete delle loro istanze. E’ altamente probabile che il Pd lo faccia ma che alla fine deciderà di votare per il governo. La questione del giorno dopo resta quindi tutta intera. E pone un interrogativo di fondo al sindacato. Comprendo le ragioni del contrasto alla manomissione dell’articolo 18.

Anche alcuni esponenti del mondo imprenditoriale si sono espressi contro questa battaglia-bandiera impugnata dal governo Monti. Non saranno norme più favorevoli alle imprese a facilitare la nuova occupazione. Né il mantenimento dell’articolo 18 aiuterà la crescita. Tuttavia la sensazione drammatica che si ricava è che ancora una volta il sindacato italiano si faccia prendere in contropiede facendosi spingere in una battaglia di puro carattere difensivo. Senza andare ai tempi storici, a quel Piano del lavoro, su cui Di Vittorio costruì la forza e il prestigio della Cgil storica, resta l’impressione che da molti anni il sindacato, ma non solo il sindacato, non sappia che cosa fare dell’Italia. Lo dico meglio. Gli studiosi discutono se il governo debba mettere al primo posto la crescita per creare occupazione o l’occupazione per dare una spinta alla crescita.

Non è una questione di lana caprina. Nel secondo caso entriamo nel dibattito sulla rivalutazione delle politiche keynesiane e sul ruolo che può svolgere il pubblico intervento per dare una sterzata a una economia morente e a una società sofferente. In questa ipotesi la discussione dovrebbe svolgersi attorno ai settori, ai territori e alle modalità in cui e con cui intervenire. Anche nell’altra ipotesi diventa urgente definire il progetto produttivo di un paese che ormai si riempie di fabbriche chiuse o che chiudono e di veri nuovi deserti industriali, basta pensare a quel che accade in quella parte del Mezzogiorno che appena pochi decenni fa aveva visto crescere attorno alle cinture urbane zone industriali significative. Il sindacato non ha idee in proposito. Nel passato le aveva, così come le avevano la sinistra e cospicui settori della vecchia Dc. Oggi invece stiamo assistendo all’emergere di tematiche sacrosante di tutela del lavoro che c’è, di norme per facilitare il nuovo lavoro, meno precario e più protetto, ma non stiamo discutendo su quel che può provocare la rinascita del lavoro.

E’ mancata questa visione ai governi, a tutti i governi, della seconda repubblica. Non ce l’ha Monti. Non ce l’hanno i partiti. Non ce l’hanno il sindacato e la sinistra. Solo che il sindacato, e i partiti di sinistra, non possono non averla. Su che cosa si può basare una politica riformista se sfugge al tema del destino produttivo del paese? La forza di una battaglia sull’articolo 18, o forse il suo declassamento, si potrebbero giovare solo se il sindacato riuscisse a proporre una cosa che assomigli a un piano del lavoro. Lo stesso discorso si deve fare alla nuova dirigenza di Confindustria. Qual è il quadro progettuale in cui volete inserire il destino delle imprese che ci sono e sollecitare nuova imprenditorialità? Invece si discute di norme e regolamenti. Tutto bene, tutto giusto, ma il giorno dopo lo sciopero, nel caso della Cgil, o il giorno dopo l’approvazione parlamentare della modifica dell’articolo 18, nel caso di governi, Confindustria e partiti, che succede?    

: articolo 18 / Camusso / Cgil / governo / pd / sinistra

Comments

matteo's picture
Inviato da: matteo
25 March 2012 - 16:35

quello della cgil è suicidio allo stato puro...

lucio's picture
Inviato da: lucio
21 March 2012 - 17:44

chi non ha un'idea di futuro è chi continua a pensare che riducendo le tutele ed il valore del lavoro ci sarà nuovo sviluppo.

servants's picture
Inviato da: servants
21 March 2012 - 17:43

Invece Caldarola c'è l'ha l'dea del futuro, Bonanni, Napoliatano, Monti, Matusalemme.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
21 March 2012 - 13:54

Hanno sempre avuto in mente di fare lo scipero, dagli anni 70 in poi, mentre avrebbero dovuto mettere in piedi almeno delle societa' di mutuo soccorso per i lavoratori, in modo da sopperire allo sfascio dello stato sociale. Invece, agitano sempre lo spettro dello sciopero solo per dare ai poveracci un nemico contro cui focalizzare l'attenzione....

pavlein's picture
Inviato da: pavlein
21 March 2012 - 12:05

Sarà il primo sciopero a cui parteciperò nella mia vita.

Ed essendo un dirigente non sono nemmeno direttamente coinvolto dalla riforma, ma penso che sia una perdita di garanzie insopportabile a carico dei lavoratori, che da domani saranno ancora più ricattabili.

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