BLOG

Il caso Lusi, ovvero com’erano gestiti i soldi nella famiglia del Pd?

Peppino Caldarola

La vicenda del tesoriere della Margherita, Lusi, ha dato il colpo di grazia, assieme a quella del tesoriere della Lega Belsito, alla credibilità dei partiti. I lettori delle cronache politico-giudiziarie sono stati colpiti da tre aspetti: a) l’esistenza di cospicui finanziamenti statali non configurabili come rimborsi, b) l’uso spregiudicato di essi, b) la totale mancanza di controlli. La domanda che molti si fanno è se Lusi sia un isolato malfattore oppure copriva il gruppo dirigente del suo partito. Lusi sceglie questa tesi e dichiara anche che l’intestazione a proprio nome o a nome di società a lui riferibili di beni immobili serviva a mettere al sicuro (ma da chi?) le risorse statali accumulate.

I dirigenti della Margherita sostengono la tesi contraria. Nessuno però risponde sul perché Lusi abbia potuto agire indisturbato. Vengono citate le buone prove date precedentemente dal tesoriere arraffone ma non c’è un leader della Margherita che abbia mai guardato seriamente le carte. Per gente che aspira a guidare il paese, cioè a guardare conti ben più cospicui e di maggiore rilevanza, non è un bel biglietto da visita. Tuttavia prendendo per buona, come io faccio, la tesi che i leader della Margherita nulla sapessero delle ruberie di Lusi e che abbiano ricevuto quattrini da lui solo per esercitare attività politiche mi pongo un’altra domanda, che in verità dovrebbe porsi Bersani. C’è nel Pd, o c’è stato, un gruppo di dirigenti che per svolgere attività, spesso in concorrenza con quella di altre componenti, godeva di un fondo segreto e riservato. Non accedevano, cioè, se non in parte, alla casse del Pd, non si facevano aiutare, nelle forme consentite dalla legge, da mecenati ma sapevano di poter contare su un tesoretto costituito da fondi di proprietà di un morto, cioè il partito disciolto.

Non so se qualche dirigente Pd di area Ds finanzi la propria attività con i fondi gestiti da Sposetti. Conoscendo l’uomo penso che sia molto difficile estorcergli il becco di un quattrino. Quei fondi infatti hanno una legittimazione in quanto servono a garantire una morte assistita al partito che non c’è più per non mettere su strada molti suoi dipendenti e per sanare i suoi debiti. Si può dissentire da queste provvidenze ma a questo scopo servivano. Invece venivano usati, se stiamo a Lusi e anche ai suoi leader, per finanziare campagne politiche “nel” partito nuovo creando una situazione di disparità finanziaria con altre componenti del Pd. Insomma non è stato un matrimonio leale quella fra l’area Margherita e l’area DS. Qualcuno ha barato al gioco. Oppure è proprio vero che l’amalgama non è riuscito perchè ciascuno pensava ai fatti suoi?

: Belsito / bersani / ds / lega / Lusi / Margherita / pd

Comments

Bartolo Anglani's picture
Inviato da: Bartolo Anglani
26 May 2012 - 13:35

L'amalgama non è riuscito per ragioni politiche: perché era sbagliata la fusione dei due partiti, perché il miraggio di un riformismo né socialdemocratico né democristiano era fasullo, perché la nuova formazione si estraniava sia dal popolarismo europeo sia dalla socialdemocrazia europea, e per tutte le conseguenze derivate da queste. Quando una nuova costruzione è minata dalle fondamenta, i problemi 'normali' delle formazioni politiche 'normali' si amplificano e diventano questioni tragiche. La formazione del PD è stato l'ennesimo, enorme errore commesso dalla sinistra italiana che non voleva evolvere verso la 'normale' socialdemocrazia. Ho messo tra virgolette l'aggettivo 'normale', che tanto piaceva a M. D'A., per sottolineare che la condizione in cui ci troviamo dopo 20 anni non è 'normale'.

Post new comment

The content of this field is kept private and will not be shown publicly.