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di Peppino Caldarola

Per uscire dallo stallo Monti non evochi la Grecia, ma faccia un programma e si candidi

Blog post del 19/04/2012
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Strane cose, al solito, accadono sotto il cielo plumbeo della politica. All’indomani del vertice con Monti che avrebbe dovuto dare slancio al governo, due su tre segretari di maggioranza si contendono i ministri per le prossime politiche. Ha cominciato ieri Pierferdinando Casini che ha dichiarato di essere pronto a reclutare nel suo Partito della Nazione un bel po’ di ministri montiani. Ha proseguito questa mattina Pierluigi Bersani chiamando altri ministri alla leva del Pd. Insomma i due segretari si muovono come se la stagione dei tecnici sia già avviata alla conclusione. Se è così farebbero meglio a dirlo chiaramente e a chiedere al Capo dello Stato il voto anticipato piuttosto che giocherellare sulla formazione delle squadre di governo future. In effetti qualcosa di profondo sta cambiando nella politica italiana.

Al governo Monti era stato affidato un duplice compito che appariva di breve durata: la messa in mora definitiva della stagione berlusconiana e la messa in sicurezza provvisoria dei conti italiani. Il primo obiettivo è stato raggiunto con la solita rapidità che mette in luce la società italiana quando dimentica d’un botto gli idoli fino a un minuto prima osannati. Berlusconi può essere ancora evocato da comici in cerca di audience ma sembra ormai una figuretta del passato. Il secondo obiettivo si rivela più difficile da raggiungere perché si sposta sempre più in avanti. Nel frattempo la crisi di credibilità della politica ha conosciuto una impennata impensabile fino a far presagire cifre altissime a favore dell’astensione o per movimenti antipartiti alla Beppe Grillo. Ciò che non si è avverato è il timore dell’ultra sinistra sul prevalere della tecnocrazia. Non è accaduto. Anzi Monti e i suoi ministri appaiono un po’ imbambolati. Da qui la sensazione di un blocco politico che spinge i partiti ad accelerare sull’ipotesi di una soluzione politica alla crisi dei tecnici. Solo che questi ragionamenti non fanno i conti con la drammatica realtà che vedrà nei prossimi mesi accendersi il paese sotto i colpi di una crisi che non accenna a attenuarsi e di una pressione sul sistema politico che diverrà più devastante di quella, tutto sommato gioiosa, che nel 92-94 accompagnò la fine della prima repubblica. Se le cose stanno così ciascuno deve cominciare a fare davvero la sua parte.

Monti in primo luogo. Il premier non può stare un po’ dentro e un po’ fuori. Se ha accettato di traghettare il paese fuori dalla crisi deve seguire il corso della tempesta e non chiamarsi fuori ad ogni folata di vento. Questo vuol dire che se la crisi richiede che il suo mandato sia più energico e lungo, se è questo che pensa, ha il dovere di dirlo al paese e di chiamare a raccolta attorno a un proprio programma forze politiche e poi elettori. Sennò desista, è inutile perdere tempo. I partiti dal canto loro se credono che la combinazione fra governo tecnico e montare della cosiddetta antipolitica possano minacciare il sistema politico abbiano il coraggio di darsi un programma alla Sarkozy o alla Hollande e chiedano il voto dei cittadini. Non c’è niente di peggio del dire e non dire. Meglio allora dire agli italiani qual è la propria ricetta e chiedere i voti per governare. Insomma meglio il voto che questa situazione di stallo.

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