Il casus belli di questo post è un articolo che è uscito oggi su Affari e Finanza di Repubblica. Ne "I nodi dei blogger vengono al pettine" - eccolo: http://www.repubblica.it/supplementi/af/2012/04/02/modaedesign/043backy.html il collega Simone Marchetti racconta di come una delle più importanti blogger italiane di moda sia una simpatica testimonial prezzolata dalle case di moda. La persona in questione non viene mai nominata nel pezzo, ma da molti viene identificata come Chiara Ferragni, titolare de The Blonde Salad. L'articolo di Repubblica si è rivelato una miccia ben piazzata: il popolo della moda si è scatenato on e offline con giudizi che spaziano dal "La Ferragni deve andare a lavorare " - per quanto ne so quello è il suo lavoro e, sempre per quanto possa supporre, è ben più redditizio del mio - a "io quella la brucerei viva".
Che cosa importa a voi, che del mondo della moda non fate parte?
Mediamente, niente. Si può sopravvivere non sapendo abbinare una faccia al nome Ferragni, e anche senza troppa difficoltà.
Però da questo caso traggo una riflessione personale che vorrei condividere con voi: perchè una delle maggiori blogger italiane di moda deve essere una testimonial prezzolata dalle case di moda? Perchè l'informazione (o pseudo tale) di moda deve sempre sconfinare nella pubblicità?
Di blogger ce ne sono tanti al mondo: ci sono i ragazzi di Blogosfere che fanno blogging da quando io ero all'università, sono specialisti del SEO (mentre molti giornalisti web non sanno proprio cosa sia, ahiahiahi) e postano in tempo reale pezzi su gli argomenti più vari che spaziano dallo sport alla politica..alla moda, con il blog (quello sì, è un blog) Blogosfere Style&Fashion, che è quasi arrivato a 1 milione di visite. Poi ci sono i blog che sono nati a mo' di critica costruttiva (penso a Metilparaben, ma anche allo stesso Wittgenstein di Luca Sofri) e quelli che hanno fatto scoppiare scandali di un certo livello (ricordate Filippo Sensi alias nomfup che ha fatto dimettere il ministro della difesa UK, Liam Fox?). Ci sono i blog come il mio che trovate legati a testate come Linkiesta.
E poi ci sono i blogger di moda: loro in genere non danno notizie, non scovano retroscena (fatta eccezione per Backstage di Paola Bottelli) e non fanno critiche costruttive. Loro dettano tendenze, si fotografano/fanno fotografare/fotografano altri vestiti in un certo modo.
Il primo blog a sfondare nel mondo della moda è stato quello di Scott Schuman, The Sartorialist: Schuman, ex insider del mondo della moda, newyorkese (almeno d'adozione), cominciò a fotografare le persone per strada mostrando al mondo - e all'industria del settore - quanto lo street style poteva essere diverso dalle vetrine dei negozi. Una cosa divertente, anche utile se vogliamo. .Peccato che poi, a viziare il tutto, sia arrivato quel fortissimo e, ahimè, poco contrastabile meccanismo che lega a doppio filo il mondo della moda alla pubblicità
I blogger - giovani, simpatici e superfashion blogger - sono stati subito individuati ( e si sono chiaramente prestati a farlo, chiariamoci) come un economicissimo strumento di diffusione web dei prodotti moda.
La logica, detto in poche parole, è un po' questa: per costringere una testata a pubblicare il mio prodotto x oggi come oggi devo essere un investitore e una pagina pubblicitaria su una rivista di moda costa una cifra considerevole. Ma se invece di comprare una pagina di pubblicità sulla rivista tal de' tali, mando 5 prodotti in regalo ad altrettanti blogger di punta, non è più economico e più veloce?
Così sono nati i fenomeni come Chiara Ferragni che, diamo a Cesare quel che è di Cesare, magari non sarà amata dai suoi ( e miei) colleghi, ma è tutt'altro che scema: in quanto testimonial, sa farsi pagare. Anche cifre a 4 zeri.
Adesso è il momento dell'indignazione, dunque. Ma a creare Frankenstein, ci insegna la letteratura, ci si smena sempre prima o poi.
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Comments
Nel mondo dei Blog e peggio su quello di You Tube, si è visto il cambiamento di rotta verso il raggiungimento dei follower. Prima si vedeva la genuinità, la freschezza e la spontaneità. Ora in moooolti casi si posta o si pubblica un video solo per raggiungere l'interesse di determinate aziende.
Secondo me "è finita la magia". Per fortuna che ancora si trovano canali e blog validi che parlano e scrivono perchè realmente vogliono condividere i loro interessi senza secondi fini!!
Ho scritto anche un post a riguardo sul mio blog!!
A presto,
Simona.
Dopo una breve e feroce disquisizione proprio sull'argomento in questione con la Direttora di A, settimanale femminile che ha lanciato la campagna "Basta ai senza talento", cerco di leggere con attenzione cosa circola in rete sulla Ferragni -che sul settimanale diretto dalla Latella riempie una pagina per ogni numero.
Maria Latella -che ci tiene a ribadire di aver scoperto per prima The Blonde Salad- sostiene che la giovane blogger (sufficientemente figa da essere appetibile per gli inserzionisti, mediamente istruita per scrivere in inglese con senso compiuto, mediocremente capace di sviluppare un senso critico) sia un esempio di giovane talentuosa, in quanto imprenditrice. Rispetto le opinioni di Maria Latella, anche se continuo a farle notare che la Ferragni sul giornale scrive, mica imprende.
Marta, con il tuo consenso terrei a sottoporle questo tuo intervento -e quelli dei lettori-.
Quanto alla superficialità sui blogger di moda, ci sono in giro per la carta e per la rete tanti giornalisti poco preparati quanti sono i blogger improvvisati.
Le eccezioni ci sono, come la brava Paola Bottelli (per la quale Marta Casadei scrive da qualche anno come la sottoscritta, diciamolo) e come la grande Renata Molho, che non può più far scrivere nessuno perchè è andata come andata, per esempio.
I.
vorrei rispondere alla persona che ha risposto al mio commento
da parte mia massimo rispetto per chi lavora nella moda, la moda non è solo necessità, è passione, arte, creazione, lavoro e studio e su questo non ho niente da dire
MA penso che i fashion blog, in particolari i blog di outfit, tutta questa schiera di galline in posa renda un'idea falsata e di circostanza della moda, per loro la creazione, il sudore, il lavoro, l'istruzione non contano niente, conta solo l'ultimo pezzo per essere popolari nella blogosfera ed essere à la page, conta diventare qualcuno, conta sentirsi dire quanto sono attraenti
e in tal senso le ragazze\donne di mezzo mondo sembrano essere impazzite, i 15 minuti di celebrità sono tradotti automaticamente in fashion blog, per ora almeno, ed è abbastanza sconcertante
inoltre vorrei dire che la differenza tra un giornalista prezzolato e un blogger è che il giornalista ha studiato, e il suo lavoro non si limita solo allo smarchettamento
io resto sempre dell'idea blog=spazio libero, non surrogato di lavoro per persone con seri problemi ti alfabetizzazione
@marcogiovanniello O che il progresso ha preso una brutta piega..
"Trend setter è chi pensa che quest'anno il bianco sia il colore più figo dell'estate e fa vedere o racconta ai propri affezionati lettori quanto si può star bene vestiti di bianco scegliendo questo o quel paio di pantaloni."
Quelli che seguono il trend setter che cosa sono? Dei pirla o sbaglio?
Sono cresciuto a YSL in senso letterale, da lì arrivavano pane e companatico. Sono autorizzato a dire che il passaggio da YSL a TBS, The Blonde Salad dimostra che il progresso non esiste?
La verità è che i brand non dovrebbero sputtanarsi in questo modo solo per accaparrarsi un pò di pubblicità (e quindi quattrini) grazie alla visibilità dei blogger. Non sono assolutamente concorde con queste 'collaborazioni' che poi in un secondo si trasformano in siparietti trash a dispetto delle previsioni ottimiste di tutti. Non oso immaginare l'imbarazzo di Stefanel di fronte a questo episodio. La carriera di un blogger è forse fatta anche di gossip e relazioni dirette con i followers, ma un brand che si rispetti dovrebbe avere un approccio molto più cool e distaccato, evitando il rischio di incappare in queste situazioni. Una qualunque azienda con etica professionale e consapevolezza, non si legherebbe in rapporti con persone così esposte per incrementare le vendite di una stagione. Questo è un mio pensiero. La colpa non è di nessuno, è solo l'inevitabile mediocrità nella quale tutti stiamo andando a finire. Moda compresa.
ahahahaha sono felice che The Blonde Salad non ti avrà. Comunque non ne farei un caso di Stato: mi preoccupa molto di più che i marchi di grandi aziende che possono permettersi di acquistare pubblicità sulle altrettanto grandi riviste siano gli unici che trovano spazio nei servizi di moda. Mi preoccupa perchè è una forma di concorrenza sleale nei confronti delle pmi, aziende con cui mi confronto quotidianamente, e delle quali noto la sofferenza. Io non leggo blog di moda, non passo il mio tempo libero a pensare a cosa mi metterò domani figuriamoci se mi interessa pianificare trend. Ma la tendenza è uno dei vettori più decisivi per quanto riguarda le vendite etc etc
Per il resto, come diceva Carlo qualche commento più in alto, la moda non è tutto: rinsaviamo!
Scusa Marta se faccio un po' di resistenza al vostro linguaggio "da dentro", ma è anche un modo per proteggersi dai conformismi. Se capisco bene un/una trend setter detterebbe la linea e sol per questo si caricherebbe di una responsabilità etica.
Ma siamo seri, Marta? Ma a chi detta la linea, a quattro pirla che le vanno dietro, e se poi sono anche otto-sedici-trentadue consideriamoli per quello che sono, dai.
L'etica c'è quando il rapporto con il denaro è assolutamente definito: tu ricevi un regolare stipendio da un'azienda, da un giornale e hai l'obbligo etico e deontologico di corrispondere il massimo della tua onestà professionale.
Questa signorina, che peraltro mi fa orrore, quali obblighi morali avrebbe? Ci stiamo a lamentare di questa sgallettata di peso specifico pari allo zero, quando i giornali generalisti hanno ormai formalizzato un'intera pagina-marchetta ogni giorno che il buon dio manda in terra.
Ma di quale scandalo stiamo parlando?
Guarda Marta, stai parlando con uno dei più grandi scopritori di marchette della storia. Sulle marchette sono un autentico cattedratico. Ma "the blond salad" non mi avrà.
ti abbraccio, michele
Caro michele, l'inganno, purtroppo c'è se un blogger non è dichiaratamente la testimonial di un marchio, ma si spaccia per trend setter. Trend setter è chi pensa che quest'anno il bianco sia il colore più figo dell'estate e fa vedere o racconta ai propri affezionati lettori quanto si può star bene vestiti di bianco scegliendo questo o quel paio di pantaloni. Testimonial è chi viene pagato da un'azienda per promuovere un prodotto (ed è chiaro a tutti che si tratti di una pubblicità). Quindi anche se la signorina non è una giornalista e non può essere sanzionata da nessun ordine il suo messaggio è ingannevole lo stesso a mio parere. Che metta le carte in tavola: vuole essere una testimonial? Lo sia. E si faccia pagare il più possibile, beata lei.
Cara Marta, in questo caso il problema non c'è, manca proprio la questione, siamo in assenza di dolo. Questa signorina blogger non ha alcun obbligo deontologico verso di sè e verso la società. Se capisco bene, non è iscritta ad alcun ordine professionale, non è una giornalista, insomma fa gli affaracci suoi. Si fa pagare e bene? Buon per lei.
«Prezzolato» è un termine gravissimo. Il prezzolato è un venduto, un disonesto, rispetto a un'idea sovrastante di etica. Rispetto a quale etica questa signorina sarebbe prezzolata?
Magari è il caso di spostare la questione alla radice, no? E pensare a dove siamo finiti, se la moda per avere un po' di fiato è costretta a ricorrere a sgallettate così.
ti seguo sempre con interesse, mf
Scusate, parlo dal mio piccolo, ma i contratti pubblicitari anche dei più noti magazine non prevedono forse 5 adv tabellari più tre interviste splamate nell'arco dell'anno (per fare un esempio)????
C'é blog e blog. C'è il blog sponsorizzato e c'é il blog senza sponsor, non capisco dove sia l'indignazione....
Vorrei tanto sapere che differenza passa fra una blogger che posta prevalentemente prodotti che le vengono regalati, e una giornalista - per giunta incoronata "redattore" - che pubblica su carta stampata la "selezione" dei regali che le arrivano sul desk. O fra queste e una stylist (a proposito di profili professionali fondati sul nulla) che DEVE piazzare nei suoi servizi fotografici i maggiori inserzionisti. MARCHETTOPOLI non nasce coi blogger: da troppo tempo il giornalismo di moda è mero mercato di spazi pubblicitari in forma di articoli, servizi, finte recensioni (senza scomodare l'abisso delle consulenze...). Forse che in rete il trucco è più evidente, perché nell'ingenua convinzione di essere protagonisti di un momento o inventori di un genere, questi fashion blogger poco si curano di una deontologia che, in quanto professionale, non li tocca. Un modello micidiale tutto al ribasso - della parola scritta, della contenutistica - in cui non c'è controllo e su cui si sono appiattiti troppi media on line del paese, con risultati tragicomici sotto gli occhi di tutti. Diverte poi che il grande j'accuse venga da chi dirige un sito come Dweb, che sembra aver fatto della distanza dall'omonimo allegato stampato di Repubblica la propria linea editoriale.
Per quanto riguarda l'accorata difesa dell'onorabilità dei "veri" blogger di moda, purtroppo nessuno è interessato a leggere i loro post di spessore quando la foto di Anna Dello Russo vestita da marron glacé fanno il giro del mondo in una decina di minuti, rimpallate da tutti i siti di moda prima e da tutte le riviste patinate poi. Di fronte a gente che si è può permettere anni di lavoro gratis che non richiedono alcun titolo se non quello dell'araldo di famiglia, forse Chiara Ferragni e il suo presunto "fare cassa" rappresentano, in modo kafkiano, una micro vittoria sul Capitale. Categorie ancora valide, checché ne dica Ratzinger.
non vedo nessuna vittoria sul Capitale, i fashion blogger sono prodotti e vittime del sistema, dureranno poco e non sostituiranno i professionisti della moda, perchè non ne sarebbero in grado, sono fondamentalmente degli illusi, se racimolano 4 soldi non vuol dire niente, se mancano le fondamenta tutto cade da un momento all'altro
il fatto che i contenuti di spessore non se li fili nessuno (ed è vero, i blog di moda con contenuti seri e ben scritti sono per lo più deserti, ma parliamo anche di alcuni blog straordinari densi di emozioni, immagini e contenuti inusuali che non si fila nessuno) e che Anna dello Russo con il marron glacé in testa giri mezzo mondo in 5 minuti testimonia soltanto l'abbassamento generale dei contenuti di Internet, sempre più monopolizzato dalla tecnologia e dalla derivante superficialità
Internet è diventata sempre più una vetrina per esibirsi, grazie ai social network dove i contenuti sono sempre più superficiali e stupidi, grazie alla tecnologia, gente che si compra il telefono per fare delle foto uguali a mille altri per esibirle sul social fotografico, questo è internet oggi, frasette idiote, ricerca della notiziola originale, viralità fine a se stessa
se volete dei veri contenuti il mio consiglio è ancora una volta, spegnete il pc, tornate nella vita vera, il web inteso in questo senso ha ben poco da offrire
Proprio perchè nel mondo della moda ci sono lavoro e sacrificio - come ricordano Robi_net e Anonimo - penso che sarebbe bello andare oltre le logiche che ho descritto nel mio post. Logiche pubblicitarie che tengono al guinzaglio le testate patinate dove lavorano stylist e giornalisti come i blogger. Del resto, siamo sinceri: se io fossi una ragazza appassionata di moda nell'epoca di Internet e una grande griffe mi regalasse una bellissima borsa chi mi dice che non la posterei sul mio photo blog? Ribadisco solo che mentre dei tanti blogger che offrono magari contenuti originali e poco legati ai meccanismi pubblicitari di cui sopra non si sente mai parlare, le top blogger di moda (quelle che siedono in prima fila, a pochi passi da Anna Wintour) sono quelle che assecondano le aziende nei loro do ut des. Speriamo solo che non vengano presi a modello, tutto qui.
non conosco il lavoro di questa signora (voglio dire, lo vedo ora per la prima volta).... Credo che sia da accettare però che in un mondo in cui il giornalismo, in tutti i settori, paga ben poco, si sviluppino meccanismi del genere. C'è stata tempo fa una grande polemica sul NY Times, lanciata da un lettore, che si chiedeva: se il contenuti del giornale sono forniti in percentuale considerevole da giornalisti freelance pagati a pezzo, chi garantisce che il freelance in questione non sia "sponsorizzato"? La risposta è che non c'è una garanzia. Se succede per i blog mi viene quasi da dire che sono stati bravi i blogger ad arrivare a delle sponsorizzazioni...
Vergognosa!!!
Seguo il blog di Chiara Ferragni dopo la segnalazione di un'amica e devo dire che rispecchia a pieno tutte le critiche ricevute...
Look scialbi e tutti sponsor vergognosi!scrive in un italiano stentato quanto il suo inglese e dopo una settimana di bacheca invasa da foto del suo cane dormiente sul divano, primo piano delle scarpe disegnate questa stagione(praticamente copie di bassa qualita' delle grandi marche ma con un prezzo all'altezza di quest'ultime),il ripiano del bagno invaso di prodotti rigorosamente regalati ...ho scoperto che l'unica cosa di cui sento realmente la mancanza sono le frecciatine delle povere laureate che per esibire uno solo degli accessori puntualmente regalati alla sciura milanese devono conservare mensilità sopra mensilità ! E sapete cosa vi dico?non comprerei mai qlksa che viene regalata a tipe del genere... Se si svendono a tal punto non vale la pena far la fame per ottenerla no?
Caro Carlo, volevo ricordarti che la moda no, non è tutto ma in Italia paga tanti, tantissimi stipendi a gente che cuce, disegna, ricama, costruisce, distribuisce, vende, controlla, comunica, scrive di moda e non è follia, ma un aspetto piacevole di una necessità primaria dell'uomo, come quella di coprirsi e proteggersi dalle intemperie. Il problema non è pensare ad altro ma lasciare cose consistenti a professionisti e incanalare le energie economiche a chi lavora e non a chi sfrutta una facile tendenza per fare soldi facile impoverendo un sistema già depauperato dalla cialtroneria tanto comune in questo paese.
Buon lavoro a Marta che è fulgida eccezione nel mare dei troppi approssimati.
A me non piace parlar male delle cose che non mi piacciono, ma posso comunque dire che non tutti i blog di moda sono come quello della Ferragni (nello specifico un Blog di cosiddetto Outfit, il cui senso è "mi vesto così e vi posto la foto", "mi piace questo, vi posto la foto"). Spesso anzi, si trovano pezzi ben scritti, brillanti, che non hanno nulla da invidiare alle testate più quotate. E in quel caso, chapeu a quanti sono riusciti a crearsi un lavoro e una professionalità senza aspettare che qualcuno gli offrisse o un'opportunità. In un paese come il nostro, abituato a ben altro, dovremmo esserne solo contenti e avere stima di queste persone. In fin dei conti, se non è la democrazia, è il mercato, bellezza.
Né mi si dica che nella stampa italiana in generale, anche quotatissima, regni sempre la competenza. A me piacciono, per esempio, molti sport minori, li seguo e di castronerie (avendo un minimo di competenza e interesse) ne leggo tantissime., perché le testate si limitano a ricopiare (anche male) le agenzie. Se voglio notizie "serie" preferisco di gran lunga andarle a cercare nei forum e nei blog di appassionati. Stessa cosa per certi giornali patinati che si limitano a comprare interviste rilasciate dalle star all'estero e a tradurle (anche in quei casi spesso male) spacciandole per esclusive date a quella testata X. Il mondo cambia, le tecnologie pure e non ci si lamenta. Non si rivendicano posizioni di vantaggio. Ci si mette in discussione.
ma va? si è scoperta l'acqua calda!
che certa gente si muova solo se pagata penso che tutti lo immaginavano da tempo
che poi ci siano dietro questioni etiche e di qualità è un altro discorso
probabilmente anche il giornalista di Repubblica è INVIDIOSO!
cmq i fashion blogger mi ripugnano, spero che finiscano nel dimenticatoio molto presto
saluti
Cara alessia,
ma hai letto il mio post?
Sostengo che la tanto criticata chiara ferragni sia il prodotto di un sistema(quello della moda, in cui lavoro: hai ragione) che tende a ricondurre tutto alla pubblicità (quali sono i marchi che indossano alcuni blogger? Quelli FAMOSI, non quelli fatti in Italia o artigianali o di qualità) e che è stato sfruttato all'incontrario. Dico che ci sono blog che vale la pena leggere (ne ho citati alcuni, anche di moda come Blogosfere Style and Fashion e The Sartorialist) e non sostengo che i fashion blogger siano tutti scemi, mai detto questo. E sei tu sei una blogger che sa creare contenuti, tanto meglio: ma io se fossi in te mi arrabbierei con i miei colleghi che pensano che basta fare quattro scatti per avere successo..
Io credo che in quanto giornalista come prima cosa prima di scrivere un pezzo tu ti debba documentare un minimo (ma un minimo proprio, basta una misera ricerca su google). Da quello che ho capito dal tuo profilo per altro ti occupi di moda quindi per te dovrebbe essere un task ancora più facile. Ma ti aiuto comunque io: i fashion blogger non sono SOLO quelli che si fanno foto e pubblicano articoli a contenuto zero. E no, i fashion blogger che sanno effettivamente scrivere e creano contenuti non sono solo tale Paola Bottelli.
I fashion blogger spesso hanno una competenza che si avvicina a quella delle migliori testate giornalistiche di settore. I fashion blogger sono bravissimi fotografi e a volte anche artisti (centinaia gli illustratori, io faccio parte della categoria, ma ti lascio un paio di esempi di chi è molto più bravo di me: http://www.decadediary.com/, http://www.garancedore.fr/, http://blog.krisatomic.com/, http://igorandandre.blogspot.com/). I fashion blogger sanno dissacrare la moda e al tempo stesso amarla con una satira geniale e pungente (una su tutte http://www.matiseivista.com). Devo continuare? No lasciamo perdere.
Ma basta, basta con questo generalizzare dei media italiani (ebbene si, il trend della cattiva informazione a quanto pare rimane anche per gli argomenti più frivoli) sui fashion blogger.
I fashion blogger non sono solo gente come Chiara Ferragni e simili brutte copie. E mi ci scaldo perchè chi davvero la ama la moda, chi spende le nottate dopo il lavoro a fotografare, disegnare e raccontare questa passione si offende quando legge articoli come questo.
Perchè ci indigniamo per Chiara Ferragni (e non solo lei)? Perchè è la dimostrazione di tutto quello che odiamo del mondo della moda e non fa che sbattercelo in faccia. Perchè ci ricorda ogni secondo che l'Italia è il paese delle marchette e non del merito. Perchè a me va benissimo che una testimonial guadagni cifre a 4 zeri, ma se lo fa per il suo stile che almeno ce l'abbia questo stile. E se lo fa perchè è gnocca che almeno sia gnocca per davvero. Ci indigniamo perchè come sempre a fare successo sono i prodotti di un vuoto siderale che fa gelare il sangue nelle vene quando di persone con il talento (o anche solo davvero bellocce o davvero stilose, se vogliamo rimanere a livelli terra terra) ce ne sarebbero a centinaia (ma ormai questa è una costante italiana)
E come se non bastasse, oltre al danno la beffa: veniamo infilati nel bel fascio d'erba e associati a loro. Basta. Ce la fate prendere davvero male.
Alessia
Grazie Alessia per averi risposto in modo così appassionato e chiaro. Anche io detesto la generalizzazione dei fashion blogger come se fossero tutti blog privi di contenuto e senza qualità. Io faccio parte di quella categoria che scrive di moda, o meglio di come interpretare la moda e adattarla al proprio fisico e alla propria vita quotidiana. Ci sono anche molte ragazze che pubblicano outfits che si discostano dalle tipiche modelle da rivista e che possono aiutare a trovare ispirazione e modelli più vicini alla realtà.
ma basta con questa moda!
le ragazze italiane non si sanno occupare più di altro? ma che è sta pazzia?
tutte stiliste, tutte fashioniste, tutte appassionate di moda, ma non esiste altro nella vita della gente? e proprio di questi tempi di crisi quando la gente annaspa per arrivare a fine mese?
è incomprensibile questa follia
io vi dico una cosa, spegnete il pc, uscite di casa, andate a farvi un giro, vestitevi come cavolo vi pare, dimenticatevi quelle stupide riviste di moda, le modelle sofferenti e patite, tutto questo mondo fatto di lustrini, superficialità e falsità
basta ragazze, rinsavite una buona volta, la moda non è tutto!
Il mondo della moda non è fatto di lustrini, superficialità e falsità. Questa si chiama "scorza". Sotto di essa c'è gente che si fa il culo quadrato e che spesso non guadagna cifre da capogiro come si può immaginare. C'è TANTO LAVORO e tanto sacrificio nel mondo della moda che nessuno, e non ne faccio una colpa, capisce.
Questo era solo un chiarimento.
Per il resto sono d'accordo con te, nonostante studi moda e abbia un blog (dove non pubblico outfit ovviamente). Tutte appassionate, tutte che facevano i vestiti con le barbie, disegnavano modellini, guardavano le riviste della mamma, si vestivano con i loro vestiti..... embè? Dove sta la novità? Mah.
che commento fuoritema....
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