La crisi dell’euro: giocarsi il futuro a lascia e raddoppia

Mercato e Libertà

Spesso le istituzioni non sanno affrontare i problemi che in un solo modo: nasconderne gli effetti. E così di norma ingigantiscono le cause, che hanno tutto il tempo per diventare sistemiche. Un po’ come curare una malattia con farmaci sintomatici, illudendosi di stare bene e di poter dunque continuare a comportarsi in maniera poco salutare.

Consideriamo il problema del debito delle banche. Nessuno l’ha affrontato nell’unico modo contrattualmente corretto: le perdite devono essere pagate dai proprietari, che in caso di insolvenza perdono totalmente le loro azioni, e ciò che rimane dopo averli fatti fuori deve essere spartito tra i debitori, che dunque si accollano le perdite residue. Il tutto senza tirare in ballo il contribuente, senza nascondere le perdite sopravvalutando asset “tossici”, senza punire i risparmiatori con tassi nulli. Vero è che procedure rapide di pulizia dei bilanci non esistono perché nessuno le vuole (più comodo farsi salvare). Ma finora il problema è stato affrontato facendone pagare invece il costo ai contribuenti e ai risparmiatori. In futuro poi forse verrà fatto pagare ai lavoratori e ai pensionati con l’inflazione, che finora è stata però bassa.

L’accollare le perdite delle banche ai contribuenti è una sorta di lascia o raddoppia giocato con il futuro del Paese. Finché lo fanno gli USA con AIG, Fannie Mae e Freddie Mac, è improbabile che l’effetto negativo diventi evidente subito: gli USA non sono ancora falliti, e sono ancora economicamente forti. Quando però la stessa cosa l’hanno fatta l’Islanda o l’Irlanda, i conti pubblici di questi Paesi sono stati disintegrati. E se un giorno il "resto del mondo" smettesse di finanziare gli USA, l'economia USA collasserebbe.

Perché “lascia o raddoppia”? Perché la strategia è quella di scommettere che la crisi sia “una tantum” e non strutturale, e dunque se si riesce a promettere garanzie ai debitori questi non si spaventeranno e poi tutto tornerà come prima. Se la scommessa è corretta si previene la crisi perché i debitori si sentono più sicuri una volta capito che dietro Icesave c’è il governo islandese, se la scommessa va male, i conti sballano e si va in bancarotta. Chi ha permesso ai governi di fare scelte così folli, mettendo in pericolo il futuro dell'intero paese?

Ciò che l’Irlanda ha fatto con le sue banche, l’Europa rischia di fare con i cinque PIIGS: la BCE si sta riempiendo di titoli dei maialini, l’Unione Europea sta garantendo l’EFSM (meccanismo europeo per la stabilizzazione finanziaria) e i Paesi membri stanno garantendo l’EFSF (fondo europeo per la stabilità finanziaria). Il problema da risolvere sembra piccolo finché sono i tre più piccoli porcellini, ma Italia e Spagna sono sufficientemente grandi da affossare ogni velleità di salvataggio europeo. Si sta mettendo in pericolo la stabilità finanziaria di ogni singolo Paese europeo per salvare gli ultimi della classe. Non un bell’esempio per chi volesse perseguire politiche serie di risanamento dei conti, sapendo che comunque vada verrà aiutato dunque è inutile risanarli.

Ora, supponiamo che tra venti anni ci sarà una bolla speculativa analoga a quella attuale, ma più grande, con un’economia europea più debole dell’attuale. Cosa succederebbe? I politici europei riproverebbero con la stessa scommessa, la perderebbero, e sarebbe il collasso finanziario dell’intero continente. È quello che vogliamo? Non ci siamo molto lontani, anche se l’Italia si può salvare con poche mirate riforme e non sta male come la Grecia, e anche se la Spagna si può facilmente salvare con pochi tagli. Però potremmo in futuro trovarci in queste condizioni, perché le politiche di oggi incentivano proprio il formarsi di questo tipo di bolle. Si può posticipare il contatto con la realtà, ma più lo si posticipa più la realtà peggiora.

Se si vuole risolvere un problema, bisogna agire sulle cause, non sugli effetti. Sui patogeni, non sui sintomi. Nel breve termine sembra sufficiente agire sugli effetti, ma nel lungo termine ciò rafforza le cause, perché gli effetti segnalano che un problema esiste e incentivano a rimuoverne le cause. Purtroppo la politica si basa sul principio che "nel lungo termine siamo tutti morti": peccato che siamo già arrivato nel lungo termine delle politiche passate, e siamo ancora vivi.

Pietro Monsurrò

: crisi dell'euro / Irlanda / Islanda / Piigs

Comments

Stefano's picture
Inviato da: Stefano
2 January 2012 - 17:36

Agire sulle cause, non sugli effetti… Giustissimo, ma le cause sono forse almeno un livello sopra, dell’auspicato, quanto evidentemente irrealizzabile, accollamento delle perdite ai proprietari delle banche ed ai debitori. Le cause sono ‘sistemiche’, riconducibili proprio all'etica della finanza, non più condivisa sui valori di fondo...
‘Navigando’ sulla rete, si trova una famosa dichiarazione fatta una ventina di anni fa da David Rochefeller : ”Siamo sull’orlo di una traformazione globale. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la “giusta” crisi globale e le nazioni accetteranno il Nuovo Ordine Mondiale”. Aldilà della veridicità di tale previsione, e delle interpretazioni più o meno complottiste che se ne vuole dare, riflettendo sugli effetti della crisi globale, la realizzazione di ‘nuovo ordine mondiale’ non sembra del tutto pellegrina. Quello di coloro che non ci mettono la faccia, che esercitando la propria autorità attraverso i mercati finanziari globali, reggono di fatto le sorti di un mondo in debito si, ma di leadership, e che in una nuova forma di oppressione elevata all’ennesima potenza dalla globalizzazione, ridisegnano equilibri e alleanze internazionali, depongono governi, scardinano patti sociali, abrogano diritti, sanciscono il dominio dei creditori sui debitori. Coloro i quali hanno la capacità di sfruttare questo sistema dei mercati finanziari di cui tutti noi, a livello globale, condividiamo i presupposti del funzionamento: liquidità contro liquidità, credito contro tasso d’interesse. In altre parole: come produrre reddito senza lavorare. Con tutte le distorsioni che ne conseguono. Oggi si parla tanto di riforme ‘strutturali’. E’ il principio della ‘rendita’ che è ‘strutturalmente’ intollerabile!!! Finanche se fosse distribuibile democraticamente (di fatto concentrata in mano di pochi). Perché sull’altare del ‘tasso d’interesse’, acquista la forza di ricatto, si toglie linfa all’apparato produttivo del sistema economico, alimentando solo l’accumulazione. Si sacrifica quella finanza etica che considerava il denaro come mezzo e non come scopo, quella finanza che si poneva come punto d’incontro tra chi necessitava di capitali e chi ne aveva la disponibilità. Si partoriscono strumenti fittizi come i CDS (Credit Default Swap), attori finanziari fantasma come le SIV (Special Investment Vehicles), Short selling, frutti di una perversa ingegneria finanziaria incomprensibile ai più, grazie alla quale chi può, anche in un momento di riflessione, scioglie ogni rimorso chiedendosi: “Perché utilizzare le banche come volano dell’economia, le borse valori per far incontrare imprese ed investitori, quando da una piattaforma elettronica, con un semplice ‘clik’ si può giocare a ‘scommettiamo che’, controllando grandi quantità di strumenti finanziari, con somme ridotte?” Ora, pur condividendo l’indignazione di chi è sceso in piazza chiedendo ‘meno borsa e più vita’, sarà il caso di cominciare prima di tutto a smettere d’identificare l’uomo con il proprio conto in banca, e a porre dei freni con ferree regolamentazioni al sistema dei mercati finanziari, a predisporre un sistema alternativo in termini di finanza etica? Non è necessario ripudiare i meccanismi di base del nostro sistema capitalistico, come l’intermediazione, la raccolta, il prestito, ma riformularne i valori di riferimento: la persona e non il capitale, l’idea e non il patrimonio, una finalità remunerativa dell’investimento che nulla deve avere a che fare con la speculazione. In altre parole, una finanza che abbia come fine l’uso del denaro come mezzo e non come scopo. Un principio che deve però essere condiviso da tutti noi. E questa crisi dovrebbe aiutarci a comprenderne la necessità ineluttabile.

Biagio Muscatello's picture
Inviato da: Biagio Muscatello
2 January 2012 - 17:03

Hai iniziato l'anno con una leggera venatura di ottimismo. Ne prendo atto.

Leonardo IHC's picture
Inviato da: Leonardo IHC
2 January 2012 - 15:49

Bravo

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