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Noi la crisi non la paghiamo: il conto portatelo al tavolo a fianco

Blog post del 14/07/2011

Uno degli slogan più vacui che io conosca è "noi la crisi non la paghiamo". L’ho riletto proprio ieri sera in questo post del blog Punto e a Capo.

Secondo il post, la colpa della crisi finanziaria non è delle politiche di spesa pubblica scriteriate (ha raggiunto il 52.5% del PIL nel 2009, anno record, sia aumentando la spesa sia per riduzione del PIL sottostante), e dunque male fa Mario Draghi, quasi unico in Italia, a suggerire di tagliarla.

Tagli alla spesa sono necessari e devono essere consistenti, perlomeno 50 miliardi. Io auspicherei tagli per una cifra almeno doppia, ma è improbabile che accada. Non credo neanche ai tagli per 50 miliardi: la spesa pubblica cresce facilmente, ma non si comprime mai. Negli ultimi venti anni, ad esempio, non è mai successo. Si parla sempre di tagli, ma non sono mai esistiti.

Ammettiamo però che la manovra provochi un taglio alla "sanità, pensioni e contratti di pubblico impiego".

Il pubblico impiego prende, secondo dati Bankitalia, più della media dei lavoratori italiani: non si vede perché chi si spezza la schiena per pagare le tasse debba tenersi diversi milioni di persone sul groppone che lavorano di meno e guadagnano di più.

La spesa pensionistica è pagata dai giovani, precari e che guadagnano pochi euro al mese, per pagare gente che magari sta in pensione da quando aveva cinquanta anni: forse i costi di questa follia andrebbero divisi più equamente, invece di accollarli tutti alle nuove generazioni.

La spesa sanitaria sono centodieci miliardi di euro l'anno, ma su questo argomento non sono ferrato, mi limiterei a sottolineare che pensare che la spesa vada a beneficio dei cittadini è naive, perché dietro ci sono spesso gruppi organizzati famelici che ci campano lautamente.

"Perché, piuttosto, non si tassano le transazioni finanziarie?"

Le transazioni finanziarie si possono tassare solo a costo di ridurre la liquidità dei mercati finanziari, ridurne l'efficienza, e aumentare alcuni dei problemi (l’illiquidità) che hanno caratterizzato la recente crisi. Inoltre, le transazioni finanziarie sono mobili, e dunque si sposterebbero verso altri lidi, riducendo la quantità di risorse disponibili per gli investimenti, che in Italia sono già pochissimi.

"Perché non è stata decisa una patrimoniale sui grandi patrimoni?"

Il 20% più ricco della popolazione italiana è quella con un patrimonio maggiore di 530,000€, cioè tutti i proprietari di immobili in zone urbane, salvo l'estrema periferia e i monolocali. La storia dei grandi patrimoni è in massima parte demagogia: io sto nel 20% più povero (forse nel secondo), i miei genitori stanno nel 20% più ricco, e quando erediterò passerò tra i ricchi, perché diventerò proprietario di un immobile a Roma. Se i miei genitori pagassero una patrimoniale ad impoverirsi sarebbe la mia eredità. La ricchezza si accumula col risparmio, e dunque gli anziani sono più ricchi dei giovani, perché hanno risparmiato per decenni: i “ricchi” da massacrare con la patrimoniale sono i vostri genitori, non Warren Buffett.

"Perché non si sono tagliati i costi della politica?"

Perfettamente d'accordo, ma sono bazzecole: la sanità costa l'8% del PIL, le pensioni il 13%, il pubblico impiego l'8% (sto ricordando a memoria). Gli stipendi dei parlamentari, le auto blu, etc., sono briciole. Sono d'accordo con il tagliarle, ma scordatevi di fare più dell'1% del PIL.

"O quelli della guerra?"

Le spese militari in Italia sono lo 0.8% del PIL... anche qui, fare demagogia è facile, ma i conti raccontano un'altra storia.

"Il libero mercato ha fallito, non ha saputo autoregolamentarsi"

In quattro anni di crisi sono fallite o hanno avuto seri problemi: mercati finanziari poco regolati (veicoli di investimento speciale), molto regolati (banche), imprese pubbliche (Caixas e Landesbanken), parastatali (Fannie e Freddie), e interi Paesi sovrani (Islanda, Irlanda, Grecia). Parlare di fallimento del mercato non significa nulla. Tutte le parti che hanno avuto problemi erano soggette ad un problema non di mercato: non potevano fallire, perché lo Stato sarebbe intervenuto a salvarle e tutti lo sapevano.

"il benessere generato con le svendite e tagli e le rinunce del popolo greco, andranno nelle casse delle banche tedesche, un annuale, costante trasferimento di benessere."

Difficile negare che la Grecia abbia speso troppo per comprare i voti dei suoi cittadini con politiche demagogiche e populiste, abbia falsificato i conti per entrare nell'Eurozona, e dunque abbia fatto di tutto per meritare ciò che sta accadendo. I Paesi seri non si comportano come la Grecia. Nessuno dovrebbe.

Infine, lodare l'Islanda perché ha rinnegato il debito, e sottintendere che dovrebbe farlo anche l'Italia, vuol dire che l'Italia dovrebbe farsi tagliare fuori dei mercati dei capitali: cancellarsi il debito pregresso significa che nessuno comprerà più il debito futuro, e quindi l'Italia non potrà più finanziare i propri deficit. Inoltre, più della metà del debito pubblico è di proprietà di italiani: ad impoverirsi sarebbero i vostri fondi pensione, le vostre nonne, i vostri genitori, e ovviamente le banche (con notevole aggravamento della crisi economica). Vogliamo questo?

Anche se spesso è fatta da persone incompetenti, irresponsabili, miopi e spesso anche disoneste, la politica è (purtroppo) una cosa seria. Richiede analisi e proposte serie, non fantasticherie. Il populismo e la demagogia ci hanno portati dove oggi siamo: forse con un po' di serietà riusciremo ad uscirne.

Pietro Monsurrò

COMMENTI /

Ritratto di Giorgio Arfaras
Gio, 14/07/2011 - 15:26
garfaras
Il taglio dei costi della politica (peraltro forse pari al 1%) del PIL come condizione del rilancio del paese assomiglia al taglio della testa di Luigi XVI. L'assunto implicito è che la testa è malata, mentre il corpo è sano. Una volta che si sia tagliata la testa - il simbolo - ci dovrà pur essere chi decide - la pratica - come ripartire i carichi fiscali e le spese. E questo chi, chi è? Il "popolo" non è la risposta. Il "popolo" non esiste, esistono i vari Pietro e Monica. Ognuno con i propri carichi fiscali e la propria quota di spesa pubblica. E questi come trovano un consenso sulla ripartizione dei carichi, scrivendosi dei post su Facebook?
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Ritratto di Nicola Di Cesare
Gio, 14/07/2011 - 15:45
Nicola Di Cesare
Bene bene. Secondo questo articolo l'aumento della tassazione delle transazioni finanziarie al livello medio europeo del 20% produrrebbe "una crisi di liquidità" che influenzerebbe pesantemente gli investimenti. Non rido perchè ci sarebbe da piangere di fronte a simili affermazioni. Primo: le transazioni finanziarie NON hanno nulla a che fare con gli FDI e mi sorprende che lo "scrivente" non lo sappia. Semmai in Italia nessuno investe un euro in FDI perchè sa che la giustizia civile è pari a quella del Botswana, la burocrazia come quella del Burundi e la probabilità di essere taglieggiati dalle mafie pari a quelle della Colombia. E' dimostrato che nemmeno l'elevata pressione fiscale sia un deterrente per gli investimenti (leggere l'ultima intervista a Cipolletta e gli studi da lui citati). Detto ciò passo ad un'altra chicca. L'oltre 50% di debito posseduto dagli "Italiani" è una sciocchezza. Gli Italiani ne posseggono solo il 13% ed un buo 40% sono posseduti dalle banche le quali a loro volta sono possedute da gruppi italiani ma più spesso esteri. Terzo. Non ripagare il debito e rimettere in moto l'economia con una struttura burocratico istituzionale ceteris paribus sarebbe un suicidio. Ma ricondizionare il debito facendo pulizia nella macchina mangia soldi dello stato mafioso questo si può fare benissimo e i mercati sarebbero felicissimi. Quarto si può vivere benissimo senza fare debito. La finanziari dei bei propositi e dallo sgangherato metodo presentata da Tremonti prevede che L'Italia da 2014 non farà più debito e avrà deficit pari a 0% del PIL cioè sarà in grado di assolvere al suo G (ormai quasi tutto spesa senza investimenti in conto capitale) senza ricorrere all'indebitamento nemmeno per pagare gli interessi sul debito pregresso ormai pari a 90 miliardi di euro all'anno. Quinto, non si capisce per quale motivo non si dovrebbero tagliare 1 punto di PIL 18 miliardi, sulle spese della neonata FORZE ARMATE SPA, 20 miliardi precisti per la TAV e 10 per il ponte sullo stretto, 25 dalla riorganizzazione degli enti territoriali e delle pseudo SPA di stato che mantengono con stipendi faraonici migliaia di politici trombati nei fasulli consigli di amministrazione. Tagli strutturali che sommati ai 10-20 miliardi della tassazione sulle transazioni finanziarie, senza nessuna controindicazione per l'economia reale del paese, varrebbero circa 70-85 di cui 50 strutturali miliardi che riporterebbero già oggi il bilancio in avanzo senza tagli ai servizi. Forse i cavatori della 'drangheta e i cementificatori della mafia siciliana non saranno daccordo ma l'Italia tirerebbe un sospiro di sollievo.
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Ritratto di Lisa
Gio, 14/07/2011 - 16:12
Lisa
articolo notevole e concreto. Ciò che però dice in merito al pubblico impiego lo trovo piuttosto superficiale: cito testualmente:" Il pubblico impiego prende, secondo dati Bankitalia, più della media dei lavoratori italiani: non si vede perché chi si spezza la schiena per pagare le tasse debba tenersi diversi milioni di persone sul groppone che lavorano di meno e guadagnano di più." Ora, sul lavorar meno ci andrei cauta ed eviterei di far di uno stereotipo una regola; poi ricordo che le tasse vengono pagate anche dai dipendenti pubblici che, contrariamente a come succede nelle aziende private, non possono lavorare in nero (straordinari, premi, ecc). La piaga del pubblico impiego è rappresentata dai livelli più alti (nomine in genere politiche) che con le proprie esagerate retribuzioni alzano di gran lunga la media citata. Concludo dicendo che non ho i dati per capire se effettivamente i tagli alla politica potrebbero essere incisivi o meno, ma credo nel principio del "mal comune mezzo gaudio" e un paese piegato dai problemi economici non può trovare una forte motivazione al sacrificio se coloro che lo guidano non sono i primi a darne l'esempio. Lisa
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Ritratto di zse
Gio, 14/07/2011 - 16:43
zse
Sul pubblico impiego ha perfettamente ragione. Che gli stipendi pubblici dei normali lavoratori pubblici siano superiori alla media dei privati è tutto da dimostrare. Va considerato poi che il contratto pubblico è in genere un contratto esclusivo, ovvero per un pubblico dipendente è proprio vietato per legge fare un altro lavoro per arrotondare, fosse anche lavorare in pizzeria il sabato sera. E questo pochi lo sanno. Inoltre non esistono più scatti di anzianità per molte categorie pubbliche, il chè significa che se non si viene promossi (cosa sempre più difficile per mancanza di risorse) lo stipendio resta sempre quello con cui si è entrati, diversamente da quanto avviene nel privato ove si progredisce per semplice anzianità. Sommate queste situazioni al fatto che fino al 2017 non si avranno aumenti contrattuali, mi sembra che lavorare nel pubblico per ora garantisca solo una relativa certezza del posto fisso, che non è poco, ma che deve essere rapportata a stipendi che posso garantire nella media dei normali dipendenti (impiegati, non dirigenti) non superano i 1300 euro netti al mese e su 13 mensilità (non 14, 15, ecc...).
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Ritratto di Anonimo
Gio, 14/07/2011 - 16:45
Sul pubblico impiego ha perfettamente ragione. Che gli stipendi pubblici dei normali lavoratori pubblici siano superiori alla media dei privati è tutto da dimostrare. Va considerato poi che il contratto pubblico è in genere un contratto esclusivo, ovvero per un pubblico dipendente è proprio vietato per legge fare un altro lavoro per arrotondare, fosse anche lavorare in pizzeria il sabato sera. E questo pochi lo sanno. Inoltre non esistono più scatti di anzianità per molte categorie pubbliche, il chè significa che se non si viene promossi (cosa sempre più difficile per mancanza di risorse) lo stipendio resta sempre quello con cui si è entrati, diversamente da quanto avviene nel privato ove si progredisce per semplice anzianità. Sommate queste situazioni al fatto che fino al 2017 non si avranno aumenti contrattuali, mi sembra che lavorare nel pubblico per ora garantisca solo una relativa certezza del posto fisso, che non è poco, ma che deve essere rapportata a stipendi che posso garantire nella media dei normali dipendenti (impiegati, non dirigenti) non superano i 1300 euro netti al mese e su 13 mensilità (non 14, 15, ecc...).
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Ritratto di Mercato e Libertà
Gio, 14/07/2011 - 17:05
Mliberta
Sul rapporto tra salari pubblici e privati, e il loro andamento nell'ultima decade: http://notizie.it.msn.com/approfondimento/articolo.aspx?cp-documentid=158207242 C'è poco da fare, si fanno tanti soldi ad avere lo Stato come datore di lavoro...
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Ritratto di zse
Ven, 15/07/2011 - 14:45
zse
L'articolo postato è molto chiaro: morale non si può fare di tutta un'erba un fascio! E' chiaro che ci sono categorie del pubblico impiego privilegiate, ma i tagli li subiscono tutti, anche chi ha stipendi inferiori ai 20000 euro lordi l'anno (e non sono pochi). Perchè invece di fare tagli lineari non si colpisce (e ci si scandalizza) con chi, spesso immotivatamente, ha di più? Penso che nel pubblico impiego molti farebbero firma per avere i loro stipendi allineati alla media di 29000 Euro l'anno, purtroppo non è cosi e si continua sempre a sparare nel mucchio. Secondo me non si deve sempre additare al pubblico dipendente come a un ladro ed a un fannullone, ma ci si deve scandalizzare delle reali strorture del sistema (enti pubblici in cui ognuno è dirigente di se stesso o quasi, ove si sono susseguite nel tempo promozioni immotivate che hanno portato tutti ai massimi livelli, ove si fa carriera con l'età indipendentemente dal merito, ecc...). Questi sono gli ambiti che vanno riformati e su cui si può tagliare. Non si può sempre ragionare con la media del pollo, perchè c'è chi fa la fame e chi di polli ne mangia due.
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Ritratto di Mercato e Libertà
Gio, 14/07/2011 - 17:08
Mliberta
Nicola di Cesare: ho letto due righe del suo commento e ho subito notato che lei non distingue tra la tassa sulle transizioni finanziarie e la tassa sui redditi finanziari. Senza queste distinzioni di base, come si fa a parlare di politica economica? PM
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Ritratto di Mercato e Libertà
Gio, 14/07/2011 - 17:39
Mliberta
A parte la storia della tassa sulle transazioni, che non è la tassa sui redditi da capitale (interessi sui titoli), ma la tassa sulle operazioni di scambio sui mercati finanziari, ci sono altre cose che non tornano nel suo commento: 1. Risparmiare 18 miliardi dalla spesa militare italiana significa ridurla di quasi il 100%: 18 miliardi è la spesa totale. Anche a limare 1 miliardo o 2, sono robetta da niente. 2. Lei dice che tra TAV e ponte sullo stretto da soli permetterebbero 30 miliardi di risparmi. La spesa per investimenti dello Stato Italiano è più o meno pari a quella cifra, perché la spesa in conto capitale è pari a circa il 6% della spesa pubblica, per metà spesi in aiuti alle aziende. Non ricordo i numeri esatti, ma si tratta di meno di 30 miliardi l'anno, altro che TAV e ponte sullo stretto. Secondo me lei oltre a confondere redditi da capitale e transazioni finanziarie, confonde l'incidenza della spesa per investimenti sul PIL in un anno con la spesa totale, che dato che le opere richiedono anni o decenni è ovviamente in genere diverse volte superiore. Non si possono risparmiare 30 miliardi di spesa sulla TAV e il ponte sullo Stretto, perché nessuno spende una tale cifra. 3. Non so a cosa si riferisce parlando di 20 miliardi per tasse sulle transazioni, visto che lei li confonde con quelli sui redditi da capitale. Nel secondo caso, dire che tassare di più i risparmi non abbia effetti reali è pura follia. Togliere 20 miliardi l'anno alle imprese, ai risparmiatori, alle banche significa diminuire ancora di più gli investimenti e distruggere lavoro. Se invece si riferisce alle tasse sulle transazioni finanziarie, mi viene in mente un articolo asssurdo di una europarlamentare greca che avevo demolito tempo fa sul blog di Oscar Giannino: http://www.chicago-blog.it/2011/03/09/tobin-tax-in-europa-un-pesce-d%E2%80%99aprile/ Insomma, c'è più di una ragione per ridere, o forse per piangere, in quello che ha scritto. Stia attento a scriverlo degli altri, la prossima volta. PM
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Ritratto di Cyber-Boy
Gio, 14/07/2011 - 17:46
Cyber-Boy
Da chi è pagato per scrivere quest'articolo? La Russa? Draghi? Tremonti? L'Italia è uno dei pochi paesi al mondo che può permettersi di farsi tagliare fuori dai mercati mandando tutti a quel paese, perchè i beni di lusso che abbiamo noi sono invidiati in tutto il mondo (Ferrari, Bulgari, Versace, ecc...). Non solo, la sua posizione strategica nel Mediterraneo è stata invidiata sin dai tempi dei Fenici ed è ancora sfruttabile nel 21° secolo, dato che chiunque vuole installare una propria base militare nel nostro territorio! Ma se continueremo a vender il nostro debito all'estero di questo passo diverremo un paese sottosviluppato alla mercé delle nuove superpotenze! Abbiamo fabbriche, tecnologie ma soprattutto abbiamo i "cervelli" che se venissero sfruttati per bene anzichè farli scappare all'estero, potremmo chiuderci "a riccio" contro la globalizzazione. Ricordiamoci che noi siamo stati il paese del Rinascimento, il DNA di da Vinci è in noi, gli antichi romani hanno creato acquedotti che ancor oggi funzionano ed il primo reattore nucleare l'ha inventato un italiano! La spesa politica non è da tagliare, è da estirpare! Sanità, istruzione e pensioni non possono esser tassate perchè rappresentano la vera democrazia di un paese, perchè significano la vita, il futuro e la misericordia, dei valori morali tramutati in valori economici di chi non ha moralità! La spesa politica invece può essere azzerata perchè il significato originale della parola "ministro" è "servo", ed il servo gratuitamente si presta ad uno scopo nobile!
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Ritratto di Mercato e Libertà
Gio, 14/07/2011 - 20:43
Mliberta
Cyber-Boy: ma quante scemenze riesci a scrivere in un solo commento? Ci metterò tutta la serata ad elencarle tutte! A giudicare dal tuo nome, sei un programma automatico. Le scemenze in ordine: "Draghi? Tremonti?" Dato che politicamente non ci sono due persone più diverse, la prima tagli alla spesa e non aumenti alle tasse, la seconda finanziarie pesanti, solve et repete, tassazioni finanziarie, Robin Hood Tax e altre misure (ma tagli alla spesa, mai, la spesa non è mai diminuita, né con Tremonti né con i suoi predecessori), abbinare i due non ha senso. "L'Italia è uno dei pochi paesi al mondo che può permettersi di farsi tagliare fuori dai mercati mandando tutti a quel paese, perchè i beni di lusso che abbiamo noi sono invidiati in tutto il mondo (Ferrari, Bulgari, Versace, ecc...)." Ti devo avvisare che le Ferrari funzionano a benzina e la benzina non è prodotta in Italia. E veramente neanche i PC, i cellulari, i navigatori, tutte le materie prime... eh sì, l'Italia può essere autarchica, sarebbe fiero Benito, a patto che gli italiani si accontentino di pane e acqua. "Non solo, la sua posizione strategica nel Mediterraneo è stata invidiata sin dai tempi dei Fenici ed è ancora sfruttabile nel 21° secolo, dato che chiunque vuole installare una propria base militare nel nostro territorio!" Le vicende in Libia dimostrano che siamo veramente un gigante geostrategico... "Ma se continueremo a vender il nostro debito all'estero di questo passo diverremo un paese sottosviluppato alla mercé delle nuove superpotenze!" Il debito lo sai come si evita? Spendendo meno delle tasse che si esigono. E' facile, basta tagliare la spesa. "Abbiamo fabbriche, tecnologie ma soprattutto abbiamo i "cervelli" che se venissero sfruttati per bene anzichè farli scappare all'estero, potremmo chiuderci "a riccio" contro la globalizzazione." Beh, sì, mi pare un'ottima idea, quella di usare i cervelli per trovare un modo per far funzionare le Ferrari senza benzina. Secondo me, i cervelli scappano per non leggere commenti come i suoi. "La spesa politica non è da tagliare, è da estirpare! Sanità, istruzione e pensioni non possono esser tassate perchè rappresentano la vera democrazia di un paese, perchè significano la vita, il futuro e la misericordia, dei valori morali tramutati in valori economici di chi non ha moralità!" " Mi dispiace informarla che sanità, pensioni e istruzione sono politica. E non so cosa significhi "tassarle". Provi a dire qualcosa che ha senso, la prossima volta. PM
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Ritratto di Marco Biagetti
Gio, 14/07/2011 - 22:23
Marco Biagetti
Carissimo Pietro, pur condividendo tutto ciò che hai scritto mi pare di ricordare che nel 2010 per la prima volta la spesa pubblica in valore assoluto è diminuita in Italia grazie ad una forte riduzione sul conto capitale (più facile da manovrare soprattutto nei paesi ad alto debito come il nostro).
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Ritratto di Anonimo
Ven, 15/07/2011 - 01:00
il petrolio è a fine corsa, il motore ad idrogeno ormai è alle porte, posi la clava e si faccia un giro in rete. Gli italiani stanno già per accontentarsi di pane e acqua proprio per effetto del minestrone globale liberista che per i profitti di pochi ha rimescolato in un unico calderone sistemi produttivi e dinamiche salariali lontane anni luce, uno stupro dei principi di base della stabilità mascherato come progresso ma che in realtà per tentare di sopravvivere al suo fallimento può solo cercare di stoppare ogni innovazione e idea di decrescita sostenibile. Un ossimoro, un modernismo retrogrado, un'autoassoluzione basata su aria fritta infiocchettata da modelli econometrici che sono miseramente naufragati già nel medio periodo. L'economia asservita alla pianificazione delle zone di coagulazione delle ricchezze, i modelli previsionali aggiustati "ad personam" per compiacere il boiardo di turno, i ratings (cosa serissima in origine) usati come arma di selezione degli oligopolisti, non c'è rimasto niente della funzione di analisi. Solo accademia, nozionismo e arrampicate sugli specchi quando gli esiti sono incontrollabili. La grande metafora del liberismo è la vicenda del nucleare: uno splendido mostro le cui disfunzioni sono assolutamente incontrollabili, fuori dalla portata della "scienza" che ha creato quel mostro. Buonsenso vorrebbe lo spostarsi su forme produttive meno ignote nei loro effetti post-crash, ma l'interesse spasmodico porta a voler disperatamente decantarne le lodi. Un fallimento è un fallimento, punto. E il liberismo ha fallito, rimane una buona "ipotesi di lavoro" per studenti, una ipotetica condizione di studio, ma che non esca fuori dalle aule. Può finire in mano ad imbecilli convinti di avere in mano il sale del sapere, e di poterlo usare come alibi per ogni nefandezza fatta in nome del profitto.
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Ritratto di Exidor
Ven, 15/07/2011 - 17:59
Exidor
Exidor
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Ritratto di MONICA CAPO
Ven, 15/07/2011 - 07:58
MONICA CAPO
Tranquilli, il brainstorming che avete fatto ha sortito l’effetto desiderato, per dirla alla Napolitano avete dato una bella prova di coesione, nel blog a più mani. E del resto, lo “spread” della vostra autostima ha avuto almeno un migliaio (1000) di sollecitazioni. Io sarò pure una laureata in Lettere, populista, una che se non sta attenta “si copre di ridicolo”, una boiarda, banale, e tuttologa, e ma si facciamo pure comunista (anche se non lo ha detto nessuno!) ma una cosa l’ho capita e cioè che questa scienza seria, che è l’Economia, come la guerra non contempla i cosiddetti “danni collaterali”. Intendo dire che Marx aveva ragione quando sosteneva che il Capitalismo si sarebbe impiccato da solo...per avidità, ma in nome del “mercato” ( di cui ci si riempie tanto la bocca) è giusto che sul “Titanic che affonda” si affami chi è già abbastanza affamato, mica i “colletti bianchi” che siedono nei consigli di amministrazione delle banche o delle società di rating!?! Ah, e per la cronaca, non mi preparo i miei articoli, sui siti complottisti, al massimo mi guardo il cetriolo globale di Guzzanti: http://www.youtube.com/watch?v=_eV0jQVWyzY Namastè.
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Ritratto di Mercato e Libertà
Ven, 15/07/2011 - 15:08
Mliberta
Marco: nel 2010 la spesa è stata uguale al 2009, che era circa il 3% maggiore di quella del 2008, che era circa il 3% maggiore di quella del 2007. Nel frattempo il PIL scendeva del 5%... così la spesa sul PIL è esplosa. Non so cosa succederà nel 2011, ma mi aspetto che l'aumento della spesa ricomincerà, dato che non si parla di tagli ma solo di tasse.
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Ritratto di Davide
Sab, 16/07/2011 - 11:34
Davide
"Non si vede perché chi si spezza la schiena per pagare le tasse debba tenersi diversi milioni di persone sul groppone che lavorano di meno e guadagnano di più." Traduzione: Statali tutti fannulloni (cit. Brunetta) che navigano nell'oro come Paperon De Paperoni; logica conclusione: privato buono, pubblico cattivo. "Pensare che la spesa vada a beneficio dei cittadini è naive, perché dietro ci sono spesso gruppi organizzati famelici che ci campano lautamente." Traduzione: La spesa sanitaria l'è tutto un magna magna, privatizziamo la sanità che la mano invisibile del mercato ci farà risparmiare un sacco di soldi e garantirà a tutti le cure sanitarie che hanno bisogno a prezzi più bassi. Ironia a parte, io sarei anche d'accordo ad una riduzione della spesa pubblica, ma rendendo più efficiente il sistema ed eliminando gli sprechi (tipo, posti di lavoro inutili usati come merce di scambio elettorale); non sono d'accordo invece ad una riduzione della spesa basata su un ragionamento ideologico "privato sempre meglio del pubblico".
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Ritratto di Procellaria
Sab, 16/07/2011 - 12:33
Procellaria
A marzo 2010 le auto blu in Italia erano 629.120, un'enormità (dieci volte quelle che ci sono in USA o in Francia) e si stimava che il loro costo fosse intorno ai 21 miliardi di euro. Se questi valori sono corretti sembra riduttivo considerarle briciole. Da notare inoltre che il numero delle auto blu è esploso negli ultimi anni, sono infatti aumentate di 400.000 dal 2005.
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Ritratto di nicola
Sab, 16/07/2011 - 12:36
nicola
Penso che si debba rispettare sempre l'espressione, la libertà di parola, i contenuti espressi e la persona che si mette in discussione scrivendo un articolo su temi così delicati. A mio avviso si devono sottolineare due aspetti: a. il primo relativo al percoso intrapreso di politica economica e finanziaria sia a livello paese sia a livello europeo; b. il secondo aspetto che concerne le differenze tra poveri che pagano e ricchi che non pagano. Ora, il sistema sta andando in tilt ma sembra che nessuno voglia prenderne atto assumendosi il coraggio di ricercare nuove politiche economiche. Il discorso per esempio del pareggio del bilancio è prettamente ragionieristico e non certamente foriero in sè di sviluppo. Minghetti nel 1876 raggiunse il pareggio del bilancio in una situazione del paese difforme, con sacche enormi di povertà, di analfabetismo, di assenza di prospettive di sviluppo nelle regioni meridiionali. Il pareggio dei bilanci, la pensione a 70 anni farà sì che i giovani non possano essere reintegrati nel sistema (anche ammettendo che i settantenni siano in grado di reggere i ritmi di lavoro da prima rivoluzione industriale di oggi). Può un paese ignorarli, come sta oggi facendo? Il secondo aspetto è stato toccato in maniera frettolosa e stereotipata dal redattore. Su quale base si dice che il pubblico impiego non lavora? Sarebbe interessante almeno riferirsi ad alcuni indici. Ne sa qualcosa il redattore del lavoro docente e del significato che esso ha oggi nel lavorare in classi con trenta alunni moltiplicato in certi casi per sei e sette classi? Sa forse chi scrive che il lavoro di un docente è a tempo totale? Sa forse il redattore che i docenti sono laureati e che quindi nella migliore delle ipotesi hanno iniziato a lavorare a trent'anni per 1.200 euro al mese? I metalmeccanici hanno stipendi di poco inferiori: sui 1000/1100 euro al mese. Ma per fare una comparazione almeno accettabili si debbono almeno considerare le fasce: quelle dei laureati, quelle dei diplomati ecc. (se ha ancora un senso parlare di professionalità). Sul fatto che le spese delle armate sparse per il mondo e delle auto blu e del costo della politica siano ininfluenti ho dei forti dubbi. Si tratta sempre di spese dell'ordine dei venti/trenta miliardi d'euro che non sono noccioline. Mettere in discussione la sanità pubblica significa ancora una volta camminare verso l'america latina dove i poveri non si possono curare perché all'ingresso delle cliniche ti chiedono la carta di credito. Ora i poveri nel nostro paese, se il dato che ho letto è giusto, sono tra gli otto e i nove milioni. Ho l'impressione che un povero (che secondo gli indici ha meno di 17 dollari al giorno) non abbia tante prospettive. Se non ce le ha lui per quale ragione il benestante che non ha un appartamento ma ne ha almeno dieci o quindici non deve pagare una quota proporzionata ai dieci quindici affitti che percepisce? In Francia paese a noi vicino ogni abitazione è tassata, non da adesso ma da almeno un trentennio. Nessuno si lamenta del fatto che un appartamento in costa azzurra di 60 metri costi 1500 euro di tasse da dare allo stato? Perché qui chi ha dieci, quindici o palazzine intere deve pagare allo stato somme ridicole? Detto questo solo per rispondere al redattore aggiungere un altro concetto per riprendere la riflessione iniziale: quando i professionisti dell'economia, gli specialisti, la smetteranno di correre indietro alla finanzia ed ai guadagni virtuali e si dedicheranno, invece, a progettare modelli economici che permettano alle classi sociali tutte ma soprattutto quelle meno protette di poter vivere una vita decente? Dobbiamo continuare ad inseguire il pareggio di bilancio soltanto per fare contenti i ragionieri?
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Ritratto di Anonimo
Dom, 17/07/2011 - 16:09
un insieme di cliche' da piazzista porta a porta che non riesce a vedere al di la' del suo naso. complimenti.
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Ritratto di Silvano
Mar, 19/07/2011 - 11:58
Silvano
Lo stato sociale (all'amatriciana) è come una droga. Moriremo d'astinenza, sproloquiando sul turbocapitalismo globale, nell'indifferenza generale di tutti quei paesi che, abbandonato il socialismo reale e le idiozie della pianificazione ci sorpasserranno mostrandoci il dito medio.
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Ritratto di Sandro kensan
Mar, 19/07/2011 - 16:15
Sandro kensan
Non mi piace l'articolo ma non ho trovato alcuna risposta che confuti gli argomenti dell'articolista. Penso che il debito vada pagato in un modo o nell'altro. Penso che anche se facessimo come l'Islanda ci ritroveremo senza potere fare debito e quindi con il pareggio di bilancio garantito. Comunque sia dovremmo non solo tagliare ai ricchi ma anche alla classe media che è quella che costa di più perché è più numerosa. Io sarei per fare pagare le tasse a tutti e così risolvere il problema ma in questo paese non è possibile. Forse sarà possibile tra alcune generazioni ma il problema è adesso con gli interessi che sono raddoppiati e che potrebbero salire ancora.
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Ritratto di janus
Sab, 23/07/2011 - 14:37
janus
"Lo stato sociale (all'amatriciana) è come una droga. Moriremo d'astinenza, sproloquiando sul turbocapitalismo globale, nell'indifferenza generale di tutti quei paesi che, abbandonato il socialismo reale e le idiozie della pianificazione ci sorpasserranno mostrandoci il dito medio." In quanto a fervore ideologico, spiegazioni onnicomprensive e sicumera intellettuale, voi attuali seguaci (credenti?) del liberalismo mi ricordate tanto i marxisti degli anni '70...
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