Dicendo no al Manifesto on line, Rossanda ricorda il Pci che votò contro la tv a colori

Massimiliano Gallo

Parlare del manifesto, quotidiano comunista, sul giornale della borghesia produttiva è un po’ blasfemia, lo ammetto. È sorprendente ancora oggi osservare le reazioni di certa borghesia alla parola comunismo, quasi spostano la sedia. E io, che amo provocare, e di questo giornale sono condirettore, dopo un’iniziale resistenza l’ho inserito nella biografia che ho genitori comunisti. 

E quindi ora non posso esimermi dallo scrivere poche righe su questa polemica tra due fondatrici del quotidiano nato dall’espulsione dei disobbedienti dal Pci: Rossana Rossanda e Luciana Castellina. Il giornale è in crisi, vende poco, ed è soggetto al finanziamento pubblico per l’editoria. All’orizzonte si profila l’ipotesi di chiusura.

Ammetto, un po’ mi fa sorridere, nel senso di tenerezza, l’editoriale di  Rossanda sul comunismo, i suoi errori e le sue ragioni. Sembra preistoria, contenuti di un mondo che fu e non è più. E in questo contesto si inserisce la sua contarietà all’ipotesi di un quotidiano che non vada più in edicola ma che sia on line. Non so se chiamarla coerenza, direi piuttosto difficoltà a leggere il contesto socio-economico in cui ci muoviamo. Il che è più grave per una comunista. 

È pressoché impossibile non stare con chi, come Luciana Castellina, candidamente si schiera con lo sbarco definitivo del manifesto su Internet (l’edizione on line esiste dal 1995). Soprattutto per la motivazione addotta: «Andare on line credo sia storicamente inevitabile e anticipare la scelta, anziché arrivare buoni ultimi, sarebbe assai meglio. Il manifesto, fin dalla nascita, è stato pioniere. Qualcuno mi spiega perché non dovrebbe esserlo anche ora?».

Perché qualcuno, Castellina se lo ricorderà, nel fu Pci votò contro l’introduzione della televisione a colori. Ecco, in questa visione delle cose, Rossana Rossanda ricorda proprio quel Pci che tanto ardentemente contestò.  

Comments

Lettore's picture
Inviato da: Lettore
29 February 2012 - 18:47

Mi scusi, ma quale sarebbe "il giornale della borghesia produttiva"? Linkiesta.it? Ve lo dice chi vi ha 100 euro come incoraggiamento: il diritto ad usare il tonunccio da fighetti bisogna saperselo conquistare. Gambe in spalla e lavorare, Condirettore.

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Inviato da: Me lo ricordo bene
29 February 2012 - 17:59

votarono contro la tv a colori, e mandarono a morire la nascente industria elettronica italiana. E poi dettero la colpa ad Agnelli, dicendo che era lui che boicottava la tv a colori per vendere meglio le fiat 126.
Quaranta anni dopo c'è ancora chi da la colpa dello spread alto a B. Non sono cambiati per niente, a me non fanno nessuna tenerezza, ma solo rabbia.
Quando riusciremo a liberarci di questa gente, allora, forse, inizieremo a recuperare il gap che ci separa dai paesi normali.

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Inviato da: loggia
29 February 2012 - 15:50

Borghesia produttiva, come narciso che si specchia nell'acqua.
Sul Manifesto si parlava di Internet prima che se ne parlasse su tutti gli altri giornali della "Borghesia Produttiva". Insieme agli articoli di Rossanda c'erano quelli di Franco Carlini, il quale scriviveva d'informatica e nuove tecnologie qualche decennio fa. Ma che volete per voi essere progressisti vuol dire togliere l'art.18...

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
29 February 2012 - 15:10

Anche il Pri di Ugo La Malfa, partito della borghesia produttiva, era contrario all'introduzione della tv a colori

Apota's picture
Inviato da: Apota
29 February 2012 - 13:22

che significa "votò contro l'introduzione della tv a colori"?

Jimmy's picture
Inviato da: Jimmy
29 February 2012 - 13:21

Sempre detto che i veri comunisti sono i veri conservatori....

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