Blog di

di Alessia Glaviano

Instagram e il futuro del fotogiornalismo

Blog post del 22/07/2013
Argomenti: 

Photo by Michael Christopher Brown - Instagram - #congo

Instagram ha da poco inserito la possibilità di caricare video, Michael Christopher Brown - fotogiornalista che lavora ormai solo con iPhone - è entrato a far parte di Magnum, la più prestigiosa agenzia di fotografi del mondo, al Festival di Arles Erik Kessell dà una rappresentazione tangibile alla sovraesposizione di immagini a cui andiamo incontro quotidianamente riempiendo un'intera stanza con tutte le immagini caricate online in 24 ore e sul web si rincorrono articoli che cercano di fare chiarezza e individuare la direzione attuale e futura della fotografia e del fotogiornalismo.

 

Photo by Ben Lowy - Instagram -  #photojournalism, #travel, #igers, #wrestling

 

Lo scorso fine settimana mi trovavo a Cortona per il festival fotografico Cortona On the Move, per cui voglio fare i complimenti al direttore artistico Arianna Rinaldo e a tutti i volontari che sono riusciti, con il loro entusiasmo e competenza, a creare un Festival davvero incredibile, sopratutto per i dibattiti e le letture portfolio con i più grandi protagonisti della fotografia internazionale (da James Estrin - fondatore del leggendario blog Lens del New York Times - a James Wellford di Newsweek, Simon Bainbridge del British Journal of Photography, Tina Ahrens di Emphas.is e molti altri).

 

Photo by Kerry Payne - Instagram - #summer #lovers #centralpark #newyork #love

 

Cortona è stata per me l'occasione di parlare anche dei temi citati in apertura con James Estrin, Donald R. Winslow, fotogiornalista ed editor del NPP magazine e Cristina Nadotti di Repubblica.

 

Photo by Eric Mencher - Instagram - #philadelphia #streetphotography #color #philly

 

Nessuno di noi può avere le idee chiare sul futuro della fotografia e del fotogiornalismo in un'era in cui citizen journalism, new media e social network stanno stravolgendo il sistema dell'informazione. Su queste tematiche ho trovato interessanti, come sempre, le considerazioni di Michele Smargiassi qui e di Fred Ritchin qui.

 

Photo by Guy Calaf - Instagram - #mydaughter #iphone5 #family #guycalafvita #nap

 

Sono convinta che Instagram, i social network e il web in generale ci stiano arricchendo e che possano spingere in una direzione più autentica e ragionata il lavoro dei fotogiornalisti, ma il problema davvero pressante è capire come verranno finanziati in futuro i loro progetti.

 

Photo by Jonas Bendiksen - Instagram - #istanbul #psychedelic

 

Trovo interessante la soluzione ipotizzata da Fred Ritchin per cui il Citizen Journalism non deve essere soltanto la possibilità per il pubblico di commentare da gli articoli e di fare foto con i telefonini pubblicate poi dai giornali, ma deve comprendere anche la volontà di supportare il buon giornalismo, inclusa la fotografia fatta dai professionisti, per aiutarci a comprendere meglio il mondo: "Citizen journalism is not only the right to self-express, but the right to act like a citizen and not a consumer".

Photo by Teru Kuwayama - Instagram - #afghanistan #iamnotworthy #ana #ansf

Ritchin ipotizza, si augura, dei cittadini responsabili disposti a pagare attraverso il crowd founding per il servizio di giornalisti esperti e stimati. Io mi auguro davvero che possa essere così, e che di questi cittadini responsabili ce ne saranno abbastanza per continuare a garantire che il buon giornalismo, le inchieste, i lavori fotografici di lungo periodo continuino ad esistere.

Photo by David Alan Harvey - Instagram - #Dubai

 

Diciamo che quello delineato da Ritchin è uno degli scenari possibili, e probabilmente quando non ne potremo più di essere inondati da blog senza senso e immagini di ogni tipo inizieremo a pensare che forse spendere una cifra modesta per leggere un articolo serio e argomentato o vedere delle immagini credibili non sia poi una cattiva idea, così come dare il meritato valore al sempre più importante lavoro degli editor, che fanno chiarezza distinguendo con esperienza e professionalità ciò che è buono dal ciarpame, ciò che è autentico da ciò che non lo è: "We need curators to filter this overabundance more than we need new legions of photographers".

Photo by Aaron Huey - instagram - #kabul #kite #afghanistan

A chi davvero crede che le immagini create dal pubblico possano sostituire del tutto il lavoro dei professionisti chiedo ad esempio come mai ogni volta che sul web circolano video o foto amatoriali fatte in Siria non sappiamo che cosa pensare: la credibilità è fondamentale, e di certo non si guadagna con i like su Instagram. Popolarità non è sinonimo né di qualità e né di credibilità, e speriamo che prima o poi questo sia chiaro a tutti, case editrici comprese.

 

Photo by Scott Strazzante - Instagram - #streetphotography #chicago

 

Dovremmo pensare ai social network come ai luoghi in cui incuriosirci quando accade qualcosa, i luoghi dove di solito le notizie arrivano prima, ma spesso in modo caotico, confuso… Quante volte è morto Nelson Mandela ultimamente? Per fare chiarezza aspettiamo tutti le voci dei network di news, dei professionisti fidati, ed è giusto dare un valore a questa fiducia, un prezzo.

 

Photo by Matt Eich - Instagram - #norfolk #daughter #virginia #window

Credo sarebbe molto nobile e democratico che il cittadino, il lettore attivo, noi tutti che usufruiamo di certi servizi ci facessimo carico dei costi per sostenerli. Peccato però che qualsiasi contenuto sul web noi lo pretendiamo gratis. Siamo disposti a pagare anche a caro prezzo gli "hardware" - computer, telefoni, ecc - ma non i contenuti, anche se di pregio: basta pensare alle diverse applicazioni che ci fanno storcere il naso quando costano anche solo 0,89 centesimi, facendoci preferire la versione molto più scadente ma Free.

Photo by Cory Richards - Instagram - #sulawesi #indonesia

 

Credo però, come dicevo prima, che Instagram, i social network e il web possano dare nuova linfa al lavoro dei fotografi, farli ragionare in modo creativo e costruttivo su modi di raccontare alternativi. Se penso alla geniale Cristina De Middel, che con il suo The Afronauts è riuscita a far riflettere sull'Africa uscendo dai soliti stereotipi e generando una curiosità che è poi quella che può spingere il lettore ad informarsi più approfonditamente su un certo argomento, o alla serietà di progetti di lungo periodo come il lavoro sulle spose bambine di Stephanie Sinclair, sono sempre più convinta che un fotogiornalista dovrebbe guardare a questo mondo sempre più connesso come a un ampliamento esponenziale della propria audience, un'audience abituata a comunicare con le immagini e sempre più capace di codificarle, un'audience che mi auguro possa essere disposta a finanziare progetti fotografici interessanti.

Photo by Damir Sagolj - Instagram 

Come è sempre accaduto, l'introduzione di nuove tecnologie porta con sé anche l'apertura di nuovi linguaggi artistici condivisi: per chi ancora invece avesse da ridire sulla qualità delle immagini fatte con l'iPhone consiglio di guardare gli account Instagram, fra gli altri, di Michael Cristopher Brown, Ben Lowy, Teru Kuwayama, Eric Mencher, Jonas Bendiksen, Guy Calaf, Scott Strazzante, Aaron Huey, Matt Eich, John Stanmeyer, David Alan Harvey, Cory Richards, Kerry Payne, Damir Sagolj. Mi sembra evidente che la riuscita di una foto non dipende assolutamente dal mezzo meccanico ma dall'occhio di chi la scatta: è incredibile vedere come chi ha una visione è in grado di produrre immagini intense, interessanti, potenti, anche con la fotocamera di un telefonino. Mi viene da pensare che chi ancora si lamenta è chi, pur possedendo un'ottima tecnica, sia appunto privo di visione.

Photo by Peter di Campo - Account Instagram di everydayafrica #ghana #transportation #accra

Un altro account Instagram che consiglio è Every Day Africa, in cui sono pubblicate immagini fatte da fotografi che vivono e lavorano in Africa: "finding the extreme not nearly as prevalent as the familiar, the every day"; già, perché un'altra possibilità che il web offre è quella di uscire da un sistema di rappresentazione falsificata o per lo meno riduttiva di certe realtà: cosa sapremmo dell'Africa se dovessimo basare le nostre conoscenze solo sulle immagini che siamo stati abituati a vedere crescendo, immagini che ci hanno mostrato la povertà, bambini che corrono su strade non asfaltate senza vestiti addosso, la guerra, la fame.  

Photo by John Stanmeyer - Instagram - #kalaazar #southsudan #ntds

Certo è giusto che ci sia lo sguardo di chi arriva da lontano, di chi è esterno, ma è fondamentale che accanto a questo vi sia lo sguardo degli stessi africani a raccontare la loro terra, che non è solo fame e miseria. È indispensabile per l'informazione andare direttamente alla fonte, avere il punto di vista di chi fa davvero parte di una comunità per aiutarci a comprendere meglio la sua cultura senza falsi stereotipi: in questo modo, parafrasando Ritchin, la fotografia ci viene restituita come finestra sul mondo più che come specchio che riflette le priorità distorte della cultura per cui l'immagine viene confezionata.

Photo by Teru Kuwayama - Instagram - #afghanistan #iamnotworthy #ana #ansf

 

Una più autentica conoscenza del mondo, della diversità, grazie proprio al citizen journalism e alla possibilità di condividere le informazioni nella rete, può poi stimolare nuovi progetti intelligenti da parte dei fotogiornalisti professionisti.

Photo by Michael Christopher Brown - Instagram -  #drc, #congo, #kibumba, #northkivu

 

Per alimentare la discussione sul futuro del fotogiornalismo penso che la grande attrattiva delle fotografie fatte dal pubblico con gli smartphone sia dovuta a un desiderio di situazioni reali, possibili, non artefatte, confezionate, e anche questo deve fare pensare nella ricerca di una nuova direzione dell'informazione. Sottoscrivo il parere di Ritchin e di Smargiassi per cui probabilmente anni di censure, controlli, fotografi embedded, ma anche celebrities ultra ritoccate non hanno fatto un gran bene alla fotografia.

 

Photo by Scott Strazzante - Instagram - #streetphotography #chicago

Mi auguro davvero che a prevalere sia il buon senso, che questa incredibile energia di milioni di persone che interagiscono in rete possa diventare presto il canale attraverso cui trovare i fondi per non fare morire il giornalismo serio, perché essere attivi non vuol dire solo commentare gli articoli, scrivere blog, scattare fotografie con i cellulari nella speranza di essere pubblicati, essere attivi vuole sopratutto dire riconoscere l'eccellenza e professionalità altrui e decidere di sostenerla per un'informazione davvero libera, un'informazione slegata dalle dinamiche commerciali del cosa rende e cosa no.

Photo by Ben Lowy - Instagram - #sydney #australia #reportage #streetphotography

Se così non fosse esiste lo scenario B, l'anarchia assoluta, in cui a prevalere è la logica dei like, e le testate online pubblicheranno solo fotogallery di autoscatti di gatti corredate da testi di Federico Moccia. 

 

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COMMENTI /

Ritratto di Alessia Glaviano
Mar, 23/07/2013 - 12:10
Aglaviano
Ho Chiesto a Donald R. Winslow le conclusioni cui fossero giunti nel Panel di Cortona On The Move insieme a James Estrin e Cristina Nadotti, ecco qui di seguito la sua risposta: I think our conclusion was that far too many photographers in the past have been willing to give their work away, either directly to a publisher or indirectly through social media, due to narcissism or a failed attempt to promote themselves (and their egos). I believe that far, far too many photographs in social media have contributed to the devaluation of photography and the ability to earn a living as a photographer, and that photographers were among the last to figure out they've participated in their own demise. I believe that a business model has yet to be devised whereby photographers can earn a living through images and social media, and I point to the 1900 business model of George Eastman who put the Brownie camera on the market for $1 dollar and photography because ubiquitous in the USA within one year, it was no longer the property of the social elite. The Kodak business model sustained itself for decades, making billions of dollars. However, in the Internet and with social media and photojournalism, there has not yet emerged a George Eastman with a business model from which photographers will be able to earn a living. In the meantime, newspapers are wiping out photography departments and turning to amateur images from writers and reporters or citizen journalists, and magazines are failing to pay for war photography at a rate that makes it worth the while to risk ones life. Therefore the truth of social documentary photojournalism and its coverage of war and social issues will evaporate, the images will never be created for history, and "evidence" will also disappear. People today who claim the Holocaust never happened would have an easier argument if not for the photographs. The ability to earn a living from photography directly supports human rights and democracy, and this is at risk.
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Ritratto di Alessia Glaviano
Mar, 23/07/2013 - 12:42
Aglaviano
ho appena letto questo articolo che vi consiglio http://www.gq-magazine.co.uk/comment/articles/2013-07/09/war-reporting
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