Blog di

di Linda Finardi

Giornalismo e il potere di comunicare con twitter

Blog post del 1/04/2012

Ha ancora senso la figura del giornalista quale intermediario e “diffusore” di notizie ora che sempre più i “social” – e in modo particolare twitter – permettono un’informazione in tempo reale da tutti a tutti?

Se nel passato il giornalista deteneva un minimo di potere nel costruire e confezionare l’informazione e quindi un minimo di potere di veicolare significati e cultura, perché faceva da tramite tra politica e opinione pubblica, oggi tale ruolo sembra venire meno di fronte all’accesso e all’uso facile e di massa ai social network.

Twitter, diventato luogo e strumento dell’informazione in tempo reale, mette ulteriormente in discussione la tradizionale forma gerarchica dei mezzi di comunicazione e quindi il loro relativo potere di influenzare e orientare la società. E’ l’epoca questa dell’autocomunicazione di massa (Manuel Castells, "Comunicazione e potere") una situazione dove tutti comunicano con tutti in modo multi e pluri direzionale. E che fine fanno i giornalisti in questa situazione?

Prendiamo l’esempio dell’hastagh del 26 marzo #direzionePD, il titolo dell’incontro a porte chiuse in cui si sono riuniti dirigenti e rappresentanti del Pd per discutere dei problemi del paese.
Un tempo il giornalista aveva il compito di farsi raccontare cosa succedeva in questi contesti e l’attenzione dell’opinione pubblica era rivolta al giornalista che raccontava i fatti.

Nel caso citato i politici presenti all’incontro hanno direttamente twittato dal proprio telefonino informazioni su cosa stava succedendo sotto i loro occhi. Non solo l’incontro a porte chiuse è diventato pubblico, incrinando il tradizionale confine tra politica e società civile, ma i politici si sono trasformati anch’essi in “citizen reporter”, in informatori dal potere aumentato dalle possibilità date dalla Rete.

Per capire i motivi per cui i politici adottando questo nuovo ruolo bisognerebbe approfondire, ma è anche vero che il politico da sempre è anche un comunicatore quindi questo uso sempre più massiccio da parte loro dei social non dovrebbe stupire. Tanto più se si pensa che il potere della comunicazione in rete di cui parla Castells è legato alla personalizzazione della comunicazione e alla persona che lancia il messaggio, il cui grado di influenza dipende più dalla sua reputazione che dal suo ruolo, più dalla sua capacità di rendersi visibile che dai valori e interessi che riesce a veicolare.

Il potere di attrazione dei politici pare aumentare notevolmente per coloro che utilizzano i social network e soprattutto di trovare meno filtri e quindi meno ostacoli nel suo esercizio. Il twitter-politico bypassa testate, agenzie e giornalisti, diventa politico e giornalista, ufficio stampa di sé stesso

RESTA AGGIORNATO
Iscriviti per non perdere gli articoli e i post del giorno.
Acccetto le condizioni sulla privacy

BREAKING NEWS

Smemoranda

I negativi di maicol&mirco

Maicol&Maicol

 

La felicità è solo una formula chimica

L’approccio può sembrare troppo arido, ma la verità è questa. Chi vive nei romanzi si rassegni
SHARE

Altro che stelle: il miglior oroscopo è quello musicale

Quale canzone dominava la hit parade quando siete nati? Questo sito lo rivela e vi dice anche di più
SHARE

Riconosci i loghi famosi anche se sono in cinese?

Un esperimento interessante dimostra la persistenza di simboli ben studiati nella nostra memoria
SHARE

Il videoclip che ti catapulta in mezzo al concerto

È un’esperimento realizzato da un trio francese: la canzone si intitola "Je veux te baiser"
SHARE

PRESI DAL WEB

Come nasce un capolavoro: il backstage del video di Razzi

Immagini rubate mostrano Antonio Razzi, sul lungomare di Pescara, mentre canta e balla per il suo videoclip "Famme cantà"

La politica non basta più, e Antonio Razzi diventa cantante, con "Famme cantà"

Il brano è una sorta di auto-presa in giro del discusso e discutibile politico, che riprende sue frasi diventate tormentoni e le mette in musica