Blog di

di Beppe Roncari

Il Master è un tassista abusivo

Blog post del 8/06/2012

(triste) REALTÀ

 

Ebbene sì, anch'io ho fatto un Master. Lo devo ammettere, ci sono cascato e ci avevo anche creduto. Tanto da lasciare un posto fisso nell'editoria - e quando mi ricapita. Infatti, da che me ne sono andato dalla Ghisetti & Corvi perché "selezionato" fra i "ripescati" del "prestigioso" Master in Scrittura e Produzione per la Fiction e il Cinema della Cattolica di Milano non ho ottenuto mai più di un contratto "apro-getto".

Immaginatevi quando uno dei vecchi professori del mio master, ora sceneggiatore, si mette a scrivere un romanzo in cui confessa indirettamente la verità: il Master era fatto sostanzialmente per far soldi.... (e per dare lavoro a questi 5 o 6 raccomandati che erano già stati raccomandati prima ancora che il master avesse inizio, aggiungo io.)

 

[tassista_abusivo]

Luca Manzi, Il destino è un tassista abusivo, Rizzoli, Milano 2012.

 

Il romanzo è Il destino è un tassista abusivo, di Luca Manzi. Dico subito che il libro non mi è piaciuto e non sono riuscito a finirlo. È il classico libro ammiccante con un protagonista sfigato e passivo, che subisce gli eventi ma sembra simpatico, soprattutto per la parlata caciaronesca, il romanaccio, e certe espressioni fatte apposta per sembrare profonde e letterarie, mentre non vogliono dire niente.

A partire dal titolo. Nel libro infatti si afferma:

Il destino quasi sempre si presenta come un tassista abusivo alla stazione: mimetizzato con l’ambiente circostante. E tu non ti accorgi, non sospetti mentre ti punta e ti avvicina. Dal tassista poi ti puoi svincolare, magari con imbarazzo, ma puoi. Al destino invece non gli puoi dire “no grazie, guardi prendo la metropolitana”, quello ti prende e ti porta via.

Quindi: dal tassista abusivo puoi svincolare, dal destino NO. Quindi il destino NON è un tassista abusivo. È proprio il contrario. E di espressioni simili alla "il futuro è una terra straniera" di cui è bello riempirsi la bocca, ma che poi è solo chewing gum che ti rimane attaccato fra i denti, ve ne sono molte. Scritto bene e tutto, ma vuoto.

 

Ma veniamo al brano incriminato, che ritengo questo sì che tutti debbano leggerlo, per starsene poi alla larga dai Master universitari italiani, salvo rare eccezioni.

 

[Il professor Abernati è] salernitano, sui quarantacinque, sposato, religioso, lampadato ma soprattutto dotato di un’ampia calvizie al centro della testa. […] Da studente lo vedevo cazzeggiare benevolo tra un istituto e l’altro, tra un caffè e una passeggiatina tra i chiostri. Dopo una laurea al terzo fuori corso in Estetica infilò con incredibile agilità la trafila dottorato-ricercatore-associato, quindi dal nulla si inventò il suddetto master in Eventi multimediali, del tutto alieno ai suoi interessi scientifici. Provai a farmi spiegare perché un master: «Col master si guadagna, caro, che mi frega se non è prestigioso come una cattedra. I master si riempiono facilmente di gente che vuole fare un master. Hai notato quanta gente c’è in giro che vuole fare un master?».

Provai quindi a farmi dire che cos’è un evento multimediale. «Domanda inutile. Da una persona colta come te non me l’aspettavo. Un po’ mi deludi. Ma che ti importa che cos’è. È qualunque cosa. È tutto. Perché perdere tempo a definire un termine costituito da “molto” e “attraverso”? Per cortesia, dai… ciascuno ci mette dentro quello che vuole, capisci? Cosa vuoi che sia per te? Ecco! È quello! Per me è soldi, per esempio. La multimedialità è il concetto più democratico che esista.»

Gli chiesi infine perché voleva che insegnassi al suo master, e che cosa voleva che insegnassi. Abernati annuiva mentre mi ascoltava; annuisce sempre quando qualcuno gli parla, come a incoraggiarlo a esporre il suo pensiero; quindi ribatté serafico: «Risulti bene, sei quel goffo secchioncello che vende. Vedi… tu sei preparato, ma soprattutto sembri preparato, c’hai quest’aria da uno che sa le cose; uno ti guarda e pensa quello è serio, quello sa. Insegna quello che ti pare, basta che mantieni quell’espressione, una supercazzola qualunque dei new media crossmediali vettoriali della società liquida sa Iddio cosa».

«Ma… io studio l’arte medievale» risposi esterrefatto.

«Perfetto. New media crossmediali vettoriali della società liquida nell’arte medievale. Pensa che quel deficiente di Gambanelli dice che fa delle lezioni su “interazione uomo macchina”. Io gli ho detto, va bene tutto basta che mi spieghi che cos’è.»
 

 

Certo si tratta di esperienze personali, molto probabilmente ad altri è andata meglio, e quindi...

BUONA LETTURA! (si fa per dire...)

 

COMMENTI /

Ritratto di Anonimo
Ven, 08/06/2012 - 16:58
IL MESSAGGIO E' CHIARO. COMUNQUE, DICI CHE IL LIBRO NON TI E' PIACIUTO MA IL DIALOGO TRA IL PROF. ARBENATI ED IL PROTAGONISTA NON E' MALE!
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Ritratto di Beppe Roncari
Ven, 08/06/2012 - 17:01
GRoncari
Confermo, è scritto bene - e l'ho detto - ma confermo anche che non mi è piaciuto. Lo stile è OK, ma i contenuti e la storia non mi prendono.
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Ritratto di Armando Fumagalli
Lun, 11/06/2012 - 11:44
Armando Fumagalli
Non entro nelle valutazioni del romanzo. Ma in quelle sul Master che dirigo e a cui Roncari si riferisce sì. Ho già espresso in una mail personale all'autore del blog tutta la mia amarezza per affermazioni che sono profondamente ingiuste, assolutamente immotivate e ai limiti della diffamazione. Ai lettori del blog posso solo dire che su 32 allievi della classe del Master di cui faceva parte Giuseppe Roncari, una è stata assunta da Sky, una è stata assunta prima dalla casa di produzione Wilder e poi dalla Rai, cinque hanno avuto e hanno contratti pluriennali come story editor e come sceneggiatori per la Lux vide (Don Matteo, Un passo dal cielo, ecc.), due hanno lavorato per la Rizzoli audiovisivi (La freccia nera, Le ragazze di San Frediano), tre hanno iniziato da Disney Italia, delle quali ora una è stata promossa a New York, una ha pubblicato sei romanzi con Mondadori, una continua a fare l'autrice per Disney e per serie a cartoni animati inglesi; una ha lavorato per Ciao ragazzi, poi per alcuni anni per Lux vide ("Ho sposato uno sbirro") e ora è appena stata head writer di una serie che andrà in onda in autunno sui canali De Agostini, una è andata a lavorare a "Vivere" e poi a diversi programmi Rai, una ha fatto in produzione una quindicina di serie e di film, ultimamente come coordinatrice di produzione (fra cui Ris, Donne di mafia, Cado dalle nubi), uno ha lavorato come aiuto regista e regista per Don Matteo e poi diverse trasmissioni Mediaset e Mtv, una ha lavorato nel product placement per il cinema e ora lavora in un grande gruppo internazionale di comunicazione, una lavora per Publispei (Cesaroni, Tutti pazzi per amore), una sta lavorando a Taodue e ha scritto per Ris e per "Il tredicesimo apostolo", due (stranieri) lavorano all'estero in Università e come produttori, una lavora in una casa editrice specializzata in cinema, una ha fatto un dottorato di ricerca, seguita da me, sui temi che ha iniziato a conoscere al Master e ora lavora principalmente come docente. Di quattro o cinque di loro non ho notizie. Posso garantire che almeno, ripeto almeno, l'80% dei lavori con cui queste persone hanno iniziato la loro carriera derivano dai contatti del master e dal lavoro di placement che per noi è molto importante. Ovviamente a chi fosse interessato a fare verifiche, basta che mi scriva (armando.fumagalli@unicatt.it) e posso dare le mail di ciascuna delle persone citate. Se questi sono i risultati di un Master fatto per "dare lavoro a 4-5 raccomandati" lo potrà giudicare il lettore. Invito anche a guardare il sito del Master, laddove si parla dei lavori degli ex-allievi, per vedere se si tratta di una iniziativa farlocca. Chiudo dicendo che sono sicurissimo che quando Luca Manzi prendeva in giro un fantomatico Master in "eventi multimediali" non ri riferiva a quello che dirigo io. Mi dispiace, e gliel'ho detto, che l'esperienza dell'autore del blog con il Master non sia stata positiva. Ma non si può assolutizzare un punto di vista personale venendo meno alla verità, o peggio lanciando accuse gratuite e senza senso.
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Ritratto di Rosebud
Gio, 21/06/2012 - 12:50
Rosebud
Anche io partecipai alle selezioni, e anche a me, tempo dopo, fu confermato, da un altro professore, il fatto che tutto fosse praticamente già stabilito per quei famosi 4/5 raccomandati. Fortunatamente, allora, anche altri hanno avuto successo, ma ciò non toglie che certe voci, soprattutto da fonti 'autorevoli', continuino a girare. Più che un problema di alunni scontenti, qui è proprio una questione di team. Un bel rimpastino, magari con professori con più pelo sullo stomaco?
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Ritratto di Kyashan
Ven, 26/04/2013 - 22:30
Kyashan
Confermo, anch'io ho fatto lo stesso master ed era in effetti un percorso già scritto per pochi raccomandati, una missione impossibile per gli altri a meno di non avere parenti prelati o altri contatti profittevoli per gli orgnizzatori del corso. Una perdite di tempo, sia il master che lo stage che ne è seguito: nessuna assunzione ma soprattutto nessuna formazione. Alla fine hanno assunto dei raccomandati che non avevano neppure fatto lo stage prima.
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Ritratto di Silvia Martinoli
Ven, 22/06/2012 - 11:03
Silvia Martinoli
Ciao a tutti! Io ho frequentato lo stesso Master, qualche anno dopo, e riporto la mia testimonianza: il lavoro di tutti i docenti è fantastico, ci sono molte lezioni con professionisti del settore e importanti sceneggiatori e consulenti americani. Insomma, il contatto con il mondo del lavoro è concreto e si percepisce già sui banchi dell’Università. Nello stesso tempo si ha la possibilità di imparare tanto, analizzando la struttura narrativa di film, serie TV, fumetti, e di mettersi alla prova partecipando a numerose esercitazioni di scrittura. Sono arrivata al colloquio di selezione con il timore che tutti sarebbero riusciti a essere ammessi tranne me e quindi… avevo una gran paura! Ma poi è passata. Sin dal primo giorno il corso mi ha trasmesso una sensazione di speranza e ancora oggi ricordo tutti i preziosi consigli ricevuti dagli insegnanti, che non finirò mai di ringraziare. Quando ripenso al Master mi dico: sì, è stata senza dubbio un'esperienza utile dal punto di vista formativo-professionale, ma anche un momento fondamentale per la mia crescita umana, un’occasione unica per conoscere tante belle persone, coordinate con grande sapienza e sensibilità. Oggi lavoro stabilmente come sceneggiatrice e giornalista da più di cinque anni (assicuro che non sono figlia d’arte né di un politico). A onor del vero aggiungo che i primi contatti con il mondo del lavoro li ho avuti proprio grazie al Master, prima ancora di finirlo. Personalmente, quindi, devo tutto a questo corso, ma la mia non è che una piccola esperienza positiva tra le molte dei colleghi…
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Ritratto di alessia
Lun, 06/08/2012 - 11:51
alessia
Non mi riferisco alla polemica di cui avete scritto. Ho comprato il libro incuriosita da un'intervista radiofonica all'autore su radio tre....mi aveva colpito l'affermazione per cui l'autore riteneva che spesso chi ha avuto la possibilità di studiare ha poi più difficoltà a trovare una persona giusta per il semplice fatto che si ha la capacità di cogliere molte più sfumature della realtà che ci circonda e dell'essere delle persone, per cui tutto si complica. Da questo discorso speravo nella scelta della donna "giusta" presa in considerazione per motivi non banali....ma se si sceglie comunque una donna più giovane di circa dieci anni, con il viso che sembra dipinto da Botticelli e un corpo piacevolissimo....beh....forse vuol dire che si può pure studiare tanto....ma che si sceglie una donna sempre per gli stessi motivi. Per me sensazionale sarebbe stato scegliere l'assistente tanto colta, dolce, gentile, premurosa, educata, comprensiva...Non è certo un giudizio sul valore dell'opera, ovviamente, solo una mia riflessione da donna. Perchè poi anche le altre donne mica sono donne da poco, una principessa alta 1,80 m, una donna molto indipendente e in carriera e una donna comunque carina. Insomma tutte piacenti. Scusate lo sfogo.
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Ritratto di Anonimo Veneziano
Ven, 19/10/2012 - 18:14
Anonimo Veneziano
Se lo scrittore ha un minimo di senso dell'onore, dovrebbe scendere lui in piazza a difendere se stesso, il libro o il master di cui è stato docente. O no?
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