23 July 2012
Nuove piaghe estive: il supercafone da battello post-Schettino
Serena Cappelli
Quando fai parte di un gruppo di quattro splendide donne e due bambini classe 2009 e devi prendere un battello per Montisola, lago d’Iseo, sai che, potenzialmente, il tuo gruppo potrebbe essere il più fastidioso della barca. Non tanto per i due nanetti, quanto per te e le tue amiche: è il vostro incontro bimestrale, il momento in cui ognuna sviscera nel dettaglio tutte le sue questioni mentre le altre commentano, e il magico incantesimo del lago potrebbe venire spezzato in ogni momento da un “cosaaaa?”.
Ma no, hai fatto i conti senza l’oste. Perché dietro di te, seduto comodamente come fosse il signore delle acque, c’è lui, il supercafone. Pantaloni pinocchietto, maglietta in tessuto tecnico (leggi 100% acrilico), borsello perennemente a tracolla, sguardo da vassallo che rimira il suo feudo, lui si sente il padrone del mondo.
Credendosi brillante e spiritoso, ad ogni fermata – ripeto, ogni fermata – attacca con la solfa Schettino. Due minuti di inutili facezie (leggi scemate) sull’avvicinarsi alla riva, sull’andare a sbattere e bla bla bla. Senza contare le altre spiritosaggini tra una fermata e l’altra.
Perché il supercafone da traghetto non si limita a fare le battute, diciamo così, in famiglia. No, a lui piace farle sentire a tutti i passeggeri, si compiace di se stesso, non riesce a non pronunciare la parola “Schettino” ogni tre minuti.
Ti costringe inesorabilmente a detestarlo e a far correre la tua fervida immaginazione là dove non dovrebbe. Che fare, che fare per ridurlo al silenzio?
Strappare di mano a uno dei pargoli il martello giocattolo per picchiettarglielo sulla romana fronte?
Sollevarlo di peso per attaccarlo a prua a mo’ di polena, sperando in un frontale con una poiana in gita di piacere o in un improvviso balzo plastico di un luccio affamato che lo morda proprio là dove batte il borsello?
Fortunatamente, mentre stai pensando con bramosia a quell’affarino che hai visto in un certo museo di Volterra, il battello arriva alla tua fermata, che, ça va sans dire, è anche la sua.
E a quel punto, la tua amica Alessandra, che ha il tuo stesso livello di sopportazione del cafone adulto, ti guarda orripilata e ti fa: “Minimo ce lo ritroviamo come vicino di tavolo al ristorante”.
Invece no, fiuuuuuuuu, dopo la trecentotredicesima battuta su Schettino, lui scende – e qui ci sarebbe da chiedersi come mai le acque non si siano aperte al suo passaggio, costringendolo ad usare la passerella – e si perde nella folla.
E tu puoi goderti la giornata con quello schianto di donne che hai per amiche.
Piccola nota: l’espressione “schianto di”, che personalmente non usavo dagli anni 80, l’ho presa in prestito da un amico. Grazie.


Comments
@Mr. B
bel donnino, ti metteri un cuoricino, se non facesse troppo sdolcinato ;)
Cara Serena
hai proprio ragione di cafoni in giro ce ne sono tanti !!
ma la cosa importante è sapere che al mondo ci sono ancora un sacco di schianto di donne che si divertono e che sono amiche con la A maiuscola.
buona giornata :-)
@Jannis
Accidenti, mi sta dicendo che qui ci dobbiamo accontentare? La prossima volta che vengo a Roma, terrò gli occhi ben aperti ;) un saluto!
@db
Già, chissà!
Ma quale supercafone. Questa è cafonaggine d'ordinanza.. Venga al Sud a vedere i SuperCafoni, quelli veri! O meglio, venga a Roma.
Ma è vero, anche io come lei andando in Sardegna ne ho sentite di tutti i colori. E sempre a voce ben chiara. Chissà cosa passa per la testa della gente. Saluti
Dino
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