Dimenticatevi l’Olanda paradiso delle libertà e guida mondiale sulla politica degli stupefacenti, con i suoi coffee-shop distributori di droghe leggere, giovani, hippies e perfino gente di alto bordo che bazzica le strade olandesi con i suoi buoni cinque grammi di marijuana nel taschino appena acquistati.

A Montevideo si prepara la rivoluzione epocale sul tema con la certezza di non fare gli stessi errori dell’Olanda. La nuova Olanda si chiama Uruguay, che dopo l’approvazione delle unioni civili fra omosessuali nel 2008 e l’imminente passaggio alla Camera dei deputati di un progetto di depenalizzazione dell’aborto, si prepara ad una nuova sfida, pur contestatissima dalla comunità internazionale: la legalizzazione di produzione, vendita e controllo delle droghe leggere.

Il presidente Mujica ha illustrato con tenacia in un’intervista telefonica il progetto nell’ambito di un più ampio pacchetto di misure sulla sicurezza pubblica, indicando come vero nemico il narcotraffico ed affermando che l’uso di marijuana è un «vizio sociale» e che la tossicodipendenza è un problema medico mentre il traffico di droga è un problema di polizia che sarebbe una chimera risolvere in termini di repressione continua. Una teoria convincente per buona parte del Parlamento ma osteggiata dal 60% della popolazione, perlopiù over 50 mentre solo il 38% l’ha appoggiata convintamente.

Se si pensa che in Uruguay i consumatori di droghe leggere sono il 5% della popolazione (solo per dare un’idea, meno della metà di Italia e Germania i paesi più proibizionisti d’Europa) e che in fondo il paese è uno dei più puliti del continente quanto a traffico di droga, la misura sembra più una mossa preventiva ed un invito al continente ed al mondo su un diverso approccio sulla problematica. Ma il timore dei contrari è la trasformazione del paese in un porto d’approdo per consumatori abituali come l’Olanda fino alla sua limitazione di vendita ai soli residenti.

Il paese sarebbe il primo al mondo in cui sarebbe consentito vendere e distribuire marijuana o direttamente allo Stato o attraverso le reti autorizzate dallo Stato, come ad esempio imprese private o di club associati al consumo di cannabis. Ai registrati di età superiore ai 18 anni verrebbe permesso un massimo di 40 sigarette di marijuana al mese, i consumatori che superino tale quantità saranno costretti a sottoporsi a trattamento riabilitativo, finanziato da imposte sulle vendite di marijuana, mentre la vendita di marijuana agli stranieri sarebbe vietata.

Lo scenario di totale sconfitta del proibizionismo e della lotta senza quartiere a livello continentale e mondiale ha convinto ancora di più il presidente. «Qualcuno deve essere il primo, perché stiamo perdendo la battaglia contro la droga ed il crimine nel continente. Lo faccio per i giovani, perché i modi tradizionali di affrontare questo problema hanno fallito»

 

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