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di Federico Iarlori

Il ministro Duflot, il suo vestitino e le mille facce del maschilismo

Blog post del 18/07/2012

Il ministro francese delle politiche abitative Cécile Duflot torna a far parlare di sé. No, questa volta non per cio' che dice - come era successo quando parlo' della liberalizzazione delle droghe leggere, - ma per come si veste. L'abitino a fiori che ha sfoggiato all'Assemblée Nationale durante il question time di martedi' scorso, infatti, ha sollevato qualche borbottio da parte di alcuni deputati dell'UMP, prontamente accusati di machismo dalla stampa d'Oltralpe.

Cosa volete che sia per noi italiani, mi verrebbe da dire. Noi che pensiamo subito che una bella donna siede in parlamento solo perché ci sa fare con il sesso orale; noi che, invece, quelle brutte - vedi il caso di Rosy Bindi - non perdiamo occasione per massacrarle sparando sulla Croce rossa; noi che possiamo vantarci di aver avuto un ex (per il momento) presidente del Consiglio capace di dare della "culona" alla cancelliera tedesca Angela Merkel. Insomma, Paese che vai, maschilismo che trovi.

Nonostante il caso francese - per quanto sorprendente - non mi fosse comunque sembrato degno di rimbalzare da un giornale all'altro, i parlamentari dell'UMP coinvolti in questo "scandalo machista" sono stati costretti dall'opinione pubblica a dare spiegazioni, o quantomeno a chiedere scusa. E cosi' le dichiarazioni vanno da un "non abbiamo fischiato, ma ammirato la bellezza del ministro" del deputato Patrick Balkany; a un "sarebbe stato lo stesso se si fosse trattato di un uomo con un cravatta arancione" del collega Laurent Waquiez.

Sarei quasi pronto a crederci. La polemica, in effetti, mi è sembrata alquanto esagerata, soprattutto considerando che questo caso potrebbe tranquillamente essere svincolato da una problematica di genere. Oltre ad essere già stata accusata dal deputato dell'UMP Nadine Morano - quindi da un'altra donna - per aver indossato un paio di jeans in occasione del Consiglio dei ministri, infatti, bisogna dire che la giovane ministro dei Verdi non è il primo caso di "razzismo da guardaroba" in Francia. L'illustre predecessore, infatti, non è una donna, bensi' l'ex ministro della cultura Jack Lang, che nel lontano 1985 ha dovuto sopportare qualche imbarazzante secondo di disapprovazione da parte dell'Assemblea per l'imperdonabile crimine di non aver indossato la cravatta.

 

 

 

 

Insomma, in Francia, forse, è solo questione di stile.

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