La polemica sugli stipendi dei parlamentari ha raggiunto altissime vette di involontario umorismo, soprattutto dopo la pubblicazione dei rapporti sulla comparazione con le medie europee. E' evidente che ci sono degli sprechi, e che un di più di "sobrietà" (per usare il termine più gettonato in questo scorcio di tempo) sarebbe sacrosanto da parte dei "rappresentanti della nazione", un Paese stretto nella morsa dei rigore finanziario e nella prospettiva di pesanti sacrifici generalizzati e diffusi. E tuttavia quello che più urta e disgusta l'opinione pubblica è il cumulo di privilegi accessori, l'esercizio spesso sfacciato dei benefit legati al ruolo, insieme alla sensazione di assoluta mancanza di "meritocrazia".

Le prebende vanno ovviamente ridotte, anche perchè è progressivamente sparita quella logica di buon senso che, fino dai tempi della Costituente, fissava l'ammontare dei compensi intorno al trattamento di un "medio dirigente", con un accettabile livello di istruzione e altrettanto mediane capacità di lavoro.  L'ingordigia (è quindi il disagio e la conseguente disaffezione dei cittadini) è cominciata quando, già nella Prima Repubblica, il salario del deputato è stato agganciato per legge agli stipendi dei magistrati.

E, via via, gli adeguamenti automatici particolarmente generosi verso le toghe, (in particolare verso i vertici della giustizia, non solo penale e civile, ma pure amministrativa) sono ricascati obbligatoriamente sui parlamentari, gli unici però a riceverne da lungo tempo il discredito, se non il rancore di molti elettori, giustamente arrabbiati nei confronti della "casta".

A dire il vero, già nel 2005, un soprassalto di vergogna aveva portato Camera e Senato a bloccare gli aumenti automatici e a fermare la spirale della crescita infinita. E, sia pure timidamente, venne chiesto alle loro eccellenze in toga di seguire la medesima strada. Non se ne fece nulla, anche perchè intorno ai livelli dei magistrati sono correlati i salari di tutte le alte burocrazie civili e militari, peraltro "afflitte" dalla dotazione generalizzata delle "auto blu".  

Ben venga allora la spinta popolare e collettiva a tagliare robustamente i "costi della politica". Se però si agganciano i tagli alla numerosissima e pletorica dirigenza di tutta la Pubblica Amministrazione (dove caste, corporazioni e privilegi allignano indisturbati) il risparmio per i conti dello Stato potrebbe raggiungere facilmente quell'ordine di grandezza che incide sui punti di PIL. Altrimenti resta un esercizio simbolico di fustigazione mediatica...     

COMMENTI /

Ritratto di Anonimo
Mer, 04/01/2012 - 14:55
Da tutti i commenti sul primo 'risultato' della 'Commissione Giovannini' constato purtroppo che la memoria è corta. Meno male che c'e' il web che ci ricorda (cfr. sito del menomaleex-ministro Brunetta http://www.renatobrunetta.it/2011/08/03/costi-degli-eletti-e-dei-vertici-delle-pa-berlusconi-annuncia-listituzione-della-commissione-giovannini/) che "la Commissione governativa ... provvederà a raccogliere e fornire le informazioni necessarie a livellare - rispetto al livello medio dei sei principali Paesi dell’area euro – le retribuzioni dei titolari di cariche elettive e delle figure apicali delle amministrazioni pubbliche". Quindi di TUTTE le cariche elettive (945 + 124.893) e TUTTE le figure 'alte dirigenziali' della PA. Visto il primo risultato (ma che aspettano a dimettersi ???), penso che l'approccio giusto da seguire per arrivare da qualche parte sarà quello dell'accetta, o del forcone, a scelta.
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