Passera vuole un viceministro che arriva da Intesa? Non è il caso

Jacopo Tondelli

Abbiamo detto tra i primi che Corrado Passera, neoministro con deleghe allo sviluppo economico e alle infrastrutture, doveva chiarire in modo netto tutti potenziali conflitti di interesse che discendono dal suo precedente ruolo, quello di amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Ancora non è avvenuto, il chiarimento che speravamo, ed anzi la risposta ai (pochi) giornalisti che hanno chiesto conto è stata frettolosa e non convincente. Confidiamo però che sul punto il ministro torni presto, e dichiari una volta per tutte in modo chiaro come saranno gestite le tante partite ministeriali che vedono coinvolta come controparte o possibile partner la banca.

Proprio perchè questa questione è importante, e serve molto a creare una discontinuità col passato e le basi per un miglior futuro, ci spiacerebbe molto se le voci che girano in queste ore trovassero conferma nei fatti. Pare, infatti, che il ministro dello Sviluppo economico e delle infrastrutture sia orinetato a scegliere come suo viceministro Mario Ciaccia. Chi è? Un manager di prima fascia di una grande banca italiana: per coincidenza, proprio Intesa Sanpaolo. È, per la precisione, amministratore delegato di Banca Innovazione Infrastrutture e Sviluppo di Banca Intesa. Il nome della banca contiene due parole chiave: Infrastrutture e Sviluppo, proprio le deleghe pesanti che fanno capo a Corrado Passera. Biis è stata, in questi anni, coinvolta direttamente o indirettamente in partite infrastrutturali che vedono lo stato “dall’altra parte del tavolo”: il Ponte sullo Stretto, le grandi infrastrutture lombarde, a cominciare dalla Pedemontana, e così via.

Proprio oggi Rocco Sabelli, l’amministratore delegato di quell’Alitalia che Intesa ha traghettato verso la cordata di imprenditori da lei stessa costituita, ha chiesto al nuovo governo di intervenire per ampliare l’Aeroporto di Fiumicino “prossimo alla saturazione”. Essendo una grande banca del paese, Biis anche in tempi recentissimi ha lavorato con gli Aeroporti di Roma. 

Quelle che vogliono Ciaccia sulla via di Roma potrebbero essere solo voci: ce lo auguriamo, anche se il tam tam oggi si è fatto abbastanza insistente. Perchè invece di chiarire un già complicato intreccio di rapporti, ci si troverebbe a dover ogni volta sciogliere una matassa inestricabile di relazioni e intrecci tra interessi pubblici e interessi privati, non necessariamente coincidenti. Questo paese esce da decenni che hanno messo a dura prova la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Quella fiducia è un bene primario, che la nuova classe politica e di governo deve ricostituire. Dissipando ogni nebbia su di sè, non addensandone altre attorno alla propria aziona politica. 

Insomma, mai come questa volta spero di essere brutalmente smentito. 

Comments

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
19 November 2011 - 23:26

Speriamo -per il futuro della sterminata quantità di naïves nostrani- che sia brutalmente smentito.

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Inviato da: daniele
19 November 2011 - 16:08

bello l'iizio di wikipolis poi sul resto mi sono perso, soprattutto sulle conclusioni.
Non sarei così pessimistico sul atto che molti italiani non sappiano apprezzare le differenze e la preparazione di chi governa, solo sul fatto che non lo faccia la maggioranza. Ma questo non accade da nessuna parte.

Marco Giovanniello's picture
Inviato da: Marco Giovanniello
19 November 2011 - 00:42

Ciaccia non ha bisogno di essere sulla via di Roma, perché dalla finestra del suo ufficio vede bene Palazzo Chigi. Tuttavia la vicinanza fisica al potere politico e la provenienza dal cuore dello Stato non sono serviti molto contro una burocrazia che rallenta e blocca tutto, magari non sempre a torto
Affidare a lui le Infrastrutture è come dare a Valletta i Trasporti, insomma in un Paese che non ha soldi pubblici per le infrastrutture lui è la persona che ha più soldi privati da investire, Sarebbe una scorciatoia, vorrei dire una soluzione alla Mattei, con tutti i pro e i naturalmente anche i contro o addirittura una scelta più berlusconiana di Berlusconi, nel senso dell' azienda che si sostituisce ad uno Stato tartaruga.

Quanto a Sabelli, Alitalia da anni è tornata a Fiumicino, un aeroporto che ha carenza di slot liberi nelle piste e ha terminal obsoleti. Ci sono ampi spazi di espansione, ma AdR non ha soldi da investire senza un robusto aumento delle tariffe aeroportuali che con Tremonti non sarebbe mai arrivato.
Sabelli ha detto che Alitalia ha bisogno di spazio per crescere, infatti ci vuole presto una quarta pista, ma glissa sul fatto che la pista dev' esser pagata con tariffe più alte, che certo Alitalia non desidera.
La soluzione per lui sarebbe far traslocare le low cost, che dallo scomodo aeroporto di Viterbo farebbero poca concorrenza ad Alitalia e non la obbligherebbero a tenere bassi i prezzi.
Costruire a Viterbo costa tanto quanto a Fiumicino, ma per mandarci i passeggeri è necessario anche spendere miliardi per nuove autostrade e ferrovie per il collegamento con Roma, il tutto solo per levare la concorrenza delle low cost dai piedi di Alitalia. C' è anche da dire che norme UE inderogabili vietano di esiliare a Viterbo Ryanair, easyJet o chicchessia. Sabelli ha detto che in ogni parte del mondo vettori tradizionali e low cost operano da aeroporti separati, ma è una grossa bugia, basta vedere Parigi CDG o Amsterdam, basi principali dei suoi alleati o Singapore, base del socio tecnico di Aeroporti di Roma.
Insomma l' aeroporto di Viterbo fa comodo solo agli interessi di Alitalia, non a quelli del Paese né a quelli dei passeggeri.

Il Mario Monti che difese contro Microsoft la concorrenza nel mercato spero che non vorrà far gettare miliardi di denaro pubblico solo perché Alitalia non vuole avere la concorrenza delle low cost a Fiumicino. Anzi, è bene che si occupi di come Alitalia riesce ad evitare la concorrenza a Milano Linate.

wikipolis's picture
Inviato da: wikipolis
18 November 2011 - 23:58

Il problema vero è quello della formazione delle classi dirigenti. Se non viene da Mckinsey o Boston Consulting o Bain, se non viene da qualche banca o da qualche istituzione che gli abbia permesso di farsi esperienze reali dove lo andiamo a pescare? Tra i politici? Ma anche i politici hanno clientele e appartenenze. Questo cul-de-sac dovrebbe farci capire una volta per tutte un paio di cose.
Ad essere sbagliato è prima di tutto il modo in cui prendiamo le decisioni. Abbiamo bisogno di una lunga stagione di innovazione istituzionale. E con innovazione istituzionale non intendo modifiche incrementali degli attuali assetti. Non intendo lo Status quo con in più una spruzzata di eGovernment o InnovationJams gestite da Corporations come IBM spinti dalla paura del downgrade di Moody's (entrambe partecipate da Berkshire Hathaway di Warren Buffet). Questa onnipervasività degli stessi attori ci porta alla seconda idea. E' ora di riconoscere una volta che il problema è il peso eccessivo del capitalismo corporativo e la sua relazione incestuosa con gli apparati che amministrano le prerogative degli Stati Sovrani. Stato + Corporations = Fascismo. Se suona No-Global so be it. Ibn Khaldoun visse 600 anni prima dei no-global e aveva ben chiaro che il "commercio" tra i sovrani "impoverisce" il popolo (e lo incatena, possiamo aggiungere). Che fare? Nulla. Gli italiani, mi rattrista enormemente constatarlo, sono troppo ignoranti. Se in America o in Nord Europa avranno successo con i modelli a cui ho superficialmente alluso, allora qualche hipster nostrano di buona famigli investirà i soldi e le amicizie di papà atteggiandosi a scopritore dell'acqua calda tra l'ammirazione dei villici. Altrimenti avanti così, a tutta forza verso la mezzadria di massa. Che alternativa patetica!

Alberto's picture
Inviato da: Alberto
18 November 2011 - 23:12

In tutta questa preoccupante vicenda il silenzio del Pd è a dir poco penoso

Roberto 's picture
Inviato da: Roberto
19 November 2011 - 00:47

Preoccupante vicenda quella di Passera? Spero che lei si renda conto del momento che stiamo vivendo, vero?
E' penoso il comportamento livoroso e barricadero del PDL , che minaccia governi a termine,
fregandosene altamente del Paese, ma lo avevamo capito da un pezzo.

Ma mi faccia il piacere, mi faccia, avrebbe detto il grande Totò.

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