Monti vede la fine della crisi, tocchiamo ferro

Marco Giovanniello

Gli riconosco il diritto ad un po' di ottimismo ferragostano, ma il Monti che al Meeting di CL a Rimini afferma di vedere la fine della crisi mi spinge a fare gli scongiuri.

C' è purtroppo un precedente primaverile, lo spread veleggiava a 150 bps più in basso di ora e, giusto prima che esplodesse il caos delle banche spagnole che avrebbe riportato in acque tempestose anche l' Italia, Monti dichiarò che tutto finalmente andava bene.

Pare che la Grecia possa davvero uscire dall' euro, nonostante la rinegoziazione del debito pubblico che è stata di fatto un default, nonostante una massa enorme di aiuti dalla UE e nonostante l' imposizione di una politica di durissima austerità alla popolazione. Solo il superiore di Benedetto XVI può forse sapere quali sarebbero le conseguenze per l' Italia, io so solo che chiunque io conosca, che abbia qualche risparmio e abbia un po' di familiarità con i mercati finanziari, non è disposto a detenere titoli del debito italiano a nessun tasso d' interesse e anzi cerca di portare, lo si può fare anche legalmente, i propri risparmi lontano dalla longa manus della Repubblica Italiana e dei fautori di una "patrimoniale" che potrebbero vincere le prossime elezioni.

Ho avuto il piacere di passare qualche giorno di vacanza sia in Germania che negli USA e davvero mi sono stupito di quanto là sia diverso rispetto a noi. La' ci sarà pure un po' di crisi, ma la differenza con noi e' palese, la sensazione epidermica è che l' Italia sia in uno stato di malattia grave, cronica e senza visibili vie d' uscita. Se anche Monti riuscirà a non far impazzire lo spread, salvando la Repubblica da un default, il salasso imposto alla nostra anemica economia ci lascerà in crisi per tanto tempo, aggravando quello che mi sembra uno "spread" ed è un gap culturale, perché è evidente che siamo un Paese con decenni di ritardo rispetto ai primi della classe. Sarà affascinante a volte la nostra arcaica economia statalista e legata alla piccola impresa, ma è sicuramente perdente, né le prevedibili condizioni di crescita del PIL e di redditività possono attrarre investimenti e know-how dall' estero.

La crisi di cui Monti vede la fine può essere solo l' episodio acuto della malattia cronica di un corpo economico vecchio, debole e non reattivo. Ci vorrebbe una cura da cavallo, rivoluzionaria, per rimetterci al passo con i tempi e con i migliori, per stravolgere l' andazzo che da oltre 15 anni ci vede come l' economia OCSE che non cresce mai, né con il buono né tantomeno con il cattivo tempo.

Il provincialismo invece regna e purtroppo l' opinione pubblica, invece di capire che tutto il sistema è obsoleto e va gettato nella discarica, viene trastullata da politici e giornalisti piu' ignoranti che in malafede, che convincono gli Italiani che è colpa della "casta" e non di un sistema economico che non funziona piu' gia' da decenni, che i problemi si risolvono risparmiando sul tenore di vita dei politici. Purtroppo non è eliminando il salasso di queste sanguisughe che le nostre imprese troveranno nuovi clienti e mercati e che questo nostro sistema potra' tornare come prima. Non tornera' mai piu' come prima e, finche' non lo ammetteremo, saremo in crisi.

 

: Monti

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