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di Alessandro Oliva

Se è Napoli a dare lezioni di economia agli inglesi

Blog post del 23/02/2012

Il Napoli è una delle migliori quattro squadre d'Europa. Non lo dicono soltanto i recenti risultati in Champions League, dove la squadra di Mazzarri sta tenendo alto assieme al Milan il nome del calcio italiano. Lo dicono anche i suoi bilanci. In questa stagione è entrarto in vigore il fair play finanziario voluto da Platini. Le prime sanzioni sul non rispetto delle regole finanziarie imposto dalla Uefa (45 milioni di passivo massimo nelle stagioni tra il 2012 e il 2014) arriveranno fra due anni. Ma se giungessero oggi, il Napoli sarebbe una delle 4 squadre virtuose a non subire conseguenze. E a fare compagnia agli azzurri ci sarebbero il Real Madrid, l'Arsenal e il Bayern Monaco.

Tra le magnifiche quattro, dunque, solo una inglese. Il calcio d'oltremanica è stato spesso additato come fulgido esempio di modello da seguire. Ed è ancora così, per molti versi: diverse squadre hanno gli stadi di proprietà, il pubblico negli impianti è molto corretto e la Premiere League, la serie A inglese, vende i propri diritti tv generando notevoli ricavi. Ma per altri versi,questo mondo dorato comincia a presentare qualche crepa.

Primo: il razzismo. I recenti casi di insulti di John Terry ad Anton Ferdinand (e per questo JT ha perso la fascia di capitano della nazionale inglese) e di Suarez a Evra mostrano come il baricentro del nervosismo si sia spostato dagli spalti al campo.

Secondo: i bilanci delle squadre. Nella ultima Football Money League stilata da Deloitte, i topo team inglesi sono primi nelle classifiche per ricavi. Non guadagni, ricavi. Una distinzione importante, perchè il calcio inglese ha pure registrato, negli ultimi anni, disavanzi per 231 milioni di euro. Soldi spesi per vincere la Champions. Peccato che negli ultimi 10 anni sia successo solo una volta, nel 2008, quando fu il Manchester United a sollevare il trofeo. Insomma, i dati della Deloitte non bastano come specchietto alla Uefa, che ha iscritto nella sua lista nera proprio lo United, oltre al Manchester City e al Chelsea. 

Lo stesso Chelsea che per mano del suo ricco proprietario Roman Abramovich ha speso 900 milioni di euro per non vincere mai la Champions, contro i 60 spesi dal Napoli per regalare alla città nuove notti magiche. E delle 4 virtuose il Napoli è l'unica a non avere lo stadio di proprietà. La squadra di De Laurentiis è riuscita a creare un bilancio sano equilibrando gli introiti dei diritti tv con gli incassi del San Paolo e la gestione oculata del calcio mercato (non solo spendere, ma anche incassare). Chissà che non chiamino il patron azzurro a tenere un corso alla London School of Economics. Oppure potrebbe chiamarlo Massimo Moratti e chiedergli se il prossimo anno è disposto a cedergli qualche gioiello...

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