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Del diritto di critica e del diritto alla salute: di Enel, del carbone

Blog post del 24/07/2012
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“Il diritto di critica è espressione del principio costituzionalmente garantito dalla libertà di manifestazione del pensiero. La critica configura l’espressione di un giudizio, di un’opinione, e in quanto tale non può essere rigorosamente obiettiva ma inevitabilmente soggettiva e corrispondente al punto di vista di chi la manifesta.

Il diritto di critica può essere esercitato anche in modo graffiante e con toni aspri, ma pur sempre con il parametro della proporzione tra l’importanza del fatto criticato (e dunque l’interesse pubblico del medesimo) ed i contenuti espressivi con i quali la critica è esercitata.

Enel è il maggiore utilizzatore in Italia di fonti fossili, in particolare il carbone, quale fonte di energia elettrica per le proprie centrali. A nulla rileva che le emissioni di CO2 prodotte dalle centrali a carbone Enel siano contenute nei rigorosi limiti di legge

Dando per scontato l’interesse pubblico globale in merito a mutamenti climatici del pianeta, fonti energetiche più o meno inquinanti in termini di CO2 e possibili fonti alternative di energia, dannosità per l’ambiente e per la salute umana in genere delle centrali termoelettriche a carbone…

...i termini killer, vittima, crimine, sporca verità configurano un linguaggio adeguato… non trasmodante in inutili aggressioni verbali ed attacchi personali, atteso che la durezza delle espressioni è giustificata dalla gravità della tematica affrontata, dal suo rilevante interesse per l’opinione pubblica

Le espressioni utilizzate sono assolutamente proporzionate al fatto e del tutto contenute in limiti accettabili, ancorchè incisive e pungenti.”

(Dalla sentenza del Tribunale di Roma, che ha rigettato il ricorso presentato da Enel e finalizzato alla sospensione della campagna facciamolucesuenel promossa da Greenpeace e alla condanna di quest’ultima)

Nella campagna di Greenpeace:
Il killer è Enel, Killer del clima
La Vittima è l’ambiente, oltre che le morti stimate provocate dalla combustione del carbone
Il Crimine è il reato verso l’ambiente e la salute
La Sporca verità, la pretesa di far credere che la combustione del carbone non provochi danni ambientali e alla salute.

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COMMENTI /

Ritratto di Lorenzo
Mer, 25/07/2012 - 11:25
Lorenzo
"... Le espressioni utilizzate sono assolutamente proporzionate al fatto": quale? Il fatto accertato sono i risultati di uno studio che Greenpeace ha pagato, per applicare alle emissioni degli impianti Enel un algoritmo di incidenza. Che cosa significa? Greenpeace ha chiesto di calcolare la probabilità che, da certi inquinanti, derivino conseguenze per la salute. Il giudice non si è preoccupato di descrivere la procedura risolutiva applicata, cioè l'algoritmo di incidenza. Ha solo stabilito che Greenpeace, seguendo i risultati dello studio pagato, li ha utilizzati secondo il diritto di critica e con il registro di linguaggio che le è proprio. Cioè? Quello delle campagne di marketing, che hanno successo solo se si fondano su due meccanismi. Il primo è molto semplice: "L'importante è avere un nemico". Stavolta è toccato a Enel. Il secondo è creare community o, in termini militareschi, "spirito di corpo". E guarda caso Greenpeace ha "assoldato" gli investigatori climatici. Il giudice si è occupato, in sostanza, di una campagna di marketing. Quello di cui non si è occupato, è presto detto. L'incidenza dell'inquinamento atmosferico è risultante di più fonti di emissione: secondo i dati dell'Agenzia Europea dell'Ambiente, il vettore principale degli inquinanti è il particolato, e l'intero settore termoelettrico è responsabile solo del 7 per cento del totale delle emissioni di particolato in Europa. In Italia, la situazione scende sotto il 2 per cento, mentre i settori Trasporti e Impianti residenziali sono responsabili, insieme, del 45 per cento delle emissioni nazionali. Chi è il vero killer? L'accuratezza e la completezza dei dati è l'elemento decisivo per la loro utilizzazione e Greenpeace, attraverso lo studio che ha pagato, non ha tenuto conto di nessun dato territoriale. Gli effetti sulla salute, in particolare, vanno stimati a partire da dati come, ad esempio, il flusso dei ricoveri ospedalieri. Lo studio pagato da Greenpeace non considera questi né altri flussi. Per questo i risultati diffusi dalla campagna "Facciamo luce su Enel" hanno seri limiti. La procedura è stata applicata senza calcolare nessuno dei fattori necessari a inquadrare dal punto di vista sanitario le emissioni di specifici impianti: nessun monitoraggio al suolo degli inquinanti, nessun flusso sanitario né indagine epidemiologica. Solo previsioni sulle emissioni, che fanno ottenere "risultati privi di contesto e che non corrispondono a dati reali", secondo il giudizio del direttore dell'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente Puglia, Giovanni Assennato, riportato da Repubblica. Anche in uno studio serio di incidenza, a causa del numero dei casi falsi positivi, ci sono seri problemi sulla possibilità di utilizzare algoritmi sviluppati per osservare l'incidenza di determinate patologie: per osservare - va ricordato -, non per attribuire - come fa Greenpeace -. Figurarsi quando un giudice, in una sentenza, mette nero su bianco il fatto che Greenpeace non contesta a Enel il mancato rispetto delle normative vigenti, a tutela dell'ambiente e della salute.
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Ritratto di Anonimo
Ven, 27/07/2012 - 16:34
Lorenzo, le sue osservazioni, alla luce della tragedia ILVA, suonano, come dire, un po' fuori luogo...
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Ritratto di Daniela Patrucco
Dom, 29/07/2012 - 01:47
Dpatrucco
caro Lorenzo, mi era sfuggito il suo commento... in ogni caso pensavo di poter evitare la parafrasi del testo. Comunque, il fatto, a cui le critiche si riferiscono, è che "Enel è il maggiore utilizzatore in Italia di fonti fossili, in particolare il carbone, quale fonte di energia elettrica per le proprie centrali. A nulla rileva che le emissioni di CO2 prodotte dalle centrali a carbone Enel siano contenute nei rigorosi limiti di legge… Dando per scontato l’interesse pubblico globale in merito a mutamenti climatici del pianeta, fonti energetiche più o meno inquinanti in termini di CO2 e possibili fonti alternative di energia, dannosità per l’ambiente e per la salute umana in genere delle centrali termoelettriche a carbone…" Per il resto concordo con la sentenza del Tribunale di Roma che ha valutato congruo il linguaggio usato da Greenpeace, in relazione all'importanza che il tema riveste per i cittadini. @anonimo decisamente sì: il rispetto delle normative, in un paese a tasso di controlli = zero com eil nostro, pare ancora più difficile da verificare.
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Ritratto di Lorenzo
Mar, 02/10/2012 - 17:49
Lorenzo
gentile Daniela, Torno a scriverLe dopo qualche mese... Mi perdoni: mi era sfuggita la sua risposta. Se a nulla rileva che le emissioni di un qualsiasi impianto rispettino i limiti di legge, allora è necessario ricordare - come pensavo già sapesse - che il primo responsabile delle emissioni di CO2 in Italia è chi mangia carne. Se poi guida un'auto o un qualsiasi veicolo, allora ci troviamo davanti a un criminale con pericolosità recidiva aggravata, secondo quanto Greenpeace rileva, e Lei condivide. Ogni anno, per produrre la quantità di carne che serve al consumo medio italiano, finiscono in atmosfera 196 milioni di tonnellate di CO2. Auto e veicoli industriali, invece, ne producono 109 milioni. Purtroppo, il Tribunale che ha valutato congruo lo stile di Greenpeace non ne ha verificato i contenuti, e lascia a piede libero milioni di killer carnivori motorizzati.
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