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Le imprese, come i criminali comuni, delinquono razionalmente. Glaxo e il seminario torinese sui casi di studio italiani

Blog post del 11/07/2012

Alcuni comportamenti illegittimi messi in atto dalle imprese non ricevono la stessa considerazione, in termini di disapprovazione, condanna e reazione, da parte delle agenzie di controllo, dei media e dell’opinione pubblica in generale. Il crimine d’impresa è considerato al più un incidente, un disastro o una tragedia, anche se ha coinvolto e privato della vita cittadini o lavoratori o pregiudicato l’ambiente in maniera irreversibile.

La notizia di oggi è la multa da 3 miliardi di dollari inflitta al colosso farmaceutico GlaxoSmithKline per violazioni civili e penali. La compagnia ha ammesso di aver fatto marketing illegale per due popolari antidepressivi, Paxil e Wellbutrin, promuovendone l’uso per i teenagers nonostante non fossero approvati per pazienti minori di 18 anni. Trial clinici hanno dimostrato che i farmaci inducevano in misura maggiore gli adolescenti al suicidio. A proposito dell’Avandia, il suo medicinale maggiormente venduto e utilizzato per il diabete, la Glaxo ha nascosto per sette anni i dati che testimoniano maggiori rischi di attacco cardiaco (+ 40%) associati all’uso. E poi mance e regali ai medici compiacenti, disponibili a prescrivere farmaci per usi non approvati o ancora in fase di test.

Glaxo non è la prima casa farmaceutica beccata in flagrante ma la sanzione subita costituisce un record nel settore. Aljazeera propone un video e dati alla mano conferma che Glaxo ha comunque conseguito decine di miliardi di dollari di profitti: poca cosa dunque la multa record e, in fondo, sono solo soldi. Nella teoria economica della criminalità, il premio Nobel per l'economia Gary Becker  "parte dal presupposto che i criminali siano esseri razionali spinti ad agire dalla massimizzazione del proprio benessere. … Becker individua i fattori che determinano la scelta del comportamento criminale: probabilità di essere scoperti e puniti, severità delle sanzioni, reddito disponibile per altre attività legali o illegali, valutazione dei benefici ricavabili, inclinazione personale a compiere reati e circostanze ambientali.”

Anche  il caso della Glaxo pare confermare in pieno la teoria di Becker: se questa è la teoria, possiamo allora inserire nella categoria dei criminali anche le imprese per cui di solito usa dire che “hanno commesso illeciti”. Al contrario invece, i crimini messi in atto dalle imprese, che pregiudicano la sicurezza e la salute dei lavoratori e dei cittadini, sono  percepiti e narrati dall’opinione pubblica con un linguaggio molto differente da quello riservato ai crimini comuni, che riguardano la sottrazione di proprietà, la violenza, l’omicidio. Come dire, per passare ai casi italiani, che i responsabili delle morti della Thyssen-Krupp o dell’Eternit di Casale Monferrato non sono considerati alla stregua di chi abbia commesso un omicidio di un una o più persone.


Seveso, Thyssen-Krupp, Eternit sono alcuni dei casi oggetto di una ricerca empirica di cui discuteranno i relatori del seminario in programma il prossimo 28 Settembre, a cura del Dipartimento di Scienze sociali dell’Università di Torino. Il seminario,  dal titolo “I crimini delle imprese. Tra negazione e riconoscimento. Una riflessione critica” ha l’obiettivo di “discutere il processo di costruzione e decostruzione sociale dei reati societari come crimine e, allo stesso modo, il processo di costruzione e decostruzione della vittimizzazione da parte dei soggetti interessati da questi comportamenti (spesso a causa di omissioni, talvolta intenzionali)."


In attesa del seminario, per ciò che già conosciamo di questi casi, anche considerando Glaxo e la "letteratura" sulle case farmaceutiche, pare di poter affermare che i crimini compiuti dai white-collars sono molto spesso altro dalla tragedia, il disastro o la tragica fatalità. L'assenza di riprovazione sociale e la relativa certezza di “farla franca”, oltre al vantaggio economico che comunque viene conseguito anche quando beccati con le mani nel sacco, trasformano il reato in “fattore economico”. Un fattore economico che va oltre l’incidente e riguarda il quotidiano disastro ambientale, sanitario, di rischio per la vita dei lavoratori e dei cittadini messo in atto dalle industrie. Se posso evitare di mettere a bilancio i costi per la sicurezza e l'ambiente, per i test, a fronte di un rischio limitato di essere sanzionato, massimizzo il mio profitto.


Se si chiede ad un campione casuale di cittadini di elencare i crimini a cui si sentono maggiormente interessati e sensibili, le risposte si riferiscono ai reati di furto e/o di violenza in genere messi in atto da soggetti marginali. Se guardiamo la composizione della popolazione carceraria, scopriamo che è composta per la gran parte di criminali comuni, che spesso ha commesso reati minori. I colletti bianchi quasi sempre la fanno franca e quasi mai vanno in galera. Quando vengono beccati, e diventano a loro volta criminali, pagano in moneta cifre sempre drammaticamente inferiori al profitto che hanno realizzato e al danno che hanno causato.

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