Getta il corpo dell’ex-ragazza, probabilmente tramortito dalle percosse ricevute, dal viadotto e poi si getta anche lui. Accade a Cagli Saimo, 23enne con la fiera convinzione di sentirsi ‘uomo’, ha il forte disagio di essere stato lasciato da Andrea, studentessa 18enne, così la attende sotto casa al rientro di una serata con le amiche, la picchia selvaggiamente, al punto di farle saltare un dente. Non soddisfatto la trascina in auto e la conduce sul viadotto di Fossombrone, gettando il suo corpo da un’altezza di 15 metri. Poi forse preso dai rimorsi o in preda a visioni shakespeariane, si getta anche lui per coronare il suo sogno d’amore-morte. Sopravvivono entrambi, lui ha ferite guaribili in 60 giorni, lei, invece, lotta contro la morte.

Era destino, direbbe qualcuno. Il soggetto agente di questa tragedia, il protagonista è lui: per questo, come in ogni copione, sembra coerente che sia lui a sopravvivere. Lui che organizza, lui che opera, lui che picchia, percuote e massacra. Lui che getta il corpo e che ‘per amore’ decide di gettarsi. Ma lei dove è? Lei è una studentessa, lei è una che ha lasciato, lei è solo un corpo. Un corpo che dopo un delicato intervento lotta tra la vita e la morte. Un corpo di cui disporre a piacimento, un corpo da punire perché ha osato liberarsi.

La tragica violenza subita dal corpo di Andrea sembrerebbe attenuata dalla pazzia di Saimo. Di lui molti direbbero uomo vile, dall’anima ignorante e bestiale, dalle mani incontrollabili, ma non rappresenterebbero a pieno la sua viltà. La violenza che Saimo ha esercitato sulla persona (non sul corpo) di Andrea non si riduce a bassezza d’animo, è intrisa di qualcosa che si conserva nella storia umana attraverso i secoli e al di là dei confini culturali: la proprietà della donna.

Andrea era sua proprietà, Andrea non aveva il diritto di scegliere, Andrea non doveva permettersi di lasciarlo. Saimo sicuramente crede di aver architettato tutto ciò per amore, ne è candidamente convinto, come lo sono stati tutti i suoi predecessori e,anche se alla mente lucida risulta illogico definire un simile gesto come ‘sentimentale’, il violento non percuote, malmena o pesta per disprezzo, picchia per amore. Per quella malsana convinzione che laddove non arrivino le parole, i regali o le dichiarazioni possa arrivare la violenza. Il ‘mia o di nessun altro’ non si riduce a un motivo letterario. Il Don Rodrigo manzoniano è solo un esempio di una simile forma mentis, non tutti i ‘proprietari di donne’ sono, infatti, come La bestia umana di Émile Zola. Non tutti i predatori si percepiscono come psicotici, la maggior parte, se assecondati, possono addirittura rappresentare l’uomo perfetto. Se Lucia avesse favorito Don Rodrigo, probabilmente, avrebbe vissuto nello sfarzo e nell’agiatezza: una bambola in una casa a grandezza umana. Se avesse, ma non l’ha fatto e, per questo, è stata imprigionata. Paradossalmente c’è da chiedersi poi, se pur cedendo all’uomo-padrone, la bambola sarebbe felice per sempre. La risposta è banalmente sconta, vi è il serio rischio che il gioco diventi stancante e che la bambola invecchi, sostituita da una nuova di zecca.

La violenza contro le donne è sì ignoranza e arretratezza, ma è soprattutto un retaggio culturale, narrato e vissuto nei secoli per varie ragioni più volte accennate (mancanza di indipendenza economica, organizzazione sociale, ruolo della famiglia etc etc) ma non trattabili in questa sede. La battaglia per l’emancipazione è sorta con l’obiettivo di liberare anima e corpo delle donne, dare loro voce senza, però, capovolgere il sistema: non si è, infatti, mai razionalmente prospettato un sistema matriarcale. Volendo metaforizzare, con un’immagine nota agli studi femministi: la colonizzata ha sempre e solo chiesto il diritto all’autogoverno. Ma qui, purtroppo, non si parla di teoria, non si disserta sulla grandiosità del pensiero di Spivak o chi per lei. Andrea rischia, infatti, di pagare con la vita il suo diritto alla scelta di essere libera, perché, per molti uomini come Saimo, ancora libera non è.

 

COMMENTI /

Ritratto di mari
Lun, 19/03/2012 - 18:35
mari
non so chi sei, ma sicuramente hai scritto delle cose giustissime, il fatto che nessuna ragazza abbia commentato le tue parole mi rattrista molto. anche mia figlia non scrive niente. Questo dimostra che la stupidità che ci circonda è arrivata al punto di considerare normale ciò che normale non è. Quante battaglie dovranno ancora fare le donne per essere considerate esseri liberi? Ciao e brava da parte mia che sono una mamma!
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Ritratto di Ila
Mer, 21/03/2012 - 09:57
Ila
Mari, commentare qui non è l' unico modo per far vedere che siamo assolutamente d' accordo con questo articolo. Io ho 22 anni, e ti assicuro che molte ragazze e ragazzi della mia età hanno condiviso questo articolo sui social networks, al fine di farlo girare il più possibile. Tranquilla, per la maggior parte di noi ragazzi quello che è successo non è assolutamente considerato "normale", per fortuna. La rabbia è tanta, il dispiacere è tanto, e la speranza che si possano combattere queste cose è viva in noi. Già che ci sono, complimenti per l' articolo; è una grande lezione di vita, per chi la sa ascoltare.
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Ritratto di Virginia Odoardi
Mer, 21/03/2012 - 18:32
vodoardi
Vi ringrazio per la stima, ma vorrei che Mari non percepisse la situazione in maniera così negativa: le adolescenti sono già consapevoli anche se non si attivano, anzi direi che un certo tipo di 'disinteresse' nei confronti delle tematiche di genere, sia il segno che piano piano (sotto un profilo di consapevolezza delle possibilità di autodeterminazione) le cose migliorano (anche se purtroppo non si può dire lo stesso per i dati sulla violenza). La ringrazio (anzi vi ringrazio) ovviamente per la grande considerazione! Se fa un giro in rete vedrà, come le faceva notare Ila, quante ragazze/i sono impegnate/i in questo ambito e quanti contributi provengano dal loro lavoro, io non sono altro che una piccola goccia in un oceano che esiste da molto prima di me! (es: Un altro genere di comunicazione, Vita da Streghe, etc etc). Non sia pessimista soprattutto nei confronti di sua figlia, ora che sono madre e passata dall'altra parte della barricata, cerco di non dimenticare quanto, da figlia, avessi bisogno della fiducia dei miei genitori. :) Spero di incontrare entrambe di nuovo da queste parti. Virginia
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