Inchiesta

Bondi taglia, il nostro cinema scopre il mercato

Andrea Dusio

E se la riduzione dell’intervento pubblico avesse rivitalizzato le produzioni made in Italy? I risultati sembrano andare in questa direzione. Con i suoi 38 milioni d’incasso Checco Zalone  ha battuto ogni record, ma anche Benvenuti al Sud (30 milioni) e Aldo Giovanni e Giacomo (21) non scherzano. Insomma, meno sovvenzionamenti uguale maggior capacità di incontrare i gusti del pubblico. Non è un caso se i nostri due film inzialmente in corsa per l’Oscar siano molto indietro nella classifica dei box office. 

Sandro Bondi e Silvio Berlusconi (Afp)

Ma è vero che la riduzione dell’intervento pubblico fa bene al nostro cinema? Dopo le proteste per l’ulteriore riduzione del Fondo unico per lo spettacolo e per il rinnovo delle agevolazioni fiscali costituite da tax credit e tax shelter solo per i primi sei mesi del 2011, qualcuno ha impugnato i numeri in continua crescita del cinema italiano, per mostrare come alla contrazione dei finanziamenti di stato sia corrisposto il boom del botteghino (drogato però dal fenomeno Avatar), accompagnato da una consistente crescita del fatturato derivato dal prodotto nazionale.

Il boom di Checco Zalone con "Che bella giornata”, che con 38 milioni di euro ha stabilito il record assoluto d’incassi per un film di produzione italiana, i quasi 30 milioni di “Benvenuti al Sud”, interpretato da Claudio Bisio, e i 21 milioni di “La banda dei babbi natale” di Aldo, Giovanni e Giacomo sono in tal senso il mero risultato della grande capacità di attrazione dei personaggi del piccolo schermo, capaci di rivitalizzare anche la sala cinematografica? È tutto qui il segreto della maggiore redditività delle pellicole italiane in uscita?
Meno assistenzialismo uguale a più competitività? In realtà, l’interpretazione dei numeri non è univoca. La produzione italiana a novembre 2010 valeva una percentuale del box office nazionale pari al 30%. È una quota effettivamente in crescita, che nei territori Ue viene superata solo da quella francese (37%). I due sistemi sono però improntati a modelli contrapposti: la gestione statalista del Centre National du Cinéma da un lato, la riduzione progressiva dell’intervento pubblico dall’altro. Se infatti l’investimento complessivo nella produzione cinematografica italiana negli ultimi dieci anni è rimasto costante (circa 200 mln di euro), nel 2000 però i contributi statali pesavano per il 50%, mentre ora sono scesi il 20%.

Questo “disimpegno” progressivo è cominciato prima della riduzione del Fus dettata dalle ultime Finanziarie, ed è il risultato di un percorso intrapreso dal legislatore nel 2005, quando venne fissato un tetto massimo del 50% per il finanziamento pubblico a ciascuna pellicola. Sino ad allora, il cinema italiano era sostanzialmente diviso in due mondi non comunicanti: da un lato i “cinepanettoni”, e dall’altro la produzione sovvenzionata. L’impossibilità di reperire risorse alternative (a fronte dell’introduzione del product placement, della riduzione dei costi ottenuta grazie alla collaborazione con le Film Commission regionali, e dello sconto fiscale relativo alle opere prime e seconde) ha dettato la necessità di recuperare una redditività effettiva a valle del processo produttivo, e dunque di rimpinguare il botteghino.
Si è così moltiplicato il numero delle produzioni a forte impronta commerciale, prima confinate in una sorta di “fascia protetta” dai grandi film americani, nel periodo tra Natale e la Befana.

Oggi siamo passati dal cinepanettone alla “quattro stagioni”. Alla luce dei numeri al 21 novembre 2010 (per convenzione l’annata cinematografica va da inizio dicembre a fine novembre), la differenza sull’annata precedente l’hanno fatta “Benvenuti al Sud” di Luca Miniero (28,6 milioni di euro), “Io loro e Lara” di Carlo Verdone (15,8 mln), “Maschi contro femmine” di Fausto Brizzi (12,5 mln), “Baciami ancora” di Gabriele Muccino (9 mln) e “Genitori e Figli-Istruzioni per l’uso” di Giovanni Veronesi (8,5 mln). Nello stesso periodo, il 2009 aveva visto al primo posto tra gli incassi nazionali “Italians” di Giovanni Veronesi (12 mln), che quest’anno si sarebbe dovuto accontentare del quarto incasso. In sostanza, i primi tre film, con un box office complessivo di circa 60 milioni di euro, valgono un terzo del totale della produzione nazionale, mentre i primi tre film Usa (Avatar di James Cameron, Alice in Wonderland di Tim Burton ed Eclipse di David Slade, terzo film della saga di Twilight, tratta dai best sellers di Stephenie Meyer) pesano per 115 mln di euro sui 400 dell’ammontare totale del prodotto statunitense distribuito. Le altre cinematografie sono marginali: 27 milioni di euro (con 43 pellicole distribuite) per il Regno Unito, 13 milioni di euro (a fronte di ben 57 titoli) per la Francia, 7 mln per la Spagna, 4 mln per la Germania e 6 mln per gli altri. I film passati in sala sono stati complessivamente 761, di cui 296 Usa e 250 italiani (al lordo delle coproduzioni).

Se usciamo però dalla logica ferrea dei numeri, e proviamo a misurare il rendimento dei film di qualità, scopriamo che “La prima cosa bella” di Paolo Virzì, candidato italiano all’Oscar per il miglior film straniero, ha incassato sei milioni e mezzo di euro, ed è solo diciottesimo nella classifica degli incassi. L’altro film che ha conteso inizialmente a Virzì  la possibilità di concorrere per le statuette dell'Academy, “L’uomo che verrà” di Giorgio Diritti, figura addirittura all’ottantaduesimo posto, e “Io sono l’amore” di Luca Guadagnino, che si è guadagnato la nomination ai Golden Globes e quella agli Oscar per la costumista Antonella Cannarozzi , ha superato di poco i 250 mila euro, non arrivando a 50 mila spettatori (mentre in Usa ha totalizzato sei milioni di dollari). La rinascita del cinema italiano si spiega dunque con la maggior vocazione commerciale di un numero ristretto di titoli. Oggi il mercato è in grado di assorbire “Benvenuti al Sud” e “Maschi contro femmine” a ottobre, anche grazie al fatto che i blockbuster americani vengono calendarizzati sempre più spesso a cavallo dell’estate (com’è avvenuto per Eclipse e l’animation Shrek, quinto e sesto incasso assoluti), sino a qualche anno fa terra di nessuno.

Ma i nove decimi delle pellicole prodotte in Italia continuano a incassare meno di un milione di euro, e il numero di titoli in grado di ripagarsi resta marginale. Una realtà consolidata della distribuzione in sala come Lucky Red con il proprio listino (11 titoli) ha incassato in totale 7 milioni di euro, Mikado poco più di 4 mln (con 6 film), Fandango (8 pellicole) ha superato di poco il milione. Con questi numeri e senza sovvenzioni, alle società indipendenti non restano che tre strade: la coproduzione con Medusa, 01 Distribution o una major americana, la mera distribuzione di prodotto estero o il passaggio alla ben più redditizia produzione di fiction: un segmento in cui la Rai investe ogni anno in prodotto d’appalto 250 mln di euro. E che, con un paio di puntate di sceneggiato, consente di guadagnare quanto “Mine Vaganti” di Ozpetek, che pure è risultato il primo film italiano di qualità al botteghino 2010, con 8,4 mln di euro d’incasso. Ecco perché sempre più spesso chi realizzava i famigerati “film d’interesse culturale” cambia mestiere. E finisce a sfornare storie di patrioti, santi e commissari che vivono per due sole serate.

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Commenti

non so se qualcuno legge e può rispondermi ma ci provo.
nei giorni scorsi ho provato due volte a commentare questo articolo ma non esce niente. sono sicuro che la seconda volta è uscita la scritta che il commento era stato ricevuto ed era in attesa di moderazone.
mi potete dire se non ho passato la moderazione o c'è qualche altro motivo?
grazie

sinceramente non vedo né personalmente né nell'articolo una correlazione fra i tagli al FUS e gli incassi dei film italiani.
credo che quest'anno ci sia stata una felice congiunzione astrale che ha fatto uscire in periodo ravvicinato 4 film fatti dignitosamente e trainati al botteghino da comici di chiara fama televisiva. ma non vedo dove sia la novità se non nel numero.
AG&G è da un pezzo che fanno buoni incassi, e i film dei comici sono una costante.
ricordo che un paio di anni fa si era gridato alla rinescita del film d'autore per la presenza de il divo e gomorra a cannes. altra fortunata congiunzione. purtroppo dopo quell'exploit non si è vista una continuità.
a mio avviso il problema sta proprio in 01 e medusa, ma è un discorso un po' lunghetto...

sinceramente non vedo né personalmente né nell'articolo una correlazione fra i tagli al FUS e gli incassi dei film italiani.
credo che quest'anno ci sia stata una felice congiunzione astrale che ha fatto uscire in periodo ravvicinato 4 film fatti dignitosamente e trainati al botteghino da comici di chiara fama televisiva. ma non vedo dove sia la novità se non nel numero.
AG&G è da un pezzo che fanno buoni incassi, e i film dei comici sono una costante.
ricordo che un paio di anni fa si era gridato alla rinescita del film d'autore per la presenza de il divo e gomorra a cannes. altra fortunata congiunzione. purtroppo dopo quell'exploit non si è vista una continuità.
a mio avviso il problema sta proprio in 01 e medusa, ma è un discorso un po' lunghetto...

gli effetti speciali servono a prendere il consumatore di tv e a convincerlo ad andare al cinema; altrimenti può aspettare 2 mesi, affittarsi il film e vederlo a casa. Puoi stare tranquillo che se qualcuno ha una sceneggiatura bellissima non la propone a medusa, la propone agli studios americani

Anch'io ho sempre sostenuto, sulla scorta dell'educazione all'antica di cui i miei genitori mi fecero dono, che la vita priva di comodità sa attivare le energie migliori, l'iniziativa, la voglia di fare,la voglia di eccellere. Come principio generale, tutto ok.
Ma credo non sia un esercizio di buon senso prendere due eventi che NON hanno relazione fra loro metterli insieme e dire che la loro concomitanza o la loro contestualità o contemporaneità dimostra la validità del principio.Se uno o più film hanno "sbancato" quanto a volume di incassi più o meno nello stesso periodo in cui c'è stato un provvedimento ministeriale, far passare l'idea che il successo è frutto di quel provvedimento è una forzatura un po' troppo spinta. Ci sono stati film italiani di grande successo anche quando il cinema faceva la cuccagna (si fa per dire) grazie alle sovvenzioni statali. Il successo dei film più recenti (io ci metterei anche "Qualunquemente") non si può gabellare come un risveglio del cinema italiano frutto del provvedimento bondiano. Anche perché prima che un provvedimento di non-finanziamento dia i suo frutti positivi ne lcampo della produzione cinematografica passa qualche stagione.
P.S.: Complimenti per l'iniziativa.

Non sono d'accordo Hamlet, non è per forza detto che un film con una bella storia debba avere incredibili effetti speciali. Sarebbe un suicidio commerciale! Scusate io sono un SEO, mi occupo di dare visibilità online alle aziende: se una azienda con 10 dipendenti mi dice "quanto posso spendere per avere visibilità", non le propongo una pubblicità in prime time sulle reti nazionali, perchè la uccido!
Bisogna andare per gradi!
Il cinema italiano deve pensare di partire dal basso, con il minimo di effetti speciali, puntando su altri valori: le scenografie (in italia abbiamo posti straordinari), le musiche, i costumi. E naturalmente la storia. Abbiamo millenni di storia a cui attingere, volete che non si riesca a produrre una storia coinvolgente e appassionante basandola sulle infinite storie e leggende della penisola ? C'e' riuscito Daniele Marrone con i suoi insipidi romanzi :D Diamo l'incarico a qualche sceneggiatore giovane e promettente! Anzi 20 o 30 cosi' c'e' materiale per decenni!
E poi cura nella regia e montaggio, montaggio, montaggio!

A questo punto, ovvio che si spinge l'industria a fare film beceri, a fare cinepanettoni e simili e se va bene a fare film divertenti, di qualità ma leggeri, perché incassano.
Se il buon Clooney finanzia lui i nostri film di qualità ma non necessariamente di intrattenimento, sono felice. Altrimenti il rischio è che il cinema faccia la fina della TV: solo tette e lati B, o litigate in diretta perché fanno audience. E anche la divulgazione scientifica tende a prendere forme più di spettacolarizzazione che di serietà. E' questo che vogliamo per il cinema?

Anch'io concordo con Andrea Scarpetta. Il cinema italiano deve riuscire a proporre regolarmente film godibili. Io, però, vorrei proporre una soluzione forse un po' azzardata (sotto tanti punti di vista): perchè non vietare la traduzione dei film stranieri? Capisco che può suonare un po' strano ma così si avrebbero due vantaggi: innanzitutto si penalizzerebbero i film non italiani, inoltre si stimolerebbe l'apprendimento delle lingue straniere avvicinando l'Italia al resto del mondo. No?

Anch'io concordo con Andrea Scarpetta. Il cinema italiano deve riuscire a proporre regolarmente film godibili.

Io, però, vorrei proporre una soluzione forse un po' azzardata (sotto tanti punti di vista): perchè non vietare la traduzione dei film stranieri? Capisco che può suonare un po' strano ma così si avrebbero due vantaggi: innanzitutto si penalizzerebbero i film non italiani, inoltre si stimolerebbe l'apprendimento delle lingue straniere avvicinando l'Italia al resto del mondo. No?

"Pensiamo ad Inception, ok gli effetti speciali sono notevoli ma quello che è veramente GENIALE è la trama. Perchè in Italia non si vedono uscire al cinema sceneggiature più brillanti ?"

perchè una sceneggiatura geniale + effetti speciali = budget molto alto, quindi produzione a Hollywood. Immaggina se avessero proposto Inception a Medusa o a 01 distribution: sarebbe stato subito scartato (secondo me).
Non si può competere con Hollywood, a differenze degli anni '60 e '70, oggi il gap è troppo grande.

"Pensiamo ad Inception, ok gli effetti speciali sono notevoli ma quello che è veramente GENIALE è la trama. Perchè in Italia non si vedono uscire al cinema sceneggiature più brillanti ?"

perchè una sceneggiatura geniale + effetti speciali = budget molto alto, quindi produzione a Hollywood. Immaggina se avessero proposto Inception a Medusa o a 01 distribution: sarebbe stato subito scartato (secondo me).
Non si può competere con Hollywood, a differenze degli anni '60 e '70, oggi il gap è troppo grande.

Potrebbe essere la semplice paura di rischiare, visto che non c'è alcun tipo di salvagente? Nell'acclarato piattume della cultura italiana, i film considerati (addirittura categorizzati) come "di qualità" non hanno speranza di funzionare, anche perché la definizione stessa è spesso conseguenza del nome che la produce, non dei meriti effettivi dei film. Vincono quindi i film "d'intrattenimento", vince Checco Zalone e vincono gli sgonfi AG&G. Questo non è un buon segno per il cinema italiano, e non è un buon segno per il mondo della cultura italiana in generale.
Grazie di aver fatto notare che la diminuzione dell'assistenza porta alla transumanza verso Medusa. Fa riflettere, ecco.

Tagliare i fondi al FUS ha spinto a fare film di sicuro impatto commerciale ed è andata bene. Però dov'è l'innovazione? Dove sono le tematiche forti? Dove sono i nuovi linguaggi?

Beh la soluzione l'ha proposta il mio "concittadino" George Clooney in un'intervista di qualche tempo fa, quando disse che i film della serie Ocean's 11-12-13 servono (oltre a divertirsi e divertire) a guadagnare i fondi necessari per finanziare i film più impegnati e con meno garanzia di successo (se ben ricordo si riferiva, in quel caso, al film Michael Clayton).
Forse anche in Italia stiamo imboccando questa strada.

Concordo con Andrea Scarpetta. Quello che manca al cinema italiano sono idee innovative, che escano fuori dai soliti schemi della commedia e del dramma. Tranne rari casi (Romazo Criminale per esempio) mancano completamente film d'azione (ma lo stesso vale per l'horror, il fantasy e la fantascienza). Negli anni '70 abbiamo reinventato i film d'azione; come mai ora non è più possibile ripetere l'esperienza?

Scusate, ma produrre film "Godibili" è una opzione fuori dal mondo ? Nel panorama italiano esistono solo due categorie la commedia e il film d'autore ? Pensiamo ad Inception, ok gli effetti speciali sono notevoli ma quello che è veramente GENIALE è la trama. Perchè in Italia non si vedono uscire al cinema sceneggiature più brillanti ?

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