Opinione di Gustavo Piga*

Svendere a casaccio il patrimonio dello Stato? Sono solo noccioline

Oggi, secondo Giavazzi, dovremmo vendere così un po’ a casaccio patrimonio strategico a prezzi splen

Svendere il patrimonio pubblico?

(da Flickr: Andrea Marutti)

Il piano per «salvare l’Italia» ha due parti. Innanzitutto bisogna sospendere, da qui alle elezioni, le emissioni di titoli a medio-lungo termine. Da settembre a marzo il Tesoro ne deve emettere 100 miliardi circa, di cui 60 circa detenuti da residenti, 40 da investitori esteri. Si cominci a vendere qualche società pubblica, ad esempio quote di Terna e Snam Rete Gas: i prezzi di Borsa sono depressi, ma anche i rendimenti dei Btp sono straordinariamente elevati. Vendere con la rapidità necessaria è tuttavia tecnicamente impossibile. Le azioni di queste società sono già state trasferite alla Cassa Depositi e Prestiti che può scontarle alla Bce e con la liquidità così ottenuta acquistare Btp.

La Cassa ha una licenza bancaria e lo può fare: è quello che da mesi fanno le nostre banche. Si può riprodurre il meccanismo con altre società pubbliche e veicoli diversi dalla Cassa. Affinché una simile operazione sia credibile non deve essere un’alchimia finanziaria, ma un «anticipo in conto vendita», cioè si deve cominciare a vendere. Si potrebbe anche pensare ad attrarre il risparmio delle famiglie con emissioni di titoli non soggetti a imposte per i residenti. Il ministro Grilli avrà certamente idee migliori: l’importante è la rapidità. Cento miliardi sarebbero sufficienti per cancellare la maggior parte delle aste di qui a marzo.

Sin qui Francesco Giavazzi.

100 miliardi di debito in meno sono circa 6 miliardi l’anno di cedole da pagare in meno. A queste dovremmo levare tutti i dividendi a cui rinunciamo per avere venduto le società partecipate. Anche se (e non ci credo) lo spread calasse, non ne godremmo se non su quei pochi titoli ancorati ai tassi a breve (BOT e CCT) che continueremmo ad emettere, dove lo spread è ben più basso.

Gli americani direbbero “peanuts”, noccioline. In questa tempesta politica ed economica mondiale le noccioline nemmeno si vedono a 1 cm di distanza.

C’è una compulsione a ripetere fenomenale in tutto ciò: nel 1992-1993 sotto l’emergenza facemmo, per ridurre di qualche nocciolina il debito pubblico, privatizzazioni d’emergenza senza prima liberalizzare i mercati, creando oligopoli privati che si opposero da allora a qualsiasi tentativo di aprire i mercati stessi. Danni permanenti all’economia reale mai misurati appieno, che si sarebbero evitati se non ci fossimo fatti prendere dalla frenesia dell’emergenza.

Oggi, secondo Francesco dovremmo vendere così un po’ a casaccio patrimonio strategico a prezzi splendidi per gli acquirenti (di cui molti acquirenti esteri). E per fare cosa? Per risparmiare (forse!) qualche miliardo oggi e trovarci domani più poveri di proprietà che se meglio gestite potrebbero sostenere la crescita?

Anche io sono convinto come Francesco Giavazzi che “Grilli avrà certamente idee migliori”. In attesa di vederle attuate, perché non ci concentriamo a mettere queste aziende controllate dallo Stato sotto un management che segue le direttive e le esigenze macroeconomiche del Tesoro piuttosto che quello di altre controparti non interessate agli esiti di politica economica? Perché non usare la liquidità in eccesso di queste società per fare investimenti nel settore reale che generino occupazione e PIL? Che aspetta il Tesoro, proprietario di queste aziende, ad utilizzarne le risorse umane, intellettuali, finanziarie, al servizio della guerra alla crisi di PIL? I nostri funzionari del Tesoro che siedono nominati dal Ministro ai tavoli dei consigli di amministrazione di queste aziende, cosa dicono durante i Consigli di Amministrazione? Gli sono state date direttive dal Ministro per mettere queste aziende al servizio del Paese in un momento di gravissima difficoltà o approvano i verbali del “business as usual”?

Oggi, sotto un’emergenza che nasce dal semplice fallimento di tutte le politiche suggerite in 2 anni di editoriali in prima pagina del Corriere della Sera (e puntualmente provate), siamo ridotti a questo. All’emergenza che cambia l’allocazione della ricchezza ma non la produzione di questa.

Un Paese è indipendente e moderno, per riprendere la frase finale di Giavazzi, se è capace di ragionare fuori dall’emergenza che genera ricatto, se è capace di pensare in grande verso la crescita economica, l’espansione delle opportunità individuali e la centralità dell’uomo e dei suoi valori. Tutto il resto genera fallimento e emergenza.

* Opinione pubblicata oggi sul blog del professor Piga con il titolo L’emergenza è ricatto, l’indipendenza è nella crescita

: gustavo pica / patrimonio

Comments

Barbara's picture
Inviato da: Barbara
5 August 2012 - 22:47

Pubblico = casta
Privato = mafia

A voi la scelta.

Mike's picture
Inviato da: Mike
5 August 2012 - 19:28

Ci sono delle proposte alternative molto interessanti (Cisnetto, Giannino, etc.). Scegliamo la migliore e mettiamola in pratica. La strada della diminuzione del debito pubblico attraverso la cessione degli attivi patrimoniali pubblici è quella giusta. Gli errori commessi negli anni '90 si possono evitare.

rino's picture
Inviato da: rino
5 August 2012 - 18:03

Ricordate gli editoriali di Monti sul Corriere?
Adesso che Monti governa, gli italiani stanno peggio di prima.

Comunque vendere gli immobili dello Stato per estinguere il debito è la soluzione migliore.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
5 August 2012 - 12:19

Non e' demagogia, x me dovremmo nell'ordine: dimezzare parlamentari, una camera, 1/3 attuali stipendi, tetto a 300mil manager pubblici, fine doppi incarichi, tetti Max a pensioni a 2.500€ , divieto cumulo + pensioni e idem pensioni/lavoro, divieto contratti collaborazione post pensione, aboliz regioni a statuto speciale, divieto comuni con meno di 10.000 abitanti, accorpam/eliminaz province, fusione regionale delle municipalizzate, licenziam in tronco x il dip pubblico che svolge secondo lavoro a nero, confisca attività privata al 3^ scontrino non fatto, introduzione reato penale (furto aggravato) x evasione fiscale, divisione carriere magistrati, vendita farmaci (tutti) nei supermercati e nelle para farmacie, vendita 2 reti Rai, aboliz di tutti gli ordini professionali, licenziam in tronco e procedimento penale x medico che certifica false invalidità o falsi gg di malattia.... Continuo o avete capito? Altro che spendi mg rewiew! Un dittatore illuminato o non ne usciamo! Che tristezza!, lo dico io un democratico convinto da sempre.... Poveri noi, povera Italia! Con i suoi problemi li, da sempre davanti a tutti e nessuno che fa nulla x non perdere il suo piccolo, ridicolo tornaconto personale

Anna's picture
Inviato da: Anna
5 August 2012 - 10:33

Per fare qualche esempio a Savona in pieno centro c'è l'ex ospedale che cade a pezzi, in centro a Piacenza c'è un'antico palazzo dell'ASL che cade a pezzi: cosa aspettano a venderli? perché non l'hanno fatto quando erano in buono stato e valevano? ed ora aspettano di regalarli agli amici? intanto aumentano i ticket! VERGOGNA

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
5 August 2012 - 09:05

Il fatto che troppo manager pubblici non sono stati funzionali agli interessi del paese, ma solo ai loro e a quegli degli amici, nonn significa che lo stato debba uscire dall'economia. La crisi in cui ci troviamo oggi e' conseguenza dei deliri liberisti affermatisi negli anni 80/90 del secolo acorso. Lo stato dovrebbe essere ben piu' presente in economia, a partire dal settore del credito, che se fosse stato nazionalizzato anziche' graziosamente salvato, non avrebbe morso la mano che lo ha aiutato!

Seb's picture
Inviato da: Seb
4 August 2012 - 19:54

Non e' compito dello Stato detenere aziende, se non in casi molto specifici.
Pensare che manager pubblici gestiscano imprese per il bene del paese e del PIL e' a dir poco ingenuo. E' gia un miracolo se le gestiscono per il bene dell'azienda stessa.
Se vogliamo abbattere il debito non c'e' alternativa, bisogna uscire da tutti gli asset statali che non hanno bisogno di essere tali. E così ridurre anche il clientelismo parassitario e il potere dei partiti.
Peanuts forse, ma e' un primo passo. Come pensa di abbattere il debito il Sig Piga ?
La crescita viene da un sistema legale, giuridico e burocratico snello ed efficiente, che attira investimenti esteri, non dalla buona gestione di aziende pubbliche (peanuts).
La crisi e' un opportunita da non sprecare per fare questi passi.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
5 August 2012 - 09:50

condivido pienamente.
con la vendita la casta si ridurebbe

Curzio Basso's picture
Inviato da: Curzio Basso
4 August 2012 - 18:33

Mi sembra che la questione sia se abbassare lo stock del debito possa contribuire alla diminuzione dei tassi che paga l'economia italiana nella sua interezza, al di là del risparmio sul servizio del debito. A me sembra un'ipotesi ragionevole, o quanto meno una strada da tentare, visto che è l'unica politica che non è mai stata tentata.

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