Analisi

Scandali, scommesse, potere: il calcio asiatico peggio di quello italiano

Andrea Goldstein

A dieci anni dalla Coppa del Mondo in Corea e Giappone, il calcio asiatico naviga a vista. L’aver im

Oliver Hutton aka Capitan Tsubasa

A dieci anni dalla Coppa del Mondo in Corea e Giappone, la prima a svolgersi in Asia, che ne è del calcio asiatico? All’apparenza tutto va benissimo, altrimenti non si sarebbe spiegato il clamoroso trasferimento di Didier Drogba al manto erboso del Hongkou Football Stadium, casa del Shanghai Shenhua, che sarebbe diventato il suo futuro club se l’ivoraiano non avesse cambiato idea in direzione Barcellona. Poco male, nella Super Lega cinese ha da poco debuttato Marcello Lippi, sulla panchina del Guangzhou Evergrande.

La scintilla che ha attratto Drogba e Lippi in Cina, come del resto Nicolas Anelka nel 2011, non può essere stata il livello del calcio in Asia e tantomeno in Cina. Più probabile siano stati i soldi. Guardando al ranking FIFA delle nazionali, Sol Levante (allenata da Alberto Zaccheroni) e Mattino Calmo, al trentesimo e trentunesimo posto, stanno per il rotto della cuffia nel novero delle 32 migliori, un minimo progresso rispetto a dieci anni fa (quando erano rispettivamente trentaduesima e quarantesima) ma ben al di sotto delle migliori posizioni (13° il Giappone nel luglio 2005, 19a la Corea nel marzo 2003).

Per la Cina poi è Notte Fonda: 50a era 10 anni fa, 66a è oggi – ma perlomeno ha recuperato un po’ della dignità calcistica perduta quando si ritrovò 108a ad agosto 2009. Secondo l’International Federation of Football History & Statistics, il cui ranking è peraltro assai discutibile, miglior club della Super Lega cinese occupa la 273a posizione a livello mondiale; va decisamente meglio la K-League in cui evolvono CB Jeonbuk Hyundai Motors (63o) e Suwon Samsung Blue-Wings FC (72o).

In Asia del Nordest, ma anche del Sudest (dove il livello delle squadre e delle competizioni è ancora più basso) il calcio è molto popolare e le magliette – vere o taroccate – dei campioni sudamericani ed europei vanno a ruba. La K-League è passata da 10 squadre nel 2002 a 16, e anche la J-League ha aumentato il numero di partecipanti. Alla Champions League asiatica 2009 – in cui club coreani hanno raggiunto la finale negli ultimo tre anni, anche se nel 2012 i sauditi dell’Al-Sadd hanno battuto ai rigori l’Jeonbuk Hyundai Motors – partecipano 32 squadre.

Di soldi come visto ce ne sono. Le Antilopi di Kashima, la squadra più forte della J-League dall’alto dei sette scudetti conquistati dal 1993, appartengono alla Sumitomo, anche se sono sponsorizzati da LIXIL – fabbricante di vasche da bagno tanto lussose da essere esposte pure al Salone del Mobile di Milano. In più i famigerati chaebol sono onnipresenti pure nel calcio – per esempio i Suwon Samsung Bluewings e la Jeonbuk Hyundai Motors, mentre la siderurgica POSCO controlla i Pohang Steelers e i Chunnam Dragons a Jeonnam.

Dal 2003 gli LG Cheetahs di Anyang, periferia di Seoul, giocano nello stadio principale della capitale: la proprietà dei rossoneri del FC Seoul è nella mani di GS Holdings, un’emanazione del gruppo LG. Del resto il presidente di Samsung, Lee Kun-hee, è uno dei 115 membri dell’International Olympic Committee (IOC), mentre il genero Kim Jae-yeol, vice-presidente del comitato olimpico coreano, vorrebbe entrare anche lui all’IOC. La concorrenza è però intensa: l’altro vice-presidente, che è a sua volta Chairman del gruppo Hanjin, e il Chairman del gruppo SK, che cerca di diventare presidente della Federazione Mondiale di Pallamano. Invece il presidente di Samsung Electronics, Lee Jae-yong (fresco consigliere indipendente di Exor) preferisce il baseball e in particolare i … Samsung Lions!!

In Corea il numero medio di spettatori per partita è però quasi dimezzato dal 2002 – da 15 a 8mila – quando invece l’obiettivo della Korea Baseball Organization per la stagione 2012 è di attrarne 7 milioni. Va un po’ meglio nella Super Lega cinese (quasi 18mila), anche se i tre club di Shanghai, la metropoli più sofisticata e in cui il potere d’acquisto degli spettatori potenziali è maggiore, ne attraggono a malapena 11 mila.

Come Tito Boeri sostiene nell’esaminare il caso italiano, anche in Asia il problema è la governance del calcio e in particolare la difficoltà di lottare contro il flagello delle scommesse. A febbraio l’ex vice-presidente della Chinese Football Association è stato condannato a 10 anni e mezzo di prigione per aver ricevuto illegalmente circa 150mila euro per influenzare l’esito di 40 partite. Per un altro dirigente la sentenza è stata di 12 anni per essersi fatto corrompere dai Shanghai Shenhua nel 2003, quando il club vinse lo scudetto. In Corea, il centrocampista Chung Jung-kwan del Jeonbuk Hyundaie il portiere dell’Incheon United Yoon Ki-won si sono tolti la vita nel 2011 dopo essere stati coinvolti in una calcio poli. Secondo la stampa, le scommesse arrivavano a 800 mila euro per partita.

A fine maggio la Corea ha festeggiato il decennale del suo mondiale – in cui si classificò alle semifinali, prima squadra al di fuori di Europa e Sudamerica, offrendosi lo scalpo (calcistico) della Spagna – con una sonora sconfitta a Berna contro le Furie Rosse. Se arrivò a giocare quel quarto di finale dopo aver eliminato gli azzurri lo dovette in primis al celebre arbitro ecuadoregno Moreno – ma dato che noi italiani di tanto possiamo essere accusati, ma non di essere rancorosi e di mancare d’umorismo, il commissario italiano per l’Expo 2012 che si sta svolgendo in Corea del Sud si chiama … Moreno!

 

Comments

Michele1's picture
Inviato da: Michele1
26 July 2012 - 19:26

Rileggere questo articolo un attimo dopo che il Giappone ha asfaltato la Spagna alle Olimpiadi, lo ammetto, ha un gusto speciale.

Michele1's picture
Inviato da: Michele1
20 July 2012 - 10:38

Articolo incredibilmente ignorante scritto da qualcuno che evidentemente di calcio non si occupa nè nulla capisce.

Tanto per cominciare, chi scrive l'articolo evidentemente non ha minimamente chiaro come funziona il FIFA Ranking. Siccome si sono appena giocati gli europei, è ovvio che le squadre europee salgono e le altre scendono.
Peccato che 1) Il Giappone in questo momento è 20° nel ranking (non ho idea di cosa il sig. Goldestein stia leggendo nè come si possa pensare che il Giappone di oggi come forza sia come quello di 12 anni fa, quando nemmeno aveva giocatori che giocavano in Europa ).
2) Ad Aprile 2011, poco dopo la Coppa d'Asia, erano la 13esima nazione più forte al mondo. Niente male davvero.

Leggere poi "un minimo progresso rispetto a 10 anni fa" è stato forse è il top dell'articolo. Dev'essere per questo che a settembre 2010 il Giappone ha battuto l'Argentina 1-0 (Messi regolarmente in campo).
Dev'essere per questo che in Bundesliga metà delle squadre partecipanti hanno almeno un giocatore giapponese.
Dev'essere per questo che Shinji Kagawa si è appena trasferito al Manchester United, dove peraltro giocava già un giocatore coreano (Park Ji Sung).
Dev'essere per questo che il numero di giocatori giapponesi E coreani in Europa è quadruplicato rispetto a 10 anni fa (addirittura nel Basilea - recentemente agli ottavi di champions - gioca un giocatore nordcoreano).

Per rispondere alla domanda iniziale dell'articolo:
"A dieci anni dalla Coppa del Mondo in Corea e Giappone, la prima a svolgersi in Asia, che ne è del calcio asiatico?"
Risposta:
Il calcio asiatico è non solo in espansione enorme, ma è proprio il futuro del calcio. Se pensiamo che nel '98 il Giappone si qualificò per la prima volta ai mondiali e 12 anni dopo arriva agli ottavi eliminando Camerun e Danimarca, un paio di cose forse si capiscono. Lo stesso vale per la Corea, ovviamente (Nigeria e Grecia allegramente spedite a casa).
Entrambe le nazioni hanno tra le migliori strutture giovanili al mondo, e in Giappone in seconda divisione è pieno di ragazzi di 20 anni che giocano titolari. Non a caso, loro sono alle Olimpiadi, l'Italia no (eliminata 3-0 dalla potentissima Bielorussia, che il Giappone ha battuto 1-0 giusto qualche giorno fa).
Un progresso anni luce superiore a quello fatto dal calcio africano (in termini di tempo e di risultati) e certamente rispetto anche a quello nordamericano.
Per non parlare, appunto, degli innumerevoli trasferimenti in Europa.
Fatti e numeri che parlano da soli.

Discorso soldi:affiancare Giappone e Cina a inizio articolo come se fossero la stessa cosa peraltro suscita non poca ilarità. Di soldi ce ne sono in Cina, e infatti ne stanno investendo tanti per migliorare la qualità del loro campionato: giusto così.
Di soldi in Giappone e in Corea non ce ne sono, e infatti gli stipendi dei calciatori sono anni luce da quelli europei, e non ci sono più super star alla Leonardo o alla Zico - ma, giustamente, vengono coltivati i talenti locali - come poteva essere ad esempio nel '93, all'inizio della J League. E infatti, l'unico giocatore europeo importante in J League è Fabio Simplicio (mentre Reginaldo è stato rispedito a casa avendo fatto poco o nulla - e giocava in J2, che ridere!).

Discorso reale invece quello delle scommesse, piaga che ha colpito soprattutto la Cina. Ma considerato che le abbiamo appena viste in Norvegia, in Spagna, in Italia, e in Germania, mi chiedo se sia più una loro peculiarità o un cancro generico...

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