Racconto

Rab, la Auschwitz dimenticata dagli italiani

Alzi la mano chi ha mai sentito parlare del campo di internamento di Arbe (oggi Rab). Oppure di quel

Mettiamola così: se un Paese mettesse in piedi un campo di concentramento rinchiudendovi in meno di 14 mesi circa 10mila persone, e facendone morire 1.500, passerebbe alla storia come aguzzino (il tasso di mortalità, del 15 per cento, è pari a quello del lager di Buchenwald). Se lo fa l'Italia, invece, niente.

Alzi la mano chi ha mai sentito parlare del campo di internamento di Arbe. Oppure di quelli di Gonars, Monigo, Renicci e vari altri. Probabilmente quasi nessuno. Eh già, perché l'Italia preferisce l'oblio quando il passato è imbarazzante. E invece bisogna ricordare. Anche gli italiani hanno commesso efferatezze, hanno ammazzato, hanno rinchiuso nei campi vecchi, donne e bambini facendoli morire di fame e di malattie.


L’isola di Rab oggi

Nel 1941 l'Italia invade la Jugoslavia e si annette una parte del territorio, nelle attuali Slovenia e Croazia. Alle popolazioni locali l'idea di essere dominati da una potenza straniera non piace granché e dopo quasi un anno di situazione relativamente tranquilla, comincia una furiosa guerriglia partigiana. La reazione italiana è durissima: rastrellamenti, fucilazioni, deportazione delle popolazioni civili dai villaggi delle zone dove sono attivi i partigiani. 

Viene creata una rete di campi di internamento (per chi volesse approfondire: Carlo Spartaco Capogreco, I campi del duce, Einaudi) dove sistemare le popolazioni deportate. Uno di questi campi sorge sull'isola di Arbe, nel golfo del Quarnero (oggi Rab, Croazia). Rispetto agli altri ha avuto un triste primato: quello di essere il più duro, quello dove sono morte più persone. È gestito dal Regio esercito, non da camice nere, milizie o quant'altro; non è un campo strettamente “fascista”, è un campo “italiano”.


Bambini internati a Rab

Il primo gruppo di internati (240) ci arriva esattamente settant'anni fa, nel luglio 1942, poi ne giungono altri a gruppi, a fine agosto arrivano mille minori di 16 anni, tutti assieme. Quasi tutti sono vittime dei rastrellamenti in Slovenia, pochi i croati. Il campo sorge nel vallone di Sant'Eufemia, sul fondo della baia di Campora (Kampor), su un terreno paludoso, sottoposto all'azione dell'alta marea e a rischio inondazione (Arbe, contrariamente al resto della Dalmazia, è ricchissima d'acqua dolce).

Gli internati, come detto soprattutto vecchi, donne e bambini, vengono sistemati all'interno di tende. Le condizioni di vita sono durissime: «Campo di concentramento non significa campo di ingrassamento», annota il generale Gastone Gambara, comandante dell'XI corpo d'armata che aveva giurisdizione sulla zona (naturalmente è morto senza mai dover rispondere delle sue azioni nei Balcani, e dopo esser stato reintegrato nell'esercito nel 1952). Condizioni di vita aggravate dal sadico comportamento del comandante del campo, il tenente colonnello dei carabinieri Vincenzo Cuiuli (condannato a morte dai partigiani, si taglierà le vene la notte prima dell'esecuzione). Gli interrogatori degli internati, dopo la liberazione del campo da parte degli jugoslavi, l'8 settembre 1943, sottolineeranno anche la crudeltà del cappellano, don Enzo Mondini, mentre rimarcheranno i tentativi messi in atto dagli ufficiali medici per alleviare almeno di un po' le pene.


Internati nel campo di Rab
Gli internati di Arbe muoiono per denutrizione (la razione era 80 grammi di pane al giorno, più una brodaglia cucinata in ex bidoni di benzina), per malattie (il generale Gambara, enuncia il principio «internato ammalato uguale internato tranquillo» e fa distribuire paglia infestata dai pidocchi) e per calamità naturali. L'episodio più grave avviene nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1942 quando un furioso temporale provoca un'inondazione alta un metro che devasta il settore femminile, trascinando in mare tende, donne e bambini. Il giorno dopo vengono recuperati dalla baia decine di corpicini galleggianti. La sezione femminile e quella maschile sono divise da un ruscello che però è talmente infestato dai pidocchi da rendere impossibile non solo berne l'acqua, ma persino usarla per lavarsi. 

Gli internati inscheletriti dalla fame, cotti dal sole, sporchi all'inverosimile, suscitano l'intervento del Vaticano che cerca di alleviarne le spaventose condizioni, viene costruita qualche baracca, ma nulla più. Herman Janez, allora un bambino di sette anni, ricorda il terribile inverno passato sull'isola: «Le guardie ogni giorno facevano l’appello di noi ragazzini per poi portarci nella rada di mare antistante al campo e farci fare il bagno. Ci nascondevamo, ma poi questi ci stanavano e ci costringevano ad andare in acqua. Eravamo già deboli, pieni di zecche e di pidocchi, di piaghe purulente, puzzavamo di sterco nostro e altrui, e dopo questi bagni un semplice mal di gola ha portato tanti di noi al camposanto». La mortalità maggiore si registra quando il freddo pungente della bora porta via gli internati a grappoli. 


80 grammi di pane al giorno

Non si sa esattamente quanti siano stati gli internati. Le stime vanno da 7.500 a 15.000. Teniamoci su una prudente via di mezzo e diciamo attorno ai 10mila. I morti accertati, con nome e cognome, sono 1.435, ma quasi certamente sono di più perché i sopravvissuti hanno testimoniato che poteva capitare di seppellire due salme in una tomba e che gli internati nascondessero il corpo di qualche deceduto per dividersi la sua porzione di brodaglia.

Gli ebrei, per lo più scampati agli ustascia croati, erano trattati meglio perché il Regio esercito non li considerava nemici, come invece accadeva per gli sloveni. Per esempio vivevano in baracche e non in tenda e non subivano le persecuzioni riservate agli altri. Evelyn Waugh li menziona in un suo racconto, “Compassione”: «Con improvvisa veemenza la donna, la signora Kanyi, tacitò i consiglieri e si mise a raccontare la sua storia. Quelli là fuori, spiegò, erano i sopravvissuti di un campo di concentramento italiano sull'isola di Rab. Per la maggior parte erano cittadini jugoslavi, ma alcuni, come lei, erano rifugiati dall'Europa centrale. Alla fuga del re, gli ustascia avevano cominciato a massacrare gli ebrei. E gli italiani li avevano radunati trasferendoli sull'Adriatico. Con la resa dell'Italia, i partigiani avevano tenuto la costa per qualche settimana, riportando gli ebrei sul continente, reclutando tutti quelli giudicati utilizzabili, e imprigionando il resto». 


Rab, il cimitero

Dal 1945 a oggi, mai un rappresentante ufficiale dello stato italiano è andato ad Arbe a deporre una corona di fiori, mai il console italiano della vicina Fiume (Rijeka) è andato a pronunciare un'orazione funebre, mai l'ambasciatore italiano a Zagabria ha sentito il dovere di chiedere scusa. Soltanto una volta un rappresentante dell'allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, è andato in forma ufficiale alle commemorazioni del campo di Gonars, in provincia di Udine. Ma mai l'Italia repubblicana ha preso definitivamente le distanze da quanto commesso ad Arbe e nei Balcani dall'Italia fascista.

 

Comments

arietti's picture
Inviato da: arietti
29 January 2013 - 00:26

Mia nonna si è salvata dai campi di Rab. Era slovena e rifugiata con le mie zie presso una casa di contadini a Rovigo, in Italia.Io non parlo sloveno perché mia nonna non l'ha mai insegnato a mio padre e di riflesso a me e a me mio fratello. Mia nonna mi ha sempre insegnato che la storia ci insegna a non commettere gli stessi errori del passato. Sinceramente avere un giorno per commemorare una ferita che mai sarà rimarginata lo trovo ridicolo perché queste famiglie non dimenticheranno mai le atrocità umane commesse dall'egoismo di un popolo che voleva creare la razza ariana ma alla fine ha alimentato odio tra le razze. Vedete la questione palestinese. Ora bisogna andare a votare il 24 di febbraio. Votate con il cervello e pensate alle parti sociali più deboli.....perché i totalitarismi non aiutano ad una crescita morale, etica e spirituale di un popolo.,,,,,

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
10 September 2012 - 18:07

Scusate, ma intanto troverei esilarante se non fosse una tragedia la storia del tipo che è stato tanto contento di trovarsi in un campo di concentramento perché ha trovato moglie. Un fatto singolo, o anche pochi di fronte a 1400 morti ad Arbe in un anno lo considero umorismo macabro.
Poi c’è un’altra cosa che mi suona molto male ed è il discorso sulle foibe. Io sono uno di quelli che pensa che quando si genera la violenza il primo colpevole è chi l’ha generata, poi si debbono valutare le colpe di tutti, ma fu il fascicmo ad invadere la ex Jugoslavia ed attuare per primo la pulizia etnica, poi è da ipocriti pretendere che le vittime non si vendichino a loro volta e si fermino quando lo dice chi ha scatenato la violenza. A questo proposito, voglio, come è stato scritto, “contestualizzare” e lo voglio fare con le parole di chi era sul posto giusto al momento giusto. Riprendo parte di una relazione dei carabinieri di Circonio (Cerknica) ripresa poi dal maggiore Ettore Giovannini dei RR.CC. dell’XI C.A. in una sua nota del 17 gennaio 1943 al suo comando superiore: “…Coloro che rientrando vengono a trovarsi privi di tetto, di mezzi di sussistenza, di lavoro ed improvvisamente a conoscenza di tragiche situazioni di famiglia in parte o del tutto ignorate, potrebbero essere facilmente indotti ad insane determinazioni…” che tradotto in parole povere dice così: “quando si accorgeranno dei crimini che stiamo commettendo ce la faranno pagare cara”. E questo era possibile rendersene conto già nel 1943, come già faceva il maggiore Giovannini.
Vergognosa e ipocritamente assolutorio questo passo:“ Non esiste alcun paragone possibile fra una rappresaglia - atroce quanto si vuole - compiuta durante un'occupazione militare su una popolazione insorgente con una vera e propria vendetta a scopo di pulizia etnica compiuta a bocce ferme e a sangue freddo su una popolazione che aveva deposto le armi com'era quella della Venezia Giulia nel 1945.”
Riprendo un brano dell’articolo in testa a questo blog:
L'episodio più grave avviene nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1942 quando un furioso temporale provoca un'inondazione alta un metro che devasta il settore femminile, trascinando in mare tende, donne e bambini. Il giorno dopo vengono recuperati dalla baia decine di corpicini galleggianti. Dunque, sono le donne e i bambini annegati (decine di corpicini galleggianti) la cosiddetta “popolazione insorgente”? o forse questi: “A Gonars mororono, secondo i dati attualmente disponibili, 71 bambini di meno di un anno quasi tutti per atrofia grave” (Alessandra Kersevan: “Lager Italiani” Certo questi bambini di meno di un anno erano pericolosi “insorgenti”. Poi vai a raccontare ai loro padri, a guerra finita, che gli Italiani hanno detto basta, quelli, come scriveva il maggiore Giovannini “potrebbero essere facilmente indotti ad insane determinazioni”.
Come dice anche l’autore nel suo articolo:
“Gli internati, come detto soprattutto vecchi, donne e bambini, vengono sistemati all'interno di tende. Le condizioni di vita sono durissime: «Campo di concentramento non significa campo di ingrassamento», annota il generale Gastone Gambara,”
Donne, vecchi e bambini, appunto, gli uomini erano alla macchia, anche questa è storia vecchia e risaputa, e dunque erano le donne, i vecchi e i bambini le pericolose “popolazioni insorgenti”?

S'andrhò's picture
Inviato da: S'andrhò
16 July 2012 - 15:29

MA PORCA PALETTA!!!!E mi stupisce assai,quanto in tutti questi anni,gli stessi estremisti di destra, abbiano sempre cercato di sotterrare responsabilità,non da poco:CHE PER DECENNI SONO BEN PIù RIUSCITI A SCAMPARE!!Mentre oggi,che d'acqua n'è passata sotto ai ponti,che siamo quasi alla seconda generazione,di distanza da quei tempi....LA PENSANO TUTTI DI FARLA ANCORA FRANCA!!E NOI CI VENIAMO A RITROVARE....Però almeno oramai di tempo n'è più che passato!Perciò chi ancora porta il ricordo di quei tempi...Sòn sempre meno!!!Però ciò non potrà mai giustificare quest'ingiustizia!!!!

Andrea's picture
Inviato da: Andrea
10 July 2012 - 22:44

L'agghiacciante pagina dei campi di concentramento italiani per iugoslavi è stata raccontata e documentata, con dovizia di particolari, nel libro di Alessandra Kersevan, Lager italiani.

Emanuele Mastrangelo's picture
13 July 2012 - 12:33

Caro Marzo Magno,
intanto mi scuso per il refuso sul suo nome. Va da sé che il mio commento è non solo rivolto al suo articolo ma anche ai tanti altri commenti che ho letto a seguire. Perché - come lei giustamente interpreta - essi danno il polso della conoscenza media dei fatti storici trattati. Ma attenzione: fra questi c'è anche gente che scopre l'acqua calda e la scambia con l'olio bollente (tipo i bombardamenti italiani in Libia, qualche bomba a mano che viene arbitrariamente imparentata con le 4.000 tonnellate di fosforo e torpex scaricate su Dresda e Tokyo nel 1945...). Dunque vanno presi cum grano salis.

Poi lungi da me fare generalizzazioni. Di sicuro l'universo concentrazionario italiano era conosciuto dagli "addetti ai lavori" da almeno una trentina d'anni e di sicuro non è paragonabile ai peggiori esempi di campo di concentramento di altri belligeranti, amici o nemici nostri che fossero. Questo non è giustificazionismo, sia ben chiaro, ma è una logica puntualizzazione dal momento che non si vuole solo capire un fenomeno e inquadrarlo, ma anche trarne un giudizio morale (o moralistico).

Allora se proprio un giudizio morale dobbiamo cavarlo fuori da questa storia (e da tutto il contorno), non possiamo evitare di contestualizzare, fare i paragoni con gli altri casi analoghi e capire in che epoca si era. Per questo il paragone con Auschwitz è quantomeno discutibile. A prescindere dagli "esempi" (che come giustamente fa notare lei, lasciano il tempo che trovano). Anche andando sulle nude cifre, il confronto non regge.

Infine una nota: la parte più importante del mio commento riguardava l'altra negazione (che lei NON fa, sia chiaro, questo è un discorso generale e non riguarda il suo pezzo): quella del ruolo umanitario svolto dal campo di Arbe. Un ruolo indubbio, innegabile, che non serve a fare giustificazionismo, ma che di sicuro spazza via ogni discorso da bar.
C'è ancora gente che pervicacemente e metodicamente si fa un punto d'onore quello di negare ogni fatto e documento storico che possa confutare il teorema dell'"italiano massacratore".
Siamo passati da una mitologia auto-assolutoria (e alla fine pure pulcinellesca) dell'"italiano brava gente" oltre l'oleografico a una di "italiano massacratore fascista" (tanto che su un blasonato quotidiano trovammo scritto che la guerra di Libia del 1911 fu scatenata dall'Italia fascista... lapsus freudiano?).
Quando riusciremo a scrivere una storia della prima metà del secolo scorso senza indulgere in sensazionalismi, in facili sentimentalismi, in manicheismi?

Per questo il mio commento non vuole essere una critica senza se e senza ma al suo pezzo - che anzi ha il merito di accennare alla questione della duplice natura di campo "di morte" e di campo "umanitario" per Arbe. Ma sortire giornalisticamente con "Auschwitz italiana" significa impostare un discorso che inevitabilmente prenderà il codazzo che abbiamo visto nei commenti.

EM

Luca Marcato's picture
Inviato da: Luca Marcato
14 January 2013 - 00:28

Caro Emanuele Mastrangelo,

Trovo abberrante fare il calcolo della spesa sul numero di morti nei campi e minimizzare uno o l altro die massacratori. I campi di prigionia fascisti sono da considerarsi un crimine contro l'umanità al pari dei lager nazisti. Che l 'Italia abbia portato avanti una politica di demolizione della cultura Slovena e Croata è evidente in quanto già in tempi prebellici nella mia città ( Trieste ) hanno sperimentato la diffusione del odio razziale a partire dall incendio del circolo culturale sloveno all hotel Balkan ('21 se non sbaglio) per proseguire con il divieto di usare la loro lingua. E in molti qui ricordano i maestri alle elementari che deridevano o picchiavano i bambini che usavano lo sloveno per comunicare fra di loro, nei loro paesi. Credo che sinceramente dovremmo tutti una riflessione su cosa è stato il fascismo nelle terre del confine di Nord Est

Alessandro Marzo Magno's picture
Inviato da: Alessandro Marzo ...
10 July 2012 - 00:47

Caro Mastrangelo,
mi sorprende un po' che uno storico come lei non legga i pezzi che intende commentare. Intanto non faccia come Emilio Fede che storpia a bella posta i nomi delle persone che non gli vanno a genio: mi chiamo Alessandro Marzo Magno, non Marzio Magno. Poi nel pezzo c'è scritto chiaramente del diverso comportamento del Regio esercito nei confronti degli ebrei e degli sloveni e croati ed è anche spiegato perché, quindi non starò a ripeterlo. Ho anche scritto che il trattamento variava da campo a campo e che quello di Arbe, per motivi che ho cercato di spiegare, è stato il più crudele e mortifero. Quindi il fatto che suo zio abbia conosciuto sua zia durante l'internamento cosa prova? Che, come ha detto Berlusconi, il fascismo mandava la gente in vacanza? Io ho conosciuto un ex internato militare italiano in Germania contentissimo di esser stato prigioniero dei tedeschi perché durante la prigionia ha potuto imparare il tedesco e quindi poi trovare un buon lavoro in Italia. Non mi sembra proprio che si possa generalizzare.
Io rifuggo la logica del così fan tutti. Vero che tutti avevano i loro bravi campi di concentramento. E allora?
Intanto non è vero che quella dell'universo concentrazionario italiano sia una non scoperta. I primi commenti, precedenti alla presa in carico del dibattito da parte degli addetti ai lavori, dimostrano (ma non ce n'era bisogno) che un gran numero di italiani non sa nulla dei campi di internamento italiani. Quindi, come diceva quel pericoloso rivoluzionario di Luigi Einaudi, bisogna conoscere per deliberare. Se non si sa che esisteva il campo di Arbe non si può nemmeno emettere un giudizio. Dopodiché fa parte delle legittime opinioni giudicare normale, come fa lei, che gli internati venissero infettati con paglia infestata dalle pulci o fatti morire di inedia con 80 grammi di pane al giorno più brodaglia, o invece giudicarlo un'aberrazione, come penso io. Ma bisogna conoscere i fatti per formarsi un'opinione.
Rifuggo anche le gare (uso apposta un francesismo) a chi ce l'ha più lungo. Tipo cosa volete che siano 5000 morti in confronto a 11827. Io sto con gli inglesi che dicono”one is too much”. Qua sicuramente uno c'è stato, quindi siamo già nel campo del troppo. Fare la conta dei morti in questo modo serve a piantare bandierine sulla vetta più alta, non a cercare di ricostruire i fatti.

st's picture
Inviato da: st
9 July 2012 - 14:20

allora accostiamo arbe a bergen-belsen dove è morta anna frank e si moriva di fame e malattie come arbe.Questo relativismo storico o paura di chiamare i fatti con il loro nome mi lascia stupefatto,
forse la nostra storia è necessario la raccontino persone non appartenenti alle fazioni in lotta
per evere un minimo di obiettivita'.

vast's picture
Inviato da: vast
9 July 2012 - 11:56

@DV ovviamente non sostengo che solo i fascisti usano il dialetto triestino. Dico solo che scritte come "A casa vostra, s'ciavi di merda" firmate da croci celtiche vogliono appunto tuttora sottolineare le etimologie (oltre che eccitare gli odi razziali)

davide.vieni's picture
Inviato da: davide.vieni
9 July 2012 - 16:21

Bon ma frasi insultoree del genere si trovano spesso in giro, con forme e contesti diversi. Trattasi di persone (fortuna nostra una minoranza) che ancora non si rassegnano al fatto che la cultura dell'odio deve essere passato. Io spero sempre che passino!

Emanuele Mastrangelo's picture
9 July 2012 - 11:00

Esistono storie negate di serie A e storie negate di serie B.
Se fra questi commenti scopriamo che c'è qualcuno che ancora non sapeva che l'aviazione da guerra è stata inventata dagli italiani in Libia (anzi, Tripolitania e Cirenaica, come si chiamava allora) nel 1911, e apprende la notizia con lo sdegno che si deve ai "crimini di guerra" (!!), la questione del campo di concentramento di Arbe è doppiamente oggetto di negazione.

Negazione della realtà di un campo in cui la mortalità era del 10% (relativamente alta secondo certi standard anche di allora, ma drasticamente meno alta di quella in altri campi, come in quelli francesi, in quelli greci e in quelli iugoslavi del dopoguerra, per tacere di quelli russi e tedeschi).

Ma anche la negazione del ruolo di Arbe nel salvataggio di oltre 3000 ebrei provenienti dall'entroterra iugoslavo e sottratto alle atrocità degli Ustascia dal Regio Esercito. Una negazione pervicace, continua e assolutamente speculare a quella congiura del silenzio che per anni ha avvolto i lati oscuri del mito del "buon italiano" e di cui posso dare testimonianza di prima mano: negli anni passati nella voce su Wikipedia ho dovuto affrontare un vero e proprio muro di negazionismo sulla questione, con tanto di censura dei dati e dei fatti provenienti da un volume della casa editrice "Le Lettere" (dunque garanzia di un certo rigore storiografico). La voce per anni è rimasta scritta in maniera approssimativa e tendenziosa, con toni e informazioni da fare invidia a roba tipo il citato "Fascist Legacy".

Dunque la storia va raccontata sempre tutta. Wikipedia - per l'appunto - è un grande progetto che se vedesse le sue regole applicate alla lettera e non distorte dalla banda di gendarmi della memoria che la schiaccia attualmente potrebbe fornire una visione sempre neutrale e oggettiva di episodi storici come quello di Arbe.

Un appunto sull' "universo concentrazionario" italiano. Caro Marzio Magno, quella dell'universo concentrazionario italiano è una non-scoperta. Tutti sanno che ogni paese belligerante aveva i suoi campi di concentramento. E "campo di concentramento" non vuol dire automaticamente camere a gas e forni crematori. Per cui l'accostamento ad Auschwitz è quantomeno improprio, anche se Arbe ha avuto una mortalità relativamente elevata. Come tutti i paesi belligeranti, l'Italia ha internato gli elementi ritenuti pericolosi (come per esempio furono internati italiani, tedeschi e giapponesi in America e Inghilterra) e ha variato il trattamento degli internati a seconda delle convenienze politiche ma anche della più casuale sensibilità del comandante di turno. Potrei citare decine di esempi (fra cui anche documenti della RSI visionati personalmente sul campo di concentramento per ebrei di Fossoli), ma mi piace citarne uno della mia storia familiare: un mio zio acquisito - fiumano di militanza comunista - fu internato in un campo vicino Isernia, dove la vita era così dura che usciva regolarmente e poté frequentare e innamorarsi della sorella di mia nonna... Insomma, esistevano situazioni le più diverse che necessitano una profondissima contestualizzazione e una continua comparazione con ciò che avveniva nello stesso momento in altri posti del mondo.

Un'ultima annotazione sulle foibe. Caro Sandi Stark (ci si rincontra, ogni tanto, su internet, eh?). Piantiamola di paragonare le stragi delle foibe a quello che è accaduto guerra perdurante anche sotto la responsabilità militare italiana. Non esiste alcun paragone possibile fra una rappresaglia - atroce quanto si vuole - compiuta durante un'occupazione militare su una popolazione insorgente con una vera e propria vendetta a scopo di pulizia etnica compiuta a bocce ferme e a sangue freddo su una popolazione che aveva deposto le armi com'era quella della Venezia Giulia nel 1945. Nessun paragone è possibile fra queste due differentissime fattispecie, e piantiamola di far fuffa cercando impossibili parificazioni fra le due situazioni che hanno il solo scopo mistificatorio di giustificare le foibe come una "naturale conseguenza" dell'occupazione italiana in Iugoslavia. E' fuffa, falsa e bugiarda.

Cordialmente, Emanuele Mastrangelo

vast's picture
Inviato da: vast
9 July 2012 - 10:18

@ davide.vieni
temo però che la tua idea di "guerra" come inevitabile odio e atrocità fra le popolazioni pecchi di ridotta visione storica. Per secoli la guerra è stata guerra di "eserciti", con inevitabili ripercussioni sulla popolazione, ma senza atrocità volutamente commesse (se non con la notevole eccezione delle guerre civili e di religione - Non a caso i primi grandi massacri e distruzioni inferte alla popolazione civile in epoca moderna sono quelle di Marlborough, reduce dalle guerre interne seguite alla rivoluzione inglese e alle rivolte degli irlandesi).
I massacri inferti alle popolazioni civili durante la seconda guerra mondiale non hanno precedenti proprio perché l'ideologia nazionalista ha unita la guerra di "eserciti" con quella di "civile", politica e ideologica: non è solo Germania contro la Russia, ma anche destra contro sinistra, razze elette contro razze inferiori, ecc. Non è sempre andata così.
Le atrocità italiane in Libia, Abissinia, Grecia e Balcani non erano casuali né facevano parte dell'"inevitabilità" della guerra. corrispondevano ad un idea di dominio di quelle popolazioni, non a caso tuttora chiamate s'ciave dai fascisti triestini (come da dialetto: ma sottolineando la connessione etimologica fra "schiavo" e "slavo", come fosse una sorta di destino). Ricordo poi che la "dura reazione italiana" alla "furiosa guerriglia partigiana" era stata preceduta da una ancora più furiosa "invasione" oltre che da anni di "sopraffazione" degli sloveni italiani, e quindi....
Se non si fa pulizia - prima mentale, poi culturale, e quindi collettiva - di un tale sistema di pericolosi e tragici fraintendimenti, non ne usciremo più.
Ben vengano quindi le scuse (che non sono necessariamente farisaiche o figlie solo del politically correct) e ben vengano anche prima di quelle degli altri, che importanza può avere questa gara a chi resta più a lungo cieco e ottuso?

davide.vieni's picture
Inviato da: davide.vieni
9 July 2012 - 11:03

Gentile Vast,
non sono in disaccordo con quanto Lei scrive, tuttavia ritengo che la visione esposta nel commento rischi però di cadere nella limitatezza. E' vero: l'Italia ha occupato territori della Jugoslavia (e Dio sa quanto avremmo fatto bene a rimanercene a casa), ma non è certo stato quello il punto d'origine delle frizioni italo-yugoslave, che, son sicuro anche Lei ben saprà, si sono originate molto tempo addietro e per colpe di sicuro non d'una sola parte.
Ritengo quindi difficile trovare un "punto d'origine" in questa catena di fatti luttuosi, perché sennò qua rischiamo di doverci fare scuse reciproche anche per i fatti degli Uscocchi.
Sicché , mi si consenta, sarebbe forse meglio mettere una pietra sopra a questi eventi con una dichiarazione di tipo generale, come da me suggerito nel precedente commento, fatta salva, ovviamente, la libertà di ricerca.
Voglio dire: non sono sicuro che in certe situazioni il meglio sia andare a cercare le responsabilità nei dettagli di ognuno. In sostanza quindi non posso concordare sull'idea espressa: "Se non si fa pulizia - prima mentale, poi culturale, e quindi collettiva - di un tale sistema di pericolosi e tragici fraintendimenti, non ne usciremo più".
Infine confesso che son un po' colpito dall'idea di "fascisti triestini". Invero io non sono un grande conoscitore del capoluogo giuliano, ma l'idea che venga usato sol da loro il dialetto con fini razzisti, mi par francamente un po' eccessivo come assunto.
In merito ad altre atrocità, non mi esprimo, non sapendo abbastanza per poter sviluppare un discorso adeguato.
Cordialità,

DV

P.S. Le confesso però una cosa, mi capita Lei a tiro quindi glielo chiedo: ma secondo Lei, perché in queste conversazioni tanti usano un nickname, o addirittura l'anonimato, invece del nome e cognome? Cioé, è un nuovo "penne de plume"?

davide.vieni's picture
Inviato da: davide.vieni
9 July 2012 - 10:22

Francamente sono un po' stupito da quello che leggo. Invero poco sapevo del campo di Arbe, ma ritengo che le visioni qui esposte siano, a dir poco, un po' faziose. Faziose in tutti i sensi: chi scrive mi da tanto l'idea di avere una visione da "mondo dei puffi" della seconda guerra mondiale, in cui, alternativamente, gli italiani erano persone terribili, o lo erano i membri di altre nazionalità. Invero penso che noi qua stiamo a fare ragionamenti a pancia piena e nella placida tranquillità di una repubblica tutto sommato prospera. La guerra non è un agglomerato di gentil tenzoni dove persone di gran classe ed eleganza si affrontano in scontri regolati dal codice cavalleresco: la guerra è sangue, violenza, odio e repressione contro un nemico per antonomasia generalizzato: un'altra nazione, un altro popolo. Cascare dalle nuvole e pensare che gli italiani siano stati "brava gente" e che in fondo anche la guerra non abbia cambiato il nostro modo d'essere è rassicurante, ma sbagliato. La guerra abbruttisce chiunque, anche il popolo del bel paese. Ma pensare che adesso siamo solo noi quelli che hanno fatto violenze, che gli altri l'hanno fatto solo in risposta a nostre condotte è ridicolo. Perché la dura repressione italiana, come dice lo stesso articolo è iniziata a seguito di una "furiosa guerriglia partigiana". E allora ben ha ragione l'autore dell'ultimo commento a dire che la questione Italo-Yugoslava non può essere ridotta, per avere un giudizio complessivo, al solo fatto di Arbe. Spiace invece notare che l'articolo (che invero non mi pare scritto male, anche se avrei evitato alcune "note di colore" come dire che il campo di Arbe aveva la stessa mortalità di Buchenwald, omettendo che quest'ultimo ha nel suo seno quasi quaranta volte le vittime del campo italiano) ha dato il via a considerazioni abbastanza fuori luogo che accarezzano un tema, caro a certa parte politica, che è quello di negare le foibe, sminuendone magari anche il valore in termini di morti. Ricordo ad altri che commentano che non è possibile definire con chiarezza il numero di morti delle foibe, ma che 5.000 è il "limite inferiore" e che la storiografia tende a dire che non si sa bene, ma che sono tra i 5 e gli 11 mila i morti infoibati (oppure "foiba-related"). Il succo della questione è che noi grossomodo facciamo finta di niente sui nostri crimini in Yugoslavia e le popolazioni di quelle lande fanno altrettanto con quelli che hanno fatto su di noi. Perché è imbarazzante: e chi ha inteso dire che i tedeschi processavano i loro criminali e noi non lo abbiamo mai fatto dovrebbe leggersi "La banalità del male" di Hannah Harendt, altro che libri scritti in tempi recenti e sulla cui onestà intellettuale magari si potrebbe pure un po' dubitare. Vorrei vedere ognuno di noi, onestamente, guardarsi le mani, scoprire che sono sporche del sangue d'innocenti, e doverci convivere per il resto della vita, alla fine di un fenomeno terribile come un conflitto mondiale; sarebbe sicuramente un fenomeno interessante. Noi possiamo fare conti col bilancino per sapere se la repressione ha colpito più noi o è stata più dura quella che noi abbiamo inferto, ma il fatto rimane: qua siamo al confine, qua dobbiamo costruire un nuovo mondo, un mondo migliore (l'Europa Unita). E allora forse sarebbe meglio dirsi: "signori, ci siamo fatti reciprocamente del male nei secoli, perché ci odiavamo ed eravamo rivali; è giunto però adesso il momento di costruire un mondo migliore, e per farlo dobbiamo collaborare, rispettarci e trattarci da pari." Con tutto il dovuto rispetto per la libertà di ricerca scientifica, sia chiaro.

vast's picture
Inviato da: vast
9 July 2012 - 09:42

Grazie dell'articolo.
Ricordo in proposito di aver conosciuto anni fa un ex ufficiale degli Alpini che aveva combattuto nel Balcani durante la seconda guerra mondiale. Ricorda che come esercito proteggevano le spalle agli ustascia che entravano nei villaggi accusati di prestare aiuto ai partigiani. Un giorno aveva fermato uno di questi ustascia che usciva dal villaggio e si portava sulle spalle un grosso sacco, e dentro cosa c'era? gli occhi che avevano strappato a vecchi, donne e bambini ancora vivi e che portava ad Ante Pavelic come prova. Dopo tanti anni non mi perdono ancora di aver partecipato a una cosa simile, ricordava il vecchio soldato. E quindi giusto ricordare anche le nostre responsabilità. A maggior ragione tenendo conto che anche in anni recenti abbiamo dovuto subire la retorica della ferocia "slava" senza che nessuno ricordasse il corrispettivo italiano. Solo poco fa ad esempio in una mostra della Provincia di Milano si glorificava il bombardamento recente della "Pannonia" ad ipotetico riscatto di quanto subito dagli iugoslavi.

st's picture
Inviato da: st
8 July 2012 - 21:48

Fascist Legacy ("L'eredità del fascismo") è un documentario della BBC sui crimini di guerra commessi dagli italiani durante la Seconda Guerra Mondiale.In italia chiaramente non è stato trasmesso da nessuna rete.
Se non ricordo male erano piu' di mille i ricercati italiani dai governi yugoslavo,greco e albanese per crimini di guerra.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
8 July 2012 - 23:59

Attenzione: il documentario "Fascist Legacy" (che comunque non definirei un capolavoro, anzi abbastanza faziosetto) è stato trasmesso almeno un paio di volte da La7 anche negli ultimi anni. Ricordo inoltre che fin dagli anni Sessanta la Rai (e più recentemente History Channell con una serie ad hoc di rara faziosità) ha trasmesso innumerevoli trasmissioni storiche da cui emergevano le colpe dei fascisti, con toni certo peggiori di quelli di "Fascist Legacy". Quindi inutile andare a scomodare anche in questo caso il "complottismo"...

Una riserva sul titolo (che capisco che è un titolo...): ma mettere insieme Arbe ed Auschwitz sembra davvero uno sproposito...

Possiamo definirlo un maldestro tentativo di "contestualizzazione"? Uno sforzo di contestualizzare va fatto, magari cominciando a porsi delle domande tipo: perché l'esercito italiano nei Balcani fece cose che non fece, ad esempio, in Francia? Perché, quello stesso esercito, era visto dagli ebrei di tutta Europa come l'unico baluardo ai nazisti tanto che si cercava di andare nelle zone occupate dagli italiani? E si potrebbe continuare... Ma forse la vera contestualizzazione è anche un'altra: si può fare un discorso generale sulle atrocità commesse dagli eserciti contro i civili durante la Seconda guerra mondiale? E se sì siamo sicuri che per atrocità, numero di vittime e qualunque altro - triste ma inevitabile - parametro i "terribili italiani" siano stati peggio di americani, inglesi, francesi, russi (... i tedeschi neanche li metto in classifica)?

Gli "italiani brava gente" forse non esistono ma saranno sempre un po' più "bravi" di molti altri competitors. E se puoi vogliamo mettere sul tavolo i fascicoli giudiziari di molti "liberatori" non si troverà nulla, altro che elenco dei "criminali italiani". Un elenco - attenzione - fatto dagli jugoslavi che non erano per più di un motivo (ideologico, di vendetta e rancore, necessità di lasciare in secondo piano le proprie atrocità...) in condizioni di dare giudizi equilibrati. Perché la querelle tra Italia e sloveni e croati non nasce certo con la Seconda Guerra mondiale e in buona parte neanche col Fascismo. Ma questo è un altro discorso che ci porterebbe lontano...

Per restare alle atrocità belliche del 1940-45, la sola Campagna d'Italia riserva tali e tanti esempi (dalle stragi di prigionieri di Patton in Sicilia alle "marocchinate" dei marocchini francesi di Juin) che enucleare un solo settore e usarlo per invitare i soli italiani a praticare il loro vero sport nazionale - cioé l'autoflagellazione come anche questi commenti dimostrano - non è un'operazione corretta storicamente. La guerra è brutta sempre e rende tutti peggiori. Ma un conto sono le responsabilità dei singoli un conto quelle dei popoli. Oltretutto, in genere restii a quella pratica un po' farisaica delle "scuse" a distanza di decenni tanto in voga da qualche tempo, splendido esempio di una comunità d'intenti tra "politicamente corretto" e "storicamente corretto".

Caro Marzo Magno, a parte i tedeschi lei ricorda qualcuno che si sia scusato con gli italiani per quello che è stato loro fatto in quegli anni?

Alessandro Marzo Magno's picture
Inviato da: Alessandro Marzo ...
9 July 2012 - 10:11

Caro Anonimo,

forse non ho spiegato bene la questione. Non si tratta di generici - e pur gravissimi - crimini di guerra, ma del fatto che l'Italia ha messo un piedi un universo concentrazionario di cui nessuno sa nulla e del quale Arbe è solo uno, seppur il più mortifero, dei vari campi disseminati in tutta Italia (fino a Ferramenti, vicino a Cosenza) e nel Balcani. L'Italia ha costruito decine di lager, talvolta con tassi di mortalità comparabili a quelli di Buchenwald, dove ha rinchiuso donne, vecchi e bambini. Questo fatto non fa parte della memoria collettiva degli italiani e invece dovrebbe, dobbiamo sapere chi siamo e da dove veniamo, altrimenti va bene tutto (e infatti va bene tutto, nel nome del "brava gente"). 

Ripeto: l'Italia ha costruito decine di lager, gestiti dell'esercito, non dalle camice nere, dove ha rinchiuso e ucciso migliaia di persone. Mandare una corona d'alloro sulle lapidi di questi caduti a me sembra il minimo, ma proprio il minimo.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
8 July 2012 - 21:35

Poco o per niente si sente parlare di cio' che fecero gli italiani in quel territorio: stragi, repressioni, saccheggi perpetuati dalla II Armata Italiana sotto il comando del Generale Roatta. Chi si volesse informare legga "La verità sulle foibe di Marco Ottanelli; qui non si parla solo di infoibati dagli jugoslavi dopo l'otto settembre 1943....

Giuliano Dalla Venezia's picture
Inviato da: Giuliano Dalla Venezia
8 July 2012 - 21:34

Poco o per niente si sente parlare di cio' che fecero gli italiani in quel territorio: stragi, repressioni, saccheggi perpetuati dalla II Armata Italiana sotto il comando del Generale Roatta. Chi si volesse informare legga "La verità sulle foibe di Marco Ottanelli; qui non si parla solo di infoibati dagli jugoslavi dopo l'otto settembre 1943....

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
8 July 2012 - 20:35

Per coloro che sono interessati anche alle immagini di quegli avvenimenti e hanno uno stomaco forte consiglio il link qua sotto. E' un libro di fotografie molto crudo e molto dimenticato. Noi italiani siamo anche questo.
http://muceniskapot.nuovaalabarda.org/

Serlilian's picture
Inviato da: Serlilian
8 July 2012 - 18:19

Consiglio anche il libro "Lager italiani" di Alessandra Kersevan.

Tommaso's picture
Inviato da: Tommaso
8 July 2012 - 16:50

Scusate l'invasione di commenti, ma sono a casa sotto la pioggia a studiare e questo tema mi appassiona.

Sarebbe bello. nell'attuale clima storico italiano, fatto di spending review eccetera, che il tema globale della trasformazione che sta avvenendo in italia venisse alla luce. E' il tema della responsabilita' individuale, tra gli italiani in generale ma soprattutto tra le classi dirigenti.

Non e' mai troppo tardi per chiedere scusa. Il governo del Canada ci ha messo se non ricordo male quasi 100 anni per chiedere scusa agli indigeni delle sue politiche si sterminio nei loro confronti. In una comunita' civile che guarda al futuro il tema della responsabilita' individuale deve essere il perno della societa' civile, sia in campo economico, sia etico che storico. Perche' una comunita' si basa anche su un comune senso della storia.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
8 July 2012 - 16:43

Ottimo articolo.
Dovrebbero leggero ad alta voce quanti (troppi) cianciano di italiani "brava gente".
Ricordo ancora il mio antico professore di Filosofia che ci raccontava di quando era stato a capo di un plotone di esecuzione in Croazia ... e noi cadevamo dalle nuvole, permeati da questo orrendo stereotipo degli Italiani Brava Gente.
Solo il Corriere 4/5 anni fa pubblicò un reportage su un villaggio greco cancellato dalla faccia della terra con tutti i suoi abitanti dai nostri militari. Per il resto nulla, vige il silenzio e stop.
Che vergogna !

Tommaso's picture
Inviato da: Tommaso
8 July 2012 - 16:25

Ah, si' come ricorda un commento, poi c'e' anche l'Africa. E' ancora censurato in Italia il film sulla resistenza libica e i campi di concentramento italiani in libia?
http://www.imdb.com/title/tt0081059/

Dove si viene a sapere, tra l'altro, che il primo bombardamento a cura di una aviazione militare di una citta' con civili non e' Guernica, mesi' una spedduta cittadina nel deserto libico.

paolo's picture
Inviato da: paolo
8 July 2012 - 15:33

Ottimo articolo. Forse qualche elemento di consapevolezza comincia a passare nel sentire comune ma c'è ancora molto da fare e ben merita chi svolge questo lavoro di ricerca storica e divulgazione. Mi ha sinceramente stupito apprendere che si sia fatto così poco da parte delle autorità ufficiali della nostra repubblica per testimoniare il nostro rammarico.

Fabrizio Bigioni's picture
Inviato da: Fabrizio Bigioni
8 July 2012 - 14:49

Grazie molto per l'articolo.
Il problema è che noi italiani non abbiamo fatto i conti con la nostra storia.
Per esempio non si sa che il numero di morti civili ad opera degli italiani durante la seconda guerra mondiale è almeno paragonabile come numero a quello dei tedeschi in Italia (con la differenza che mentre alcuni tedeschi, fra quelli che hanno agito in Italia, sono stati perseguiti come criminali di guerra, nessun italiano lo è mai stato).
Come altro esempio si dovrebbe ricordare che il secondo presidente della corte costituzionale, Gaetano Azzariti, era stato anche il primo presidente del Tribunale della Razza (i.e. istituito come conseguenza delle legge antisemite del 1938)!
L'unica conclusione che ne posso trarre è che siamo un popolo inferiore...

Distinti saluti

Fabrizio Bigioni

Marco  Giovanniello's picture
Inviato da: Marco Giovanniello
8 July 2012 - 14:22

Io alzo la mano, del resto Arbe non è un' isola in capo al mondo.
Italiani brava gente... E poi si sa che abbiamo gassato gli Abissini, cosa molto più grave, ma non tanto ripetuta ad alta voce.

Ivan's picture
Inviato da: Ivan
8 July 2012 - 14:22

Che si tratti di lager nazisti, campi di internamento per sloveni o della fortezza di "Fenestrelle", si dimentica troppo in fretta...

Sandro kensan's picture
Inviato da: Sandro kensan
8 July 2012 - 13:20

Che tristezza... Un lager italiano...

Alessandro Marzo Magno's picture
Inviato da: Alessandro Marzo ...
8 July 2012 - 12:46

I nomi dei deceduti (grazie ad Alessandro De Vecchi che mi ha segnalato il sito):
http://www.criminidiguerra.it/DecArbe.shtml
Guardate quanti morti ci sono dal cognome Turk. L'attuale presidente sloveno di cognome fa Turk.

geronimoxx's picture
Inviato da: geronimoxx
8 July 2012 - 12:31

Credo che copia di questo articolo andrebbe inviata per posta prioritaria o altro mezzo celere all'ineffabile senatore Gasparri sempre così pronto a "puntare" la sinistra e i suoi misfatti senza minimamente vedere quelli del proprio lato.Che sia un po strabico?

anna 's picture
Inviato da: anna
8 July 2012 - 12:09

Grazie per averci offerto un documento storico così interessante ed una notizia così intrisa di grave " dimenticanza" ed orrore da farci inorridire e vergognare di essere italiani.
Grazie ancora per avere rifondato la memoria del passato , senza memoria non si costruisce conoscenza, nè si semina democrazia..

tchacky.'s picture
Inviato da: tchacky.
8 July 2012 - 12:03

Siamo troppo impegnati a rielaborare sulle Foibe per perder tempo a pensare che, forse, potevamo avere qualche scheletro nell'armadio anche "noi".

Tommaso's picture
Inviato da: Tommaso
8 July 2012 - 11:54

Bel libro sull'argomento quello di Ulderico Munzi sul generale Mario Roatta
http://lanostrastoria.corriere.it/2010/01/mario-roatta-il-cuore-di-teneb...

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
8 July 2012 - 11:27

Diciamo che è più facile ricordare le foibe e dimenticare i motivi per cui gli jugoslavi ci resero pan per focaccia.
Un po' come i tedeschi che bombardarono Coventry (da cui il termine coventrizzare) e poi subirono lo stesso trattamento per Dresda.

Sandi Stark's picture
Inviato da: Sandi Stark
8 July 2012 - 18:35

Non è vero che "vi resero pan per focaccia", le ritorsioni del 1943 e del 1945 da parte Yugo, causarono una certa parte degli omicidi ma non tutti. Le "foibe" furono una serie di omicidi politici, secondo gli storici più aggiornati, anche esuli. E le vittime slovene tra fucilazioni e campi di concentramento furono 11.827, contro le 5.000 vittime "italofone" stimate attualmente relative alle "foibe". Tra virgolette perchè in entrambi i casi la maggior parte delle vittime morì nei campi di concentramento. 11.825 le vittime slovene, quelle croate e montenegrine... non si sa. Qualcuno dice anche 100 mila in tutta la Yugoslavia, chissà.

Ka63's picture
Inviato da: Ka63
8 July 2012 - 10:58

Grazie.
Penso ogni altro commento sia inutile, non si può non far memoria anche di crimini come questo che ci hanno visto come italiani tristi protagonisti.

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