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Un governo crede alle nostre imprese: è quello austriaco

Cristina Giudici

Mentre il governo annaspa, ieri quattro rappresentanti della Carinzia sono andati ad illustrare a de

Della serie come sparare sulla Croce Rossa. O come essere bravi a farsi del male. Ieri alla sala della Provincia di Varese si è tenuto un seminario per gli imprenditori locali sulle agevolazioni fiscali, lo snellimento della burocrazia, il sostegno economico per aziende che vogliono rilanciare le loro attività puntando sull' innovazione e sulla ricerca. Non in Italia o in qualche virtuoso distretto industriale della Lombardia, ma nella vicina e sempreverde Carinzia. Fin qui nulla di strano. Già da diversi anni molte aziende italiane hanno trasferito parte della loro produzione o insediato società per commercializzare i loro manufatti nel paradiso austriaco, dove non esiste quella macabra parola, Irap, che lo scrittore Edoardo Nesi, ex imprenditore tessile, ha ribattezzato in un romanzo Iraq, solo per citare una delle seducenti attrazioni per investitori italiani offerte dal governo della regione austriaca.

La cosa bizzarra per chi crede ancora nel made in Italy è che le quattro signore spesso in Italia per fare shopping aziendale, che rappresentano società di investimenti, come Marion Biber di Aba, di Austrian Business Agency, o Natascha Zmerzlikar, di Entwicklungsagentur Karnten Gmbk (Eak) e l' avvocatessa trevigiana Enrica Maggi dello studio legale di Klagenfurt, Maggi Brandl Kathollnig, siano state invitate dal presidente della Confapi, l' associazione delle piccole e medie imprese varesine, l'imprenditore Franco Colombo. Che, dopo aver illustrato la corsa ad ostacoli affrontate dagli imprenditori italiani, ha lasciato campo alle austriache per illustrare le bellezze della regione meridionale dell' Austria. «Tutte donne», ha fatto notare Colombo per sottolineare il gap di genere, oltre a quello fiscale, che ci divide dalla Carinzia.

E poi è cominciata una lezione per piccoli imprenditori che, attoniti, prendevano appunti davanti alle slide che scorrevano, illustrando i miracoli che si compiono nel piccolo Eden, che confina con il Veneto. Distretti industriali, loro li chiamano parchi, dove i capannoni si comprano a basso costo, le tasse sono basse, si attiva una licenza commerciale nel giro di pochi giorni. «Vi prendiamo per mano e non vi lasciamo mai soli» ha ribadito Natascha Zmerziklar di Eak, responsabile dello sviluppo di sette parchi tecnologi e industriali, facendo venire l' acquolina in bocca ai presenti con i dati del fondo federale regionale di 500 milioni di euro messi a disposizione per dare contributi agli imprenditori, che vogliono investire nella formazione e riqualificazione del personale. Con la possibilità di ottenere il 25% di contributi per gli investimenti e fino al 60% per la ricerca e l'innovazione. Eccetera, eccetera eccetera. Roba da leccarsi le dita, insomma. E infatti le aziende che stanno cedendo alla girandola carinziana sono molte, ma alla lecita domanda della cronista al presidente della Confapi varesina,

«Perché lo fate? Perché aiutate il governo della Carinzia, perché sponsorizzate un paese estero ad attrarre investimenti, perché incentivate i vostri imprenditori ad andarsene o quanto meno a trasferire parte della produzione o a creare società per commercializzare prodotti per l' export, insomma perché?» Colombo, ha risposto con sensata disinvoltura: «Semplice: perché vogliamo aiutare gli imprenditori a continuare a fare impresa. O quanto meno ad aprire una seconda filiale delle loro aziende che crei altri posti di lavoro o permetta a chi è in difficoltà di usufruire dei benefici. Soprattutto nel campo della ricerca e dell' innovazione». Oibò. Da un punto di vista formale niente da eccepire per carità.

Se a forza di tener da conto Monti dopo mesi di aspettative deluse, siamo qui a chiederci come difenderci dal rigorismo senza riforme per la crescita, viene da accarezzare la carta patinata delle brochure che illustrano i parchi industriali immersi nella natura e pubblicizzano gli investimenti in Carinzia come se fossero depliant di un viaggio low cost in qualche villaggio turistico con un pacchetto all inclusive. Ed è lecito che si permetta ai carinziani di offrire i loro gioielli a una classe imprenditoriale smarrita (e piuttosto incazzata) di resistere altrove, se è vero che il modello Carinzia funziona. Eppure da un punto di vista politico potremmo chiederci come mai un' associazione di categoria deve ammettere pubblicamente i propri fallimenti. Semplice e al contempo amaro il responso: siamo passati dal resistere al desistere.

 

 

Comments

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
28 January 2013 - 18:59

Renzo sei uno stronzo a parlare così di noi Veneti...

Renzo's picture
Inviato da: Renzo
3 October 2012 - 20:47

sono Friulano e ho sempre sostenuto che gli Austriaci hanno sbagliato una cosa...... perchè c....o hanno perso la prima guerra mondiale ?'??? Noi friulani saremmo rimasti con l'Austria e ci saremmo tolti dai piedi non solo i terroni ma anche i veneti e i lombardi .

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Inviato da: Sandra
25 October 2012 - 16:01

Ti ricordo che siete una regione a statuto speciale. Visto che siete così bravi, rinunciate allo statuto speciale e mettetevi alla pari con il resto dell'Italia. I veneti stanno in piedi con le loro gambe e le proprie risorse non con quelle degli altri..... Bel coraggio a parlare.....

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Inviato da: bruixa
9 June 2012 - 10:22

Eutanasia di Stato, assistita. Non si può e non si deve continuare ad assistere a questo scempio nei confronti del patrimonio industriale italiano. E' una condanna a morte per il territorio. Agghiacciante.

pavlein's picture
Inviato da: pavlein
8 June 2012 - 09:40

Grazie euro: se avessimo la lira, con lo scellino ancorato al marco, roadshow come questi non se ne vedrebbero.

Ringraziate gli euroentusiasti che ci hanno portato fin qui (e che paventano "ulteriori sacrifici").

P.S: sono gli stessi che qualche anno fa elogiavano il "miracolo economico spagnolo": ahahahh

otto morselli's picture
Inviato da: otto morselli
8 June 2012 - 08:32

il taglio dell'articolo tra l'ironico e il sarcastico da una misura di quanto lei sia lontana anni luce dai problemi che hanno oggi le imprese. una distanza abissale, incolmabile, la stessa che caratterizza la classe politica e la pubblica amministrazione italiana dalle aziende e chè all'origine di quello che ha ( male ) descritto.

daniele,milano's picture
Inviato da: daniele,milano
8 June 2012 - 08:29

Non c'è solo la Carinzia. Anche la Svizzera ha un ottimo servizio di attrazione delle imprese, a Varese, Como, Lecco e Sondrio lo conoscono benissimo. E anche Slovenia e Croazia si danno da fare.

Non ho capito perché il "come essere bravi a farsi del male" venga appioppato a questa lodevole iniziativa di Confapi Varese e non alle politiche di sterminio dei produttori perseguite dai governi italiani, Monti in testa, che invece mi sembrano eccellenti in quest'arte autolesionista e, in fine dei conti, suicida.

Se il Paese nel suo complesso ha deciso di preservare 11.000 forestali calabresi o di stabilizzare 23.000 precari della pubblica amministrazione siciliana facendone pagare il conto alle imprese del varesotto e ai lavoratori dipendenti del settore privato, mi pare che il minimo che possano fare questi ultimi sia cercare un ambiente leggermente meno ostile dove poter continuare a fare quello che sanno fare bene da sempre e senza parassitismi in stile Fiat (che pure se ne sta andando).

daniele,milano

vesper08@hotmail.it's picture
Inviato da: vesper08@hotmail.it
7 June 2012 - 23:09

L'Unione Europea è la forma celata dell'Impero Austro-Ungarico e del Reich tedesco, l'hanno capito anche i bambini...

giuseppe's picture
Inviato da: giuseppe
8 June 2012 - 00:33

Sempre meglio che il Regno delle due Sicilie col monarca Re Giorgio I°

Fabio's picture
Inviato da: Fabio
7 June 2012 - 22:34

Comunque, è banale dire che è meglio un'azienda al 50% in Austria e al 50% in Italia (o anche 75% - 25%) piuttosto che un'azienda morta al 100%?

E, più che prendersela con le piccole e medie imprese, che ormai in Italia sono costrette al "si salvi chi può", forse sarebbe il caso di puntare il dito contro le persone e istituzioni ben più influenti che hanno permesso tutto questo!

Roberto Orsi's picture
Inviato da: Roberto Orsi
7 June 2012 - 21:40

A livello planetario la dinamica è ormai chiara: nel futuro ci saranno paesi-paradiso e paesi-pattumiera. Come la Finlandia o il Pakistan, e no vie di mezzo. L'Italia da che parte sarà? Mi pare che abbia già deciso di emulare il Pakistan. Tra qualche anno ci saranno anche le guerre di religione e le autobombe. Auguri...

akarad's picture
Inviato da: akarad
7 June 2012 - 21:35

mica annettere...basterebbe farci commissariare...

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
7 June 2012 - 20:58

Le patetiche classi digerenti italiote si meritano di gestire un paese di pensionati. Senza gettito fiscale.

Luca's picture
Inviato da: Luca
7 June 2012 - 20:46

E se l'Austria si annettesse Lombardia e Veneto? mica male.

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